Alunno: Viscusi Mario
Guerra e pace
Percorso d’esame
Classe III sez. B
Scuola Secondaria Statale di 1° Grado
“Giovanni Pascoli”
- Casagiove (CE)
Anno scolastico 2012/2013
Un mondo senza pace
“Il conflitto tra israeliani e palestinesi non è un western dove è chiaro chi sono i buoni e i cattivi. È invece una tragedia antica, cioè lo scontro tra due facce della giustizia.”
(Amos Oz, massima)
Sono queste le parole di un poeta ebreo che, in poche righe, riassume le vicende del suo popolo e di quello palestinese, giurati nemici dal 1948, l’anno dello scoppio del conflitto arabo-israeliano, tuttora in corso.
Indirettamente, l’autore denuncia le ingiustizie della guerra e delle tragedie che ne conseguono, esortandoci alla realizzazione di un mondo più libero e tollerante, in cui si cercherà di non commettere gli stessi errori delle generazioni precedenti. Con gli argomenti qui proposti, cerchiamo di comprendere il lento processo di pacificazione nel mondo, partendo da un conflitto abbastanza recente, quale il conflitto arabo-israeliano, per poi passare all’analisi di importanti personaggi che hanno contribuito a tale processo, come Sénghor, Martin Luther King Jr. ed altri e, quindi, ad argomenti di letteratura, musica ed arte che ci testimoniano gli orrori della guerra e della violenza nel mondo e il desiderio di pace e libertà di importanti personaggi, come Ungaretti e Schönberg. Il percorso in questione è, quindi, finalizzato a darci un’idea generale su ciò che è accaduto e accade nel mondo per favorire il raggiungimento di un obiettivo tanto lontano da sembrare impossibile: la pace e la libertà fra gli uomini.
Indice
- Letteratura italiana (da pag. 4 a pag. 7): Gli autori della Pace: Ungaretti, Pascoli e Remarque
- Storia (da pag. 8 a pag. 10): Il mondo islamico
- Geografia (da pag. 11 a pag. 16): Arabia Saudita, Iraq e Palestina
- Educazione civica (da pag. 17 a pag. 18): L’ONU e le organizzazioni internazionali
- Lingua Francese (da pag. 19 a pag. 22): Le racisme, Lépold Sédar Senghor et la pollution
- Lingua Inglese (pag. 23): Martin Luther King: “I have a dream”
- Arte e Immagine (da pag. 24 a pag. 25): Guernica, i disastri della guerra
- Educazione musicale (da pag. 26 a pag. 27): Arnold Schönberg e l’Espressionismo musicale
- Scienze (da pag. 28 a pag. 33): Genetica: storia e attualità
- Educazione tecnica (da pag. 34 a pag. 39): Le fonti di energia non rinnovabili
- Scienze motorie (da pag. 40 a pag. 42): La violenza negli stadi
Gli autori della pace: Ungaretti, Pascoli e Remarque
Nei convulsi anni della Prima Guerra Mondiale, due grandi scrittori trattano degli orrori che vivono ogni giorno al fronte e dei sentimenti che provano nel vedere tanto odio tra gli uomini, spinti fra di loro nella guerra: essi sono Giuseppe Ungaretti ed Erich Marie Remarque. Il primo, un nostro compatriota, fu un rinnovatore della tradizionale poesia italiana, l’altro un grande “pacifista” che ha fatto meditare l’intera umanità con il suo romanzo Niente di nuovo sul Fronte Occidentale.
Giuseppe Ungaretti nacque ad Alessandria d’Egitto nel 1888 da famiglia lucchese e si educò in Francia dove ebbe occasione di entrare a contatto con il vivace clima culturale francese, ravvivato dal Decadentismo (di cui fa parte Giovanni Pascoli) da cui apprenderà le basi per una nuova poesia: la poesia ermetica o pura. Ungaretti è, infatti, considerato il promotore dell’Ermetismo italiano, un movimento nato ad inizio novecento con la Grande Guerra e che rinnoverà ben presto il concetto tradizionale di poesia.
