Toscano Stefania
Liceo “V. Gioberti”
Classe V H
A.S. 2011-2012
Fulmini e saette
Tra mito e realtà
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Abstract
Quando ero piccola, durante i temporali, mia nonna mi diceva di non uscire di casa perché c'era “il diavolo in carrozza”. Questo “diavolo” da una parte mi terrorizzava, ma dall'altra mi affascinava, perciò mi è sempre piaciuto restare in casa al riparo osservando dalla finestra i fulmini scaricare in un istante tutta la loro energia sul terreno.
Ho deciso di approfondire questo argomento per conoscere le interpretazioni mitiche del fenomeno e confrontarle con le teorie moderne, con l'obiettivo di descrivere il passaggio dalla superstizione al pensiero scientifico, reso possibile grazie al progresso e alla divulgazione della scienza.
Nella prima parte della tesina ho affrontato l'argomento dello studio del fulmine nel passato. In seguito mi sono soffermata sul rapporto tra il fulmine e la divinità, partendo da una citazione di Cicerone, per poi parlare delle teorie di Feuerbach e Comte a proposito dell'origine di Dio dalla natura. Questi due autori sono stati affrontati rispettivamente in lingua tedesca e francese. A questo punto ho descritto l'esperienza di Franklin, che ha permesso la scoperta della natura elettrica dei fulmini. Poi ho ritenuto necessario fare un'introduzione sulle nuvole, prima di spiegare la formazione delle cariche. Infine ho elencato e descritto i tipi di scariche e i vari effetti dei fulmini.
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Indice
Studio del fulmine......................................................................................................4
Il legame tra fulmini e divinità....................................................................................6
La scoperta della natura elettrica del fulmine............................................................8
La moderna teoria sui fulmini.....................................................................................9
Le nuvole..................................................................................................................10
Formazione delle cariche..........................................................................................12
Tipi di scariche..........................................................................................................14
Effetti termici del fulmine.........................................................................................15
Effetti chimici ed elettromagnetici del fulmine.........................................................16
Effetti acustici del fulmine: il tuono..........................................................................16
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Studio del fulmine
Un fenomeno così repentino, intenso e potente come il fulmine ha da sempre suscitato nell'uomo l'istinto di mettersi al riparo. Infatti, a differenza di ciò che accade per i terremoti o le inondazioni, il fulmine interessa uno spazio e un tempo molto ristretti ma, nonostante ciò, rilascia una notevole quantità di energia. Probabilmente è proprio per questo motivo che i popoli antichi consideravano i fulmini una manifestazione divina. I fulmini sono sicuramente tra i più impressionanti fenomeni naturali che l'uomo possa osservare e mostrano la potenza e l'imprevedibilità della natura, caratteristiche che allo stesso tempo attraggono e spaventano l'uomo.
Per gli Etruschi e i Babilonesi i fulmini rappresentavano, in base alla lunghezza, all'intensità e alla direzione, il responso degli dei ad una domanda a proposito di avvenimenti futuri.
Per i Greci erano frecce scagliate da Zeus per punire i mortali. Anche per i Romani erano frecce (“sagittae”) scagliate, però, da Giove (da ciò deriva il termine “saetta”). Infatti, nel museo archeologico di Aquileia (UD) è conservato un curioso bassorilievo raffigurante Giove nell'atto di colpire un malcapitato fermatosi a fare “pipì” in un luogo proibito. Sempre ad Aquileia, vicino all'incrocio tra la via Giulia Augusta e via Roma, è stato rinvenuto un monumento detto bidental, ovvero una sepoltura a forma di vera di pozzo oppure di cassa, costruito per impedire che un luogo colpito da un fulmine fosse calpestato o adibito a uso profano.
Per i Vichinghi erano scintille prodotte dal martello del dio Thor. Curiosamente, con questa similitudine, i popoli del nord si avvicinarono di più a quella che è la reale natura del fulmine, cioè quella di una grande scintilla atmosferica.
