Polo commerciale
“Pitagora”
Tesina esame di stato
“Le fotografie possono raggiungere l'eternità attraverso il momento.”
Ceci Fabiola
5°G Mercurio
2013/2014
Indice argomenti
- La nascita della fotografia.
- Giovanni Verga, scrittore e fotografo della realtà.
- La propaganda fascista.
- Diritto alla privacy.
- Evasione fiscale ed estorsioni dei “Paparazzi”.
- Il bilancio d’esercizio come una fotografia.
- Advertising.
- Le reti.
Introduzione
La fotografia
L’invenzione della fotografia costituì la realizzazione di un sogno antico, invano perseguito dagli artisti di tutti i tempi.
Nel corso dell’Ottocento, grazie al progresso della chimica, agli approfonditi studi sulla sensibilità della luce e alla creazione di nuovi materiali si arrivò alla nascita della vera e propria fotografia.
Questa clamorosa invenzione, il suo successivo e rapidissimo sviluppo e il confronto fra immagine dipinta e immagine fotografica determinarono un’immediata presa di posizione da parte di critici e pittori, e generò soprattutto polemiche molto aspre e accese.
Il mondo artistico entrò in crisi; il paragone fra la ricchezza dei dettagli concessa dalla pittura rispetto alla mancanza di definizione e all’assenza di colori propri della fotografia, accese le più vive discussioni.
Il lavoro di molti paesaggisti venne sconvolto per la facilità a ottenere risultati impeccabili, a prezzi contenuti e in tempi brevissimi rispetto alla tradizionale pittura.
In realtà il problema fu assai più profondo e riguardò il modo di concepire e di fare arte.
Ecco allora che ai ritratti dipinti si cominciano a preferire quelli fotografici sia per la novità dell’esperienza sia per il maggiore realismo dei risultati.
Gli artisti più attenti e sensibili, tuttavia, colsero immediatamente la straordinarietà dell’invenzione della quale iniziarono subito a servirsi non in antagonismo, ma in accordo con la propria pittura.
Molti fotografi si specializzano nella ritrattistica arrivando a sviluppare abilità compositive e d’indagine psicologica del tutto analoghe a quelle di un ottimo pittore.
Impararono a cogliere il duplice aspetto della macchina fotografica: strumento meccanico e valido ausilio per cogliere e fissare un’infinità di elementi altrimenti destinati a sfuggire alla percezione e all’attenzione dell’occhio umano.
Già alla fine del secolo, comunque, pittura e fotografia si ritagliarono i rispettivi e ben definiti spazi di azione.
Grazie alla fotografia, infatti, la pittura cessò di essere documentaria e si concentrò maggiormente sull’analisi psicologica dei personaggi o sulle emozioni che l’artista desiderava trasmettere.
La fotografia a sua volta ricava dalla pittura molte regole di composizione e inquadratura, ponendo grande attenzione anche allo studio delle luci e delle ombre.
I fotografi iniziarono a lavorare negli Ateliers simili a quelli dei pittori accademici per poi trasferirsi en plein air dando origine alle cosiddette “istantanee”.
Giovanni Verga, scrittore e fotografo della realtà
Giovanni Verga, scrittore e fotografo della realtà
Ben presto la fotografia divenne una vera e propria forma d’arte che non incuriosiva solo pittori e scienziati, bensì anche molti scrittori e letterati del secolo, uno di questi fu proprio Giovanni Verga.
Verga appartiene alla corrente letteraria del “Verismo”, una corrente che tende cioè a rappresentare la realtà così com’è anche se dolorosa e triste.
L’attività letteraria di Verga può essere divisa in due fasi: la prima caratterizzata dalle descrizioni di ambienti artistici e dell’alta società, la seconda che è quella verista.
Alla prima fase appartengono tutti i romanzi ritenuti preveristi, come “Una Peccatrice”, “Tigre reale” e “Eros”.
Questi ultimi due si possono ritenere parzialmente autobiografici poiché Verga mirava a vivere, nei suoi libri, avventure non vissute ma sognate.
