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Indice

0. L’evoluzione

0.1 Introduzione Pagina 2

1. Storia

1.1 Darwinismo sociale Pagina 3

1.2 Contesto storico Pagina 3

1.3 Il ruolo determinante di Charles Darwin Pagina 4

1.4 Strumentalizzazione del darwinismo Pagina 4

1.5 I pericoli della genetica Pagina 5

2. Letteratura italiana

2.1 Uno sguardo al positivismo Pagina 6

2.2 La rivolta contro il positivismo Pagina 6

2.3 Il naturalismo Pagina 6

2.4 Emile Zola Pagina 7

2.5 Il romanzo sperimentale Pagina 7

2.6 Il verismo Pagina 8

2.7 Giovanni Verga Pagina 8

3. Filosofia

3.1 Il positivismo nella filosofia Pagina 10

3.2 Herbert Spencer Pagina 11

3.3 L’evoluzionismo cosmico Pagina 11

4. Anatomia

4.1 La postura eretta Pagina 12

4.2 Il linguaggio Pagina 16

4.3 La visione a colori: tricromatismo Pagina 17

5. Biochimica

5.1 Struttura del DNA Pagina 18

5.2 Un po’ di storia Pagina 22

6. Microbiologia

6.1 Introduzione Pagina 23

6.2 Clonaggio ed isolamento dei geni Pagina 25

6.3 Genoteche Pagina 25

7. Scienze della Terra

7.1 Introduzione Pagina 27

7.2 Deriva dei continenti Pagina 28

7.3 Studio dei fossili Pagina 28

7.4 La Terra: pianeta predisposto alla vita Pagina 29

8. Matematica

8.1 Modello di Malthus Pagina 31

8.2 L’equazione logistica o di Verhulst Pagina 32

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9. English

9.1 Scientific English Pagina 33

9.1.1 Charles Darwin Pagina 33

9.1.2 The origin of Species Pagina 33

9.2 English Literature Pagina 34

9.2.1 Victorian era & Victorianism Pagina 34

0. L’evoluzione

0.1 Introduzione

In questo elaborato tratterò dell’argomento Evoluzione, termine che ha avuto origine con l’affermazione delle teorie lamarckiane prima, e darwiniane poi. L’evoluzione consiste in una serie di variazioni bio-morfologiche che hanno caratterizzato i viventi nel corso del tempo, trasformandoli e diversificandoli gli uni dagli altri.

L’affermarsi della teoria evoluzionistica di Charles Darwin causò una grave frattura nella società del XIX secolo; la Chiesa si oppose all’evoluzionismo, in quanto sostenitrice del creazionismo e (dottrina secondo la quale la specie umana e qualsiasi altra forma vivente sono opera perfetta ed immutabile di un “architetto intelligente”) all’idea che l’uomo discendesse dalla scimmia. Una simile reazione da parte della società religiosa consente di comprendere il perché Darwin, consapevole dei tempi, avesse esitato a pubblicare la sua più famosa opera “L’origine delle specie”, che, comunque, uscì nel 1859.

L’enorme impatto culturale del darwinismo sulla speculazione filosofica come nel senso comune si può paragonare solo a quello che aveva avuto il passaggio dalla concezione tolemaica del sistema solare a quella copernicana.

Tra le implicazioni riconosciamo:

  • La sostituzione di una visione della natura immutabile e creata da Dio con il concetto di una storicità della natura. Vi è un unico grande processo evolutivo che coinvolge l’universo, la terra, la vita e l’uomo stesso;
  • L’affermazione della piena naturalità dell’uomo, animale tra gli animali, anche se più evoluto. Classica e già accennata in precedenza è l’idea volgarizzata nell’affermazione banale e inesatta che “l’uomo deriva dalla scimmia”;
  • Il pesante scontro con le concezioni religiose tradizionali, non dovuto solo ed esclusivamente al contrasto con il racconto biblico della creazione, ma soprattutto all’eliminazione di ogni idea finalistica o provvidenziale nella spiegazione della natura.

Il conflitto fra la scienza e la fede fu uno dei grandi temi del tardo Ottocento, e si manifestò sia in violente polemiche tra seguaci del darwinismo e apologeti della religione sia in una lacerazione della coscienza, per coloro che non si sentivano di ripudiare né l’una né l’altra verità.

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L’origine delle specie è considerata una delle opere cardine della biologia odierna. Essa è stata in grado di smuovere il pensiero filosofico e sociale, influendo notevolmente su posizioni ed azioni individuali, come ad esempio su diversi approcci a certi problemi di giustizia sociale o sull’efficienza di un determinato sistema educativo.

