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Il grande crash del 2008

Per capire le cause e le motivazioni della crisi è bene fare una metafora al fine di comprendere il comportamento dell’economia e dei mercati. I mercati sono intrinsecamente o potenzialmente instabili.

George Soros ritiene che una metafora appropriata possa dunque essere quella della petroliera. Essa è molto grande e per tanto si devono mettere dei compartimenti per impedire che il movimento dell’olio trasportato provochi il capovolgimento della barca.

Quindi il progetto dell’imbarcazione deve tenere conto di ciò. Dopo la Grande Depressione sono state effettivamente introdotte queste compartimentazioni all’economia e al mondo della finanza.

La deregolamentazione iniziata con l’amministrazione Reagan ha provocato la fine di questa compartimentazione e la conseguente ricaduta in una crisi globale.

Vediamo dunque, analizzando lo stato dell’Islanda, cosa è accaduto a livello globale. L’Islanda era una democrazia stabile, con un alto tenore di vita e fino a prima del 2000 aveva un tasso di disoccupazione e debito pubblico molto basso.

Ma nel 2000 il governo islandese ha cominciato a intraprendere una considerevole politica di deregolamentazione, che ha determinato la fine della compartimentazione, per ritornare alla metafora di Soros.

Si è cominciato consentendo a multinazionali, come l’Alcoa, di costruire giganteschi impianti di alluminio e di sfruttare così le risorse naturali dell’Islanda.

Allo stesso tempo, il governo ha privatizzato le tre maggiori banche del paese: Islandsbanki, Kaupping e Glitnir.

In un periodo di cinque anni queste tre piccole banche, che non avevano mai operato al di fuori dell’Islanda, hanno preso in prestito 120 miliardi di dollari, 10 volte la dimensione dell’economia islandese.

Si creò una bolla enorme: i prezzi delle azioni aumentarono e i prezzi delle case raddoppiarono. Un terzo dei regolatori finanziari avevano impieghi nel settore bancario ormai incontrollato.

Il risultato? Uno degli esperimenti più puri di deregulation mai condotti. Diventò normale osservare gente come Jon Johannesson che, grazie all’attività bancaria, riuscì ad acquistare un jet privato dipinto a mano, uno yacht di 40 milioni di dollari e un attico a Manhattan.

Questo non è solo ciò che è successo all’Islanda, ma è, a livelli molto più ampi e complessi, ciò che è accaduto all’America e di conseguenza all’Europa.

Vediamo dunque cosa ha portato alla crisi, i cui effetti sono ancora tangibili.

Come è potuto accadere il Big Crash del 2008?

1. Deregolamentazione

L’attuale crisi vede le sue radici senza dubbio nel processo di deregolamentazione o deregulation: una parola, mille implicazioni.

Questo processo venne avviato a partire dall’amministrazione Carter e a seguire in quella di Reagan, i quali ritenevano che l’eliminazione delle regole imposte dopo la Grande Crisi avrebbe portato alla nascita di un mercato più competitivo e florido.

Diciamo quindi che i due presidenti, specialmente Reagan, si affidarono al concetto di “mano invisibile” esposta dall’economista Smith, secondo cui il settore privato è in grado di autoregolarsi e di portare conseguentemente vantaggi a livello del settore pubblico.

Deregulation significa, insomma, la morte di tutte quelle norme che erano state adottate a partire dall’amministrazione di Roosevelt a seguito della Grande Depressione del ’29.

L’esempio più significativo di questa rottura con il sistema roosveltiano fu il Gramm-Leach-Bliley Act del 1999, promosso dal senatore del Texas Gramm.

Questa nuova norma si opponeva al Glass-Steagall Act, stipulato nel 1933, secondo la quale erano vietati i rapporti tra banche commerciali e assicurazioni, o investment banking.

Il senatore, invece, rese possibile la fusione della banca d’investimento Citicorp con la compagnia di assicurazioni Travellers Group, che aveva tra l’altro acquisito due banche quali la Barney e la Lehman.

