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Istruzione secondaria superiore

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“L. B. Alberti”

Via Adda, 5 – 71016 San Severo (FG)

Relatore A. S. 2010 - 2011

Forese

Alunno

Michele 2

No

A

I

Ital

Sono stato per quaranta anni il dominatore della poesia in Italia. In seguito le nuove generazioni mi sono state ostili e hanno polemizzato con me, eppure il mio contributo alla letteratura italiana è stato decisivo e se gli scrittori del Novecento si troveranno aperta la via della modernità, lo dovranno in parte al “vate” di Pescara e alla mia arte inquieta e contraddittoria. 3

La vita

Gabriele D’Annunzio nasce a Pescara nel 1863 compie gli studi presso il collegio Cicognini di Prato e a soli 16 anni già pubblica i primi versi, raccolti in Primo vere. Già da ora concepisce il desiderio di un vivere inimitabile e di farsi un nome grande. Nel 1881 si trasferisce a Roma dove frequenta raramente l’università ma partecipa alla vita mondana della capitale che racconta nelle brillanti cronache scritte per giornali e riviste.

L’anno successivo dopo una fuga romantica sposa la duchessa Maria Hardouin di Gallese da cui avrà tre figli. Allaccia nel frattempo, però, altre avventure sentimentali e questi saranno gli anni di scandali, di lusso sfrenato, espressione di una esistenza che vuole essere diversa da quella dei comuni borghesi.

Nel 1889, il primo romanzo di D’Annunzio, Il Piacere, inaugura il decadentismo in Italia. La vera svolta avviene nel 1895 quando D’Annunzio conosce l’attrice Eleonora Duse e pubblica sulla rivista “Convito” il romanzo Le Vergini Delle Rocce dove riecheggia il mito del superuomo.

Sostiene con infiammati discorsi l’intervento in guerra dell’Italia. Nonostante l’età si arruola come volontario e prende parte ai combattimenti compiendo coraggiose imprese.

Si batte in fanteria, compie incursioni aeree perdendo anche un occhio e va all’attacco delle navi austriache. Nel 1919 deluso dal trattato di pace, organizza una legione di volontari e in nome dell’Italia occupa con un colpo di mano la città istriana di Fiume.

Qui istituisce un vero e proprio stato dove lui era il dittatore e che dura più di un anno fino al Natale di sangue quando viene sloggiato con la forza. Dal 1921 risiede nella casa-museo del Vittoriale, sul lago di Garda dove si spegne il 1 marzo 1938. 4

Il decadentismo

L’espressione letteraria della crisi culturale in corso al principio del Novecento è il decadentismo, una tendenza che abbraccia due decenni dell’Ottocento e il primo quindicennio del Novecento. Esso viene chiamato decadentismo in Italia, estetismo o modernismo in Inghilterra, simbolismo in Francia.

La tendenza dei poeti decadenti era quella di promuovere un’arte antinaturale, che si fondi cioè non sulla rappresentazione del vero della realtà, ma sui lati oscuri del mondo e della vita, su quanto sfugge alla ragione (l’inconscio, l’enigma). Insiste perciò su elementi irrazionali, come la sensazione o l’intuizione.

D’Annunzio è, insieme con Pascoli, il poeta più rappresentativo del Decadentismo italiano, almeno della prima parte; ma essi, pure essendo quasi contemporanei - appena otto anni separano D’Annunzio (1863) dal Pascoli (1865) - e pur muovendosi nell’ambito del Decadentismo, sono poeti, sotto molti aspetti, assai differenti.

Anzitutto il Decadentismo del Pascoli fu più istintivo che consapevole, con scarse o inesistenti sollecitazioni e influenze esterne; il Decadentismo del D’Annunzio fu invece frutto di scelte precise, operate nell’ambito delle più svariate tendenze del Decadentismo europeo, assimilate e padroneggiate per l’eccezionale disponibilità del suo spirito alla più varie e ardite esperienze di vita e di arte. 5

È vero che il D’Annunzio assimilò le tendenze più appariscenti e superficiali del Decadentismo europeo, come l’estetismo, il sensualismo, il vitalismo, il panismo, l’ulissismo (inteso però in senso dinamico, attivistico, come ricerca di esperienze sempre nuove ed eccezionali, e non in senso vittimistico, di perseguitato dal destino, come quello del Foscolo), ma ne ignorò il misticismo gnoseologico (ossia la concezione della poesia come strumento di conoscenza del mondo ultrasensibile) ed il dramma della solitudine umana e dell’angoscia esistenziale.

