Estratto del documento

Liceo Scientifico “A. Volta” - Caltanissetta

I grandi esempi morali della storia

Anno scolastico 2013/2014

Maestri per ogni tempo

Quando si è disorientati e privi di punti di riferimento, è giusto farsi guidare dall’esempio proveniente dai maestri. Il “maestro” è un individuo in grado di far emergere, con la parola e con l’azione, il meglio che è nell’uomo. Non è solo colui che insegna: egli possiede una cultura ampia e profonda, ma il suo sapere non è svincolato dalla realtà. Il maestro è essenzialmente un uomo d’azione, non si nasconde all’interno di una torre d’avorio, ma si muove guidato dai grandi ideali. Non è necessario andare lontano nel tempo per trovare esempi di personalità di questo tipo; riflettere sul loro insegnamento può risultare interessante e utile. Maestro è chi, con il suo esempio, riesce a irrorare campi aridi attraverso mille canali: alle sue fonti i ben disposti possono attingere con facilità.

Per far sì che gli insegnamenti dei grandi maestri del passato non rimangano nell’oscurità dell’oblio è necessario che essi rivivano ogni giorno nella nostra mente e attraverso le nostre azioni affinché siano una costante fonte di ispirazione per tutte le generazioni.

Esaminiamo, dunque, attraverso un percorso cronologico interdisciplinare quelle che sono state alcune delle personalità più importanti della storia.

Socrate

Volendo tracciare quasi una linea cronologica di quelli che sono stati i grandi maestri della storia, mi sono subito chiesta da dove poter cominciare. L’età antica è piena di grandi esempi di virtù e moralità, ma tra tutti ho scelto colui che, a mio parere, ha dato un grande insegnamento all’umanità ponendosi lui stesso in prima persona come modello per gli altri, sia per i suoi contemporanei sia per tutte le generazioni a lui future. Sto parlando del filosofo ateniese Socrate.

Socrate: un esempio per gli uomini di oggi

Socrate è uno dei più importanti filosofi vissuti nell’età classica. Questo perché, al contrario dei suoi predecessori, i sofisti, non vuole insegnare (in-signo, mettere un segno, comunicare una sua dottrina), ma educare (ex-ducere, condurre fuori); infatti di lui non ci rimane nessuno scritto, proprio perché vuole aiutare gli altri uomini a far uscire da dentro di sé la verità attraverso continui dialoghi e ricerche interiori, con lo scopo finale di conoscere meglio se stessi e per far ciò non servono mezzi quali la parola cristallizzata.

Il motto di Socrate era cioè gnòthi seautòn, conosci te stesso, quello che sei, un uomo, riconoscendo i tuoi limiti e le tue possibilità, e senza pensare di sapere già tutto. Per questo Socrate fu considerato dall’oracolo di Delfi il più sapiente degli ateniesi, perché egli sostiene di non sapere nulla: solo chi sa di non sapere è desideroso di ricercare la sapienza, ed è quindi filosofo. Egli non è un presuntuoso come quelli che al suo tempo si ritenevano “filosofi”, i sofisti, che vantavano competenze che di fatto non avevano e per di più si facevano pagare per queste loro presunte conoscenze assolute: egli è onesto perché ammette di non sapere.

Il grande insegnamento di Socrate può essere colto in due aspetti principali:

  • Liberazione dai pregiudizi e dalla presunzione di sapere (ironia e maieutica).
  • La coerenza.

Nel suo dialogare Socrate riveste il ruolo del provocatore, colui che, con domande incalzanti, brevi e concise («che cos’è?»), porta l’interlocutore a rendersi conto della propria ignoranza, sradicando in lui quelle false certezze che lo imprigionano in concezioni pregiudiziali.

Questa è la fase “negativa” o dell’ironia orientata verso la ricerca e l’indagine.