A questo punto sorge spontanea la domanda: come fu possibile questa unione illecita sotto gli occhi del governo? Come mai Gramm fu un così accanito promotore della nuova riforma?

Innanzitutto il senatore era un convinto seguace della politica di deregolamentazione e in secondo luogo egli aveva ricevuto la maggior parte dei suoi contributi elettorali dal settore finanziario.

La linea di separazione tra Politica e Finanza cominciava ad essere labile, sottile: quasi impercettibile.

La deregulation innescò una vera e propria bomba a orologeria: ora le banche intrapresero nuovamente quelle politiche illegali e speculative che causarono la Grande Depressione.

Gli istituti di credito potevano nuovamente effettuare investimenti rischiosi con i soldi dei depositari e per trarne un guadagno maggiore si servirono di uno strumento che è da molti economisti definito “subdolo”: i derivati.

Cosa sono i derivati?

Unite il processo di deregolamentazione a un ingente sviluppo tecnologico e otterrete questi strumenti finanziari che, nati gli inizi degli anni ’90, a detta dei banchieri avrebbero dovuto migliorare le sorti dell’economia.

Il concetto di derivato è strettamente legato a quello di titolo o bene finanziario: l’aumento della quotazione del titolo, o l’aumento del prezzo del bene, imprimono il valore al derivato.

Tramite questi strumenti i banchieri, a partire dalla fine degli anni ’90, potevano scommettere su tutto: previsioni meteo, prezzo del petrolio.

Essendo i derivati legati alla variazione di prezzo di un bene, risulta evidente come questi strumenti viaggino di pari passo con la speculazione: i banchieri rendevano più appetibile un titolo le cui quotazioni salivano immediatamente.

All’incremento di prezzo del titolo segue un aumento di valore del derivato, che viene quindi acquistato dal creditore con più facilità.

I derivati sono nati quindi come strumenti per “fare più soldi” e la loro nascita danno ragione a economisti come Keynes che, durante la Grande Depressione, si pose contro la “mano invisibile”, asserendo che il sistema economico non è come un pendolo che torna da solo a una situazione di equilibrio: la finanza ha bisogno di regole, ha bisogno di compartimentazioni.

2. Cartolarizzazione

La nascita dei derivati ha portato alla catena alimentare della cartolarizzazione, altra causa di questa crisi; altra causa scaturita dalla deregulation.

Negli anni 2000, il settore finanziario degli Stati Uniti era senza dubbio il più redditizio.

A dominare questo settore erano:

Cinque banche di investimento

  • Goldman Sachs
  • Morgan Stanley
  • Lehman Brothers
  • Merryl Lynch

Due conglomerati finanziari

  • Citigroup
  • JP Morgan

Tre compagnie di assicurazione

  • AIG
  • MBIA
  • AMBAC

Le tre agenzie di rating

  • Moody’s
  • Standard & Poor’s
  • Fitch

A legare insieme tutte queste componenti del sistema finanziario è la catena della cartolarizzazione, un nuovo sistema che vede il viaggiare di trilioni di dollari in mutui e altri prestiti tra gli investitori di tutto il mondo.

Nel vecchio sistema, quando una famiglia accendeva un mutuo versava ogni mese i soldi delle rate al finanziatore locale.

Dal momento che per saldare i mutui ci vogliono decenni, i creditori stavano ben attenti prima di concederne uno.

Nel nuovo sistema i creditori potevano vendere i mutui alle banche di investimento, che combinavano migliaia di mutui e altri prestiti, compresi i prestiti per l’auto e rate scolastiche, per creare strumenti derivati complessi chiamati Collaborated Debt Obligation, o CDO.

Le banche di investimento poi vendevano i CDO agli azionisti.

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Sintesi

L'economia non è una di quelle materie che vengono affrontate al liceo scientifico, tuttavia è proprio essa l'argomento centrale della mia tesiina

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