La teoria di Darwin è centrata sul concetto di selezione naturale, ossia sulla scomparsa di modificazioni genetiche non ottimali, in seguito alla mancanza o il minor adattamento degli individui all’ambiente, ma non si occupa dello studio riguardante l’origine delle modificazioni né dei processi biologici che le scandiscono.

1. Storia

1.1 Darwinismo sociale

Il darwinismo sociale è la concezione secondo la quale un aspetto particolare della teoria evolutiva o teoria della selezione naturale si può applicare alle popolazioni umane.

In sintesi, il concetto di “lotta per la vita” si applica al contesto sociale per sostenere che nella comunità il più forte (caratteri economici, professionali, sociali) vince sul più debole.

Il modello proposto dalla teoria dell’evoluzione, ossia esseri umani visti come specie animale, in lotta, presuppone egoismo e individualismo. Il darwinismo tenta di far figurare un mondo dove gli esseri umani vivono e si comportano come animali.

Se si accettano certe premesse risulta poi del tutto accettabile che una persona anziana e bisognosa venga trascinata fuori dalla propria casa o che vengano raggruppati i disabili per poi lasciarli morire nei campi di concentramento. Sempre secondo questa concezione, le classi “inferiori” possono essere perseguitate, sfruttate ed eliminate. Coloro che ritengono che la società umana possa progredire solo quando si metteranno in atto queste politiche atroci, sottintendono che i massacri, il genocidio, la crudeltà e l’efferatezza siano una forma di successo. Gli individui e le società (quindi intere nazioni e culture) incapaci di raggiungere quel successo devono essere eliminate.

Elaborato nella seconda metà del XIX, il darwinismo sociale perse la sua influenza durante la seconda metà del XX secolo. Esso ebbe effetti negativi permanenti e dannosi. In completa contraddizione con i valori morali e religiosi, si diffuse una visione distorta del mondo secondo cui la gente deve misurarsi per vincere, o quanto meno, per sopravvivere.

Dal darwinismo sociale emersero nuovi stili di vita che ispirarono le sanguinose e totalitarie ideologie del comunismo e del nazi-fascismo, un capitalismo feroce che ignorava la giustizia sociale, il razzismo, i conflitti etnici, la degenerazione morale e molti altri disastri che hanno inflitto catastrofi all’umanità.

Oltretutto il darwinismo sociale venne usato come principale motivazione per dare una presunta validità scientifica ai mali esistenti, alle politiche e alle pratiche spietate.

Adottando questa tendenza, del tutto priva di qualsiasi fondamento scientifico, molta gente cominciò a concepire la crudeltà, la barbarie e la ferocia come elementi della vita quotidiana, ignorando che i valori umani comportano la virtù della compassione, dell’affetto, della comprensione, del sacrificio, della solidarietà e del sostegno reciproco tra società e individui. A giustificare il male che infliggevano, gli esecutori adducevano prove scientifiche ma, naturalmente, queste false rivendicazioni e supposizioni non erano altro che un terribile raggiro.

1.2 Contesto storico

Il XX secolo è stato uno dei più bui e nefasti dell’intera storia dell’uomo: scenario di disumani spargimenti di sangue e della sottomissione di milioni di persone alla paura e all’oppressione più atroce. Dittatori come Hitler, Stalin e Pol Pot ordinarono il genocidio di milioni di persone. Hitler si servì delle camere a gas per sterminare gli “inutili”. Centinaia di migliaia di persone in molti paesi occidentali (dalla Gran Bretagna alla Germania, dagli

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USA alla Svezia) vennero sterilizzati a forza o fatti morire soltanto perché malati, storpi o anziani. In tutto il mondo furono oppresse e sfruttate intere popolazioni in nome di una competizione feroce. Il razzismo divenne l’ideologia di alcuni ceti sociali e alcune razze non furono considerate nemmeno umane. A causa dei conflitti e delle guerre calde e fredde tra Est e Ovest, le popolazioni dei paesi comunisti e capitalisti, e persino gli stessi concittadini, divennero nemici tra di loro.

1.3 Il ruolo determinante di Charles Darwin

Darwin, nel suo saggio Sull’origine delle specie mediante selezione naturale, apparso nel 1859, pose l’accento sul fatto che il mondo naturale è caratterizzato da una furibonda e ininterrotta lotta per la sopravvivenza e questo avviene sia tra differenti specie sia all’interno di ogni singola specie. Nel corso di tale scontro, però, non tutti i protagonisti partono con le medesime probabilità di vittoria (cioè di sopravvivenza): alcuni individui e/o alcune specie, infatti, possedendo determinate caratteristiche biologiche, che permettono loro di inserirsi al meglio nell’ambiente in cui devono vivere, vengono a trovarsi in posizione di netto vantaggio. Oltre tutto, accoppiandosi tra loro, questi soggetti meglio dotati trasmettono per via ereditaria i caratteri vincenti, generando una discendenza ancora più forte; la selezione, in altri termini, produce l’evoluzione.

