Estratto del documento

Classe 5°A

Liceo Scientifico

Esiste Dio?

Il problema del trascendente nella cultura occidentale.

Esame di Stato

Anno Scolastico 2014 - 2015 1

Introduzione

L'uomo, fin dalla preistoria, ha sempre sentito l'esigenza di confrontarsi col trascendente, con un'entità superiore e perfetta in grado di dargli spiegazioni su fenomeni naturali apparentemente incomprensibili, volgendoli a suo vantaggio.

Del resto, come osservato in una ricerca condotta ad Oxford e guidata dal filosofo Roger Trigg, la mente umana è naturalmente predisposta a vedere i fenomeni ed il mondo secondo un disegno, uno scopo, il cui demiurgo è un'entità trascendente.

In altri termini, è naturalmente votata a credere in Dio.

Appare quindi lecito interrogarsi sul perché l'uomo tenda costantemente a cercare ed a confrontarsi con Dio. A questo interrogativo si può dare una duplice risposta.

Dal punto di vista filosofico, l'uomo cerca Dio per colmare la sua incomprensione dell'infinito. Ci sono momenti in cui naturalmente è confrontato con la sua limitatezza spazio-temporale: di fronte a un cielo stellato, per esempio, non è possibile non annegare nell'immensità di ciò che lo circonda, avvertendo la sproporzione strutturale rispetto alla natura.

Più concreta, invece, la seconda prospettiva: l'uomo non cercherebbe Dio se non ci fossero la morte e il dolore. Se l'uomo fosse immortale, infatti, non avrebbe bisogno di ricercare qualcuno sopra di sé; anche nella lotta contro il dolore fisico e psichico probabilmente preferirebbe rivolgersi a qualcosa di più immediato e umano - come la medicina - e solo in casi estremi giungerebbe a ricercare un essere superiore. Senza la morte, probabilmente l'uomo si sentirebbe Dio.

Nelle società occidentali questo accade già: l'illusione di una felicità perenne spesso rende molti giovani insensibili ai problemi religiosi. Spesso solo i vecchi riempiono le chiese e non è raro il caso di persone che si avvicinano alla fede in tarda età, quando lo spettro della fine ha incominciato a riempire i loro giorni e le loro notti.

Dietro a questa questione, tuttavia, si apre una prospettiva più ampia: esiste Dio? Quale ruolo svolge la religione nella vita degli individui? In questo percorso ho cercato di analizzare, attraverso l'opera di filosofi e letterati di epoche differenti, la risposta data a questo quesito, seguendo un'impostazione prevalentemente storica.

Partendo da Seneca, con le sue considerazioni espresse nell'epistola 41, e da San Tommaso, iniziatore della Tomistica, il percorso si articola fino alla serrata critica mistificatoria dei “maestri del sospetto”, includendo le figure di Spinoza e Beckett, accomunati da posizioni estremamente originali sull'argomento.

In conclusione, una provocazione: è ancora possibile parlare di Dio e di speranza nella salvezza dopo la travolgente esperienza della Shoah oppure ogni tensione verso il trascendente è venuta meno nell'uomo? Un tentativo di risposta viene avanzato da Jonas, che riscrive i tratti stessi del Dio ebraico alla luce di quanto storicamente accaduto. 2

Indice

  • Seneca, epistola 41. (pag. 4)
  • Epistulae morales ad Lucilium.
  • S. Tommaso e la dimostrazione razionale di Dio. (pag. 8)
  • Spinoza e il panteismo. (pag. 10)
  • Marx: la religione come “oppio dei popoli”. (pag. 14)
  • Freud: la religione come isteria del mondo. (pag. 15)
  • Nietzsche: la morte di Dio. (pag. 16)
  • Beckett and the theatre of the Absurd: waiting for God? (pag. 19)
  • Una questione aperta: Jonas e “Il concetto di Dio dopo Auschwitz”. (pag.
  • 21)
  • Bibliografia e sitografia. (pag. 22)
  • 3

Seneca

Le Epistulae morales ad Lucilium

Le “Epistulae morales ad Lucilium” sono l'opera filosofica più importante di Seneca, quella in cui esprime nel modo più maturo e personale la sua visione della vita e dell'uomo. Si tratta di una raccolta di lettere scritte dopo il ritiro dall'attività politica, dunque dal 62 al 65: sono in tutto 124, distribuite in venti libri.