Tuttavia, nonostante questo limite vistoso, egli non solo divenne parte integrante del movimento decadente europeo, ma seppe creare un proprio stile di vita e di arte che va sotto il nome di «dannunzianesimo», un fenomeno culturale e di costume tanto diffuso che si può dire che all’Italia largamente carducciana della seconda metà dell’Ottocento, successe, tra la fine dell’Ottocento e i primi del Novecento, un’Italia altrettanto largamente dannunziana, nonostante l’accanita polemica degli oppositori e dei denigratori.

Gli aspetti più significativi del decadentismo dannunziano sono:

  • L’estetismo artistico - cioè la concezione della poesia e dell’arte come creazione di bellezza, in assoluta libertà di motivi e di forme - sorto come reazione alle miserie e alle “volgarità” del verismo;
  • Il panismo, ossia la tendenza ad abbandonarsi alla vita dei sensi e dell’istinto, a dissolversi e ad immedesimarsi con le forze e gli aspetti della natura, astri, mare, fiumi, alberi; a sentirsi, cioè, parte del Tutto, nella circolarità della vita cosmica. 6

Arte e pensiero di D’Annunzio

D’Annunzio fin da giovane non nascose la sua passione per l’arte, il lusso e tutto ciò che è bello. Da quando si trasferì a Roma, il vate abruzzese frequentò sempre i salotti letterari romani dove veniva a contatto con l’aristocrazia e le novità letterarie.

I generi praticati da D’Annunzio sono molteplici: la poesia lirica, quella epica, il romanzo, le novelle, il teatro, la cronaca giornalistica e la prosa d’arte. Questo perché ha sperimentato sempre affiancando modelli antichi e moderni.

Anche per rispondere al gusto mutevole del pubblico egli fece uso delle nuove tendenze letterarie. Finì per creare una sorta di enciclopedia del decadentismo la cui espressione più importante divenne il romanzo Il Piacere, che lo scrittore costruì attorno alla propria immagine.

Egli inventò uno stile immaginario e appariscente di vita da “grande divo”, con cui nutrì il bisogno di sogni, di misteri, di “vivere un’altra vita”, di oggetti e comportamenti-culto che stava connotando in Italia la nuova cultura di massa, proprio come il suo Andrea Sperelli, il protagonista del romanzo.

Estetismo per D’Annunzio prima di tutto è aspirazione a costruire la propria vita come un oggetto artistico, infatti egli affermava: “l’arte è tutto”. Il programma dell’estetismo è completamente delineato nel protagonista de Il Piacere, il quale, riduce la figura dell’esteta a una dimensione mondana arricchendo le vicende con la cornice esclusiva ed elegante dell’aristocrazia romana e ottiene infatti un gran successo di pubblico.

Il mito dell’esteta si travasa a partire dal romanzo Le vergini delle rocce, in quello del superuomo, infatti, si diffuse molto presto anche in Italia la filosofia del superuomo. D’Annunzio riprende da Nietzsche il mito del superuomo!

Anche se si perde la negatività del pensiero nietzschiano: D’Annunzio celebra il superuomo come individuo superiore a ogni altro per raffinatezza, culto del bello, doti artistiche dunque non può sottostare alle leggi pensate per gli uomini comuni. A questi pochi eletti spetta il compito di guidare le nazioni, di indicare agli altri la via sulla quale muoversi, di porre ogni aspetto sotto il segno dell’arte. 7

D’Annunzio e il fascismo

Eppure i rapporti tra il Vate e Mussolini sono stati sempre condizionati da una reciproca diffidenza e forse anche rivalità. Il futuro duce, forse, aveva paura che dopo l’impresa di Fiume, D’Annunzio potesse prendere il potere.

Fu lo scrittore pescarese a promuovere l’ideologia antigiolittiana e antiparlamentarista, che saranno due presupposti ideologici del fascismo, ma molti suoi motivi, come la celebrazione della bellezza della guerra, l’imperialismo coloniale, l’esaltazione della forza e ovviamente il mito del superuomo, saranno sfruttati presso l’opinione pubblica per la conquista del consenso.

D’Annunzio fu in Italia il massimo responsabile di estetizzazione della politica che è all’origine di tutti i totalitarismi novecenteschi. Il linguaggio tribunizio e oratorio del D’Annunzio interventista e “fiumano” divenne il modello della comunicazione emotiva e diretta che il regime fascista stabilì con le masse.

