Presentazione
L’evoluzione scientifica, l’innovazione tecnologica e la ricerca che ha caratterizzato soprattutto l’ultimo decennio, hanno contribuito alla nascita di nuove scoperte che vengono impiegate in ambito medico per la cura di malattie, ma hanno anche permesso di acquisire nuove conoscenze sulla funzionalità del nostro organismo.
Il nostro corpo è un’“unità complessa” costituita da una parte organica e funzionale e da una sfera psichica, integrate tra di loro e che si influenzano reciprocamente. Ma è anche una “macchina formidabile”, in grado di rispondere a diverse situazioni mettendo in atto dei complicati meccanismi al fine di mantenere il più possibile un equilibrio.
La scienza moderna ci spiega anche che il nostro organismo produce una grande quantità di composti biochimici di vitale importanza, che intervengono a regolare questo equilibrio. Le endorfine ne sono un esempio, sostanze chimiche in grado di agire su delle importanti funzioni.
La conoscenza della loro molecola, delle loro proprietà e del meccanismo d’azione ha permesso agli studiosi di capire come stimolarne la sintesi e sfruttare il loro meccanismo d’azione come “cura” per il nostro corpo.
L’aspetto più affascinante e che più mi ha incuriosito è la capacità dell’endorfine di regalarci benessere, felicità e piacere e proprio su questo tema mi sono soffermato. Ogni volta che proviamo piacere queste sostanze si mettono in gioco: i momenti felici e piacevoli, che tutti abbiamo sperimentato e che spesso ricordiamo come qualcosa di speciale, corrispondono biologicamente ai momenti in cui il nostro corpo le sta secernendo.
Questo “magico aspetto” ha suscitato il mio interesse e indotto ad alcune riflessioni, conducendomi alla scelta di affrontare questa tematica come conclusione del mio percorso di studio.
Il benessere, i momenti di serenità, di gratificazione, di felicità e di piacere (anche fisico) che tutti ricerchiamo sono aspetti importanti in una vita frenetica e stressante dettata dagli attuali stili comportamentali della nostra moderna società: è una questione di “qualità della vita”. L’importante è assaporarli e viverli intensamente, anche se trattasi di attimi.
Ogni persona deve conoscere quali sono per lei gli aspetti piacevoli e concederseli, la felicità è nelle cose semplici: una canzone, un intenso abbraccio con la persona amata, un bel panorama, un film coinvolgente… A ciascuno il proprio tipo di felicità, basta accorgersene ogni qualvolta ci passa accanto.
Per non farci sorprendere con lo sguardo assente o con gli occhi chiusi, bisogna coltivare costantemente alcune accortezze. Non è un decalogo, ma quasi, piccole gioie ma frequenti aumentano la concentrazione di endorfine.
Il mio lavoro inizia proprio da qui.
In un primo momento ho approfondito da un punto di vista scientifico lo studio sulle endorfine. Successivamente ho considerato gli scritti di un autore, Jack Lawson, che insegna a utilizzare le endorfine per vivere meglio, essere felici e ricavare piacere.
Nel tentativo di soffermarmi sull’aspetto del piacere, ho ricercato e trovato una certa corrispondenza in campo letterario nella figura di Gabriele D’Annunzio e nel protagonista (Andrea Sperelli) del suo celebre romanzo “Il piacere”. Entrambi mirano a realizzare uno stile di vita del tutto eccezionale, fastoso, raffinato, sensuale, ricco di tensioni erotiche, superlativo e brillante, caratterizzato da una superiorità che è fuori dal comune, aspetti espressi dal filosofo Nietzsche con la teoria del superuomo, abbracciata dallo stesso D’Annunzio.
Per facilitare la comprensione di questo elaborato mi è sembrato opportuno utilizzare forme diverse di scrittura per esaltare i collegamenti tra le diverse materie, nel riportare le citazioni dei testi consultati. 1
Le endorfine
Le endorfine sono sostanze chimiche morfinosimili (dette anche morfine endogene) presenti nel cervello di tutti i mammiferi, compreso l’uomo. Vengono prodotte dal cervello, dalla ghiandola pituitaria e dall’ipotalamo, sono in grado di influenzare molti dei cicli fisiologici del nostro organismo, hanno un effetto positivo sul nostro umore e posseggono alcune proprietà farmacologiche: analgesica ed eccitante.
Sono una sorta di “droga naturale”, prodotta dal nostro stesso organismo, in grado di migliorare la nostra resistenza allo stress, alla fatica, al dolore e procurare piacere. La loro azione è simile alla morfina e ad altre sostanze oppiacee, tanto che le due sostanze hanno nomi somiglianti.
Il termine è composto da due parti: deriva da: endogeno = ciò che si genera internamente a una cellula o a un organismo e orfina, che sta ad indicare una sostanza morfino-simile prodotta all’interno del corpo.
La loro scoperta
L’interesse scientifico verso le endorfine inizia intorno agli anni 1970, quando si studia l’effetto di alcuni oppioidi esogeni (ad esempio la morfina) e la presenza di recettori specifici all’interno del sistema nervoso centrale.