L’Ermetismo, come il Decandentismo, afferma l’impossibilità di comprendere a fondo la realtà con la ragione e la scienza, a cui si contrappone, invece, l’intuito, l’istinto e l’inconscio, capaci di darci il significato vero della realtà. Per cogliere alcune intuizioni, sostiene Ungaretti, è necessario privare la poesia di ogni schema e/o riferimento logico e di limitarla alle prime impressioni e intuizioni del poeta stesso, il quale cerca di comunicarle tramite le analogie, ovvero similitudini private del “come” e, quindi, di qualsiasi riferimento logico. Lo scopo di Ungaretti non è quello di comunicare il proprio messaggio al maggior numero di persone, bensì è quello di rivelarlo a pochi destinati. Nasce, così, una poesia fatta di frammenti, di semplici intuizioni dell’autore. Della raccolta L’allegria dei naufragi, sono da ricordare i componimenti Veglia, Fratelli, San Martino del Carso e Soldati.
Mentre Ungaretti rinnova la tradizione poetica italiana, lo scrittore tedesco Erich Marie Remarque, con il suo romanzo Niente di nuovo sul Fronte Occidentale, tratta degli orrori che ha vissuto come soldato volontario durante la Grande Guerra. Il romanzo tratta di un giovane uomo che, dopo una spedizione notturna, per sfuggire agli attacchi, decide di rifugiarsi in una fossa dove però vivrà un’esperienza angosciante: poco dopo essersi riparato, il protagonista viene colto all’improvviso da un soldato della fazione contrapposta.
L’uomo, per istinto e paura, con il coltellino che aveva già agguantato in precedenza, colpisce al collo il soldato, per impedirgli di urlare e quindi svelare la sua posizione. Una volta accoltellato il nemico, tra l’altro in fin di vita, il protagonista si accorge di aver fatto un grosso sbaglio: aveva ucciso un uomo senza nessuna colpa e per di più impaurito e disarmato, proprio come lui. Cerca, quindi, invano, di salvarlo o almeno di non farlo soffrire porgendogli dell’acqua motosa proveniente dal fondo e proteggendo le ferite da lui riportate.
Una volta che quest’ultimo muore, il protagonista si sente in dovere di inviare una lettera alla famiglia del soldato: decide, quindi, di prendere il portafogli e guardare i suoi documenti per sapere la sua identità e il suo indirizzo. Prima esita, poi capisce di essere costretto e scopre, alla fine, l’identità del soldato: si chiama Gérard Duval ed è un tipografo. Ritrova anche due fotografie, ritraenti sua moglie e la sua bambina.
In conclusione, il soldato promette a sé stesso, una volta terminata la guerra, di vivere solo ed esclusivamente per la famiglia del soldato ucciso: diventerà tipografo, manderà soldi alla povera famiglia e la sosterrà nella vita di tutti i giorni. Solo così riuscirà a sopprimere questo suo amaro ricordo. Benchè siano presenti scene crude in cui predomina la violenza, il romanzo di Remarque è da considerarsi un romanzo “pacifista”: il soldato, infatti, medita su ciò che ha fatto e capisce come la guerra riesca a portare allo scontro tra gli uomini, i quali, invece, si dovrebbero considerare “fratelli”. Il messaggio che ci vuole comunicare l’autore è, quindi, molto chiaro: bisogna ripudiare la guerra, intesa come mezzo per risolvere ogni divergenza fra gli uomini; solo così si potrà diffondere il concetto di pace nel mondo.
Prima della Grande Guerra, un altro importante poeta italiano volle inviare un messaggio comune di pace fra gli uomini con i propri componimenti che furono di ispirazione per i poeti ermetici successivi (Ungaretti e Quasimodo). Poeta emiliano nato a San Mauro nel 1855, Giovanni Pascoli a soli 12 anni perse il padre in circostanze misteriose e, successivamente, anche la madre e tre dei suoi fratelli. Questi lutti segnarono profondamente la vita del poeta, che ripeterà quasi ossessivamente nei suoi componimenti la distruzione del suo nido familiare.