Le idee che si erano sviluppate nelle varie culture, però, non sembravano sufficienti ai “filosofi naturali”, che indagarono per trovare una causa materiale e un meccanismo generatore.
Empedocle (490-430 a.C) sosteneva che il fulmine era una parte della luce del sole catturata dalle nubi più dense che, con fragore, riusciva a liberarsi dalla sua trappola.
Anassagora (500-426 a.C.), al contrario, sosteneva che il fulmine era una parte dell'etere e che era attirato verso il basso e fatto cadere nel mondo materiale.
Aristotele (384-322 a.C.), contestando entrambi, affermava che il lampo fosse prodotto dall'esplosione tra le nubi di vapori infiammabili saturi di olio e di zolfo. Inoltre, l'urto produceva il tuono.
Lucrezio (98-55 a.C.) nel De rerum natura scrisse che il fulmine era dovuto al movimento di particelle molto piccole e leggere che riuscivano a passare anche attraverso agli oggetti materiali. Per questo i fulmini erano in grado di provocare incendi.
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Si occupò dei fulmini anche Lucio Anneo Seneca (4 a. C. - 65 d. C.), che dedicò a tale argomento l'intero secondo libro delle Naturales Quaestiones.
Illud est mirum, quod vinum fulmine gelatum, cum ad priorem habitum redit, potum aut exanimat aut dementes facit. Quare id accidat quaerenti mihi illud occurrit: inest vis fulmini pestifera; ex hoc aliquem remanere spiritum in eo umore quem coegit gelavitque simile veri est; nec enim alligari potuisset nisi aliquod illi esset additum vinculum.
“La cosa sorprendente è che il vino gelato dal fulmine, quando torna al primitivo stato, se bevuto, o uccide, o rende folli. Se cerco di spiegarmi perché ciò accada, trovo questa spiegazione: nel fulmine risiede una forza maligna; ne consegue verosimilmente che in quel liquido che condensa e congela permane qualche essenza; né infatti avrebbe potuto rapprendersi se a esso non fosse incorporata qualche sostanza aggregante”.
In questo brano è evidente che, all'epoca di Seneca, era ancora presente l'associazione del fulmine ad una “vis pestifera”. Egli sosteneva, infatti, che esso fosse persino in grado di avvelenare il vino. Ciò sembrava a Seneca la dimostrazione del legame tra il fulmine e l'azione di una divinità.
Seneca, inoltre, distinse tra “fulmen” (in greco “keraunos”), lampo tra nubi e terra, e “fulguratio” (in greco “astrapê”), lampo tra nubi e aria.
Fulguratio enim est non perlatum usque in terras fulmen, et rursus fulmen dicas licet fulgurationem esse in terras usque perductam. Non ad exercendum uerba diutius hoc idem tracto, sed ut cognata esse ista et eiusdem notae ac naturae probem. Fulguratio est paene fulmen. uertamus istud: fulmen est plus quiddam quam fulguratio.
“Il lampo (fulguratio) è infatti un fulmine che non giunge fino a terra e inversamente si potrebbe dire che un fulmine (fulmen) è un lampo che arriva fino a terra. Non per far sfoggio di parole mi occupo così a lungo dello stesso argomento, ma per mostrare che questi fenomeni sono affini e della stessa specie e natura. Il lampo è quasi un fulmine; invertiamo i termini: il fulmine è qualcosa di più di un lampo”.
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Il legame tra fulmini e divinità
Nel suo De divinatione, Marco Tullio Cicerone (106-43 a. C.) scrisse:
Quid est igitur quod observatum sit in fulgure? Caelum in sedecim partes diviserunt Etrusci [...] ut ex eo dicerent fulmen qua ex parte venisset.
- Latino: Seneca (Naturales Quaestiones);
- Filosofia: Ludwig Feuerbach (tedesco); Auguste Comte (francese);
- Fisica: Moderna teoria sui fulmini (elettrostatica).