Nella fase verista, inaugurata con le novelle “Nedda” e soprattutto “Rosso Malpelo”, egli afferma che l’autore non deve intervenire con opinioni personali, perché non ha il diritto di giudicare e di criticare gli eventi: chi scrive, dovrebbe quindi utilizzare la tecnica dell’impersonalità, che si configura come il modo più adatto per esprimere una realtà di fatto, ovvero la presenza del Male nel mondo.
La vita infatti, per Verga, è una dura lotta per la sopravvivenza, schiaccia i più deboli e permette ai più potenti di vincere.
Quella della natura è una legge dura e spietata e ad essa non ci sono alternative.
I Veristi non nutrono fiducia nella modernità e nel progresso, anzi, li ritengono la causa della tragedia umana.
All’interno delle opere, non devono comparire reazioni soggettive, riflessioni o spiegazioni, l’autore deve immedesimarsi nei suoi personaggi e “vedere le cose con i loro occhi ed esprimerle con le loro parole”.
In questo modo egli rimarrà esterno all’opera, fino ad “eclissarsi”, a tal punto che quest’ultima possa sembrare quasi “essersi fatta da sé”.
A raccontare i fatti, non è più l’autore, ma un occhio che osserva senza dare una spiegazione alle vicende, sarà poi il lettore a interpretare quanto scritto in base alle proprie idee, alle proprie convinzioni.
Un altro aspetto della poetica di Verga è lo straniamento.
Questo concetto deriva dal termine strano, poiché il mondo degli umili, caratterizzato da una continua lotta per la sopravvivenza, non comprende i valori e i principi.
All’interno delle proprie opere, fa un ampio uso di proverbi, di termini ed espressioni dialettali, talvolta anche volgari, per mantenere una forte corrispondenza con il mondo reale.
L’autore deve limitarsi a fotografare la realtà, descrivendo i meccanismi che ne stanno alla base.
La passione per la fotografia
Un aspetto sconosciuto di Giovanni Verga è la sua passione per la fotografia.
Verga arriva alla fotografia quasi per caso, utilizzando una grossa macchina a cassetta dello zio paterno con cui realizza, a partire dal 1878, le prime fotografie su lastre di vetro.
Coltiva la sua passione in sintonia con gli amici scrittori con cui scambia consigli e commenti lasciandosi talvolta andare ad aspre autocritiche nel definire “sgorbi fotografici” le sue immagini meno riuscite.
Infatti, lo scrittore non ha mai preteso di uscire da un ambito strettamente privato dove la fotografia è piacevolezza, ricordo o bellezza.
Dopo i primi esperimenti, lo scrittore si attrezza con altre macchine più maneggevoli con cui realizza la maggior parte delle sue fotografie usando lastre in vetro francesi “Lumière” e italiane della ditta milanese “Cappelli” e pellicole a rullo.
Giovanni Verga è un fotografo capace di realizzare ritratti mediocri come pregevoli e di far emergere una particolare ispirazione soprattutto di fronte ai paesaggi urbani: attraverso gli errori affina il suo stile e quando padroneggia meglio la tecnica, i risultati migliorano.
Un modo diverso e non noto per raccontare le sue storie, fermate in immagini d’intensa semplicità, di racconti quotidiani, di facce comuni.
Il Verga fotografo, non sempre ottimale dal punto di vista tecnico, è efficace e immediato tanto quanto il Verga scrittore.
Proprio come nei suoi romanzi e nelle sue novelle, anche nella sua produzione fotografica Verga interpreta e cerca di riprodurre soprattutto un paesaggio umano.
Accanto ai numerosi ritratti di parenti e amici, Verga ritrae immagini
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Introduzione
La nascita della fotografia.
Italiano
Giovanni Verga, scrittore e fotografo della realtà.
Storia
La propaganda fascista.
Diritto
Diritto alla privacy.
Scienza delle finanze
Evasione fiscale ed estorsioni dei “Paparazzi”.
Economia aziendale
Il bilancio d’esercizio come una fotografia.
Inglese
Advertising.
Informatica
Le reti.