Liceo delle scienze sociali
“San Francesco”
Fortunati Lisa
Classe V sezione 1
Anno scolastico 2010 – 2011
Indice
1. Introduzione Pag. 3
2. La neve Pag. 3
3. La comunicazione Pag. 7
4. La psicologia clinica Pag. 10
5. Luigi Pirandello Pag. 12
6. Arthur Shopenhauer Pag. 17
7. Oscar Wilde Pag. 20
8. Il doppio volto di Giolitti Pag. 22
9. Gli asintoti Pag. 25
10.
Bibliografia Pag. 26
1. Introduzione
Parto dal presupposto che essere e apparire è un argomento che mi affascina particolarmente. Mi sembrava banale iniziare a parlare della neve e del mondo di cui ne fa parte, ma cosa di meglio può aiutarmi a spiegare l’apparenza e la realtà delle cose se non la realtà in cui vivo?!
Il solo contatto con la natura mi fa essere ciò che voglio, libera da ogni pensiero, libera dai pregiudizi e dalle paranoie della società che mi circonda. È davvero più difficile essere che apparire?! Certamente in un ambiente corrotto e pieno di regole siamo costretti ad indossare delle maschere per pura convenienza. Non solo il rapporto tra le persone è ipocrita ma si affianca una visione virtuale che ci propone una realtà fittizia che spesso prende il posto di quella reale.
2. La neve (l’atmosfera)
Lo studio dell’elemento neve ha raggiunto ormai livello molto approfonditi in particolare in Paesi quali la Svizzera, la Francia, il Giappone e gli Stati Uniti.
La neve è ancora troppo spesso vista romanticamente come candido e materno mantello che ricopre la superficie terrestre, immobile e statico.
Al di là del candore della neve, che depositandosi in strati uno sopra l’altro forma il manto nevoso, non è per niente un elemento statico, anzi è estremamente dinamico e vivo.
Nel corso dell’inverno, sin dalle prime nevicate che accumulandosi vanno a formare i vari strati, i cristalli che compongono il manto nevoso sono in continua evoluzione e trasformazione, ora più lenta, ora molto rapida, guidati principalmente da fattori fisico-termici.
La temperatura, o meglio la differenza di temperatura che c’è nel manto nevoso, è il motore più importante delle trasformazioni che avvengono nel tempo e nello spazio all’interno del manto nevoso. È essenziale fattore regolatore della nascita dei singoli cristalli, condiziona lo scioglimento con il ritorno allo stato liquido, ovvero l’acqua.
Naturalmente ci sono altri fattori meteo-climatici che influiscono su nascita, sviluppo e caratteristiche della neve, quali vento ed umidità.
La neve è quindi formata da due elementi fondamentali: acqua + aria.
La composizione dell’atmosfera
La superficie terrestre è lambita da un “oceano” gassoso: l’atmosfera. Questa si estende in forma sempre più rarefatta fino a oltre 2000 km dalla superficie.
La parte più bassa dell’atmosfera comprende l’aria che respiriamo, una miscela di gas invisibili. Escludendo il vapore acqueo che è distribuito in modo molto irregolare, l’atmosfera è costituita da azoto (78%), da ossigeno (21%), da anidride carbonica e altri diversi tipi di gas.
In realtà, il vapore acqueo occupa fino al 4% dei volumi dell’aria.
La struttura dell’atmosfera
Si è potuto osservare che l’involucro gassoso complessivo può essere considerato formato da una serie di strati o “sfere” che si distinguono per il differente andamento della temperatura: se in uno strato la temperatura aumenta, in quello successivo diminuisce o viceversa; i vari strati sono separati
da sottili fasce, dove si verifica l’inversione della temperatura: queste superfici sono chiamate pause.