Ottenuta la Laurea in Lettere a Bologna seguendo i corsi del poeta Giosuè Carducci, insegnò nei licei, poi nelle università di Messina, Pisa e Bologna. Anche se aveva ormai raggiunto una certa fama e condizione economica, continuò a vivere in povertà, rifugiandosi, quando gli era possibile, nella sua casa di campagna a Castelvecchio di Barga, presso Lucca. Fa parte della corrente letteraria del Decandentismo, un movimento nato in Francia che si poneva l’impossibilita di comprendere la realtà con la logica e la ragione, a cui si contrappone la concezione di una realtà basata su intuito, istinto ed inconscio.
Secondo i poeti decadenti, la natura può mandare talvolta dei messaggi incomprensibili con la ragione, bensì interpretabili attraverso i sensi e le percezioni (suoni, profumi e colori), creando così un modo segreto, che si nasconde dietro l’apparenza delle cose: lo stesso Pascoli si definì il poeta delle piccole cose per via dell’interesse che provava per ogni cosa che osservava. Crea così un mondo avvolto nel mistero, un mistero risolvibile però se si riesce a vivere osservando le cose sempre con occhi nuovi: nasce, così, la poetica del fanciullino, ovvero il lato bambinesco di tutti noi, che ci permette di trovare il fascino e la curiosità in tutto ciò che facciamo, pensiamo o osserviamo.
È grazie al nostro lato fanciullesco che riusciamo a comprendere la nostra vita, che, secondo Pascoli, è avvolta nel mistero e, al tempo stesso, dalla sofferenza e dal dolore. Altro importante elemento della poesia pascoliana è la natura (in particolare, l’ambiente romagnolo e contadino al quale rimase legato per tutta la vita), nella quale l’autore trova conforto. Non mancano, poi, le suggestioni musicali, interpretate con l’utilizzo di frasi o parole onomatopeiche e versi brevi, strofe semplici, rime facili.
In contrapposizione con il linguaggio colto che utilizza, Pascoli talvolta inserisce nei suoi componimenti termini di uso comune, se non addirittura di impronta dialettale. Le sue massime raccolte di poesie sono: Miricae, Primi Poemetti, Canti di Castelvecchio, Nuovi Poemetti, Poemi Conviviali, Poemi Italici, Poemi del Risorgimento e Canzoni di Re Enzo.
Il mondo islamico
Durante l’Olocausto degli ebrei della Seconda Guerra Mondiale, furono molti i fuggitivi che scamparono alla tragedia e che decisero di iniziare una nuova vita nella “terra promessa”: la Palestina. L’idea iniziò a svilupparsi già nell’Ottocento grazie ad un gruppo di ebrei comunisti e socialisti che diedero vita al sionismo, un movimento volto a tornare al Monte Sion, il colle di Gerusalemme dove Mosè ricevette le Tavole della Legge da Dio.
Nel 1922 i sionisti ottennero con la dichiarazione di Balfour dalla Gran Bretagna il diritto di fondare delle colonie agricole, dette kibbutz, in Palestina. Questa immigrazione di massa non fu molto gradita ad un altro popolo della Palestina, di origine araba e di religione islamica: i Palestinesi. Fu sempre stato ostile il rapporto tra israeliti e palestinesi e l’occasione per dimostrare tutto questo odio venne nel 1948, l’anno in cui l’ONU concesse la proclamazione dello Stato d’Israele.
Infatti, poche ore dopo la proclamazione, una lega di Paesi arabi attaccò Israele, rimanendo però sconfitta: a fine conflitto Israele occupò la Cisgiordania, la Striscia di Gaza e le alture del Golan, importanti per la fornitura dell’acqua al Paese. Per anni, molti esponenti del mondo ebraico ed arabo lottarono duramente per mettere fine al conflitto, ma questo non terminò mai ed è oggi tutt’ora in corso. Del conflitto, vanno ricordate le seguenti date:
- 1956, scoppia la guerra israelo-egiziana, durante la quale Israele riuscì ad annettersi la penisola del Sinai, ma fu costretta da USA e URSS a cederla.
- 1967, inizia la “Guerra dei 6 Giorni”, la più importante del conflitto in cui Israele conquistò la Striscia di Gaza, la penisola del Sinai, la Cisgiordania e le alture del Golan. Oggi, ad eccezione del Sinai, sono questi i territori che i palestinesi rivendicano.