Il destinatario è Lucilio, un giovane amico e discepolo a cui Seneca dedicò anche le e il dialogo .

Naturales quaestiones De providentia.

Le epistole, di varia estensione, sono una riflessione su problemi di filosofia morale, un'antologia di temi cari a Seneca, quali il tempo, la morte, la figura del saggio.

Egli assume nei confronti dell'amico l'atteggiamento del consigliere e del maestro, per aiutarlo a raggiungere quella sapienza che egli sta ancora perseguendo giorno per giorno.

Nel complesso, si tratta di epistole letterarie, esplicitamente destinate alla pubblicazione e ai posteri, come affermato da Seneca stesso: è il primo epistolario propriamente letterario in latino, poiché, a differenza di quelli ciceroniani, fu concepito fin dall'inizio in vista della pubblicazione.

I grandi temi esistenziali affrontati da Seneca non vengono analizzati in modo astratto, ma partono da circostanze contingenti, talvolta autobiografiche: le esperienze autobiografiche vengono sempre trasformate in occasioni di riflessione da cui ricavare utili ammaestramenti.

Il modo di procedere dell'esposizione è libero, disinvolto, colloquiale: Seneca infatti assimila esplicitamente il suo discorso al sermo, cioè ad una conversazione informale. Tipico del sermo è l'assenza di sistematicità nell'esposizione della materia, sia all'interno delle singole lettere che nella disposizione della raccolta.

Il filo conduttore è il progressivo avanzamento del destinatario sulla strada della conoscenza filosofica. Da qui il carattere pedagogico e parenetico delle lettere, nelle quali Seneca presta particolare attenzione a quanto succede nell'io, nell'interiorità dell'individuo.

Un dio abita dentro ciascuno di noi (Epistulae morales ad Lucilium, 41, 1-5)

Seneca Lucilio suo salutem

[1] Facis rem optimam et tibi salutarem si, ut scribis, perseveras ire ad bonam mentem, quam stultum est optare cum possis a te impetrare. Non sunt ad caelum elevandae manus nec exorandus aedituus ut nos ad aurem simulacri, quasi magis exaudiri possimus, admittat: prope est a te deus, tecum est, intus est.

[2] Ita dico, Lucilii: sacer intra nos spiritus sedet, malorum bonorumque nostrorum observator et custos; hic prout a nobis tractatus est, ita nos ipse tractat. Bonus vero vir sine deo nemo est: an potest aliquis supra fortunam nisi ab illo adiutus exsurgere? Ille dat consilia magnifica et erecta. In unoquoque virorum bonorum (quis deus incertum est) habitat deus.

[3] Si tibi occurrerit vetustis arboribus et solitam altitudinem egressis frequens 4 lucus et conspectum caeli <densitate> ramorum aliorum alios protegentium summovens, illa proceritas silvae et secretum loci et admiratio umbrae in aperto tam densae atque continuae fidem tibi numinis faciet.

Si quis specus saxis penitus exesis montem suspenderit, non manu factus, sed naturalibus causis in tantam laxitatem excavatus, animum tuum quadam religionis suspicione percutiet. Magnorum fluminum capita veneramur; subita ex abdito vastis amnis eruptio aras habet; coluntur aquarum calentium fontes, et stagna quaedam vel opacitas vel immensa altitudo sacravit.