La seconda fase è quella della maieutica («arte del far partorire»): come una levatrice, Socrate porta gradualmente il suo interlocutore a ragionare e a “partorire” lui stesso la verità attraverso il dialogo; verità che, per altro, si trova già in lui ma che ha bisogno di un aiuto per uscire fuori. In questo modo la verità, attraverso la conoscenza di se stessi, diventa una conquista personale autonoma e, al tempo stesso, ha valore universale in quanto basata sulla ragione.

Anche al giorno d’oggi bisognerebbe imparare ad essere più onesti con gli altri, ma soprattutto incominciare ad esserlo con se stessi, rendendosi conto di avere certi limiti, in modo poi da saperli superare nel migliore dei modi. Purtroppo però la presunzione è un male che possiede la maggior parte della gente, chi più, chi meno, ormai non ce ne si rende neppure più conto, ci si vanta di cose non vere, di essere istruiti ed intellettuali solamente per far colpo sugli altri, per farsi rispettare e per essere ammirati.

Un altro aspetto molto rilevante del carattere di Socrate è la sua coerenza: egli ha continuato a sostenere le sue idee nonostante sapesse di aver suscitato reazioni totalmente negative tra i nobili e i politici, procurandosi anche molte inimicizie e calunnie (episodi accaduti sotto il governo dei Trenta Tiranni). Infatti, nel 399, gli viene presentata una denuncia con l’accusa di aver corrotto i giovani, di essere immorale e empio con i suoi dialoghi e con le sue domande, definite pericolose: così Socrate, sotto accusa, si presenta davanti al tribunale di Atene, solo, senza alcun difensore, perché crede fermamente nella sua filosofia e nel suo dialogare per trasmettere i suoi pensieri e aiutare gli altri uomini a trovare il vero sapere dentro di sé ed a realizzare la propria virtù (aretè) in modo da essere felici.

Non si preoccupa di difendersi, piuttosto preferisce smontare tutte le accuse in modo che la giuria - da sola - si accorga della sua innocenza (Socrate chiese giustizia, pietà). Ma nonostante tutto, viene condannato a morte.

Il suo ultimo grande gesto di superiorità e di umiltà, è quello di aver rifiutato la possibilità di fuggire dal carcere, offertagli da uno tra i suoi seguaci più giovani, Critone: se avesse accettato la proposta, avrebbe violato le leggi della sua città e ciò, secondo il filosofo, non va mai fatto in quanto le leggi sono il mezzo attraverso cui l’uomo esce dalla propria animalità e diventa Uomo a tutti gli effetti. «Mai si deve commettere un’ingiustizia, neanche quando si subisce ingiustizia» afferma l’Ateniese.

Egli, quindi, dimostra fino alla fine della sua vita di essere coerente con se stesso e con i suoi principi, realizzando pienamente se stesso come uomo; Socrate accetta la cicuta senza opporsi e aspetta serenamente la morte.

Oggi sono veramente poche le persone così, che non rinunciano ai propri ideali neanche davanti alla morte; al giorno d’oggi si cambia idea così velocemente, immersi come siamo in una società consumistica e opportunistica, dimenticando di “conoscere noi stessi” e lasciandoci spesso condizionare dall’esterno. Bisognerebbe davvero imparare da questo grande filosofo, che con la sua volontà ha tenuto duro fino alla fine, coerente con se stesso e aiutando gli altri a capire cosa vuol dire essere realmente un uomo.

Dante Alighieri

La grande poesia trascende il tempo in cui è sorta e conserva sempre la sua validità e la sua fervida umanità. Essa va oltre i secoli e fa sentire la sua voce ogni giorno: infatti i grandi poeti, ponendosi come guida privilegiata dell’umanità ed esprimendo i valori più alti della civiltà, risultano sempre attuali. Pertanto chiunque può trarre insegnamento dalle loro parole.

