Gandhi
...Tesina d’esame di Ilaria Bruno
Il processo storico che ha portato alla fine degli imperi coloniali (in particolare quelli francese e inglese) e all’indipendenza dei popoli sottomessi si chiama decolonizzazione.
Non sempre l’indipendenza di questi territori è stata ottenuta con pacifiche trattative, ma spesso sono state necessarie violente rivolte, specialmente per quanto riguarda quelle colonie più ricche che i coloni erano riluttanti a perdere.
Così è stato per l’India, chiamata non a caso “The Jewell in the crown”, il gioiello nella corona.
Ma a differenza di molti altri Stati con una situazione analoga, l’India, tranne nel caso di qualche episodio particolare, ha saputo lottare per l’indipendenza ed ottenerla senza mai ricorrere alla guerra. Una vera e propria lotta nonviolenta, condotta grazie alla forza di volontà di un uomo: Mohandas K. Gandhi, soprannominato il Mahatma, “grande anima”.
Ma per capire questa vicenda è necessario conoscere a fondo questo Paese, che nonostante i suoi numerosi problemi ha saputo conquistare la propria libertà senza ricorrere alla violenza.
Territorio e geografia dell’India
L’India costituisce la massima parte per estensione della regione indiana, una delle quattro regioni geografiche in cui viene generalmente diviso l’Estremo Oriente (regione indiana, regione cinese, arcipelago giapponese, Asia sud-orientale o Sud-Est asiatico); assieme a questo Stato vi sono infatti incastonati i piccoli Stati del Nepal e del Bhutan e lo Stato di Jammu e Kashmir, diviso da una linea di “cessate il fuoco” fra India e Pakistan.
L’India, settimo Paese al mondo per superficie, si estende a forma di triangolo con la punta rivolta verso sud, nell’Oceano Indiano, ed è suddivisa in tre principali aree geografiche:
- La parte settentrionale, prevalentemente montuosa poiché costituita dal versante meridionale della catena dell’Himalaya, le cui vette superano a volte gli 8.500 metri e che comprende le più alte vette del mondo, tra cui l’Everest. È attraversata da valli profonde, dove si innalzano grandi massicci. Questa regione è un vero serbatoio di acque, provenienti dal disgelo delle nevi;
- La parte centrale, formata dal bassopiano indo-gangetico, ovvero una vasta pianura alluvionale attraversata da due grandi fiumi, l’Indo e il Gange;
- La parte meridionale, costituita dall’altopiano del Deccan, un tavolato di origine vulcanica lievemente ondulato, contornato ad occidente dalla catena montuosa dei Ghati occidentali e ad oriente da quella dei Ghati orientali.
L’India ospita sei principali sottotipi climatici, che vanno dal desertico a ovest, alpino e glaciale a nord, tropicale umido e tropicale secco delle regioni del sud-ovest e delle isole, al subtropicale, all’arido. Questi sono fortemente influenzati sia dalla scala geografica, che dalla varietà topografica. Importantissimi sono inoltre i venti stagionali, i monsoni, il cui ciclo influenza i raccolti di tutta la regione.
La formazione dell’Himalaya
La formazione della catena himalayana è stata chiarita dopo l’avvento della teoria della tettonica a zolle, che ha permesso di dimostrare come la formazione dell’Oceano Indiano risalga a circa 100 milioni di anni fa.
Si può dire che questa teoria, elaborata in seguito all’invenzione di macchinari moderni che hanno permesso di esaminare la crosta terrestre, in un certo modo fornisca una spiegazione scientifica ad un’altra teoria, elaborata dal celebre fisico tedesco Alfred Wegener nel 1912, detta teoria della deriva dei continenti; secondo tale teoria inizialmente la crosta terrestre non era divisa in continenti come oggi, ma era formata da un unico supercontinente, Pangea, circondato da un unico immenso oceano, Panthalassa. In seguito la Pangea si sarebbe divisa in vari continenti, che sarebbero poi andati alla deriva, assumendo gradualmente la forma e la posizione che oggi hanno.
Questa teoria venne accolta con scetticismo dagli scienziati dell’epoca, soprattutto perché Wegener non era riuscito a spiegarsi perché la Pangea si sarebbe divisa, e perché i continenti formatisi sarebbero andati alla deriva.
Grazie ai mezzi odierni si è potuto osservare che i fondali oceanici non sono “piatti” ma hanno una conformazione analoga a quella delle terre emerse. In particolare, si è osservato che gli oceani sono attraversati da un susseguirsi di catene montuose, dette dorsali medio-oceaniche, costituite da due catene montuose parallele. Dalla valle che separa queste due catene fuoriesce del magma che, giunto in superficie, si raffredda, sospingendo lateralmente il materiale già presente. Le aree delimitate da queste dorsali, dette zolle o placche, risultano pertanto in continuo movimento. Questo può portare due zolle ad allontanarsi, scontrarsi o scorrere parallelamente l’una all’altra.
Nel caso dell’Himalaya vi è stato lo scontro di due zolle continentali, che ha dato origine ad un fenomeno particolare detto orogenesi.
