Lo sfruttamento minorile nel mondo
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Annalisa Rotolo Classe 3^D
Indice
1. Lo sfruttamento minorile nel mondo
L’UNICEF
Informazione e prevenzione - I diritti dei bambini
2. Storia: 1^ e 2^ rivoluzione industriale
3. Letteratura: Giovanni Verga - poetica del verismo - Rosso Malpelo
4. Geografia: India
5. Inglese: Industrial revolution and child abuse
- Oliver Twist
6. Musica: Verismo musicale - Puccini e Mascagni
7. Arte: Il Rococò nel '700
8. Scienze: Le malattie del sistema nervoso
9. Tecnologia: La macchina a vapore
10. Spagnolo: Barcellona
11. Scienze motorie: Il nuoto
Lo sfruttamento minorile nel mondo
La rivoluzione industriale ha portato molti cambiamenti, spesso positivi, ma anche negativi come il lavoro minorile che ancor oggi persiste. Lo sfruttamento minorile è un fenomeno di carattere sociale che interessa i bambini di età compresa tra i cinque e i quindici anni in tutto il mondo.
L’articolo 32 della convenzione ONU sui diritti dell’infanzia cita: “Gli stati riconoscono il diritto d’ogni bambino ad essere protetto contro lo sfruttamento economico e a non essere costretto ad alcun lavoro che comporti rischi o sia suscettibile di porre a repentaglio la sua educazione o di nuocere alla salute o al suo sviluppo fisico, mentale, spirituale, morale o sociale”.
Secondo le stime dell’Organizzazione Mondiale del Lavoro (OIL - ILO - International Labour Organization), nel mondo attuale 250 milioni di bambini al di sotto dei 14 anni sono costretti a lavorare.
È difficile però avere dati certi sull’entità dello sfruttamento minorile in quanto non esistono statistiche complete e nella gran parte dei casi i governi e i datori di lavoro si rifiutano di ammetterne l’esistenza.
Oggi il lavoro minorile si è ridotto perché è illegale, ma non è scomparso. Questo problema è presente soprattutto nei paesi poco sviluppati dove la soglia di povertà è altissima, in Asia, Africa, America meridionale. In Europa, dove la percentuale del lavoro minorile è pari allo 0.3 % del totale mondiale, la legge anti-sfruttamento minorile nacque già all’inizio della 1^ rivoluzione industriale (XVI - XVII sec.) in Inghilterra, per poi espandersi in altri paesi europei; mentre in altri continenti non esisteva nessun diritto per i bambini. Nel 1841, venne infatti proibito l’impiego di bambini al di sotto di 8 anni, fissando un orario soltanto diurno di massimo 8 ore al giorno per i ragazzi dagli 8 ai 12 anni.
La responsabilità di questo fenomeno va attribuita specialmente alla povertà perché nella maggior parte dei casi i bambini devono lavorare per via di un debito o per aiutare il reddito della propria famiglia. Il lavoro minorile si sviluppa quando la gente deve affrontare da sola la propria povertà. Senza scuola, sanità gratuita, senza quella solidarietà sociale che consente di soddisfare almeno i bisogni di base, le famiglie sono costrette a rispondere ad un unico imperativo: sopravvivere.
Questo lavoro danneggia la salute dei più piccoli, soprattutto gli organi respiratori, occhi, fegato e reni; portare pesi o assumere posture forzate molto a lungo, può compromettere lo sviluppo delle ossa e della crescita del corpo. Oltre al fatto che questo sfruttamento comporta la negazione dell’infanzia e del diritto d’istruzione ai bambini.
Informazione e prevenzione
Come nel passato, anche al giorno d’oggi le cause dello sfruttamento minorile sono varie e molteplici, da attribuirsi ad indigenze economiche, a precarietà familiari, a carenze affettive ed educative. L’attenzione deve essere pertanto rivolta alle cause per intervenire sulle stesse e pianificare un programma di intervento. La prevenzione è uno degli obiettivi generali per debellare il maltrattamento e lo sfruttamento dei minori.
Ad esempio, in Africa, in Asia, in America Latina, dove il problema è ancora fortemente radicato, l’approccio educativo, verso quei bimbi impiegati in lavori di manodopera, è applicabile in duplice forma. In primo luogo, risulta fondamentale l’educazione alle famiglie che spesso utilizzano i loro figli per sopperire a gravissimi disagi economici, educazione diretta all’informazione sull’esistenza di associazioni ed enti assistenziali istituiti appositamente per elargire aiuti, anche economici.
