Estratto del documento

Il genocidio dimenticato

Progetto a cura di Furlan Giovanni, 5 D

a 1

Mappa concettuale

Il genocidio armeno (pagina 3 e seguenti)

La situazione socio-politica della popolazione armena residente nei

  • Confini dell’Impero Ottomano prima del genocidio

Le cause: l’ascesa del movimento dei Giovani Turchi e il nazionalismo

  • Gli anni 1915 e seguenti: lo sterminio e le modalità attraverso cui fu perpetrato
  • Paragone con lo sterminio degli Ebrei
  • Il primo dopoguerra e la mancata condanna internazionale

La masseria delle allodole (pagina 6 e seguenti)

Breve presentazione del romanzo di Antonia Arslan sul genocidio armeno

  • Analisi dei fondamentali avvenimenti storici riportati nell’opera
  • Esposizione delle tematiche più importanti e degli aspetti psicologici dei personaggi in relazione alla vicenda

Attualità (pagina 10 e seguenti)

Il negazionismo della Turchia e le sue motivazioni

  • La posizione della comunità internazionale

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La storia del genocidio

Il genocidio della popolazione armena, avvenuto tra la fine del 1800 e gli inizi del 1900, corrisponde ad una delle pagine di violenza più eclatanti della storia moderna.

Fin dai secoli precedenti, la popolazione armena rappresentava all’interno dell’Impero Ottomano una minoranza che, a causa della propria fede cristiana, era costretta a vivere ai margini di una società composta per la maggior parte da cittadini di religione musulmana; l’Impero si era in genere dimostrato piuttosto tollerante nei confronti delle minoranze etniche e religiose, sebbene si fosse sempre assicurato che coloro che ne facevano parte venissero spogliati di ogni potere.

Come riferisce Haig Der Manuelian, avvocato che lavora presso l’“Armenian Library and Museum of America”, spesso gli Armeni riuscivano anche a ricoprire posizioni prestigiose all’interno della società, essendo essi di solito commercianti o architetti, ma «erano pur sempre cittadini di seconda categoria; vivevano una vita agiata, ma sempre con una spada di Damocle su di loro, sempre con l’incertezza sul proprio futuro».

Con la decadenza dell’Impero Ottomano che andava concretizzandosi in maniera sempre più evidente, si verificarono verso la fine del 1800 numerosi tumulti indipendentisti, tra cui quelli della popolazione armena, che a partire dal 1890, con il sostegno della Russia, che progettava di poter controllare quei territori una volta che avessero conseguito l’indipendenza dalla Turchia.

Il Sultano Abdul Hamid II, sovrano che governava durante quell’epoca, decise di risolvere questa situazione attraverso la repressione e la violenza, determinando tra 1890 e il 1896 decine di migliaia di vittime; oggi non è semplice individuare un numero esatto, a causa della scarsa attendibilità delle informazioni fornite dal governo turco, tuttavia le stime indicano che in tali circostanze persero la vita tra le 80.000 e le 300.000 persone. L’Europa fu scossa da tali avvenimenti, ma nessuno intervenne.

Spesso questo episodio viene individuato come il primo momento in cui si manifestò il genocidio degli Armeni, tuttavia altre analisi lo indicano come “massacro” a causa del numero delle vittime, considerato non sufficientemente elevato per poter utilizzare il termine genocidio.

Un punto di svolta per la vicenda si verificò nel 1908, anno in cui si verificò l’ascesa al potere del movimento dei Giovani Turchi; essi nacquero sul modello di movimenti nazionali come la Giovine Italia di Giuseppe Mazzini, volendo rimodellare e ringiovanire la struttura dello Stato ed essendo essi nazionalisti e liberali.

Nonostante ciò, inizialmente il nuovo governo si dimostrò molto aperto culturalmente, tanto che, a seguito delle elezioni, il Parlamento era formato sia da Musulmani, sia da Cristiani, sia da Ebrei. 3

Questa armonia non era purtroppo destinata a durare, dal momento che successivamente a prevalere furono quegli esponenti del Movimento che davano maggiore priorità alla dimensione nazionalista; ricordiamo a questo proposito il triumvirato dei Tre Pascià, ovvero il gruppo che guidò la Turchia dal 1913 alla fine della prima guerra mondiale, formato da Mehmed Talaat Pasha, Ismail Enver Pasha e Ahmed Djemal Pasha, ovvero da coloro che sono ritenuti all’unanimità come i principali responsabili dello sterminio attuato ai danni degli Armeni.

Essi ritenevano che uno dei punti deboli del vecchio Impero fosse proprio la sua multiculturalità, che, secondo loro, avrebbe determinato una scarsissima coesione all’interno della popolazione; per questo motivo essi progettavano la costruzione di uno Stato il cui popolo fosse unito dalla stessa religione, dalla stessa lingua e dalla stessa nazionalità.

In realtà i Giovani Turchi non rappresentavano per niente il prototipo del musulmano praticante, bensì guardavano la religione con estremo disinteresse; tuttavia essi vi trovarono un perfetto strumento per favorire l’unità tra il popolo turco.