L’impresa di Fiume diede l’esempio di come una piccola fazione di persone potesse sovvertire le istituzioni, alleandosi con gli ambienti militari e industriali più sensibili agli slogan del patriottismo e del combattentismo.

Dopo l’impresa fiumana, solo l’ascesa di Mussolini impedì lo sviluppo del sogno dannunziano, quello, cioè, di guidare una rivolta nazionale contro il crescere dei movimenti di sinistra e le lotte sociali.

Dopo la marcia su Roma, di cui era all’oscuro, D’Annunzio fece buon viso a cattivo gioco, accettando il fatto compiuto. I rapporti con Mussolini che lo temeva, rimasero improntati a reciproca diffidenza, vi furono dissapori e rimbrotti, specie per l’alleanza con la Germania, che D’Annunzio non accettò mai.

Egli sapeva che il fascismo voleva sfruttare il prestigio del suo nome, ma passivamente accettò di essere relegato ai margini, additato come una gloria della nazione italiana e imbalsamato nella maschera del “maestro”. 8

La poetica dannunziana

D’Annunzio rappresentò nella vita italiana, con i suoi atteggiamenti, innanzitutto un fatto di costume, incarnò i desideri di evasione dalla monotonia quotidiana di ceti intellettuali e borghesi insoddisfatti della realtà della vita nazionale nei decenni post-risorgimentali. Per questo gran parte della sua vastissima opera, creata per esaltare e sostenere il mito che di sé aveva costruito, appare oggi superata e priva di attualità.

Sul piano più intimamente poetico, accanto all’esteriorità di molti atteggiamenti esibizionistici seppe almeno cogliere ed esprimere la comunione dei sensi e dell’anima con la molteplicità della vita naturale, creando quella dimensione “panica”, di immedesimazione quasi fisica e sensuale basata sulle immediate sensazioni, che in particolare nella raccolta Alcyone segna il nascere di un atteggiamento nuovo per la nostra poesia.

Per esprimere questo atteggiamento raffinato e sensuale D’Annunzio si servì di un linguaggio ostentatamente insolito ed artistico, basato sul recupero di preziose voci arcaiche e sull’invenzione di neologismi capaci di stupire e meravigliare; creò così un “culto della parola” ricercata soprattutto per clamorose risonanze musicali (anch’egli si affidò molto alle onomatopee) che spesso è solo espediente retorico, ma che sa anche diventare talora esperienza linguistica originale e contribuisce, anche se in misura minore del Pascoli, ad avviare il nuovo linguaggio poetico del ’900 verso le svolte successive.

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La vita di Mussolini

Sono nato il 29 luglio 1883 a Dovia di Predappio, in provincia di Forlì, da Rosa Maltoni, maestra elementare, e Alessandro Mussolini, fabbro ferraio. 9

Dapprima studia nel collegio salesiano di Faenza (1892-’93), poi presso il collegio Carducci di Forlimpopoli, conseguendo anch’egli il diploma di maestro elementare.

Stimolato dal padre, esponente socialista facinoroso e violentemente anticlericale, comincia la sua carriera politica appunto con l’iscrizione al Partito Socialista Italiano (PSI). Poco tempo dopo incappa in una vera avventura.

Allo scopo di sottrarsi al servizio militare, infatti, fugge in Svizzera, dove conosce importanti esponenti rivoluzionari, rimanendo fra l’altro affascinato dalle idee di stampo marxista.

Rientrato in Italia nel 1904 dopo essere stato espulso dai cantoni per ripetuto ed esasperato attivismo antimilitarista e anticlericale, scampa la pena prevista per la renitenza alla leva grazie ad un errore burocratico, per compiere quindi il servizio militare nel reggimento di bersaglieri di stanza a Verona.

Per un breve periodo trova anche il tempo per insegnare presso Tolmezzo ed Oneglia (1908), dove tra l’altro collabora attivamente al periodico socialista “La lima”; dopodiché, torna a Dovia.

L’attività politica però continua incessante. Fra l’altro, viene imprigionato per dodici giorni per aver sostenuto uno sciopero di braccianti.

Ricopre quindi la carica di segretario della Camera del Lavoro a Trento (1909) e dirige un altro quotidiano: “L’avventura del lavoratore”. Si scontra presto con gli ambienti moderati e cattolici e, dopo sei mesi di frenetica attività propagandistica viene espulso dal giornale tra le vibranti proteste dei socialisti trentini suscitando una vasta eco in tutta la sinistra italiana.