Ne L’origine dell’uomo, pubblicato nel 1871, Darwin applicò la sua impostazione anche al genere umano; prescindendo completamente dalla tradizione biblica e da ogni altra concezione religiosa che vedeva nell’uomo un essere speciale (perché dotato di anima, ad esempio), Darwin lo ricondusse alla pura e semplice animalità, affermando che l’essere umano attualmente esistente è a sua volta l’esito di un lunghissimo processo di selezione e di evoluzione. Foto di Charles Darwin

Darwin, pur non essendo un positivista, aveva applicato allo studio delle origini del genere umano un metodo analogo a quello raccomandato da Auguste Comte (esponente della filosofia positivista), limitandosi a prendere in considerazione e a ritenere affidabile solo ciò che poteva essere osservato concretamente e verificato sul campo. Pertanto, al pensatore inglese Herbert Spencer, negli anni Sessanta e Settanta, fu possibile inserire il darwinismo nella mentalità positivista e fare di esso uno degli ingredienti più importanti di quella concezione.

1.4 Strumentalizzazione del darwinismo

Spencer, però, non si limitò solo a coniugare il pensiero di Darwin con quello di Comte e a trovare alcune espressioni ad effetto, capaci di imprimere con chiarezza nelle menti il pensiero darwiniano (fu lui, ad esempio, a coniare la formula: sopravvivenza del più adatto), ma, soprattutto, fu lui a dare inizio al darwinismo sociale. Alla fine dell’Ottocento

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divenne consueto giustificare la politica imperialistica delle grandi potenze europee facendo ricorso alle tesi esposte da Darwin: le popolazioni dei paesi conquistati, in altre parole, venivano equiparate alle specie inadatte, condannate a soccombere nel grandioso processo di lotta per la sopravvivenza voluto dalla natura. Analogamente, furono considerate l’equivalente delle specie adatte e vincenti le borghesie, e più in generale, le classi superiori, che detenevano il potere nei vari paesi industrializzati. In tutti i casi, si trattasse della classe operaia, degli indiani d’America o di un altro gruppo etnico sottomesso o sterminato, il darwinismo sociale serviva a dare una patente di legittimità a situazioni di violenza e di oppressione. Quelle che erano realtà provocate dall’uomo (e solo dall’uomo), per mezzo di un uso strumentale dell’argomentazione scientifica potevano essere smascherate e contrabbandate come altrettanti esempi di una legge della natura, spietata, forse, ma inesorabile, necessaria, e quindi immodificabile.

1.5 I pericoli della genetica

Foto di Gregor Mendel

Un’analoga pericolosa strumentalizzazione avvenne nella genetica, una nuova scienza che nacque intorno al 1900, dopo la riscoperta degli studi pionieristici compiuti negli anni Sessanta dal monaco boemo Gregor Mendel (1822-1884) sui meccanismi dell’ereditarietà. Poiché venne accertato che ogni carattere dell’organismo di un individuo era trasmesso, da una generazione all’altra, per mezzo di particelle (i geni) presenti nei cromosomi dei genitori, cominciò a farsi strada l’idea che lo stato dovesse assumere tra i propri compiti anche quello di vigilare sulla procreazione dei cittadini. In altre parole, dagli studi della genetica, si passò ben presto (sia in Inghilterra sia in Germania) alla formulazione delle cosiddette teorie eugenetiche, secondo cui le conoscenze acquisite nel campo dell’ereditarietà dovevano essere applicate in una coerente politica sociale, per migliorare le qualità fisiche e psichiche della popolazione. In sintesi, si riteneva che le autorità dovessero permettere la procreazione solo ai cittadini che presentavano le caratteristiche migliori e che, quindi, avrebbero generato individui sani, mentre avrebbero dovuto impedire di procreare ai cittadini malati, capaci solo di riprodurre, nella loro prole, i difetti di cui erano portatori.