Dal basso verso l’alto gli strati si dividono in:
- Troposfera: a diretto contatto con la superficie terrestre. Si estende ad altezze variabili: 9 km ai Poli e 17 km all’Equatore. È lo strato più denso, dove si concentra circa il 90% della sua massa gassosa e gran parte del vapore acqueo. Nella troposfera si trovano fini particelle solide che nel loro insieme costituiscono il pulviscolo atmosferico (comprende emissioni inquinanti originate dall’attività umana); queste particelle in quanto su di esse avviene la condensazione del vapore favoriscono la formazione delle precipitazioni.
- La troposfera viene riscaldata soprattutto dalla superficie terrestre (15°C), all’altezza della tropopausa la temperatura raggiunge i -70°C per poi risalire.
- Stratosfera: si estende al di sopra della tropopausa mediamente fino al 50 km di altezza. In essa i gas sono rarefatti e tendono a stratificarsi. Per la quasi totale assenza di umidità, non si formano nubi e sono assenti le perturbazioni. La temperatura tende ad aumentare fin ai 20°C nella parte superiore, al confine con la stratopausa. Questo riscaldamento è connesso alla presenza di ozono (che si forma continuamente a partire dall’O2), assorbe la maggior parte dei raggi UV provenienti dal sole e libera calore che fa aumentare la temperatura della stratosfera.
- Mesosfera: si estende oltre la stratopausa. In questo la temperatura diminuisce fino a -80°C in corrispondenza della mesopausa e i gas presenti sono molto rarefatti. In questo strato si verifica il fenomeno delle stelle cadenti;
- Termosfera: si estende oltre la mesopausa; la temperatura aumenta fin a toccare valori che in corrispondenza alla termospausa raggiungono i 2000°C. Si tratta di temperature cinetiche: per l’estrema rarefazione dei gas, le poche molecole hanno molto spazio e si muovono a velocità altissime. Nella termosfera le particelle gassose sono presenti in forma di ioni che strappano elettroni dai loro atomi: in questo modo formano una fascia ionizzata chiamata ionosfera, i cui strati riflettono i segnali radio a onde medie e corte. Si incendiano disintegrandosi piccoli meteoriti e sciami di polveri solide che danno origine al fenomeno delle stelle cadenti; aurore polari;
- Esosfera: lo strato più esterno dell’atmosfera, le particelle gassose, costituite da atomi di elio e idrogeno, diventano via via rarefatte e si passa al vuoto siderale quasi totale.
Il meccanismo di formazione della neve
Focalizziamo l’attenzione sul primo strato, ossia quello dove avvengono i fenomeni meteorologici.
L’acqua, come molti altri corpi, si può presentare in tre strati di aggregazione della materia: liquido, gassoso e solido. Ogni cambiamento di stato implica somministrazione o sottrazione di calore. Un aumento di temperatura provoca agitazione termica delle molecole che tende ad allentare le forze di coesione che tengono più o meno unito un corpo.
Così, aumentando la temperatura, inizia a fondere, ed aumentandola ancora inizia a diventare gassoso.
Quando si ha passaggio dallo stato liquido a quello aeriforme negli strati più superficiali si ha il fenomeno dell’evaporazione, mentre il passaggio inverso si definisce condensazione.
Il vapore d’acqua è l’elemento di importanza principale nel dominio della meteorologia. Si tratta di gas invisibile che ha la proprietà di trasformarsi in piccole goccioline o cristalli di ghiaccio quando si abbassa la temperatura. Nel momento in cui l’aria si raffredda l’eccesso di vapore acqueo si condensa sotto forma liquida e si forma una nube di particelle in sospensione (nube di condensazione). La presenza di queste imperfezioni atmosferiche innalza il punto di congelamento dell’acqua intorno ai -12°C: nella nube si formano allora piccolissimi cristalli di ghiaccio che coesistono con le goccioline di acqua.
Questi cristalli captano le goccioline vicine, si ingrossano e cominciano a cadere per la forza di gravità. Il sistema di cristallizzazione dell’acqua è quello esagonale (secondo la temperatura in cui si trovano o della fascia che attraversano, essi cristallizzano lungo assi diversi).
