Essere e apparire
Ho scelto di affrontare questa tematica, poiché a parer mio oggi giorno alla consistenza dell’essere si sceglie l’apparire.
L’individuo è ormai condizionato dal mondo esterno e anche inconsciamente tenta continuamente di adattarsi ad un ambiente che non reputa proprio.
La rappresentazione della realtà
Per potersi orientare nella realtà ogni individuo ha bisogno di conoscerla, organizzarla, interpretarla, di capirne e dominarne la complessità. La rappresentazione della realtà è possibile se l’individuo possiede dei quadri di riferimento, dei sistemi di conoscenza, delle griglie di valutazione come le opinioni, le impressioni e gli stereotipi.
Le opinioni costituiscono il complesso dei concetti e dei giudizi che il soggetto elabora in riferimento al suo mondo oggettuale, cioè l’individuo ritiene che le proprie opinioni siano vere, non escludendo comunque la possibilità che esse possano essere riviste o cambiate. Pertanto le opinioni sono sempre personali e relative e influenzano positivamente o negativamente i propri atteggiamenti e comportamenti nei confronti degli altri.
Nella vita sociale di tutti i giorni capita spesso di formarsi impressioni su persone estranee che addirittura vediamo una sola volta o di sfuggita. Quando gli altri attirano la nostra attenzione ci formiamo impressioni sul loro conto determinandole da indizi. Gli indizi utilizzati rientrano in tre categorie: l’aspetto esteriore, i segnali della comunicazione e i comportamenti.
Dall’aspetto esteriore possiamo ricavare non solo la condizione sociale e l’età delle persone, ma anche tratti psicologici. Durante la comunicazione, per farci un’idea delle persone, ci basiamo non solo su ciò che dicono, ma anche sui segnali non verbali e molto di ciò che pensiamo degli altri si basa sull’osservazione di ciò che fanno.
La prima impressione è basata sugli stereotipi che possediamo, ossia vengono attribuite all’individuo caratteristiche di vario genere rifacendosi ai prototipi reali, ossia qualche persona che ci ha colpito e ricordiamo, o a prototipi ideali, vale a dire costruiti mettendo assieme vari tratti di individui incontrati nella nostra esperienza.
Soltanto dopo aver frequentato una persona riusciamo ad individuare dei tratti personali più profondi che ci portano così finalmente a riconsiderare la prima impressione, ed i giudizi attribuiti ad individui che frequentiamo abitualmente, a differenza delle prime impressioni, risulteranno relativamente accurati.
La società e la maschera
La società costituisce una sorta di trappola sociale in cui esprimere la propria essenza diventa sempre più difficile, creando intorno a sé un mondo in cui l’unica aspirazione dell’individuo risulta quella di essere per qualche istante una persona diversa da quella che è in realtà.
Anche Pirandello sosteneva che l’uomo non può fare a meno di una maschera che quello che si è, gli doni un ruolo o un’apparenza. È impossibile mostrarsi agli altri per quello che si è, e neanche noi stessi riusciamo a capirlo.
Rapportando Pirandello ai giorni nostri, mi sono resa conto di come i suoi pensieri fossero moderni, in quanto egli li basava sul contrasto tra Vita e Forma, maschera e volto, apparire ed essere.
La vita è vista come continuo movimento, una continua trasformazione da uno stato all’altro e tutto ciò che non rientra in questa realtà tende a morire.
La Forma è una maschera che noi stessi ci imponiamo o che ci impone il contesto sociale.
- Scienze sociali: opinioni-impressioni-stereotipi
- Italiano: le maschere di Luigi Pirandello
- Filosofia: la contrapposizione tra realtà e apparenza di Schopenhauer
- Francese: Jean Paul Sartre et l’existentialisme
- Latino: Petronio con La cena di Trimalcione
- Storia: la figura di Mussolini
- Scienze motorie: lo sviluppo fisico e sociale
- Matematica: teorema di Rolle