- 1973, scoppia la Guerra del Kippur, in cui l’Egitto e la Siria cercarono di riconquistare il Sinai.
- 1978, Israele invade il sud del Libano, dove si stava svolgendo la guerra tra musulmani e cristiani maroniti. Il ministro della difesa Sharon, con i cristiani maroniti, scatena la strage di palestinesi nei campi profughi.
- 1987, scoppia la prima intifada, guerra in cui donne e ragazzi musulmani reagiscono lanciando sassi e bottiglie incendiarie contro i carri armati d’Israele.
- 2000, scoppia la seconda intifada quando Sharon si presentò sulla spianata delle moschee. Quest’intifada si differenziò dalla prima per gli attacchi kamikaze.
Fra i principali personaggi del conflitto, occupa un posto di rilevata importanza il leader palestinese Yasser Arafat, il quale era convinto che lo scontro sarebbe finito attraverso tre vie: la via delle trattative, abbandonata nel 1955 con l’uccisione del premiere Itzaak Rabin, che spinse lo stesso Arafat a non firmare, nel 2000, gli accordi di pace tanto voluti da Israele e dal presidente degli Stati Uniti Bill Clinton; la via dell’intifada ed, infine, la via del terrorismo, esplosa nel 1972 con il sequestro e l’uccisione degli atleti ebrei delle Olimpiadi di Monaco.
Da questo sequestro, seguì l’inizio degli attacchi kamikaze, terroristi-suicidi fatti esplodere in occasioni particolarmente affollate: tutto ciò ha fatto sì che dilagasse l’odio del mondo islamico nei confronti dell’Occidente. Successivamente, l’Islam volle assumere un volto nuovo e differente con l’integralismo, una corrente per la quale i principi della religione devono diventare il modello della vita politica e la fonte delle leggi dello Stato.
L’integralismo fu, a sua volta, il pretesto dello scoppio della jihad, la guerra santa inizialmente predicata da Maometto contro gli idolatri della Mecca. Si diffonde così in tutto il mondo islamico la concezione di Stato teocratico, come quello che si creò dopo la Rivoluzione iraniana, che diffondeva il culto del kamikaze.
Intanto nel mondo, si era diffuso repentinamente il terrorismo, il cui episodio più tragico si è consumato l’11 settembre 2001 con il rogo delle Twin Towers (“Torri Gemelle”). Alle 8,45 del medesimo giorno, un aereo passeggeri si schiantò contro una delle torri facendola crollare, provocando il panico presso la popolazione new yorkese. Venti minuti dopo, un altro aereo passeggeri si schiantò contro l’altra torre, un altro ancora contro il Pentagono, la sede del comando militare degli USA e, infine, un altro aereo cadde in una zona isolata per via della ribellione dei passeggeri.
Quello che dapprima era stato considerato un semplice incidente, si era trasformato dopo nel più grande attentato terroristico della storia. Il Presidente degli Stati Uniti George W. Bush salì su un aereo e vi rimase per tutta la giornata, per via di un possibile attentato alla Casa Bianca. Poco dopo, lo stesso Presidente comunicò alla nazione e al mondo che colui che aveva organizzato tale attentato fu Osama Bin Laden, uno sceicco plurimiliardario nato in Arabia Saudita da dove venne cacciato per aver tentato di rovesciare la dinastia regnante.
Bin Laden riuscì ad avere l’appoggio di un gruppo di integralisti chiamati talebani, i quali erano e sono gestiti da una rete terroristica che lo sceicco battezzò Al Qaida. Dopo la strage, i talebani hanno continuato i loro progetti occupando l’Afghanistan. Bush indisse una crociata contro il terrorismo e tutti gli “Stati Canaglia”, ovvero quelli ritenuti pericolosi per l’Occidente.
