Marco Macedonio 2014/2015
V AC
Sommario
- Ouverture
- Primo atto: Scaturigine della religione tra natura e civiltà
- Scena I: religione e natura
- Scena II: religione e civiltà
- Secondo atto: Superamento di un’età di crisi con i valori cristiani.
- Scena I: Platone
- Scena II: ellenismo e impero, epoche di crisi.
- Terzo atto: Una morale d’agnello per un mondo da rapaci
- Quarto atto: Zeitgeist del messaggio cristiano e vittoria sui “coetanei”
- Quinto atto: Esempi moderni di rapporto col cristianesimo a causa dei dubbi della ragione
- Conclusione
Ouverture
Il cristianesimo, inizialmente tacciato di insensatezza, è riuscito, in breve tempo, a decretare la morte del paganesimo. Esso fornisce le risposte giuste ad un mondo che stava perdendo i suoi tradizionali punti di riferimento.
Si analizzeranno qui alcuni aspetti di questo passaggio di consegne, osservando in primis quali bisogni psico-fisici e quali certezze hanno permesso l'avvento della religione e in particolare del cristianesimo; si esamineranno in secundis, in un'analisi diacronica, quali sono stati gli eventi politico-sociali e le correnti di pensiero che ne hanno preparato il terreno; si attuerà poi, in un'analisi sincronica, il confronto dello spirito dei tempi ed infine, guardando all'attualità, si proporranno due differenti punti di vista per rapportarsi con la religione in un'epoca, quella odierna, in cui Nietzsche avrebbe forse accennato a malapena “Sono venuto troppo presto”.
Primo atto: scaturigine della religione tra natura e civiltà
Religione e natura
Secondo il filosofo tedesco Ludwig Feuerbach, la religione si nutriva inizialmente della dipendenza dell'uomo dalla natura, dell'attribuire ad uno o più dei la potenza di essa (Oceano, Gea, la Luna, il Sole, il Vulcano, il fiume Xanto) e dell'ipostatizzazione dell'utile (Dio del sale, Dio delle porte).
Natura è inteso qui come raggruppamento di oggetti e cose reali che l'uomo differenzia da sé e dai suoi prodotti. In primis, dunque, Dio era semplicemente l'esistenza che precede quella dell'uomo, spiegata da forze e impulsi meccanici, fisici e chimici, la cui lacuna conoscitiva era colmata dagli uomini tramite superstizioni ed enti personali, come personale è l'uomo.
I misteri naturali sono dunque i misteri divini:
Dio chiede a Giobbe: "sai in qual modo si diffondono le nubi? [...]Sei mai andato nel fondo del mare? Ti sei reso conto di quanto è vasta la terra?"
Il fine, invece, della religione è l'indipendenza dalla natura, ossia l'affermare la propria libertà e la divinità dell'uomo, da cui un Dio a propria immagine.
(Icastica la visione dell'uomo come prescelto rispetto agli animali, come aldilà della dimensione bestiale grazie alla forza di geni, spiriti e angeli, quando invece gli animali sono stati gli enti che ci hanno portato alla civiltà tramite l'evoluzione.) Per portarsi a questa libertà, l'uomo venera sé stesso nell'altro da sé: "adora l'ente non umano come se fosse l'ente divino soltanto perché esso sembra umano".
Grande rilevanza ha il discrimen tra volontà e potere dell'uomo: la prima è illimitata e il secondo è estremamente debole. Poiché Feuerbach arriva ad affermare che "Il dio che ha creato il mondo dal nulla [...] non è altro che l'essenza della facoltà di astrarre e di immaginare", risulta chiaro che gli dei greci erano limitati perché "nei loro desideri si adattavano ancora ai limiti della natura umana", sicché essi non erano pensati come creatori diretti della natura.
Ogni religione concilia dunque il contrasto tra questi due elementi. "Nella disgrazia, nel bisogno [...] l'uomo fa la dolorosa esperienza che egli non può fare ciò che vuole", ma lo desidera e questo desiderio è l'essenza della religione e infatti "chi non ha desideri non ha neppure dei".
Religione e civiltà
Per il filosofo, la religione ha lo stesso scopo della civiltà: serve quindi a domare una natura ostile che diventi comprensiva dei bisogni umani, ma che naturalmente non è.
La religione progredisce anche con la civiltà. L'uomo diventa un ente morale e politico e Dio diviene dunque il sommo reggitore dei valori etici e politici. (Le divinità come quelle greche o egizie puniscono gli empi ed il loro re è il padre di tutti i re umani).
L'uomo fonde i propri valori con quelli divini e viceversa. I sovrani mortali sono lodati con prerogative non umane (il faraone, Alessandro, Cesare, l'imperatore, il gran re, Priamo).
Con la civiltà l'uomo però prende anche maggiore consapevolezza.
La religione pagana inizia ad incrinarsi quando l'uomo inizia a focalizzare la sua attenzione su sé stesso e sull'individuo. Nella polis greca e nella res publica romana il disagio esistenziale poteva essere in parte assorbito dall'attività politica e dal senso di appartenenza ad un gruppo, orientato verso certi mores e certi valori.
La religione stessa infatti è politica, organizzata dallo stato. Sarebbe tuttavia un errore sostenere che in questo periodo non ci fossero già le tracce di quella paura e di quella angoscia che sarebbero esplose negli anni avvenire. La paura della morte, il senso della vita, l'insignificanza e normalità della propria esistenza e lo scoprire l'uomo non naturaliter bonus.
Secondo atto: superamento di un’età di crisi con i valori cristiani
Platone
Nel pensiero di Platone sembra che il cristianesimo trovi il suo preambolo filosofico più importante. Non a caso Nietzsche definirà quest'ultimo "platonismo delle masse".
La vita di quest'universo è un perpetuo circuito di distruzione e produzione e la materia in divenire è incontrollabile e dunque genera terrore. Il terrore spinge l'uomo a non volerci credere ed ergo a concepire il mondo delle idee, un iperuranio che ha e deve avere consistenza e anche l'immortalità dell'anima.
L'invecchiamento è brutto, ma con la metempsicosi e la reminiscenza si sta bene. Ma questo impone anche un'esigenza di fede oltre che di ragione.
Punti in comune sono anche la difesa dell'ideale di giustizia e di bontà di fronte all'utilitarismo dei sofisti, l'interpretazione mistico-ascetica della vita tendente a realizzare il destino divino dell'anima, l'intermediario tra umano e divino e il dualismo corpo-anima.
Ellenismo e impero, epoche di crisi
Con l'avvento dell'ellenismo prima e dell'impero romano poi, l'importanza politica del cittadino scompare ed egli si trova costretto, cosmopolita, a riflettere sull'individuo. Ne sono una prima esperienza le commedie menandree. La paura del materialismo sopracitata, portò ad una necessità di sacro, di certo, di assoluto e dunque ad un
Filosofia - Feuerbach, Nietzsche, Pascal
Latino - Seneca, Apuleio
Greco - Platone, Menandro, Vangeli
Italiano - Leopardi