Bica
IPSSCT Elsa Morante
Via Selmi, 16 Sassuolo MO
Corso serale classe 5R
Rosalia
Anno scolastico 2013/14
Tecnico della Gestione
Aziendale ad indirizzo informatico
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Introduzione
Il titolo della tesina vuole fare riferimento ad un sentimento, ad un senso comune al genere femminile. La forza delle donne può metaforicamente indicare quella prontezza d’animo con cui queste nel corso della storia, e soprattutto della storia recente con i movimenti femministi, hanno saputo, o comunque provato, a far fronte alle discriminazioni, ai soprusi e alle violenze a cui le donne sono sempre state soggette. Non voglio scrivere né di emancipazione femminile, né di suffragette, voglio scrivere della forza delle donne, della forza che mettono nella vita di tutti i giorni: nel lavoro, nella casa, nella famiglia o in tutto ciò che c’è di importante nell’esistenza umana. Voglio scrivere della forza delle donne comuni, di quelle che sanno ricoprire ruoli importanti nel lavoro, pur non dimenticando i loro impegni matrimoniali e genitoriali, di quelle che riescono a dar conforto alle persone care, di quelle che sanno compiere un gesto gentile perfino ad uno sconosciuto.
Le donne, all’interno del loro gruppo di parentela, hanno sempre occupato una posizione di minor rilevanza. Spesso le loro mansioni erano relegate alla cura e alla gestione della casa, mentre le attività retribuite, le quali comportavano un maggior potere “contrattuale” all’interno della coppia, erano specifiche del genere maschile.
Un’esperienza che segna la vita di moltissime donne e considerata, in situazioni di stabilità economica e familiare, unica nella sua essenza è il parto. Partorire si rivela per moltissime donne, nonostante i dolori fisici iniziali, un evento stupendo, collegato alla sensazione di sentir crescere un figlio nel proprio grembo e di darlo al mondo, una gioia collegata all’idea di aver generato altra vita, di avere in qualche modo oltrepassato i limiti della morte imprimendo un po’ di noi stessi in un figlio che vivrà quando noi non potremmo più farlo.
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L’esperienza del parto però non deve essere vista come caratteristica della femminilità, poiché si può essere donne anche senza aver provato quest’esperienza magnifica. È il crescere un figlio che però rende per davvero madri. Non tutte le donne, come alcune lesbiche o le sterili, possono partorire, ma possono essere ugualmente donne e madri.
Le donne sono forti, passionali, sognatrici, mogli, mamme, lavoratrici, casalinghe e soprattutto sono capaci di stare accanto ad un uomo, per tutta la vita o di lottare contro un uomo per far valere i propri ideali. Molti tra i più grandi uomini del mondo si sono ritrovati ad amare una donna, ad apprezzarla o ammirarla, dietro ogni grande uomo vi è stata una grande donna; spesso senza il riservato appoggio del genere femminile gli uomini si sarebbero trovati (sicuramente) in circostanze peggiori: come sarebbe l’immagine di Obama senza la figura della sua splendida moglie Michelle a fianco?
Entrambi i generi devono essere autosufficienti, la donna non deve più, come in passato, farsi carico da sola dell’intera gestione dei servizi di cura in ambito familiare, ma questa è una mansione che deve essere ugualmente ripartita, ciò senza escludere la reciproca assistenza economica, morale e affettiva che di norma dovrebbe esserci in una relazione matrimoniale. Al giorno d’oggi sembra raggiunta la parità di diritti rispetto agli uomini, ma in realtà non è ancora effettivamente così. La lotta è ancora lunga, ci sono ancora uomini che provano a prevaricare, a volte con successo, per questo è importante ricordare la lotta di auto-valorizzazione che deve portare innanzi il genere femminile, anche nelle piccole cose e nella vita di tutti i giorni.
