Il fardello del Terzo
Analisi dell’insidioso pericolo rappresentato dalle fallacie logiche.
Giacomo D’Auria
Anno scolastico 2015/2016
Liceo Classico A. Volta
Καὶ ἠγάπησα&nu οἱ ἆνθρωποι μᾶλλον τὸ σχότος ἢ τὸ
φῶς. 1
1 Dal Vangelo secondo Giovanni, III, 19. “E gli uomini vollero piuttosto la tenebra che la luce.” 1
Sommario
1. Introduzione........................................................................................................... 3
1.1 Occhio non vede................................................................................................ 3
1.2 Pozzi incustoditi................................................................................................. 4
Fardello del Terzo..................................................5
1.3 La definizione di fallacia e il
2. La genesi dell’irrazionale........................................................................................ 6
2.1 Antica origine.................................................................................................... 6
2.2 Irriducibili.......................................................................................................... 6
3. Verità e argomentazione........................................................................................ 7
3.1 Un’obiettività fragile.......................................................................................... 7
4. Le fallacie logiche................................................................................................... 8
L’Argumentum ad Hominem.............................................................................
4.1 8
4.1.1 Definizione e struttura................................................................................. 8
4.1.2 Idea e ego................................................................................................... 9
L’Ad hominem tu quoque.............................................................9
4.1.3 Variante:
4.1.4 Diverse concezioni...................................................................................... 9
Absit iniuria verbis.....................................................................................
4.1.5 10
L’Argumentum ad Popolum.............................................................................
4.2 12
4.2.1 Definizione e struttura............................................................................... 12
4.2.2 Forte sentire.............................................................................................. 12
Argumentum ad naturam...........................................................13
4.2.3 Variante:
4.2.4 Il verbo del totalitarismo...........................................................................13
4.2.5 L’ineluttabilità della propaganda...............................................................15
L’Argumentum ad Verecundiam......................................................................16
4.3
4.3.1 Definizione e struttura............................................................................... 16
4.3.2 Dio fa il bucato più bianco!.......................................................................16
4.3.3 Obsolescenza gnoseologica......................................................................16
Non Sequitur.................................................................................................
4.4 Il 17
4.4.1 Definizione e struttura............................................................................... 17
4.4.2 Persuasione e paura.................................................................................. 17
4.4.3 Variante: Il pendio scivoloso......................................................................17
4.4.4 Una piccola, grande fallacia......................................................................18
L’Argomento Fantoccio....................................................................................
4.5 19
4.5.1 Definizione e struttura............................................................................... 19
4.5.2 Metamorfosi.............................................................................................. 20
Falsa Dicotomia..........................................................................................
4.6 La 20
4.6.1 Definizione e struttura............................................................................... 20
2
corporate ethics..............................................................21
4.6.2 L’ossimoro delle
4.6.4 Un approccio psicologico...........................................................................21
L’Argumentum ad Ignorantiam........................................................................22
4.7
4.7.1 Definizione e struttura............................................................................... 22
4.7.2 La natura dell’ignoranza............................................................................23
4.7.3 Teiere e paradossi..................................................................................... 23
4.7.4 Peccati di una fallacia................................................................................ 24
4.7.5 Redenzione scientifica............................................................................... 25
4.7.6 Tra epistemicismo e realismo....................................................................26
5. Conclusioni.......................................................................................................... 26
Bibliografia............................................................................................................... 27
Introduzione
1.
1.1 Occhio non vede
Quando decisi di scrivere delle fallacie logiche, mio padre, che è uomo di indole pratica poco incline ai sofismi, mi consigliò di trovare un argomento meno astratto, che sfuggisse alla mia consueta tendenza all’inutilmente teorico. D’altronde cosa mai si potrebbe nascondere dietro quella cerimoniosa nomea se non l’ennesima e asfittica analisi sulla retorica di qualche millennio fa? Dopo averlo ascoltato mi persuasi al contrario della necessità della mia scelta. In molti infatti considerano le fallacie come un qualcosa di lontano, un argomento magari vagamente tecnico e pedante, ma ciò è quanto di più distante dalla verità ci possa essere.
