Istituto di istruzione superiore “Giacomo Perlasca” – Idro
Servizi per l’enogastronomia e l’ospitalità alberghiera
La grande guerra
Ripercorriamo il passato per tracciare il futuro
Loris Comincioli
5 AP Cucina
A.s. 2014 – 2015
Indice
La Grande guerra................................................................................p3
Dieta e alimentazione dei soldati................................................................................ p9
Ungaretti: il poeta soldato..............................................................................p12
Hemingway and the first world war...................................................................................p15
La nascita dell’ENIT e il suo ruolo............................................................................p16
Prefazione
Ho scelto questo tema poiché sono affascinato dalla storia e in particolare dalla prima guerra mondiale, inoltre, credo sia importante essere a conoscenza dei fatti che portarono allo scoppio della Grande guerra.
La prima guerra mondiale fu una guerra inutile in cui le persone morirono a fiumi per la conquista di pochi metri di terreno con la consapevolezza di andare incontro alla morte, per i folli ordini di comandanti che, lontani dal fronte e dalle sofferenze dei loro uomini, si mostravano completamente indifferenti.
“I protagonisti del 1914 erano dei sonnambuli, apparentemente vigili ma non in grado di vedere, tormentati dagli incubi ma ciechi di fronte alla realtà dell’orrore che stavano per portare nel mondo.”
Quest’anno, inoltre ricorre il centenario dall’entrata in guerra dell’Italia: il 24 maggio 1915, infatti, l’Italia entrava in guerra a fianco dell’Intesa.
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La Grande guerra
All’inizio del Novecento i contrasti coloniali, le crisi balcaniche, le rivendicazioni nazionaliste, la corsa agli armamenti resero sempre più acute la tensione fra gli stati, determinando infine lo scoppio della Prima Guerra Mondiale, nota anche come Grande Guerra.
Il nazionalismo serbo non ha avuto problemi a nascere, né ad esprimersi in tutta una serie di azioni contro il dominio dei turchi. Ma trovandosi di fatto a svolgere il ruolo di cuscinetto tra due imperi, i serbi trovarono enormi difficoltà a concretizzare il loro senso di nazione. Inoltre, più s’indeboliva l’Impero ottomano, più chiara si faceva la politica di mantenimento dello status quo dell’Austria-Ungheria nella regione balcanica impedendo così la nascita di una Serbia sovrana.
All’inizio del XX secolo i governanti della Serbia volevano promuovere una maggiore indipendenza economica e politica dall’Austria: nel 1905-1906 si aprì una crisi politica commerciale e gli ordini di armamenti serbi si indirizzarono alla fabbrica francese Schneider-Creusot invece che alla sua concorrente nell’Impero asburgico, la boema Skoda.
Gli austriaci reagirono chiudendo le frontiere alle esportazioni serbe di carne suina, scatenando un conflitto doganale noto come la «Guerra dei maiali» (1906-1909). Si trattò di un provvedimento controproducente, poiché ebbe come risultato la fine della dipendenza commerciale della Serbia dall’Austria-Ungheria, e l’inizio di un odio popolare continuo verso gli Asburgo.
Belgrado si assicurò poi un consistente prestito non da Vienna, ma da Parigi con l’intento di ampliare l’esercito serbo e di aumentarne la potenza offensiva.
La causa dello scoppio della prima guerra mondiale fu l’assassinio dell’arciduca Francesco Ferdinando, avvenuto a Sarajevo il 28 giugno 1914 da parte di Gavrilo Princip.
L’addestramento per l’assassinio dell’arciduca Francesco Ferdinando avvenne nella capitale serba:
fu un’organizzazione segreta (Mano nera) a organizzare l’attentato di Sarajevo, ad armare e addestrare gli attentatori. In particolare, Apis (colonnello serbo) ha tenuto le redini di tutta l’operazione, appoggiato dal principe Alessandro, figlio del re Pietro I, e in parte dal premier serbo Nikola Pašić. Si cercava una guerra con l’Austria, e Apis la stava organizzando. Il triangolo Pašić, principe Alessandro, Apis sarà un vero e proprio governo segreto, alle spalle del re.
I tre attentatori (Princip, Čabrinović, Grabež), che appartenevano a loro volta all’associazione segreta “Giovane Bosnia”, partirono da Belgrado verso Sarajevo quasi un mese prima dell’attentato.
Le istruzioni erano che avrebbero dovuto uccidersi con un colpo di pistola non appena l’assassinio fosse stato compiuto, oppure, se ciò non fosse stato possibile, suicidarsi ingerendo del cianuro. Si trattava di un’ulteriore precauzione contro eventuali indiscrezioni o confessioni forzate che avrebbero potuto incriminare Belgrado. 3
L’arciduca Francesco Ferdinando, in veste di ispettore dell’esercito imperiale, arrivò a Sarajevo per assistere alle manovre militari austroungariche in Bosnia-Erzegovina, che dovevano essere un monito alla Serbia.
L’attentato inizialmente fallì, ma casualmente l’automobile con a bordo l’arciduca passò proprio vicino al punto in cui si trovava Princip, il quale approfittò immediatamente della situazione e sparò verso l’automobile colpendo Francesco Ferdinando e sua moglie.