In secondo luogo, ma non per questo di minore importanza, è fondamentale l’educazione al bambino che, liberato quanto prima dalla situazione di manovalanza forzata, viene ricondotto in famiglia o, in casi difficili, all’interno di appositi centri sociali di accoglienza dove seguirà un percorso di inserimento e riabilitazione alla sua vera vita di bimbo corredata da pochi doveri e tanti divertimenti e diritti propri della sua giovane età.
La scuola rimane comunque un eccellente antidoto, se obbligatoria; in India, dove ancora non è previsto alcun obbligo di istruzione e frequentazione scolastica, il 50% dei minori lavora, a differenza di Usa ed Europa dove l’obbligatorietà scolastica ha ormai debellato lo sfruttamento minorile. Fondamentale quindi creare strutture scolastiche ed istruire i minori.
Secondo il mio giudizio, oltre a quanto sopra detto, lo sfruttamento minorile si può combattere con una politica mirata non a sfruttare i paesi sottosviluppati e i loro abitanti, ma dando giusti salari ai genitori in modo da non costringere i bambini a lavorare, e aiutando la popolazione a gestirsi economicamente e politicamente.
L’UNICEF
L'UNICEF è la principale organizzazione mondiale per i diritti dell'infanzia. Opera in 156 paesi in via di sviluppo con programmi di assistenza e in 37 paesi industrializzati attraverso i suoi Comitati Nazionali.
Sin dalle sue origini, che risalgono al 1946, l’UNICEF ha concentrato il suo interesse verso il mondo dell’infanzia realizzando un’opera umanitaria unica al mondo, dedita ai molteplici problemi che gravitano attorno al mondo dei minori (abusi, sfruttamento, violenza).
Tutte le risorse provengono da donazioni effettuate da cittadini, governi, associazioni e aziende.
Per fermare lo sfruttamento dei bambini sono state promosse iniziative, dell’UNICEF alcune come ad esempio la promozione di marchi commerciali che garantiscono che i loro prodotti non sono fabbricati utilizzando manodopera infantile.
Questi programmi, pur essendo mossi da buone intenzioni, non creano alternative ai bambini attualmente occupati, che si ritrovano così costretti ad indirizzarsi verso altre attività produttive, magari più pericolose. Attività di boicottaggio che non prevedano forme di sostegno ai minori impiegati si sono rivelate peggiori del problema affrontato.
In Thailandia i programmi di sviluppo rivolti alle famiglie contadine delle zone più povere si stanno rivelando un utile strumento per prevenire lo sfruttamento, che spesso costringe i contadini poveri a vendere i propri figli come forza lavoro per le industrie cittadine.
Si stanno anche attuando una serie di interventi per riqualificare e reinserire i bambini lavoratori, evitando che cadano nell'alternativa terribile della prostituzione. Soltanto la volontà degli Stati e la solidarietà dei cittadini potrà rendere duraturo l’impegno contro lo sfruttamento infantile.
Nonostante i numerosi provvedimenti attuati i bambini vittime di schiavitù e privati di un' infanzia decente sono ancora molti, soprattutto ove il minore subisce ancora angherie e soprusi per una scarsa informazione e prevenzione, in alcuni paesi ancora in via di sviluppo, meglio noti come “Terzo Mondo”.
Alcuni dati statistici
15 milioni i bambini orfani a causa dell’HIV/AIDS; il 90% vive in Africa.
Oltre un milione i minori sottoposti a detenzione per essere entrati in conflitto con la legge.
Su 246 milioni di bambini tra i 5 e i 14 anni che lavorano, circa 180 milioni sono impiegati in occupazioni che rientrano nelle peggiori forme di sfruttamento censite dall’organizzazione internazionale del lavoro (OIL/ILO).
1,2 milioni di bambini che ogni anno sono vittime del traffico nazionale o internazionale di esseri umani.
2 milioni circa i minori sfruttati nel mercato del sesso a pagamento (prostituzione e pedo-pornografia).
300.000 circa i bambini arruolati in decine di conflitti armati in corso nel mondo.
Dai 100 ai 130 milioni le bambine, le ragazze e le donne che convivono con qualche forma di escissione o mutilazione genitale.
40 milioni circa i bambini, nel mondo, che soffrono di abusi e negligenze tali da richiedere assistenza sociale o cure mediche.