Le fallacie hanno in realtà sempre convissuto con l’uomo: impastano con la loro viscosa e dolciastra irrazionalità la bocca dei nostri politici, serpeggiano attraverso la nostra storia, deviandone il corso, e infestano in modo sistematico il quotidiano di tutti noi. Esse sono celate in piena luce e in piena luce ostacolano, corrompono e deturpano la nostra capacità di ragionamento, senza che nessuno si opponga apertamente alla loro egemonia. È questa la sconcertante peculiarità che le caratterizza: non si tratta di fenomeni linguistici e psicologici particolarmente difficoltosi da comprendere; molte di esse sono semplicemente infrazioni di quell’implicito codice che potremmo chiamare “buon senso”. Questo tuttavia non deve rassicurare il lettore: ciò che manca loro in complessità viene sopperito grazie allo straordinario fascino che sono in grado di esercitare su di noi.
1.2 Pozzi incustoditi
L’enigmatica malia propria delle fallacie ha da sempre gettato un’ombra di irrazionalità su ogni società organizzata formatasi nel corso dei secoli. Un utile parallelo per rappresentare efficacemente i suoi effetti distruttivi si può
avvelenamento del pozzo :
2
instaurare tramite la metafora dell’ essa fa riferimento ad una tattica bellica medievale che si basava sullo sterminare interi eserciti invasori semplicemente avvelenando le riserve idriche appena conquistate dal nemico. Un’azione relativamente insignificante, ovvero l’acquisto e l’impiego di una piccola quantità di veleno, permetteva di sbaragliare forze di molto superiori alle proprie, senza neanche fronteggiare direttamente l’avversario.
avvelenamento del pozzo
In retorica, la tecnica dell’ consiste nel dichiarare certamente falso tutto ciò che una persona sostiene sull’unica base della
.
sicura erroneità di una sola delle sue tesi Essa non è altro che una variante di uno dei vizi logici più comuni e al contempo efficaci, il cosiddetto argumentum ad hominem, ma è importante chiarire il concetto: i mezzi più subdoli e vili, per definizione scorretti e per natura irrazionali, sono spesso i più efficaci. Questa legge regna sovrana anche e soprattutto in ambito retorico; ciò è possibile non solo grazie al fascino dell’irrazionalità, che è naturale tendenza al caos presente nell’uomo, ma anche e soprattutto grazie al generale disinteresse verso gli strumenti che esistono per contrastare quella stessa tendenza e che permettono anche solo di riconoscerla, di vederla. Ciò che dovrebbe essere insegnato nelle scuole come utile e basilare presidio contro il dilagante analfabetismo funzionale che ormai impera nel nostro paese è invece guardato con diffidenza e superficialità.
Apologia Pro Vita Sua,
2 John Henry Newman, 1864, Londra. Newman fu cardinale, teologo e
“poisoning the wells”,
filosofo inglese: egli coniò la definizione nel tentativo di difendersi dalle caustiche accuse di Charles Kingsley. 4 Fardello del Terzo
1.3 La definizione di fallacia e il Fardello del Terzo
[…] si tende a sottolineare un aspetto importante del dibattito pubblico democratico, e cioè quel che si definirebbe il primato del Terzo, ossia il primato di chi recepisce gli argomenti su chi li produce. La situazione democratica prevede infatti due o più disputanti di fronte al pubblico dei cittadini […], il successo dell’argomento prodotto è dunque nelle mani del pubblico. 3
– Franca D’Agostini
Definiamo dunque la fallacia logica come una mossa argomentativa corretta solo in apparenza, capace di nascondere efficacemente il peculiare vizio logico che incarna, e ciò al solo scopo di confondere e ingannare l’interlocutore.
La pericolosità di una simile arma risulta evidente non solo quindi per un eventuale interlocutore ma anche e soprattutto per gli stessi osservatori della discussione, figure che, all’interno del contesto del dibattito, hanno il fondamentale compito di costituire un’opinione comune e quindi decisamente influente. Essi sono sì avvantaggiati nella propria posizione
primato del Terzo,
neutrale, proprio come afferma il principio del ma sono anche estremamente e particolarmente vulnerabili all’uso delle fallacie poiché, non essendo coinvolti in prima persona nella discussione, sono indotti ad abbassare le barriere poste a difesa del proprio raziocinio.