L’Austria inviò alla Serbia un ultimatum con il quale imponeva la partecipazione di funzionari austriaci alle indagini dell’attentato.
La Serbia non accettò e l’Austria, il 28 luglio 1914, le dichiarò guerra.
Il conflitto che si aprì quell’estate portò alla mobilitazione di 65 milioni di soldati e alla fine di tre imperi, provocando 20 milioni di morti fra militari e civili e 21 milioni di feriti.
Nel giro di un mese, il conflitto assunse vaste proporzioni. Si formarono due schieramenti: da una parte Austria e Germania (Imperi Centrali), poi Bulgaria e Impero turco, dall’altra Francia, Inghilterra e Russia (Triplice Intesa) al fianco della Serbia.
L’Italia inizialmente si dichiarò neutrale: la proclamazione della neutralità fu accolta con favore dalla maggioranza sia della popolazione sia del parlamento. Infatti erano neutralisti (cioè contrari all’intervento in guerra) i liberali giolittiani, i socialisti e i cattolici. Tuttavia, pur essendo una minoranza, gli interventisti costituivano una forza molto attiva e “rumorosa”, che organizzò molte manifestazioni in piazza.
Tra gli irredentisti personalità come D’Annunzio e l’allora direttore dell’“Avanti” Benito Mussolini, tutti convinti che fosse giunto il momento di completare l’annessione delle terre “irredente” ancora sotto dominazione austriaca.
Sul fronte occidentale Francia e Germania credevano entrambe di poter vincere in pochi mesi con una guerra di movimento. All’inizio del conflitto l’esercito tedesco riuscì a penetrare in fretta nel territorio francese muovendosi attraverso il Belgio, l’esercito tedesco, tuttavia, venne fermato dalle truppe alleate sul fiume Marna e iniziò così una logorante guerra di trincea che durò quattro anni.
4. Con il termine trincea, si intende un fossato scavato nel terreno al fine di offrire riparo al fuoco nemico: è un antichissimo sistema difensivo utilizzato nelle guerre di posizione che durante la prima guerra mondiale raggiunse il massimo utilizzo.
In queste trincee i militari furono costretti a viverci per quattro lunghissimi anni, in pessime condizioni per la sporcizia, per le intemperie climatiche, ma soprattutto per lo stato di tensione continua che logorava i nervi.
Ciò che rendeva le sofferenze inaccettabili era la onnipresente presenza della morte incombente e si diedero casi di suicidio, per la paura di dover andare all’assalto.
Tutti i soldati sapevano che molti di loro sarebbero rimasti impigliati nel filo spinato e sarebbero diventati obiettivi ideali per i tiratori nemici, ma soprattutto erano consapevoli che tutta la loro azione sarebbe stata inutile: anche se fossero riusciti a conquistare la prima linea, avrebbero ricevuto la controffensiva della seconda linea e sarebbero stati ricacciati indietro, ma comunque, quando veniva impartito un ordine, l’attacco veniva sferrato.
La Francia e l’Inghilterra praticarono un blocco del commercio marittimo ai danni degli imperi centrali, tagliando a questi ogni rifornimento. I tentativi della flotta tedesca di lasciare i porti del mare del Nord vennero sistematicamente bloccati dalle corazzate inglesi. Per ovviare a questa situazione la Germania diede inizio alla guerra sottomarina, utilizzando i piccoli e micidiali sottomarini: gli U-Boote.
All’inizio del 1915, a fronte di una situazione bellica bloccata sul fronte occidentale, entrambi gli schieramenti intensificarono gli sforzi per far uscire l’Italia dalla neutralità. Allo stesso tempo, Salandra e Sonnino assistettero alle difficoltà austriache nei Carpazi e alla nuova offensiva inglese nella penisola di Gallipoli, preoccupati di un prossimo crollo dell’Austria e della Turchia che avrebbe lasciato l’Italia, neutrale, a digiuno nella spartizione delle spoglie dei due imperi.
È in questo contesto che maturarono le trattative che porteranno alla firma del Patto segreto di Londra.
L’Italia si dichiarò neutrale fino al 24 maggio 1915, fino a quando con il Patto di Londra (26 aprile 1915) si schierò con l’Intesa, entrando così nella Prima Guerra Mondiale.
In cambio dell’entrata in guerra dell’Italia, entro un mese dalla firma del trattato, le potenze dell’Intesa promisero all’Italia ricompense territoriali che andavano ben al di là delle più ambiziose aspirazioni dell’irredentismo.
Nel 1915, con l’entrata in guerra dell’Italia si aprì un nuovo fronte lungo circa 700 chilometri lungo il confine italo-austriaco. 5
Il 15 maggio 1916 ebbe inizio la Strafexpedition (“spedizione punitiva”), durante la quale l’esercito italiano venne attaccato tra la valle dell’Adige e la Valsugana dagli austriaci. Nei venti giorni successivi, gli austroungarici conquistarono una posizione dopo l’altra, minacciando di tagliare fuori le truppe italiane sull’Isonzo. Utilizzando le divisioni di riserva, il generale Cadorna riuscì a fermare gli austriaci e riprendere alcune delle posizioni perse, rischiando però che un’ulteriore offensiva nemica sull’Isonzo potesse far perdere ai suoi uomini le poche conquiste ottenute finora sul fronte friulano.
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