Dati sul lavoro minorile nel mondo
| Stati | Tipi di lavoro | N° bambini sfruttati |
|---|---|---|
| Pakistan | Cuciture di palloni di cuoio | 8.000.000 |
| Perù | Spaccapietre, miniere | 400.000 |
| Bolivia | Aiuto anziani, adulti per strada | 500.000 |
| Brasile (meninos) | Raccoglitori di spazzatura, lavoratori nelle strade | 7.000.000 |
| Tanzania | Lavamacchine | 100.000 |
| Bangladesh | Fabbrica vestiti | 1/4 della popolazione |
| India | Sigarette, tappeti | 44.000.000 |
I diritti dei bambini
Secondo la CONVENZIONE SUI DIRITTI DEL FANCIULLO, ecco alcuni degli articoli:
- Art. 2: Non ha importanza il colore della pelle, la razza, il sesso, la religione, la lingua che parla, in un bambino; né se è un disabile, oppure ricco o povero.
- Art. 3: Gli stati e gli adulti devono assicurare cure, protezione e benessere per il bambino.
- Art. 6: Tutti devono riconoscere che il bambino ha un diritto inerente alla vita.
- Art. 7: Ogni bambino ha il diritto di avere un nome, la cittadinanza e a conoscere i genitori ed essere allevato da essi.
- Art. 8: Gli Stati devono concedere assistenza ai bambini abbandonati.
- Art. 9: Gli Stati vigilano affinché il bambino non sia separato dai genitori se non per il suo bene. Se viene maltrattato o abusano di lui deve essere allontanato dalla famiglia. Se i genitori vivono separati il bambino vivrà con uno solo di essi, ma ha il diritto di vedere entrambi.
Rivoluzione industriale
La rivoluzione industriale, che ha avuto le sue origini in Inghilterra nella seconda metà del Settecento, ha rappresentato uno dei maggiori stravolgimenti della storia universale. Ha separato in maniera profonda la società industriale da quelle precedenti e ha dotato l’uomo di un enorme potere di manipolazione delle risorse materiali e della capacità di produrre una quantità di beni senza precedenti.
Questo processo di innovazione fu chiamato dagli storici “rivoluzione industriale” non perché fu un processo improvviso, ma perché portò in pochi anni ad un cambiamento radicale e profondo dal punto di vista economico e sociale e che segnò in modo determinante la storia europea e mondiale.
La rivoluzione industriale è un processo di trasformazione economica che da un sistema agricolo-artigianale-commerciale porta ad un sistema industriale moderno, caratterizzato dall'uso generalizzato di macchine azionate da energia meccanica, dall'utilizzo di nuove fonti energetiche (come ad esempio il petrolio e l'elettricità) e dalla diffusione della fabbrica come principale luogo di produzione.
L'apparizione della fabbrica e della macchina vede nascere la classe operaia che riceve, in cambio del proprio lavoro in fabbrica, un salario ed il capitalista industriale, imprenditore proprietario della fabbrica e dei mezzi di produzione, che mira ad incrementare il profitto della propria attività. Ne consegue un notevole incremento, quantitativo e qualitativo, delle capacità produttive di un Paese.
All'interno delle varie rivoluzioni va fatta una distinzione fra prima e seconda rivoluzione industriale. La prima, iniziata alla fine del Settecento, riguarda prevalentemente il settore tessile - metallurgico e comporta l'introduzione della macchina a vapore. La seconda rivoluzione industriale, che prende avvio nel 1870, si sviluppa con l'introduzione dell'elettricità, dei prodotti chimici e del petrolio.
I^ rivoluzione industriale
Con la denominazione di “prima rivoluzione industriale” s’intende il processo di industrializzazione di cui fu protagonista l’Inghilterra indicativamente fra il 1770 e il 1850 e gradualmente diffusosi ad altri stati occidentali fino a coinvolgere ampie parti del mondo.
Questa prima Rivoluzione Industriale può essere considerata come l’unica degna di questo termine poiché fu l’unica in cui si verificò un cambiamento radicale del sistema produttivo e dunque lavorativo, mentre la seconda e la terza rivoluzione consistettero sostanzialmente in modifiche e migliorie di questo primo cambiamento epocale che coinvolse la società in tutti i suoi aspetti.
Origini e conseguenze
Alla base di questo processo vi è un complesso di fattori e cause. Durante il ‘700 in Inghilterra si verificò un incremento demografico di circa il 40%, dovuto ai progressi della scienza medica e ad una più consapevole attenzione all'igiene domestica e urbana; si rese perciò necessaria una maggiore produzione di derrate alimentari.
All’inizio del secolo si verificò inoltre un’importante trasformazione del settore agricolo: cadde infatti il vincolo che obbligava i proprietari inglesi a lasciare una parte delle loro terre ai contadini, e ciò fece sì che la superficie delle terre coltivate crescesse notevolmente grazie anche alla bonifica dei campi aperti da parte dei proprietari terrieri, i quali si impadronirono delle terre comunali recintandole (enclosures).