[4] Si hominem videris interritum periculis, intactum cupiditatibus, inter adversa felicem, in mediis tempestatibus placidum, ex superiore loco homines videntem, ex aequo deos, non subibit te veneratio eius? non dices: «ista res maior est altiorque quam ut credi similis huic in quo est corpuscolo possit?»

[5] Vis isto divina descendit; animum excellentem, moderatum, omnia tamquam minora transeuntem, quidquid timemus optamusque ridentem, caelestis potentia agitat. Non potes res tanta sine adminiculo numinis stare; itaque maiore sui parte illic est unde descendit.

Quemadmodum radii solis contingunt quidem terram sed ibi sunt unde mittuntur, sic animus magnus ac sacer et in hoc demissus, ut propius [quidem] divina nossemus, conversatur quidem nobiscum sed haeret origini suae; illinc pendet, illuc spectat ac nititur, nostris tamquam melior interest.

[1] Fai proprio una cosa buona e a te salutare se, come scrivi, continui ad avanzare verso la saggezza: è insensato chiederla a dio, visto che puoi ottenerla da te. Non occorre alzare le mani al cielo o scongiurare il sacrestano che ci lasci avvicinare alle orecchie della statua, quasi potessimo trovare più ascolto: dio è vicino a te, è con te, è dentro di te.

[2] Secondo me, Lucilio, c'è in noi uno spirito sacro, che osserva e sorveglia le nostre azioni, buone e cattive; a seconda di come noi lo trattiamo, lui stesso ci tratta. Nessun uomo è virtuoso senza dio: oppure qualcuno può ergersi al di sopra della sorte senza il suo aiuto? Egli ci ispira principi nobili ed elevati. In ogni uomo virtuoso abita un dio (quale non si sa).

[3] Se ti troverai davanti a un bosco folto di alberi secolari, di altezza insolita, dove la densità dei rami, che si coprono l'un l'altro, impedisce la vista del cielo, l'altezza di quella selva, la solitudine del luogo e lo stupore che desta un'ombra tanto densa e ininterrotta in uno spazio aperto, ti persuaderà che lì c'è un dio.

Se una grotta, creata non dalla mano dell'uomo, ma scavata in tanta ampiezza da fenomeni naturali, sostiene su rocce profondamente corrose un monte, un sentimento di religioso timore colpirà il tuo animo. Noi veneriamo le sorgenti dei grandi fiumi; vengono innalzati altari là dove d'improvviso scaturisce dal sottosuolo una copiosa corrente; onoriamo le fonti di acque termali, e il colore opaco o la smisurata profondità hanno reso sacri certi laghi.

[4] Se vedrai un uomo impavido di fronte ai pericoli, libero da passioni, felice nelle avversità, tranquillo in mezzo alle tempeste, che guarda gli altri uomini dall'alto e gli dèi alla pari, non ti pervaderà un senso di rispetto per lui? Non dirai: "C'è un qualcosa di troppo grande ed eccelso perché possa ritenersi simile al povero corpo in cui si trova"?

[5] Una forza divina è discesa in lui; una potenza celeste stimola questo spirito straordinario, moderato, che passa oltre ogni cosa considerandola di poco conto, che se la ride dei nostri timori e desideri. Non può un essere così grande restare saldo senza l'aiuto divino; perciò la parte maggiore di lui è là da dove è disceso.

Come i raggi del sole raggiungono la terra, ma non si staccano dal loro punto di 5 partenza, così l'anima grande e santa, mandata quaggiù per farci conoscere meglio il divino, sta insieme a noi, ma rimane unita alla sua origine; dipende da essa, a essa guarda e aspira e sta in mezzo a noi come un essere superiore.

Dal punto di vista dei contenuti, l'epistola di Seneca mostra il proprio debito dottrinale nei confronti della tradizione platonico-stoica, e non rivela tratti di spiccata originalità.