La colpa delle discriminazioni ai danni della donna non è imputabile interamente al genere maschile, come se si trattasse di un’entità pensante, ma è dei processi e delle strutture sociali che, fin da tempi immemori, sfruttano l’apparato riproduttivo femminile per il controllo e la gestione della prole e delle risorse territoriali, mantenendo di conseguenza la donna in una posizione di subordinazione. Ovviamente le donne devono rifiutarsi di accettare ancora situazioni discriminatorie nei loro confronti. Noi donne abbiamo la forza per farlo, abbiamo la forza di contrapporci alle istituzioni patriarcali. Come disse una volta una donna: “Siamo donne, è la forza a trovare noi”.
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Di seguito inserisco la poesia rivolta alle donne dalla Dr.ssa Simona Oberhammer, naturopata e autrice di diversi libri che affrontano i problemi e la forza che mettono nelle piccole e grandi cose.
Lettera di forza alle donne
Cara donna, io so che la forza è dentro di te. Tu sai essere...
...forte quando hai un peso grosso sulle spalle però non smetti di tendere la tua mano a chi ne ha bisogno;
...forte quando ti sembra che non ci sia più speranza eppure tu credi ancora che tutto possa sistemarsi per il bene;
...forte quando consegni il tuo cuore e ti viene restituito in pezzi ma tu continui a credere nell’amore;
...forte quando ti ammali ma tu speri, e speri, che il tuo corpo ce la possa fare;
...forte quando combatti per i tuoi figli come solo una madre sa fare;
...forte quando vieni lasciata in disparte da tutti e ti lecchi le ferite da sola, per riprenderti e risorgere;
...forte quando piangi, e piangi, fino a far ritornare sul tuo viso il sorriso;
...forte quando gli anni passano e tu cerchi nuove risorse dentro di te, per rinascere ancora;
...forte quando non sai più chi sei e inizi a scavare e a scavare, per ritrovare i pezzetti di te stessa;
...forte quando sogni e continui a credere al tuo sogno, contro tutti i pronostici a sfavore, perché è la tua creatura;
...forte quando ti senti diversa da tutti gli altri ma hai il coraggio di mostrarlo, camminando a testa alta, senza mai smettere di credere in te stessa;
....forte quando nonostante le burrasche della vita sai che accanto a te c'è sempre la tua anima...
La forza è dentro di noi, nel nostro femminile.
Simona Oberhammer 4
Carla Capponi: la forza di una donna italiana
Carla Capponi nata il 7 dicembre 1918 a Roma, staffetta partigiana e politica italiana, decorata con la medaglia d’oro al valor militare, contro il fascismo e il nazismo.
Nasce da una famiglia piccolo borghese e antifascista, figlia di un ingegnere minerario e geologo, che le insegnò la scienza e la matematica, e di una maestra che le insegnò a leggere e a scrivere. I suoi genitori avevano una mentalità molto aperta, senza pudori e pregiudizi, parlavano liberamente del concepimento e della nascita.
Carla aveva una sorella e un fratellino e nei primi anni le due bambine vivevano tranquillamente nella loro casa con giardino, mentre il fascismo restava fuori dalle mura. Il padre lavorava come ingegnere alla sicurezza e le raccontava di come il suo mestiere fosse molto pericoloso, anche perché i padroni non spendevano soldi per la sicurezza dei lavoratori.
È in questo modo che nacque in loro l’antifascismo, all’interno di un nucleo familiare in cui si coltivava l’amore per la libertà e l’odio per le violenze e la guerra, cioè tutto ciò che non dava il fascismo, come poteva essere (anche) la libertà di parola o libertà di agire. La determinazione che aveva Carla si vide anche da un altro avvenimento: già a 13 anni ricopiò un opuscolo su Matteotti per consegnarlo in classe.