La gran parte delle tipologie di vizi logici che analizzeremo in seguito può essere infatti diviso in due categorie:
- La prima ha come principale obbiettivo quello di far sprofondare la propria vittima in uno stato di confusione e distrazione, al fine di manipolarla più facilmente; ad
- La seconda, più diretta, esemplificata nei casi specifici dell’” ad hominem”, “tu quoque” dell’”ad verecundiam” ,
4
del o si distingue a causa di una particolare attenzione per la personalità, vuoi per quella contraria alla propria posizione, svilita e osteggiata, vuoi per quella allineata alla propria visione, quindi esaltata e spacciata per infallibile.
Le due categorie sono tuttavia accomunate da un dato evidente: il loro compito viene enormemente facilitato laddove siano coadiuvate da una distrazione aggiuntiva; la sicurezza percepita dallo spettatore passivo grazie
primato
al è particolarmente efficiente nel fornire questa distrazione.
Verità Avvelenata; Buoni e cattivi argomenti nel dibattito pubblico,
3 Franca D’Agostini,
Torino, Bollati Boringhieri, 2010, pag 15.
ad hominem tu quoque ad verecundiam
4 Cfr. al par. 4.1 di pag. 8, al sottopar. 4.1.3 pag.8,
al par. 4.3 pag. 14 5
Fardello del Terzo
Io chiamo quindi il “ ” la vulnerabilità intrinseca al ruolo di osservatore.
La genesi dell’irrazionale
2.
2.1 Antica origine
«Che veramente alcune argomentazioni siano sillogismi e altre sembrino essere tali senza esserlo è manifesto, giacché, come questo avviene per le altre cose in virtù di una certa somiglianza, così avviene anche per le argomentazioni. Infatti certuni sono in buona condizione fisica mentre altri sembrano esserlo perché si agghindano e sono impettiti come offerte tribali; alcuni sono belli per la bellezza, altri sembrano belli perché si truccano. E lo stesso vale per le cose inanimate, giacché alcune di queste sono veramente d’argento e alcune d’oro, mentre altre non lo sono, ma lo sembrano alla percezione: per esempio le cose di letargio e quelle di stagno sembrano d’argento, quelle giallastre sembrano d’oro. Allo stesso modo anche le argomentazioni, qualcuna è veramente sillogismo e confutazione, qualche altra non lo è ma sembra esserlo a causa dell’inesperienza, giacché gli inesperti, come se ne fossero distanti, guardano le cose da lontano.»
5
- Aristotele
Aristotele fu il primo a rendersi conto del pericolo rappresentato dalle fallacie logiche. Fu anche il primo a cercare di porre rimedio alla dilagante crisi della dialettica che i sofisti avevano scatenato nella seconda metà del V
Confutazioni Sofistiche
secolo. Le furono infatti scritte al solo fine di arginare l’incredibile successo delle false argomentazioni (‘paralogismi’ o ‘confutazioni apparenti’) usate dai sofisti per ingannare gli interlocutori nei dibattiti e quindi farsi passare per sapienti. La classificazione e la risoluzione dei vari tipi di vizi logici portata avanti da Aristotele fu un punto di svolta nel conflitto fra dialettica e retorica: per la prima volta la farraginosa struttura delle fallacie veniva affrontata con precisione scientifica.
2.2 Irriducibili
Benché le fallacie siano così antiche, mai siamo riusciti a minacciare in modo decisivo la loro esistenza. Esse sono coriacee, difficili da sradicare. Aristotele sosteneva che l’ignoranza fosse una delle cause principali della loro persistenza: non conoscendo le caratteristiche e la fisionomia di un nemico si hanno ben poche probabilità di sconfiggerlo. La realtà dei fatti è purtroppo molto più complicata: conoscere le fallacie non garantisce immunità dalla loro influenza. Questo fascino può essere tuttavia spiegato anche grazie alla
Le confutazioni sofistiche. Organon VI,
5 a cura di Paolo Fait, Collana Biblioteca Universale
n.599, Roma, Laterza, 2007 6 ad verecundiam l’ad
natura mimetica di alcune di esse: fallacie come l’ o baculum sono in realtà versioni distorte di dinamiche sociali universalmente accettate. Sembra verosimile che un vizio logico con aspetto tale possa apparire perfettamente razionale. Un terzo e ultimo colpevole potrebbe essere individuato nella fondamentale fragilità delle basi filosofiche e dialettiche che sostengono le regole argomentative, a volte incerte e discutibili.