L’India era allora attaccata all’Africa orientale e separata dall’Asia da un oceano largo quasi quanto l’Atlantico attuale, la Tetide. Durante la rapida deriva verso nord del continente indiano, il fondo marino della Tetide veniva via via inghiottito al di sotto del margine asiatico, mentre l’oceano poco a poco si restringeva. L’inevitabile scontro tra i due margini continentali avvenne circa 55 milioni d’anni fa, quando l’Himalaya cominciò a sollevarsi. Lo scontro tra i due blocchi continentali fu terribile: essendo di identica densità, le due placche non potevano però infilarsi l’una al di sotto dell’altra, e così l’India continuò ad “incastrarsi” nel continente asiatico alla velocità di 5 cm l’anno, accatastando l’enorme pila di sedimenti accumulati nel segmento oceanico della Tetide, ormai scomparso.
L’area dove si estendeva la Tetide è ancora oggi riconoscibile all’interno della catena himalayana, segnata da una zona di sutura che separa il margine attivo della zolla asiatica dal margine passivo della zolla indiana.
Organizzazione politica e amministrativa
L’India è una repubblica federale nell’ambito del Commonwealth britannico. Ci sono 28 stati federati e 7 territori, fra cui quello della capitale, Nuova Delhi, e ognuno di essi è suddiviso in distretti; in alcuni stati federati i distretti sono riuniti in divisioni, che rappresentano così il secondo livello amministrativo di questi stati. Da ricordare che alcuni stati e distretti sono dotati di Maharaja (“grande re”), tradizionale titolo dei sovrani indiani. Questi sono dotati di poteri eminentemente rappresentativi e simbolici.
Da segnalare altresì la particolarità strutturale dei Territori, sovente caratterizzati da una storia peculiare. Tra questi sono da ricordare Pondicherry, dalla tipica caratterizzazione francese, e le Isole Andamane, popolate in gran parte da bianchi anglosassoni e genti indigene molto particolari, caratterizzate da statura bassa, i quali vivono ancora oggi secondo usi e costumi risalenti a migliaia di anni fa e tramandati dai loro antenati.
Popolazione, etnie e religioni
Con 1.129.866.200 abitanti l’India è per popolazione il secondo paese al mondo dopo la Cina. La densità media è di 380 abitanti per km2.
La composizione etnica dell’India, estremamente eterogenea, è frutto di un continuo flusso di migrazioni che nei millenni ha portato sul suolo indiano popoli con culture, lingue e religioni estremamente diverse tra loro. La popolazione del subcontinente indiano deriva infatti da una complessa vicenda di popolamento in cui è possibile individuare tre differenti gruppi: europoide, mongoloide e australoide. Al primo gruppo appartiene il popolo degli ariani, l’etnia più numerosa insediatasi nell’area.
Le genti ariane, originarie delle zone interne dell’Asia, hanno invaso le fertili pianure fluviali, dove hanno dato origine alla civiltà sedentaria e urbana dell’India. Gli ariani si sono qui sovrapposti alle popolazioni preesistenti, d’origine dravidica, ricacciate poi in larga parte verso sud, nelle foreste del Deccan, dove talune sono sopravvissute sino ad oggi. Attualmente, i principali gruppi etnici presenti sul territorio indiano sono quelli indo-ariani (72%), dravidi (25%) e mongoli (3%).
Accanto all’hindi, che è la lingua madre per un terzo degli abitanti, vi sono 14 lingue ufficiali, ma i censimenti hanno registrato l’esistenza di migliaia di dialetti, ognuno di essi corrispondente ad un vasto gruppo tribale.
Questa varietà etnica determina una conseguente grande varietà religiosa: dopo l’Induismo, professato dalla maggioranza della popolazione, la seconda comunità religiosa della nazione è quella dei musulmani, circa il 14% della popolazione totale dell’India. Sono presenti inoltre altre minoranze religiose: cristiani, sikh, buddhisti, giainisti e altre comunità religiose, cioè religioni tradizionali tribali, bahai, ebrei e parsi.
In questo mosaico di popoli e culture, l’Induismo rimane dunque l’unico e fondamentale fattore di unione della popolazione indiana.
L’Induismo e il sistema delle caste
Nonostante le erronee credenze popolari, l’Induismo non è una religione politeista né enoteista, ma è infatti monoteista. Le diverse divinità e adorati dagli indù sono considerati come diverse forme dell’Uno, il Dio Supremo, o Brahman, che egli adotta per rendersi accessibile all’uomo.
Le tre divinità principali del Pantheon induista, che prendono il nome di Trimurti, sono: Brahma, Vishnu e Shiva. Sono i tre aspetti fondamentali del Divino, così come l’onda e il fotone sono due aspetti della luce.
Brahma rappresenta il creatore, Vishnu il conservatore e Shiva il distruttore all’interno del ciclo dell’esistenza.