Se, nei paragrafi iniziali, l'immagine del sacer spiritus che alberga all'interno dell'uomo (e in particolare dell'uomo saggio e virtuoso), consigliandolo bonus vir, e indirizzandone le azioni in qualità di observator custos, rimanda alla concezione del demone platonico, l'idea più propriamente stoica dell'anima come emanazione del logos universale compare nel paragrafo 5, nel paragone con i raggi del sole che irradiano la terra pur restando in cielo: allo stesso modo l'anima del saggio, che partecipa alla forza divina discesa in lui, dimora solo fisicamente sulla terra, ma spiritualmente in cielo, da dove proviene.

Questa forza divina discesa nel saggio si esprime in un animo superiore, equilibrato, indifferente a tutto ciò che è umano e mortale, libero da timori e desideri.

Al paragrafo 3 Seneca elenca una serie di luoghi o spettacoli naturali in grado di inspirare nell'uomo un senso di religioso timore e il presentimento della presenza divina: boschi, che suscitano venerazione per l'antichità, e l'altezza degli alberi e l'ombra fittissima che li avvolge; spelonche scavate nei fianchi delle montagne; fiumi e sorgenti.

Lo stesso sentimento – argomenta Seneca – dovrà destare la visione dell'uomo saggio, di cui al paragrafo 4 sono riassunte le caratteristiche: l'incrollabilità dinanzi al pericolo e alle avversità, l'indifferenza ai piaceri e alle passioni, la superiorità rispetto agli uomini, l'uguaglianza dinanzi agli dei.

Come di fronte allo spettacolo della natura, così anche di fronte allo “spettacolo del saggio” e di queste qualità eccezionali, si ottiene dunque la certezza della presenza del dio in lui.

Il tema del deus internus si modella, dandogli esso stesso forma, sul linguaggio senecano dell'interiorità; da qui l'uso innovativo e peculiarissimo di preposizioni e avverbi che denotano la dimensione psichica, interiore (intra, in), dotati in Seneca di una pregnanza semantica mai attestata prima.

Sul finire del paragrafo 1, la frase prope est a te deus, tecum est, intus est afferma la presenza di dio non solo vicino all'uomo, ma anche all'interno dell'uomo.

L'idea è ripresa all'inizio del paragrafo successivo nella fortemente allitterante sententia, sacer inter nos spiritus sedet: intra nos, prosegue sulla linea dell'interiorizzazione del linguaggio, già annunciata dall'uso peculiare di intus (il latino classico si sarebbe espresso usando il più generico in nobis); la preposizione spesso unita a pronomi personali, intra, si specializza in Seneca a designare non più o non tanto la dimensione spaziale, quanto piuttosto quella interiore, psichica.

Alla fine del paragrafo Seneca torna a ribadire il concetto, utilizzando un verso virgiliano: In unoquoque virorum bonorum (quis deus incertum est) habitat deus.

Anteprima
Vedrai una selezione di 6 pagine su 22
Esiste Dio? tesina Pag. 1 Esiste Dio? tesina Pag. 2
Anteprima di 6 pagg. su 22.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Esiste Dio? tesina Pag. 6
Anteprima di 6 pagg. su 22.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Esiste Dio? tesina Pag. 11
Anteprima di 6 pagg. su 22.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Esiste Dio? tesina Pag. 16
Anteprima di 6 pagg. su 22.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Esiste Dio? tesina Pag. 21
1 su 22
Sintesi

Introduzione Esiste Dio? tesina

La tesina si struttura come percorso attraverso le interpretazioni date da filosofi o letterati differenti circa Dio.

Collegamenti

Esiste Dio? Il problema del trascendente nella cultura occidentale

  • Filosofia - S. Tommaso, Spinoza, Marx, Freud, Nietzsche.
  • Latino: Seneca.
  • Inglese: Beckett.
D/illustrazione/soddisfatti o rimborsati
Acquista con carta o PayPal
Scarica i documenti tutte le volte che vuoi