Durante il loro governo si intraprese pertanto un’opera di islamizzazione dello Stato, ma ciò non aveva dunque origini ideologiche, bensì era finalizzato al conseguimento di un’ideale identità nazionale.

Gli Armeni, di religione cristiana, diventavano dunque una minoranza sempre più indesiderata, indipendentemente dal fatto che risiedessero nei territori dell’Impero da molte generazioni e fossero ormai divenuti parte integrante della società; nel 1867, l’Impero ottomano, in occasione dell’Esposizione Universale di Parigi, aveva dichiarato che circa due milioni di Armeni abitavano l’Anatolia, mentre all’interno della Turchia se ne potevano contare all’incirca 400.000.

Lo scoppio della Prima Guerra Mondiale fu l’occasione in cui il progetto di eliminazione degli Armeni poté concretizzarsi, dal momento che la maggioranza di questi aveva dichiarato la propria volontà di rimanere neutrale, non volendo scontrarsi con la Russia, Nazione in cui vivevano all’incirca un milione di Armeni.

Ciò fu considerato a tutti gli effetti dal governo turco come alto tradimento, e gli Armeni furono accusati di essere favorevoli ai nemici russi, poiché una premessa simile sembrava confermare che gli Armeni avrebbero potuto successivamente schierarsi con la Russia.

A questo punto gli Armeni non erano più solamente una minoranza ingombrante, ma dei veri e propri nemici da combattere con ogni mezzo.

Il giorno in cui si diede inizio allo sterminio fu il 24 aprile 1915, data in cui il governo diede l’ordine di arrestare e uccidere moltissimi Armeni che risiedevano a Costantinopoli, in particolare coloro che occupavano ruoli importanti all’interno della società, ovvero intellettuali, studiosi e poeti.

Successivamente il progetto venne attuato su tutto il territorio della Turchia e in maniera ben più estesa: coloro che vennero colpiti per primi furono gli uomini, indipendentemente dalla ricchezza o dalla posizione sociale, i quali venivano arrestati senza alcun apparente motivo e poi uccisi a sangue freddo, 4

spesso dopo essere stati condotti insieme ad altre centinaia, se non migliaia, di persone in determinati luoghi particolarmente isolati.

Se possibile, alle donne e ai bambini venne riservato un destino ancor più crudele, dal momento che essi erano costretti a effettuare lunghissime marce attraverso il deserto dell’Anatolia, durante cui erano naturalmente frequenti le morti per fame e per sete o a seguito della violenza che subivano da parte dei soldati che conducevano i numerosissimi e lunghissimi convogli umani.

Spesso le donne divenivano vittime inermi di violenze sessuali, ma altrettanto frequentemente erano loro stesse a prostituirsi ai soldati, dal momento che ciò poteva rappresentare l’unica possibilità di ottenere la loro benevolenza, e quindi la sola speranza di salvarsi o quantomeno di poter prolungare la propria sopravvivenza.

In tutto ciò ebbero un ruolo fondamentale anche i Curdi, minoranza etnica di origine iranica che vive tuttora nelle regioni orientali della Turchia, che, se da una parte, come gli Armeni, risultava essere un problema per le ambizioni nazionalistiche dei Giovani Turchi, i contrasti tra i Curdi e i Turchi anche oggi si traducono in gravi problemi di convivenza, dall’altra professava la religione musulmana come la maggior parte della popolazione dell’Impero; pertanto il governo turco si servì di essi per perpetrare le stragi ai danni degli Armeni.

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Sintesi

Introduzione genocidio dimenticato, Armeni - tesina

La seguente tesina di maturità affronta la descrizione del contesto storico durante cui si è verificato il genocidio armeno, con una parte dedicata all'analisi degli aspetti dell'attualità legati ad esso. Analisi del romanzo "La masseria delle allodole".

“Nella grande piana ai piedi dei primi contrafforti del Tauro, confluiscono stremati i resti delle carovane. Di quanti, di quante biancheggiano ormai le ossa sui sentieri, quanti gonfi cadaveri sono trasportati dall'Eufrate; quanti bambini, quante ragazze sono scomparsi. Il gruppetto dei superstiti della piccola città si attenda penosamente sotto due alberi scarni, mentre un falco alto gira nel cielo limpidissimo. È luglio, chissà. Nessuno tiene più il conto dei giorni. Dove sono i castelli di Cilicia, dove il regno crociato dei Lusignano? Nella nebbia, nel calore accecante, fra i resti miserabili di quel popolo orgoglioso si aggirano i fantasmi degli arcieri invincibili bagratidi, dei cavalieri con l'orifiamma al vento. E un delicato vento di morte soffia sulle guance accaldate, sui volti riarsi, portando frescura, abbandonata inerzia, consolazione: e Shushanig vede le belle forti angele guerriere che vengono a prenderla, insieme a Sempad a cavallo, bello come quando andava a caccia con l'amico nel paese dei Lazi.”

Collegamenti

Genocidio dimenticato, Armeni - tesina

Storia -

Il genocidio armeno (contesto storico e attualità)

Italiano -

Analisi del romanzo "La masseria delle allodole"

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