Esame di Stato
Anno scolastico 2012/2013
Istituto Tecnico Commerciale
“Renato Serra” - Cesena
Matteo Baiardi
a
5 A Igea
Istituto Tecnico
Ludopatia, quando in gioco c’è la vita.
Commerciale
“Renato Serra”
Baiardi Matteo
a
Classe 5 IGEA
Gioco d’azzardo: una scommessa per uscire dalla CRISI?
Ludopatia, quando in gioco c’è la vita.
Matteo Baiardi
a
5 A Igea
Istituto Tecnico Commerciale
“Renato Serra”
Gioco d’azzardo: una scommessa per uscire dalla crisi? 1
Sommario
Introduzione pag. 3
Parte I - Il mercato del gioco d’azzardo
1.1 Un po’ di dati pag. 4
1.2 Chi gioca d’azzardo? Chi sono i giocatori patologici? pag. 5
Parte II – Il gioco d’azzardo nel bilancio statale
2.1 Entrate pag. 7
2.2 Spese pag. 8
Parte III – La legislazione italiana pag. 10
3.1 Il “decreto Balduzzi” pag. 10
Parte IV – Vita di un giocatore
4.1 Renato Serra pag. 12
4.2 “Su la pena dei dissipatori” pag. 14
Parte V – Las Vegas: the Entertainment City pag. 15
Parte VI – La probabilità nei giochi pag. 16
6.1 Il gioco del Lotto pag. 17
Parte VII – “El Gordo” pag. 18
Parte VIII – Conclusioni e considerazioni pag. 19
Gioco d’azzardo: una scommessa per uscire dalla crisi? 2
Introduzione
C’è stato un tempo in cui il gioco evocava bambini, la palla, le corse, le biglie, le figurine, c’è stato un tempo in cui il gioco era lo sport: un confronto sincero, schietto, dove vinceva chi era più allenato, più forte. Certo poi Sanremo, Venezia, Saint Vincent, Campione con i loro casinò evocavano opportunità, ma erano anche gli unici quattro luoghi in Italia dove si poteva giocare d’azzardo.
Oggi giocare d'azzardo è un comportamento estremamente diffuso, tollerato e anche socialmente incentivato. Moltissime persone si lasciano conquistare da forme di gioco d'azzardo, ed è consuetudine di parecchi giocare la schedina, acquistare un biglietto di una lotteria nazionale, giocare al lotto o scommettere su una competizione sportiva: è un comportamento che offre la possibilità di sperare, con poca spesa e poca fatica, di poter cambiare la propria vita o realizzare un piccolo sogno, di sfidare o interrogare la sorte, di vivere un'emozione diversa.
Purtroppo spesso la speranza si trasforma in dipendenza e la dipendenza in disperazione.
Il mercato del gioco d’azzardo, infatti, è in continua espansione: se da un lato si riscontrano effetti positivi sulla crescita, sull’Erario e sull’occupazione, occorre valutare anche i costi sociali di un mercato così pericoloso.
È un tema molto attuale, è entrato infatti nel dibattito politico di molti paesi europei, dove si affronta un confronto tra costi sociali e possibilità di guadagno attraverso la tassazione, mentre in altri paesi, quali Stati Uniti e Asia, si è verificata una forte liberalizzazione.
La globalizzazione dei mercati rende sempre più difficile mantenere monopoli di Stato e la tendenza sembra essere quella di una resa: non potendo più contrastare l’industria privata del gambling, gli Stati hanno deciso di sfruttarla, anche a discapito dei consumatori-giocatori.
Quindi gli introiti derivanti dal gioco d’azzardo potranno aiutarci a uscire dalla crisi economica? E, in caso affermativo, è uno strumento che vale la pena utilizzare?