Una caratteristica fondamentale dell’Induismo è la dottrina della reincarnazione, secondo la quale l’anima della persona, dopo la morte, rinasce in uno stato più o meno nobile, uomo o animale, in base alla vita condotta in precedenza. Per questo gli induisti accettano passivamente la loro sorte e rispettano gli animali nei quali potrebbero reincarnarsi dopo la loro morte.
Accettare il proprio destino significa però, anche, accettare la propria posizione nel mondo che non è dovuta al caso, ma al comportamento tenuto nella vita precedente. Per nascita, quindi, ogni individuo appartiene ad un gruppo sociale o casta.
Esistono quattro grandi caste nettamente separate tra loro: i brahmini, i sacerdoti; i guerrieri, i detentori del potere politico; i produttori di beni, agricoltori e commercianti; i servi.
Al di sotto di questa gerarchia stanno i paria, gli intoccabili. Considerati impuri, essi svolgono i mestieri più umili senza alcuna speranza di uscire dal loro stato.
Il sistema delle caste, che ha creato una società caratterizzata da forti discriminazioni, è stato ufficialmente abolito nel 1950. Tuttavia, esso è ancora in atto tra la popolazione, fortemente legata alle proprie tradizioni. Ciò è un grosso ostacolo allo sviluppo sociale del Paese.
La musica classica indiana
Molto legata ed influenzata dalla tradizionale religione induista è la musica classica indiana, di carattere prevalentemente sacro.
Le origini della musica classica indiana sono tracciate a partire dal Veda, il più antico libro di sacre scritture della tradizione indù. Il Samaveda, uno dei quattro Veda, tratta a lungo di questo tema.
I due sistemi principali della musica classica indiana sono:
- La musica indostana (Hindustani), del nord dell’India;
- La musica carnatica (Karnātak), dell’India meridionale.
La musica classica indiana è di tipo monofonico ed è quindi basata su di una singola linea melodica. Lo spettacolo di una composizione comincia con gli interpreti che escono in un ordine prestabilito: prima lo strumento solista, poi il cantante e quindi i musicisti ed i percussionisti. I musicisti cominciano l’accordatura dei loro strumenti e questo processo spesso si mescola impercettibilmente all’inizio della musica.
Gli strumenti musicali indiani usati nell’esecuzione della musica classica sono la vina, strumento antichissimo a corde pizzicate, ne esistono diversi tipi; il mridangam, percussione dell’India del Sud; la tabla, percussione dell’India del Nord; il pakhawaj, percussione dell’India del Nord; il kanjira, percussione dell’India del Sud; il sitar; il sarod; il gottuvadyam, tipo di vina dell’India del Sud; il tamburo; il flauto; il violino, usato principalmente nel Sud; la sarangi, strumento ad arco dell’India del Nord; il santur, simile a un cymbalom dell’India del Nord; e la chitarra indiana, una modifica della chitarra occidentale che viene suonata nello stile della chitarra slide, vedi anche slide.
I suonatori di un tipo di percussione, tabla, cominciano a colpire i bordi con un mazzuolo per assicurarsi che lo strumento sia accordato con il solista. Fondamentale è il tambura, chiamato anche tanpura, che tiene il bordone. Questo compito è solitamente affidato ad un allievo del solista.
Spesso i concerti di musica indostana durano interi giorni e notti, in cui numerosi musicisti e cantanti si susseguono con continuità in un flusso di musica quasi ininterrotto.
L’introduzione del raga è detta alap nella musica indostana e alapana nella musica carnatica.
Nella musica indostana, una volta che l’esecuzione è iniziata, inizia a sentirsi l’articolarsi del canto in ornamenti e melismi, mentre il ritmo si velocizza gradualmente. Questa sezione è chiamata jor. Dopo il jor avviene una pausa; tutto si ferma ed il pubblico applaude. Finalmente, il percussionista comincia a suonare interagendo con il solista, eventualmente improvvisando in competizione con il solista.
Le esecuzioni di un raga nella musica carnatica sono generalmente molto più brevi. Il pezzo di apertura è chiamato varnam ed è quasi un riscaldamento per i musicisti.
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Introduzione tesina terza media sulla violenza e non violenza
La seguente tesina di terza media descrive il tema della violenza e della non violenza nell'ambito del pensiero di Gandhi. La tesina permette i collegamenti con varie materie scolastiche: in Letteratura ad esempio si parla di Henry David Thoreau e di Lev Tolstoj, in Storia invece viene descritta la decolonizzazione indiana, in Geografia l'India, in Scienze la formazione geologica dell'Himalaya (teoria della tettonica a zolle), in inglese la vita di Gandhi, in Religione l'induismo, in Arte Pablo Picasso e l'analisi dell'opera artistica Guernica, in Musica la musica classica indiana.
Collegamenti
Tesina terza media sulla violenza e non violenza
- Letteratura: Henry David Thoreau; Lev Tolstoj
- Storia: la decolonizzazione indiana
- Geografia: l'India
- Scienze: la formazione geologica dell'Himalaya (teoria della tettonica a zolle)
- Inglese: Gandhi's life
- Religione: l'induismo
- Arte: Pablo Picasso (Guernica)
- Musica: Musica classica indiana