Verità e argomentazione
3.
3.1 Un’obiettività fragile
Dunque le fallacie inquinano la verità e viziano la logica nella loro opera di sovvertimento dell’ordine; ma cosa si intende per ordine? Quando un argomento può essere considerato logico e razionale? Come si definisce la verità? Esistono cinque criteri utili a valutare l’integrità di una argomentazione:
La validità:
- Per validità si intende l’aspetto propriamente logico degli argomenti che dà il segno del rispetto delle regole logiche nell’argomentazione. Criteri logici a loro volta noti anche come regole della deduzione naturale, esse si fondano sugli operatori, o “parole”, logici (ovvero “e”, “non”, “oppure” e “se”). Si tratta di particelle semplici, che collegano enunciati formando enunciati composti.
- La verità delle premesse: Per essere vero un argomento deve essere costituito da enunciati altrettanto veri. In realtà stabilire la veridicità di un enunciato non è compito banale; alcuni sostengono sia addirittura impossibile. Data la difficoltà nel riconoscere criteri assoluti, ci si è visti costretti ad individuare in loro vece tre circostanze di base: la pretesa di verità, ovvero considerare vero tutto ciò che viene affermato, similmente a quanto accade nel sistema della verità processuale;
6
giuridico con la la realisticità della verità, ovvero la presenza in essa di un implicito riferimento a come è fatto il mondo o a come crediamo sia fatto; infine, l’accettazione dell’esistenza di diversi generi di verità, più o meno veri, e la continua tendenza alla ricerca della verità più verace.
- La pertinenza o rilevanza delle premesse ai fini della discussione
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Introduzione Fardello del Terzo tesina
Quando decisi di scrivere sulla mia tesina di maturità delle fallacie logiche, mio padre, che è uomo di indole pratica poco incline ai sofismi, mi consigliò di trovare un argomento meno astratto, che sfuggisse alla mia consueta tendenza all’inutilmente teorico. D’altronde cosa mai si potrebbe nascondere dietro quella cerimoniosa nomea se non l’ennesima e asfittica analisi sulla retorica di qualche millennio fa? Dopo averlo ascoltato mi persuasi al contrario della necessità della mia scelta. In molti infatti considerano le fallacie come un qualcosa di lontano, un argomento magari vagamente tecnico e pedante, ma ciò è quanto di più distante dalla verità ci possa essere.
Le fallacie hanno in realtà sempre convissuto con l’uomo: impastano con la loro viscosa e dolciastra irrazionalità la bocca dei nostri politici, serpeggiano attraverso la nostra storia, deviandone il corso, e infestano in modo sistematico il quotidiano di tutti noi. Esse sono celate in piena luce e in piena luce ostacolano, corrompono e deturpano la nostra capacità di ragionamento, senza che nessuno si opponga apertamente alla loro egemonia. È questa la sconcertante peculiarità che le caratterizza: non si tratta di fenomeni linguistici e psicologici particolarmente difficoltosi da comprendere; molte di esse sono semplicemente infrazioni di quell’implicito codice che potremmo chiamare “buon senso”. Questo tuttavia non deve rassicurare il lettore: ciò che manca loro in complessità viene sopperito grazie allo straordinario fascino che sono in grado di esercitare su di noi. La tesina permette anche vari collegamenti alle materie scolastiche.
Collegamenti
Fardello del Terzo tesina
- Greco - Aristotele.
- Latino - Seneca, Giovenale, Tacito.
- Italiano - Leopardi.
- Storia - Fascismo, Nazismo.
- Filosofia - Hume.