Introduzione Forza delle donne tesina
Il titolo della tesina vuole fare riferimento ad un sentimento, ad un senso comune al genere femminile. La forza delle donne può metaforicamente indicare quella prontezza d’animo con cui queste nel corso della storia, e soprattutto della storia recente con i movimenti femministi, hanno saputo, o comunque provato, a far fronte alle discriminazioni, ai soprusi e alle violenze a cui le donne sono sempre state soggette. Non voglio scrivere né di emancipazione femminile, né di suffragette, voglio scrivere della forza delle donne, della forza che mettono nella vita di tutti i giorni: nel lavoro, nella casa, nella famiglia o in tutto ciò che c'è di importante nell'esistenza umana. Voglio scrivere, nella mia tesina di maturità, della forza delle donne comuni, di quelle che sanno ricoprire ruoli importanti nel lavoro, pur non dimenticando i loro impegni matrimoniali e genitoriali, di quelle che riescono a dar conforto alle persone care, di quelle che sanno compiere un gesto gentile perfino ad uno sconosciuto.
Le donne, all’interno del loro gruppo di parentela, hanno sempre occupato una posizione di minor rilevanza. Spesso le loro mansioni erano relegate alla cura e alla gestione della casa, mentre le attività retribuite, le quali comportavano un maggior potere “contrattuale” all’interno della coppia, erano specifiche del genere maschile.
Un’esperienza che segna la vita di moltissime donne e è considerata, in situazioni di stabilità economica e familiare, unica nella sua essenza è il parto. Partorire si rivela per moltissime donne, nonostante i dolori fisici iniziali, un evento stupendo, collegato alla sensazione di sentir crescere un figlio nel proprio grembo e di darlo al mondo, una gioia collegata all’idea di aver generato altra vita, di avere in qualche modo oltrepassato i limiti della morte imprimendo un po’ di noi stessi in un figlio che vivrà quando noi non potremo più farlo. L’esperienza del parto però non deve essere vista come caratteristica della femminilità, poiché si può essere donne anche senza aver provato quest’esperienza magnifica. E’ il crescere un figlio che però rende per davvero madri. Non tutte le donne, come alcune lesbiche o le sterili, possono partorire, ma possono essere ugualmente donne e madri.
Le donne sono forti, passionali, sognatrici, mogli, mamme, lavoratrici, casalinghe e soprattutto sono capaci di stare accanto ad un uomo, per tutta la vita o di lottare contro un uomo per far valere i propri ideali. Molti tra i più grandi uomini del mondo si sono ritrovati ad amare una donna, ad apprezzarla o ammirarla, dietro ogni grande uomo vi è stata una grande donna; spesso senza il riservato appoggio del genere femminile gli uomini si sarebbero trovati (sicuramente) in circostanze peggiori: come sarebbe l’immagine di Obama senza la figura della sua splendida moglie Michelle a fianco?
Entrambi i generi devono essere autosufficienti, la donna non deve più, come in passato, farsi carico da sola dell’intera gestione dei servizi di cura in ambito familiare, ma questa è una mansione che deve essere ugualmente ripartita, ciò senza escludere la reciproca assistenza economica, morale e affettiva che di norma dovrebbe esserci in una relazione matrimoniale. Al giorno d’oggi sembra raggiunta la parità di diritti rispetto agli uomini, ma in realtà non è ancora effettivamente così. La lotta è ancora lunga, ci sono ancora uomini che provano a prevaricare, a volte con successo, per questo è importante ricordare la lotta di auto-valorizzazione che deve portare innanzi il genere femminile, anche nelle piccole cose e nella vita di tutti i giorni. La colpa delle discriminazioni ai danni della donna non è imputabile interamente al genere maschile, come se si trattasse di un’entità pensante, ma è dei processi e delle strutture sociali che, fin da tempi immemori, sfruttano l’apparato riproduttivo femminile per il controllo e la gestione della prole e delle risorse territoriali, mantenendo di conseguenza la donna in una posizione di subordinazione. Ovviamente le donne devono rifiutarsi di accettare ancora situazioni discriminatorie nei loro confronti. Noi donne abbiamo la forza per farlo, abbiamo la forza di contrapporci alle istituzioni patriarcali. Come disse una volta una donna: “Siamo donne, è la forza a trovare noi”. Di seguito inserisco nella tesina maturità la poesia rivolta alle donne dalla Dr.ssa Simona Oberhammer, naturopata e autrice di diversi libri che affrontano i problemi e la forza che mettono nelle piccole e grandi cose.