Nello stesso 2001, inoltre, ebbe inizio la Guerra in Afghanistan che portò al rovesciamento del regime talebano, ma non alla cattura di Bin Laden. La strategia di Bush provocò, nel 2003, l’invasione dell’Iraq, occupata da anni dal dittatore tiranno Saddam Hussein, colui che aveva in mano alcune potenti armi di sterminio (gas, armi batteriologiche e armi nucleari).
Tale strategia fu però contestata perché l’invasione di un Paese non effettivamente coinvolto negli attacchi contro l’Occidente avrebbe creato nuove motivazioni per continuare il terrorismo. Contro la guerra si mossero il Papa Giovanni Paolo II e i vastissimi movimenti di pace. L’occupazione portò sì alla cattura di Saddam Hussein, ma allo stesso tempo anche a numerosi stragi di civili. Tutt’oggi la “questione islamica” è molto complessa da risolvere e, nonostante l’azione dei movimenti di pace, sembrerebbe quasi che tale situazione si prolunghi per altri anni.
Arabia Saudita, Iraq e Palestina
Arabia Saudita
Storia
Abitata in antichità da tribù nomadi dedite alla pastorizia e all’attività carovaniera, l’Arabia Saudita fu unificata da Maometto, che vi diffuse, nel VII secolo, l’Islam. Alla sua morte, seguì una fase di espansione: alla fine, i territori conquistati dall’Impero Arabo erano compresi tra l’Africa Settentrionale, la Penisola Iberica e la valle dell’Indo. Nel XIII secolo, però, con l’avvento dei mongoli, si concluse il proprio potere sul Mediterraneo.
Successivamente, tra il XVI e il XX secolo, l’Arabia fu soggetta agli ottomani, ma raggiunse l’indipendenza nel 1932. Oggi il Paese è retto da una monarchia assoluta, che assume la forma di uno Stato teocratico.
Territorio
L’Arabia Saudita occupa la maggior parte della Penisola Arabica. Si affaccia a ovest sul Mar Rosso, a est sul Golfo Arabico.
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Introduzione tesina terza media Guerra e Pace
"Dove è chiaro chi sono i buoni e i cattivi. È invece una tragedia antica. Cioè lo scontro tra due facce della giustizia.”(Amos Oz).
Sono queste le parole di un poeta ebreo che, in poche righe, riassume le vicende del suo popolo e di quello palestinese, giurati nemici dal 1948, l’anno dello scoppio del conflitto arabo-israeliano, tuttora in corso. Indirettamente, l’autore denuncia le ingiustizie della guerra e delle tragedie che ne conseguono, esortandoci alla realizzazione di un mondo più libero e tollerante, in cui si cercherà di non commettere gli stessi errori delle generazioni precedenti.
Con gli argomenti proposti nella tesina, cerchiamo di comprendere il lento processo di pacificazione nel mondo, partendo da un conflitto abbastanza recente, quale il conflitto arabo-israeliano, per poi passare all’analisi di importanti personaggi che hanno contribuito a tale processo, come Sénghor, Martin Luther King Jr. ed altri e, quindi, ad argomenti di letteratura, musica ed arte che ci testimoniano gli orrori della guerra e della violenza nel mondo e il desiderio di pace e libertà di importanti personaggi, come Ungaretti e Schönberg.
La tesina di terza media in questione è, quindi, finalizzata a darci un’idea generale su ciò che è accaduto e accade nel mondo per favorire il raggiungimento di un obiettivo tanto lontano da sembrare impossibile: la pace e la libertà fra gli uomini.
Collegamenti
Tesina terza media Guerra e Pace
- Italiano - Gli autori della Pace: Ungaretti, Pascoli e Remarque.
- Storia - Il mondo islamico.
- Geografia - Arabia Saudita, Iraq e Palestina.
- Educazione civica - L'ONU e le organizzazioni internazionali
- Lingua Francese - Le racisme, Léopold Sédar Senghor et la pollution.
- Lingua Inglese - Martin Luther King: "I have a dream".
- Arte e Immagine - Guernica, i disastri della guerra.
- Educazione musicale - Arnold Schönberg e l’espressionismo musicale.
- Scienze - Genetica: storia e attualità.
- Educazione tecnica - Le fonti di energia non rinnovabile.
- Scienze motorie - La violenza negli stadi.