Il possesso delle terre passò dalle mani di piccoli agricoltori a grossi proprietari terrieri. L’agricoltura era diventata imprenditoriale, il piccolo contadino diventò bracciante alle dipendenze di un fittavolo.
L’ampliamento delle aree coltivabili portò alla sperimentazione di nuove tecniche. La rotazione triennale fu abbandonata a favore di una coltivazione prevalentemente cereale, l’allevamento venne selezionato e le zone destinate a pascolo diminuirono; le scoperte chimiche consentirono raccolti più abbondanti ed inoltre l’introduzione di macchine per la trebbiatura alleggerì il lavoro dei braccianti.
Queste innovazioni spesso furono insostenibili per i piccoli proprietari, già martoriati dalle tasse, che perciò si trasferirono nelle città incrementando il fenomeno dell’urbanizzazione.
Molte famiglie lasciarono le campagne per recarsi nelle città dove le imprese artigiane furono sostituite dalle fabbriche. Nacquero nuove classi sociali: il proletariato, vale a dire il lavoratore salariato, che si contrappose al borghese proprietario dei mezzi di produzione. In Inghilterra dopo il 1800 i lavoratori impiegati nelle manifatture e nelle fabbriche erano circa 3.000.
Altre cause dell’attuazione della rivoluzione industriale oltre all’aumento demografico, alla trasformazione del settore agricolo e all’urbanizzazione furono la disponibilità di materie prime, la capacità di organizzare efficacemente sforzi e risorse accumulate, l’espansione delle rotte commerciali grazie al nuovo grande impero commerciale.
La flotta navale della Gran Bretagna era la più forte ed esperta del Mediterraneo e riuscì a sostenere l’improvvisa richiesta d’esportazioni. La colonizzazione di zone dell’America settentrionale aveva permesso di importare tabacco e cotone, quest’ultimo utilizzato nell’industria tessile. Gli scambi commerciali internazionali trasformarono la Gran Bretagna nella nazione più ricca d’Europa.
La prosperità inglese era inoltre espressa anche culturalmente; nello stato in cui regnava la monarchia costituzionale erano straordinariamente presenti libertà e tolleranza. Vi era la disponibilità della classe dominante ad assecondare e guidare l’innovazione e la disponibilità degli intellettuali ad applicare le loro conoscenze alla soluzione di problemi pratici.
Per incrementare la produzione e soddisfare quindi la richiesta l’uomo incominciò, per la prima volta, a progettare e realizzare macchine più complesse in grado di produrre energia costante, in primo luogo la macchina a vapore, indubbiamente la protagonista in ambito tecnico di questo processo.
Furono costruite macchine utensili per il settore tessile, le quali consentirono la meccanizzazione della filatura. La nuova tecnologia, che utilizzava il carbone, sostanza di cui il sottosuolo inglese è molto ricco, fu decisiva per lo sviluppo dell’industria siderurgica.
Successivamente la macchina a vapore fu utilizzata per costruire i primi mezzi di locomozione. Con la realizzazione di strade ferrate si poterono trasportare merci e uomini. Ben presto il treno sarebbe diventato il mezzo terrestre più veloce a disposizione dell’uomo.
Alla costruzione delle ferrovie, seguirono le nuove pavimentazioni dei manti stradali ed il miglioramento dei canali fluviali. Lo scorrere delle acque si rivelò importante per il trasporto di materiali particolarmente pesanti.
Le macchine, più rapide e precise e dunque estremamente produttive, andarono gradualmente a sostituire l’abilità umana in diverse operazioni. Se dunque prima della rivoluzione un singolo artigiano esperto e qualificato seguiva personalmente l’intero processo che portava dalla materia prima al prodotto finito, ora è una sola macchina che aziona contemporaneamente diversi strumenti di lavoro controllati da un esercito di operai scarsamente qualificati a cui viene richiesto di compiere azioni molto semplici e ripetitive.
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Italiano - Verga, il verismo e la novella "Rosso Malpelo"
- Storia - 1ª e 2ª rivoluzione industriale
- Geografia - India e Gandhi
- Inglese - Oliver Twist - Industrial Revolution and Child Abuse
- Musica - Il verismo musicale - Mascagni e Puccini
- Scienze - Le malattie del sistema nervoso
- Tecnologia - La macchina a vapore
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- Arte - Il rococò nel '700
- Scienze motorie - Il nuoto