Torna a Forlì dove si unisce, senza vincoli matrimoniali né civili né religiosi, con Rachele Guidi, figlia della nuova compagna del padre. Insieme ebbero cinque figli: Edda nel 1910, Vittorio nel 1925, Bruno nel 1918, Romano nel 1927 e Anna Maria nel 1929. Nel 1915 sarebbe stato celebrato il matrimonio civile mentre nel 1925 quello religioso.

Contemporaneamente la dirigenza socialista forlivese gli offre la direzione del settimanale “Lotta di classe” e lo nomina proprio segretario.

Al termine del congresso socialista a Milano dell’ottobre 1910, ancora dominato dai riformisti, Mussolini pensa di scuotere la minoranza massimalista, anche a rischio di spaccare il partito, provocando l’uscita dal PSI della federazione socialista forlivese, ma nessun altro lo segue nell’iniziativa.

Quando sopraggiunge la guerra in Libia, Mussolini appare come l’uomo più adatto a impersonare il rinnovamento ideale e politico del partito. 10

Protagonista del congresso emiliano di Reggio Emilia e assunta la direzione del quotidiano “Avanti!” alla fine del 1912, diventa il principale catalizzatore delle insoddisfazioni della società italiana, piegata da crisi economiche e ideali.

Lo scoppio del primo conflitto mondiale trova Mussolini sulla stessa linea del partito e cioè di neutralità. Nel giro di pochi mesi, però, nel futuro Duce matura il convincimento che l’opposizione alla guerra avrebbe finito per trascinare il PSI ad un ruolo sterile e marginale, mentre, secondo il suo parere, sarebbe stato opportuno sfruttare l’occasione per riportare le masse sulla via del rinnovamento rivoluzionario.

Si dimette perciò dalla direzione del quotidiano socialista il 20 ottobre 1914, proprio due giorni dopo la pubblicazione di un suo articolo che faceva appunto notare il mutato programma.

Dopo la fuoriuscita dall’Avanti! decide di fondare un suo giornale. Ai primi di novembre fonda quindi “Il Popolo d’Italia”, foglio ultranazionalista e radicalmente schierato su posizioni interventiste a fianco dell’Intesa. Il popolo, a giudicare dal clamoroso boom di vendite, è con lui.

A seguito di queste prese di posizione, viene espulso anche dal partito (è il 24-25 novembre 1914) e richiamato alle armi (agosto 1915). Dopo essere stato seriamente ferito durante un’esercitazione può ritornare alla guida del suo giornale, dalle colonne del quale rompe gli ultimi legami con la vecchia matrice socialista, prospettando l’attuazione di una società produttivistico-capitalistica capace di soddisfare le esigenze economiche di tutti i ceti.

Le esigenze inespresse che serpeggiano nella società italiana Mussolini sa raccoglierle sagacemente e un primo tentativo lo effettua con la fondazione, avvenuta a Milano il 23 marzo 1919 con un discorso di Mussolini a Piazza San Sepolcro, dei “Fasci di Combattimento” basata su un mescolamento di idee radicali di sinistra e di acceso nazionalismo.

L’iniziativa non riscuote di primo acchito un gran successo. Man mano però che la situazione italiana si va deteriorando e il fascismo si caratterizza come forza organizzata in funzione antisindacale e antisocialista, Mussolini ottiene crescenti adesioni e pareri favorevoli dai settori agrari e industriali e dai ceti medi.

La “marcia su Roma” (28 ottobre 1922) apre a Mussolini le porte per formare il nuovo Governo, costituendo un gabinetto di larga coalizione che lascia sperare a molti l’avvento dell’attesa “normalizzazione”.

Il potere si consolida ulteriormente con la vittoria nelle elezioni del 1924. Successivamente Mussolini attraversa un periodo di grande difficoltà a causa dell’assassinio del deputato socialista Giacomo Matteotti (10 giugno 1924).

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Sintesi
  • Italiano: Gabriele D'Annunzio
  • Storia: il Fascismo
  • Topografia: il progetto stradale
  • Costruzioni: Progetto di un muro
  • Tecnologia delle costruzioni: elementi di urbanistica
  • Diritto: il diritto di proprietà
  • Estimo: espropriazione per pubblica utilità; i fabbricati civili
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