E ancora, perché in un periodo di crisi come questo le persone “investono” tanto nel gioco? Qual è il vero brivido del giocatore? La speranza di vincere soldi in modo semplice? Credere di essere talmente abile da prevedere l’esito di una scommessa? Oppure è proprio l’incertezza dell’attimo in cui tutto può ancora accadere che fa “eccitare” il giocatore? Soprattutto: si può dipendere da un gioco? O dalla “febbre” che esso provoca?
Tutte queste domande mi hanno spinto ad analizzare l’argomento del gioco d’azzardo e della ludopatia: in quali forme esso si manifesta e quale rapporto ha con lo Stato.
Inoltre l’argomento del gioco d’azzardo, è sempre stato fonte di fascino nei miei confronti e volevo evitare di prendere in considerazione argomenti già studiati in maniera approfondita durante il corso dell’anno, per lasciare invece spazio ad un’analisi più attenta su un tema nuovo di cui sapevo poco o niente.
Gioco d’azzardo: una scommessa per uscire dalla crisi? 3
Parte I – Il mercato del gioco
“C’è un prodotto che, nonostante la crisi, si vende benissimo: si chiama «speranza di vincere», possibilmente tanto, per risolvere le difficoltà quotidiane”.
Giovanna Morelli
1.1 – Un po’ di dati
Il gioco d’azzardo è un mercato di grandi dimensioni e in continua espansione, sia in Italia sia a livello globale.
Confrontando i dati riguardanti le perdite dal gioco, si osserva che l’Italia si colloca al terzo posto, ma se si analizza la spesa pro-capite, l’Italia ha il primato mondiale con oltre 1200€ annui a persona (neonati compresi).
A fronte di una contrazione dei consumi familiari, continua a crescere la voglia di giocare: la spesa in Italia per il gioco d’azzardo è passata dai 14,3 miliardi di euro incassati nel 2000, ai 79,9 del 2011 (con un aumento di oltre il 500%).
I dati stimati per il 2012 confermano il trend degli anni precedenti. Si stima, infatti, che la spesa per il gioco sia sempre più vicina alla soglia dei 100 miliardi.
E’ un settore che offre lavoro a 120.000 addetti e muove gli affari di 5.000 aziende, grandi e piccole, mobilitando il 4% del Pil nazionale con il contributo, secondo le stime più attendibili, di circa 30 milioni di italiani, fosse anche di quelli che nel corso dell’anno comprano solo il tradizionale tagliando della Lotteria Italia.
Gioco in miliardi di euro
100
90 95
80 79,9
70
60 61,4
50 54,4
47,5
40 42
30 35,2
28,5
20 24,8
18
10 14,3
0
Gioco d’azzardo: una scommessa per uscire dalla crisi? 4
Inoltre, data la frequenza in questi ultimi anni di montepremi tra i più alti al mondo, molti stranieri vengono a scommettere in Italia: negli Stati Uniti, patria delle vincite più clamorose, non si riescono a raggiungere jackpot così importanti, anche con una popolazione ben sei volte superiore a quella italiana.
La somma maggiore è giocata negli apparecchi (slot-machine e videolottery) che hanno il 55,6% del fatturato totale, seguono i giochi online (16,3% del mercato), poi i gratta e vinci (11,4% del mercato), il lotto (7,2%), le scommesse sportive (4,2%), il superenalotto (2,2%), poi bingo e scommesse ippiche. -
Scommesse ippiche gratta e vinci
1% 12%
Bingo
2%
Scommesse sportive
4% lotto
7%
Superenalotto apparecchi
2% 56%
Giochi online
16%
1.2 - Chi gioca d’azzardo? Chi sono i giocatori patologici?
L’industria del gioco d’azzardo è la terza in Italia dopo Fiat ed Eni e l'unica con un bilancio sempre in attivo, che non risente della crisi che colpisce il nostro paese, e coinvolge soprattutto le fasce più deboli: secondo i dati Eurispes giocano il 47% degli indigenti, il 56% degli appartenenti al ceto medio-basso, il 66% dei disoccupati. Oltre a essere una grande industria, secondo i dati della Consulta Nazionale Fondazioni Antiusura, il gioco d’azzardo è anche la maggior causa di ricorso a debiti e/o usura in Italia.