Dante Alighieri: un poeta sempre attuale

La concezione dell’attualità di una poesia è certamente applicabile anche al sommo poeta: Dante Alighieri. La poesia di Dante travalica il tempo storico in cui è stata concepita e pone sempre al centro della riflessione di ognuno di noi la realtà umana nella molteplicità dei suoi aspetti. Compito del poeta è, infatti, quello di illuminare l’umanità rispecchiandone i problemi autentici, facendosi banditore e difensore delle virtù più alte. Egli non concepì la poesia come mezzo di evasione per rifugiarsi in una realtà compensatoria o in un mondo idillico, ma come strumento per mettere la sua parola al servizio dell’uomo e della società, in modo da creare una civile e pacifica convivenza, basata sulla giustizia e sull’ordine. Proprio per questi motivi, Dante può a tutti gli effetti essere considerato un autentico maestro di vita e dalla sua magnifica opera, la si possono trarre numerosi esempi.

Commedia

Innanzi tutto appare sicuramente attuale la sua concezione di una vita operosa e attiva tesa sempre al miglioramento di se stessa. Si può notare infatti la feroce condanna del poeta nei confronti degli ignavi, coloro che hanno vissuto nella pigrizia, senza prendere decisioni o compiere azioni di qualche tipo; o ancora dei violenti e dei fraudolenti che si sono affannati nel creare danno ad altri. Di contro emergono le gloriose descrizioni dei personaggi che hanno operato per il bene e che hanno onorato l’umanità e promosso con conquiste sempre più alte di civiltà.

Il poeta ci tiene ad evidenziare come queste figure positive abbiano agito tutte secondo ragione, l’unico mezzo che permette di arrivare alla verità e che ha in sé la capacità di far distinguere il male dal bene. Non a caso la ragione è una dei protagonisti della Commedia simboleggiata allegoricamente da Virgilio.

Un esempio pratico che possiamo analizzare riguarda la figura di Ulisse: sebbene Dante lo collochi nell’Inferno, egli non può non esaltare la nobiltà d’animo di un uomo che ha agito secondo ragione in nome della suprema dignità dell’essere umano. Pertanto, se Ulisse è condannato da un punto di vista teologico-metafisico, è invece giustificato sul piano materiale e umano.

Emblematici risultano i versi:

Dante Alighieri

Considerate la vostra semenza:

fatti non foste a viver come bruti,

ma per seguir virtute e canoscenza. (Inf., XXVI, 118-120)

Un altro insegnamento fondamentale che possiamo trarre, non solo dai versi, ma anche e direttamente dalla vita del poeta, è la coerenza morale, coerenza che, come ben sappiamo, gli costò la via dell’esilio. Quando i Neri presero il possesso di Firenze, ai Bianchi non rimase altra alternativa che l’abbandono della propria città, con tutte le conseguenze che questa decisione comporta. Ma quest’ultimi non si arresero e nei primi mesi del 1302 tentarono di rientrare con la forza a Firenze. Il tentativo fallì ma essi riprovarono l’anno successivo, nel 1303, e infine nel 1306.

Per quanto riguarda Dante sappiamo con certezza che egli prese parte alle prime due battaglie, ma non alla terza e, anzi, cercò di dissuadere i compagni invitandoli a scegliere la via diplomatica: poiché ciò non avvenne, Dante preferì “far se stesso parte per sé” e si distaccò dalla compagnia “malvagia e scempia”.

Dante si rese quindi conto che la violenza non era una soluzione e scelse di combattere la sua battaglia con le armi a lui più congeniali: i versi poetici. E la Commedia ha proprio il significato di mettere in mostra le storture della società per indicare all’umanità la via della salvezza.

Ma Dante è assalito da un dubbio: le sue parole potrebbero suscitare l’ira di alcuni uomini potenti e lui potrebbe non trovare più ospitalità presso i grandi signori, pertanto, è giusto rendere pubbliche tutte le malefatte dei grandi della terra di cui ancora si ha memoria?

La risposta si trova nelle parole del trisavolo di Dante, Cacciaguida:

[...] Coscienza fusca

o della propria o dell’altrui vergogna

pur sentirà la tua parola brusca.

Ma nondimen, rimossa ogni menzogna,

tutta tua vision fa manifesta;

e lascia pur grattar dov’è la rogna.