Agglomerandosi uno con l’altro i cristalli formano un fiocco di neve. Se nella caduta continuano a trovare temperature negative, allora nevica. La classificazione internazionale dei cristalli distingue tre famiglie:
- Colonne (-5°C -10°C)
- Piastrine (-10°C -15°C)
- Stelle (inferiore ai -15°C)
I vari strati che compongono il manto nevoso possono avere caratteristiche diverse durante la caduta.
Si ha una lenta evoluzione permanente che dà luogo a dei significativi cambiamenti della forma dei cristalli detti metamorfismi.
Metamorfismi
Già durante la loro caduta, i cristalli possono frantumarsi o perdere delle ramificazioni, sotto l’effetto del vento o del peso stesso degli strati superiori.
La neve è un materiale molto complesso: è un miscuglio di acqua sotto forma solida, ghiaccio costituente lo scheletro dei cristalli, di acqua sotto forma liquida, di acqua sotto forma gassosa presente nell’aria che occupa il 90% del volume della neve fresca.
Agisce anche il fenomeno degli scambi di energia: quello in entrata dell’energia solare e quello in uscita dell’energia che la terra emette nello spazio.
Il sole emette energia sotto forma di radiazione luminosa che si propaga come onda elettromagnetica. La Terra ne intercetta nell’alta atmosfera ma solo una piccola parte raggiunge il suolo: le radiazioni nell’attraversare l’involucro atmosferico può subire dei fenomeni:
- Diffusione: deviate in tutte le direzioni;
- Riflessione: deviate verso lo spazio;
- Assorbimento: interagire con le molecole di gas e venire riemesse come raggi infrarossi.
Le radiazioni assorbite sono del tutto convertite in calore, mantengono però l’equilibrio tra calore acquisito e calore disperso. L’atmosfera viene riscaldata dal basso: la Terra trasferisce calore in tre modi:
- Irraggiamento termico;
- Per conduzione e convezione (l’aria calda si espande, sale e richiama l’aria fredda);
- Per evaporazione e condensazione (l’aria assorbe dall’ambiente calore, che poi viene restituito dal vapore dopo la condensazione sotto forma liquida o solida).
Per conduzione c’è cessione di calore verso corpi più freddi, cioè verso l’atmosfera.
Si definisce gradiente geotermico la differenza di temperatura che c’è tra un punto ed un altro all’interno della terra.
Questa emissione di calore da parte della Terra permette di avere alla base del manto nevoso, una temperatura costante (0°C).
Invece la situazione della temperatura al di sopra di quello strato, dato dal manto nevoso, è ben diversa. Vi è un continuo scambio di energia dallo strato inferiore verso la superficie del manto nevoso, come pure dalla superficie verso l’atmosfera.
Grazie al potere isolante della neve le escursioni termiche rapide riescono ad influenzare solamente i primi 30-50 cm dello strato superficiale.
Il manto nevoso
Ogni nevicata ha una sua identità, si deposita con modalità diverse, si trasforma a seconda delle variazioni. Ha quindi una personalità che si esprime con qualità termodinamiche.
Ogni strato si accumula su quello precedente. L’assestamento del manto nevoso, i vari cicli di gelo/disgelo, le temperature, i metamorfismi compattano gli strati, che perdono a tarda primavera le caratteristiche assunte nel corso della stagione.
La neve è un materiale molto compressibile, e l’assestamento (comprende anche l’espulsione di aria) produce un aumento della resistenza. Assestamento significa consolidamento relativo a quello stesso strato.
Un altro fattore importante è la resistenza che può essere: di compressione (poca coesione), a trazione (elevata coesione), di taglio (pericolo valanghe).
La neve è sottoposta alla forza di gravità, che è il motore principale dell’assestamento, si ha un movimento verso valle dei vari strati. Gli strati superiori scivolano verso valle a velocità più elevate rispetto agli strati sottostanti che resistono all’attrito del terreno.