E’ un rogo che tutto brucia. L’area di rischio riguarda potenzialmente due milioni di persone in Italia e non risparmia giovani e pensionati.
Bisogna abbandonare l’idea che i giocatori patologici siano quelli seduti dietro un tavolo di poker.
La fotografia è oggi ben diversa: ci sono giovani attaccati al computer intenti a puntare online per ore e ore; over 70 che comprano centinaia di Gratta e Vinci, professionisti, padri di famiglia che buttano tempo e denaro nelle sale scommesse davanti alle videolottery.
Il gioco non è sempre pericoloso, molte persone giocano in modo responsabile. Altrettante persone però con il tempo sviluppano comportamenti compulsivi nel gioco molto simili a quelli che si manifestano con la dipendenza da sostanze.
Gioco d’azzardo: una scommessa per uscire dalla crisi? 5
Il primo riconoscimento ufficiale del gioco patologico come una manifesta patologia della psiche è stata data nel 1980 dall'American psychiatric Association (APA), che ha introdotto il concetto di dipendenza da gioco d'azzardo, contemplandolo come una nuova categoria diagnostica del “Manuale diagnostico per i disturbi mentali” (DSM).
Il problema c'è quando si manifesta un persistente bisogno di giocare e aumentano in modo progressivo il tempo e il denaro impegnati nel gioco fino a condizionare in modo significativo gli altri ambiti della propria vita (la famiglia, il lavoro, il tempo libero), a investire al di sopra delle proprie possibilità economiche, e quando, per il gioco, si trascurano i quotidiani impegni della vita.
Spesso il giocatore non ha la consapevolezza di avere un problema, ma il problema c'è.
Il gioco d'azzardo è un problema quando da passatempo diventa dipendenza. E quando diventa dipendenza è una malattia. Una malattia che ti divora.
Secondo il SERT 4 italiani su 10 giocano d’azzardo per l’incredibile cifra 17 milioni di persone, 3 milioni di questi sono a rischio patologia e 800 mila sono già ludopatici.
Anche a Cesena la dipendenza patologica al gioco d'azzardo sta diventando un fenomeno preoccupante. Nel giro di pochi anni il Servizio Tossicodipendenze dell'AUSL di Cesena ha visto più che quadruplicare il numero di persone seguite per problemi correlati a patologie da gioco: nel 2008 erano 13, nel 2011 sono state 33 e a oggi sono 65.
Gioco d’azzardo: una scommessa per uscire dalla crisi? 6
Parte II – Il gioco nel bilancio statale
"La speranza di diventare ricchi è la più diffusa causa di povertà"
Quella sul gioco può essere considerato come una sorta di “tassa occulta” utile per migliorare le casse dello Stato.
2.1- Entrate
In Italia, come in altri paesi occidentali, i giochi d’azzardo legali costituiscono una percentuale rilevante delle entrate tributarie: tra il 1999 e il 2012 hanno fatto incassare in media all’erario il 4 per cento sul totale delle imposte indirette e, in termini assoluti, hanno contribuito alle casse statali con una media di 7,2 miliardi di euro l’anno.
La raccolta derivante dai giochi è composta di diverse voci: quota dovuta all’erario, costi di concessione, costi di distribuzione, quota dovuta ad Aams e payout, ossia la parte che torna ai giocatori in forma di vincite.
Tuttavia, come mostra il seguente grafico, l’aumento delle entrate non è proporzionale all’aumento del giocato.