Chè se la voce tua sarà molesta

nel primo gusto, vital nutrimento

lascerà poi, quando sarà digesta. (Par., XVII, 124-132)

Cacciaguida consiglia a Dante di rendere pubblico tutto ciò che ha visto affinché gli uomini possano trarre esempio da queste vicende, proprio perché esse sono note a tutti.

Infine il poeta dà un’altra prova della sua rigorosa coerenza tra pensiero e azione quando nel 1315 rifiuta l’invito del Comune di Firenze di rientrare in città. Egli però poteva tornare solo se avesse riconosciuto la propria colpevolezza con un’umiliazione pubblica: Dante, convinto della propria innocenza, preferisce continuare il suo vagabondaggio piuttosto che accettare una simile proposta, aspettando che la sua città finalmente riconosca il suo altissimo valore poetico.

Possiamo concludere che la poesia e la letteratura in genere, con i grandi artisti che vi sono alle spalle, costituiscono sempre un punto di riferimento nei momenti di difficoltà e i loro insegnamenti sono le fonti da cui attingere per continuare il cammino verso un mondo più giusto: sono i barbari cominciano da zero.

Louis Pasteur

Parole che al giorno d’oggi ci sembrano così comuni, meccanismi che diamo ormai per ovvi, in realtà, hanno dietro una storia complessa e non sempre così “scontata” come ci può sembrare; meccanismi che possono salvare delle vite. Un esempio tra tutti potrebbe essere la vaccinazione: noi tutti siamo stati vaccinati contro diversi agenti patogeni e, la prima cosa da fare con un bambino appena nato è dotarlo di un forte sistema immunitario, per scongiurare la possibilità di incorrere in malattie più pericolose e difficili da curare.

A chi dobbiamo questa grande scoperta? L’identificazione dei primi vaccini contro il tetano o la rabbia è attribuita al grande scienziato francese Louis Pasteur.

Louis Pasteur: il grande scienziato che inventò la vaccinazione

Nato a Dole, in Francia nel 1822 Louis Pasteur è stato un importante chimico, biologo e microbiologo. Ha trascorso tutta la sua vita realizzando scoperte fondamentali per la biologia e la medicina moderne, occupandosi della fermentazione dei batteri, di malattie infettive, di come combatterle con i vaccini e di come rendere sterili i cibi attraverso la pastorizzazione.

A Parigi esiste dal 1888 l’Istituto Pasteur, da lui fondato e tuttora polo mondiale della ricerca biologica.

«Vi prego di interessarvi attivamente a quegli spazi sacri chiamati laboratori. Chiedete che ve ne siano molti altri e che siano belli perché sono i templi del futuro, della vera ricchezza e del benessere. È qui che l’umanità crescerà, si rafforzerà e si migliorerà. Qui l’umanità imparerà a interpretare l’opera della natura come progresso e armonia individuale, mentre le opere dell’uomo portano troppo spesso alla barbarie, al fanatismo e alla distruzione».

(Raccomandazione lasciata da Pasteur ai suoi allievi)

La scoperta dei fermenti - Quando si credeva ancora alla “generazione spontanea”

Attraverso degli attenti studi compiuti da Pasteur sul vino, egli fu il primo a scoprire che la produzione di alcol avveniva per la presenza di fermenti (oggi noti come lieviti) attraverso un processo detto di fermentazione.

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Sintesi

Introduzione Esempi morali della storia, tesina

Questa tesina per liceo scientifico descrive alcuni esempi morali della storia. La tesina permette i collegamenti con varie materie scolastiche come filosofia Socrate, in italiano Dante Alighieri, in Scienze Pasteur in Arte Le Corbusier, in fisica Enrico Medi, in Storia Martin Luther King, in Inglese i have a dream.

Collegamenti

Esempi morali della storia, tesina

filosofia - Socrate. Italiano - Dante Alighieri. Scienze - Pasteur. Arte - Le corbusier. Fisica - Enrico Medi. Storia - Martin Luther King. Inglese - i have a dream by Martin Luther King.
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