I vari tipi di neve hanno diversi angoli di scivolamento che possono essere statici o dinamici.
Abbiamo accennato prima che il manto nevoso subisce modificazioni durante il corso della stagione legati ai differenti rapporti di calore che ne determina la resistenza.
Pertanto la neve, quando si poggia su pendii sufficientemente pendenti ha movimenti verso valle che possono essere lenti o di tipo repentino (delle valanghe propriamente detto).
Una valanga è una massa di neve che si mette in moto, in modo istantaneo, a seguito della rottura delle condizioni di equilibrio del manto nevoso presente su un pendio sufficientemente inclinato, per cause naturali e precipita verso valle per effetto della forza di gravità.
Distinguiamo diversi tipi di valanghe:
- Debole coesione
- A lastroni
- Radente asciutta e bagnata
- Polverosa
- Mista
Il peso della neve è definito dai fattori che influenzano la temperatura tra cui l’altitudine, l’ora del giorno, le stagioni, i venti, la copertura nuvolosa, la latitudine per quanto riguarda i raggi solari, l’esposizione al sole, la copertura vegetale, la distanza dal mare e le correnti marine.
3. La comunicazione
Essere è una esperienza che parte dal soggetto ma che ha la necessità dell’altro per esprimersi: vedere e essere visti, in un dialogo costante, accogliente e basilare per la vita (D. Winnicott “Sviluppo affettivo e ambiente” 1970).
Goffman
Metafora del teatro: ci comportiamo secondo un’etichetta, ossia la società ci impone un comportamento in base al contesto.
Vita sociale è la rappresentazione esterna e noi siamo burattini che indossano maschere a seconda dell’eventualità.
Nel privato (retroscena) siamo sciolti e l’etichetta crolla.
La comunicazione è il primo mezzo che permette di identificarsi. Il concetto di comunicazione non è univoco, bensì rimanda ad accezioni e significati anche molto distanti fra loro.
Il termine “comunicazione” deriva dal latino “mettere in comune”: indica quell’attività grazie a cui diversi soggetti possono condividere qualcosa. Un altro significato è inteso come “mettere in collegamento”. In terzo luogo la comunicazione può essere intesa come passaggio di informazione da un emittente a un ricevente attraverso un canale.
Informazione, emittente, ricevente, canale e codice costituiscono gli elementi indispensabili di ogni processo comunicativo.
Comunicazione non significa solo trasmettere qualcosa ma deve essere dotata di un significato sia per chi la trasmette sia per chi la riceve. Le medesime parole, dette in toni o contesti diversi, possono trasmettere diversi stati d’animo. Inferire significa comprendere tramite indizi: se avviene la corretta interpretazione di tali indizi, la comunicazione ha avuto successo (inferenza).
La comunicazione è, inoltre intesa come processo psicologico in quanto chi riceve il messaggio non è passivo ma spetta l’elaborazione, la decodifica di esso.
Modello di comunicazione interpersonale
Platone si interrogava sulla differenza tra i due principali mezzi di comunicazione della sua epoca, l’oralità e la scrittura, e sul loro rispettivo impatto sulla società.
Non esiste una teoria delle comunicazioni unitaria, ma un insieme di metodi d’indagine che si propongono di analizzare gli aspetti di un oggetto.
La comunicazione come passaggio univoco di informazioni:
- Emittente
- Informazione
- Destinatario
La comunicazione come relazione, condivisione:
Soggetto A --- informazioni --- soggetto B
Teorie
1. Laswell
Si tratta di uno schema descrittivo dell’atto comunicativo. Individua 5 domande
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- Italiano: Luigi Pirandello
- Storia: Giolitti
- Scienze della Terra: La neve (l'atmosfera)
- Scienze sociali/psicologia: La comunicazione e psicologia clinica
- Inglese: Oscar Wilde
- Filosofia: Arthur Schopenhauer