La percentuale di entrate per lo stato è passata dai 29.5 nel 2004 a soli 8 punti percentuali del 2012. 100
90
80
70
60
50
40
30
20
10
0 2004 2005 2006 2007 2008 2009 2010 2011 2012
Giocato (in miliardi) 24,8 28 35,2 42 47,5 54,4 61,4 79,9 95
Entrate per lo Stato (miliardi) 7,3 6,1 6,7 7,2 7,7 8,8 8,7 8,8 7,9
Gioco d’azzardo: una scommessa per uscire dalla crisi? 7
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Sintesi gioco d'azzardo tesina
La seguente tesina di maturità descrive il gioco d'azzardo. C’è stato un tempo in cui il gioco evocava bambini, la palla, le corse, le biglie, le figurine, c’è stato un tempo in cui il gioco era lo sport: un confronto sincero, schietto, dove vinceva chi era più allenato, più forte. Certo poi Sanremo, Venezia, Saint Vincent, Campione con i loro casinò evocavano opportunità, ma erano anche gli unici quattro luoghi in Italia dove si poteva giocare d’azzardo.
Oggi giocare d'azzardo è un comportamento estremamente diffuso, tollerato e anche socialmente incentivato. Moltissime persone si lasciano conquistare da forme di gioco d'azzardo, ed è consuetudine di parecchi giocare la schedina, acquistare un biglietto di una lotteria nazionale, giocare al lotto o scommettere su una competizione sportiva: è un comportamento che offre la possibilità di sperare, con poca spesa e poca fatica, di poter cambiare la propria vita o realizzare un piccolo sogno, di sfidare o interrogare la sorte, di vivere un'emozione diversa. Purtroppo spesso la speranza si trasforma in dipendenza e la dipendenza in disperazione. Il mercato del gioco d’azzardo, infatti, è in continua espansione: se da un lato si riscontrano effetti positivi sulla crescita, sull’Erario e sull’occupazione, occorre valutare anche i costi sociali di un mercato così pericoloso.
È un tema molto attuale, è entrato infatti nel dibattito politico di molti Paesi europei, dove si affronta un confronto tra costi sociali e possibilità di guadagno attraverso la tassazione, mentre in altri Paesi, quali Stati Uniti e Asia, si è verificata una forte liberalizzazione. La globalizzazione dei mercati rende sempre più difficile mantenere monopoli di Stato e la tendenza sembra essere quella di una resa: non potendo più contrastare l’industria privata del gambling, gli Stati hanno deciso di sfruttarla, anche a discapito dei consumatori-giocatori. Quindi gli introiti derivanti dal gioco d’azzardo potranno aiutarci a uscire dalla crisi economica? E, in caso affermativo, è uno strumento che vale la pena utilizzare? E ancora, perché in un periodo di crisi come questo le persone “investono” tanto nel gioco? Qual è il vero brivido del giocatore? La speranza di vincere soldi in modo semplice? Credere di essere talmente abile da prevedere l’esito di una scommessa? Oppure è proprio l’incertezza dell’attimo in cui tutto può ancora accadere che fa “eccitare” il giocatore? Soprattutto: si può dipendere da un gioco? O dalla “febbre” che esso provoca? Tutte queste domande mi hanno spinto ad analizzare l’argomento del gioco d’azzardo e della ludopatia: in quali forme esso si manifesta e quale rapporto ha con lo Stato.
Inoltre l’argomento del gioco d’azzardo analizzato nella tesina è sempre stato fonte di fascino nei miei confronti e volevo evitare di prendere in considerazione argomenti già studiati in maniera approfondita durante il corso dell’anno, per lasciare invece spazio ad un’analisi più attenta su un tema nuovo di cui sapevo poco o niente. All'interno della mia tesina di maturità ho anche effettuato dei collegamenti interdisciplinari.
Collegamenti
Gioco d'azzardo tesina
- Finanza - Entrate e spese per lo Stato, bilancio dello Stato.
- Matematica - Il calcolo delle probabilità.
- Spagnolo - El Gordo.
- Inglese - Las Vegas.
- Diritto - La legislazione in materia di gioco; il Decreto "Balduzzi".
- Italiano - Renato Serra.