L’eugenetica trovò facile collegamento con il darwinismo sociale ed entrò a far parte del patrimonio culturale di tutte le dottrine razziste: un filo diretto collega le teorie elaborate in Inghilterra da Francis Galton (1822-1911) e da Kearl Pearson (1856-1936) alla sterilizzazione forzata di tutti coloro che fossero affetti da malattie ereditarie (ordinata dal regime nazista il 14 luglio 1933) e più in generale agli sforzi compiuti dal Terzo Reich per trasformare il popolo tedesco in una comunità di individui privi di difetti e di tare. È invece importante osservare che l’ideologia hitleriana fu sempre molto diffidente nei confronti del darwinismo, nella misura in cui sosteneva una dottrina evoluzionistica; per Hitler, infatti l’ariano era nato perfetto e tale era rimasto nel corso dei secoli: al limite, egli arrivò a sganciarlo dal mondo animale (cui Darwin, invece, aveva ricondotto l’essere umano, obbligandolo a riscoprirsi in tutta la propria dimensione biologica e corporea) e a

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concepirlo come il prodotto della folgore, di una scarica elettrica uscita da qualche forza cosmica non meglio identificabile. Sotto questo profilo, il nazionalsocialismo non ha più nulla in comune con il clima culturale e la mentalità del positivismo: al contrario, appare anch’esso un esito della generale rivolta antipositivista, iniziata nell’ultimo decennio dell’Ottocento.

2. Letteratura italiana

2.1 Uno sguardo sul positivismo

Ricollegandoci al darwinismo sociale è possibile riconoscere una corrente culturale e filosofica piuttosto influente nel XIX secolo: il positivismo; che grazie alle suggestioni dell’evoluzionismo darwiniano comincia a prendere piede nelle università e nella cultura.

L’idea-chiave del positivismo è che l’unica vera conoscenza è quella ottenuta col metodo scientifico, basato sull’osservazione sperimentale dei fenomeni e sulla scoperta delle leggi che li mettono in relazione; è esclusa la speculazione metafisica sulle cause ultime della realtà e sulle sostanze (Dio, spirito, materia). Compito della filosofia è allora ordinare i risultati della ricerca scientifica, definire e classificare gli ambiti delle diverse scienze e trarne le conclusioni più generali.

Con il positivismo sopraggiunse l’esigenza di estendere il metodo scientifico dalla conoscenza della natura a quella dell’uomo e della società;

in questo clima le scienze umane, come la psicologia, la sociologia, la linguistica e l’antropologia culturale ebbero grande sviluppo e acquisirono una fisionomia distinta.

2.2 La rivolta contro il positivismo

Contro il positivismo vennero mosse diverse critiche. Prima fra tutte l’accusa di essere bassamente materialista, insensibile e inattenta alle vere questioni umane, come sentimenti, ideali, morale e fede.

Per questo motivo vi fu un improvviso fiorire di ritorni alla religione o alle filosofie naturaliste, idealiste, spiritualiste e mistiche: si proclama la superiorità dell’azione sul pensiero dell’utilitario, della conoscenza scientifica. Queste correnti acquistarono man mano sempre più forza, fino a diventare l’affermazione di una rivolta antipositivista.

2.3 Il naturalismo

Prima di poter parlare di verismo è necessario delineare le caratteristiche generali di quest’altro movimento: il naturalismo. Tale movimento nasce in Francia attorno alla metà dell’Ottocento, per opera di scrittori come Emile Zola, Flaubert e Maupassant. Il vero esponente dei naturalisti francesi e il maggior teorico del movimento fu, però, Emile Zola, che ne fissò i principi nella teoria del Romanzo Sperimentale. Secondo Zola lo scrittore non doveva scrivere stando seduto al tavolo da lavoro, ma sarebbe dovuto uscire in mezzo alla gente, per sperimentare le situazioni e frequentare i luoghi dove avrebbe dovuto inserire i personaggi del romanzo: avrebbe dovuto studiare gli ambienti, le reazioni della gente, limitandosi poi a scrivere in piena oggettività quello che aveva appreso, proprio come uno scienziato che riferisce il suo esperimento appena terminato.

Il suo metodo evidenzia una certa importanza attribuita al contesto sociale, di come i moventi delle azioni umane siano molteplici e svariati in base all’ambiente in cui vive l’individuo.

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Sintesi

Materie e argomenti

  • Storia - Darwinismo sociale, implicazioni sociali della teoria di Darwin, strumentalizzazione del darwinismo e pericoli della genetica
  • Italiano - Rivolta contro il positivismo, naturalismo, verismo italiano e Malavoglia (Giovanni Verga)
  • Filosofia - Herbert Spencer, positivismo nella filosofia e evoluzionismo cosmico
  • Anatomia - Adattamenti anatomo-morfologici nell'essere umano: postura eretta, tricromismo e linguaggio
  • Biochimica - Storia e struttura del materiale genetico (DNA)
  • Microbiologia - Clonaggio, isolamento di geni e genoteche
  • Scienze della Terra - Deriva dei continenti, studio dei fossili e delineazione delle caratteristiche essenziali alla vita sul nostro pianeta
  • Matematica - Modello di Malthus preposto allo studio delle popolazioni
  • Inglese - The origin of species, Charles Darwin. Letteratura inglese: Vittorianesimo
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