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Foto-musica
Origini e applicazioni di un nuovo genere musicale
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Mattia Cirillo
5D a.s. 2013/14
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Motivazioni
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Indice
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- Introduzione pag. 4
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- Antecedenti:
- Le radici musicali pag. 5
- Presupposti poetico-filosofici pag. 7
- Friedrich Schelling: musica e arte pag. 8
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- Applicazioni:
- Sonorizzazioni extra-ambientali pag. 10
- Sonorizzazioni mussali pag. 10
- “Treni persi” pag. 11
- “Mina miniera mia” pag. 12
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- Il metodo:
- Cos’è un microfono? pag. 14
- Microfoni dinamici pag. 14
- Microfoni a condensatore pag. 15
- Circuiti RC pag. 15
- Condensatori pag. 15
- Carica di un condensatore pag. 17
- Scarica di un condensatore pag. 18
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Introduzione
Con il termine “foto-musica”, si designa una particolare tecnica musicale nata sul finire degli anni novanta, nella quale convergono esperienze di etnomusicologia, bruitismo, musica concreta, musica ambient e, più in generale, musica elettroacustica.
Per i suoi forti presupposti poetico-filosofici, che dalla fenomenologia di Edmund Husserl vanno all’“anarchismo metodologico” di Paul Feyerabend alla “post-Filosofia” di Richard Rorty, può essere considerata un vero e proprio genere a sé stante di musica elettroacustica con importanti risvolti applicativi.
La foto-musica si caratterizza, infatti, per essere sempre composta in relazione al contesto per il quale è pensata. Gli spazi architettonici e i loro contenuti, ivi inclusi i suoni che preventivamente li abitano, diventano i primi termini di riferimento dai quali il “foto-compositore” non può prescindere e, anzi, trae le idee stesse e i materiali del suo lavoro.
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Principio basilare della foto-musica è l’utilizzo del foto-suono, inteso come estratto musicalmente significativo del paesaggio sonoro. Ai foto-suoni possono essere combinati sia suoni sintetici sia suoni di strumenti acustici, compresa la voce con le sue molteplici qualità narrative o puramente fonetiche.
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Antecedenti
Nella storia della musica occidentale, e in particolare in quella del ’900 e contemporanea, ci sono diversi segnali che anticipano la foto-musica. Questi si possono sintetizzare in sette differenti generi, ai quali la foto-musica si riallaccia e dai quali si differenzia per il proprio originale contributo. Alle radici musicali di questo genere si può aggiungere inoltre una base filosofica da cui la foto-musica ha colto i propri principi. In altri termini, a fianco delle radici musicali vanno considerate, non meno importanti, quelle poetico-filosofiche che testimoniano di un preciso atteggiamento nei confronti delle più recenti concezioni estetiche dell’arte e della musica.
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Le radici musicali
Etnomusicologia
Una prima radice della foto-musica con foto-suoni si colloca tra ’800 e ’900, quando l’invenzione del fonografo da parte di Thomas Edison e la rivoluzione apportata dall’etnomusicologia non solo rivalutano in ambito musicale le tradizioni orali ma, in modo più o meno consapevole e certo non volontario, anche i suoni ambientali, parte viva e integrante dei reperti fonici. Rispetto a questa prima origine, la foto-musica incorpora ed estende sia l’attenzione per i repertori alternativi rispetto ai percorsi più battuti dalla musica contemporanea, sia il decentramento verso ambiti acustici finora ritenuti marginali e musicalmente non significativi.
Bruitismo
Con il manifesto futurista di Filippo Tommaso Marinetti e L’arte dei rumori di Luigi Russolo, nel secondo decennio del ’900 vengono esaltati i rumori (da cui “rumorismo” e, dal francese bruite = rumore, “bruitismo”), considerati degni di capacità musicali non meno dei suoni della tradizione. Non a caso l’“emancipazione della dissonanza” ad opera di Arnold Schoenberg e altri avviene nello stesso periodo storico, ed è in questo senso che la foto-musica intende riprendere l’“emancipazione del rumore” accogliendone le infinite sfumature presenti nel!
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paesaggio sonoro e abilitandole al rango di foto-suoni potenzialmente musicali non meno dei suoni della più blasonata tradizione sinfonica.
Musique d’ameublement
La “musica da arredamento” o “da tappezzeria” di Eric Satie, promossa con spirito polemico tra la fine degli anni dieci e gli anni venti, sposta l’attenzione, analogamente alla dualità suono-rumore evidenziata dal bruitismo, su un’altra dualità tipica della nostra cultura del ’900, quella di figura-sfondo, dove la musica può atteggiarsi in entrambi i modi e, nella fattispecie, come attiva compartecipe di un contesto e senza volontà di protagonismo. La foto-musica gioca sulla stessa dualità puntando però all’armonica fusione dei due aspetti, il cui esito è dato dalla calibrazione del reciproco interferire.
Musica aneddotica
Luc Ferrari traduce, negli anni cinquanta e sessanta, i suoni ambientali in termini narrativo-aneddotici, con registrazioni sperimentali effettuate in luoghi vissuti, riprodotte e ascoltate come se fossero racconti. Il riferimento con la foto-musica è immediato, ma questa punta all’aspetto sintattico e procede oltre lo stadio della pura evocazione narrativa, suggerendo più livelli interpretativi e comunicativi e, in sostanza, un approccio semantico stratificato e complesso.
Musica concreta
Negli anni quaranta e cinquanta gli objects sonores di Pierre Schaeffer e i lavori “concreti” di compositori come Henri Pousseur, Karlheinz Stockhausen, Bruno Maderna e Luciano Berio fissano su nastro magnetico molti estratti acustici derivati dalla quotidianità e ne sperimentano, con risultati alterni, l’uso in chiave musicale. Foto-suoni e objects sonores sono affini per il fatto di essere entrambi estratti del paesaggio sonoro o di realtà acustiche di tipo rumoristico, ma la valenza del foto-suono è più ampia e anche meno astratta. In esso il vincolo semantico e contestuale mantiene un peso specifico persistente e deliberatamente vincolante.
Musica ambient
Negli anni settanta e ottanta Brian Eno con le sue Musiche per aeroporti e, slittando gradualmente di genere, le successive forme di relaxing music, New Age, ecc. si relazionano esplicitamente all’ambiente circostante, ma focalizzando il centro dell’interesse sul soggetto percipiente più che sullo spazio, che invece nella foto-musica si configura come elemento vivo e dialogante all’interno del progetto musicale. ! ! 6
Soundscape composition
Pressappoco negli stessi anni, ma con un affondo al Soundscape Project varato da Raymond Murray Schafer negli anni sessanta, Barry Truax e altri compositori canadesi parte di un’attivissima squadra si adoperano per una trasposizione musicalmente creativa del concetto di “paesaggio sonoro”, i cui primi obiettivi consistevano nella denuncia scientificamente suffragata del crescente