La loro esistenza è stata supposta e poi provata, in base alla presenza di recettori della morfina nel cervello. La stimolazione con una blanda corrente elettrica di aree del cervello particolarmente importanti per il controllo del dolore, poiché a esse arrivano le informazioni sulle sensazioni provenienti da vari organi, ha consentito di osservare come queste aree, che sono le stesse su cui agisce la morfina e oppiacei analoghi, provocano la liberazione di endorfine, le quali rappresentano un tentativo di difesa dell’organismo contro il dolore.
Per questo si parla anche di sostanze oppioidergiche (Akil 1972).
Il grande passo in avanti è avvenuto con l’esatta identificazione a livello microscopico di specifici recettori presenti in alcune aree delle strutture cerebrali. I risultati di varie ricerche hanno chiarito che i recettori degli oppiati erano distribuiti nel cervello secondo schemi ben definiti e che alcune strutture mostravano di avere densità molto più elevate di altre, come: la sostanza gelatinosa del midollo spinale, la porzione mediana del talamo, la zona grigia periacquedottale del mesencefalo, il locus coeruleus (un piccolo nucleo del tronco cerebrale).
Si è quindi pensato che questi recettori fossero stati progettati dalla natura per legarsi a qualche neurotrasmettitore naturale. Così si è cercato di trovare una sostanza morfinosimile normalmente presente nell’organismo e lo si è individuato nelle endorfine.
Già nel 1973, l’esistenza di questi recettori era stata dimostrata dai ricercatori Pert e Snyder.
Nel 1975 John Hughes e Kosterlitz della Unit for Research on Additive Drughs di Aberdeenne, grazie ad esperimenti condotti in laboratorio sui cervelli di maiale, hanno isolato e analizzato per primi la struttura del materiale simile agli oppiati e lo hanno identificato come un miscuglio di due peptidi molto simili. Li hanno chiamati met- e leu-Encefalina, che presentando attività simile a quella della morfina, sono stati definite “oppioidi endogeni”.
Sono state scoperte successivamente altre due sostanze, le endorfine e le dinorfine.
Da qui è iniziato uno studio, che ha permesso di chiarire la distribuzione delle endorfine e la modalità con cui i diversi oppioidi endogeni si concentrano in modo variabile (ma generalmente diffuso) nei vari distretti e nelle differenti strutture dell’organismo.
2
Allo stesso modo, i loro recettori sono distribuiti in modo eterogeneo nel sistema nervoso centrale e periferico.
L’obiettivo della ricerca consisteva nello scoprire l’attività biologica degli oppioidi endogeni per sfruttare la loro azione e intravedere la possibilità di preparare analgesici per il controllo del dolore, il cui uso non producesse fenomeni di assuefazione, tolleranza e dipendenza come la morfina. La scoperta degli oppioidi endogeni e dei recettori specifici sembrava rappresentarne la risposta, poiché le endorfine inducono analgesia a dosi molto più basse di quelle della morfina.
In realtà, si è dimostrato che anche gli oppioidi endogeni (pur essendo chimicamente molto dissimili dalla morfina) si sono rivelati capaci di indurre questi fenomeni i cui meccanismi biologici, non ancora ben chiariti, sono molti e non sono riconducibili esclusivamente alla dinamica recettoriale, ma coinvolgono altre strutture e funzioni dell’organismo.
Uno studio più approfondito ha rivelato che le endorfine regolano anche altre importanti funzioni del nostro organismo (le vedremo più avanti).
Si stanno ancora effettuando ricerche in proposito per sfruttare la loro azione soprattutto in campo medico, in particolar modo per la terapia del dolore e per le tecniche di rilassamento.
Meccanismo d’azione
Le endorfine vengono secrete in maggiori quantità dalla ghiandola pituitaria e in numerose zone cerebrali, il nucleo arcuato ipotalamico e il nucleo del tratto solitario; ma anche in quantità minori nei surreni, nella placenta, nei testicoli e in alcuni tratti dell’apparato digerente (la mucosa gastrica e le isole di Langherans pancreatiche).
I polipeptidi prodotti localmente agiscono generalmente a breve distanza dal sito di secrezione e dalle sinapsi, mentre gli oppioidi circolanti (che provengono quasi esclusivamente dall’ipofisi), essendo peptidi, non attraversano la barriera ematoencefalica.
L’attività dell’endorfina è molto breve, per questo vengono somministrate direttamente nel sistema nervoso centrale e vengono eliminate da specifici enzimi.
Le endorfine, come già detto sopra, si legano ai recettori oppioidi delle cellule cerebrali presenti specialmente nel talamo e nel sistema limbico, si concentrano soprattutto nelle aree deputate alla percezione dolorifica, inibendo la trasmissione nocicettiva periferica del dolore.
Questi recettori sono probabilmente le sedi su cui agiscono i farmaci oppiacei, simulano e amplificano una risposta di tollerabilità al dolore già presente in natura. È stata scientificamente provata la loro straordinaria capacità di depolarizzazione delle membrane cellulari, che diminuiscono l’impulso nervoso.
Rimane ancora da accertare quale sia il significato biologico delle endorfine, ad esse viene attribuita una funzione intermedia tra quella degli ormoni e quella dei neurotrasmettitori. È probabile che esse svolgano azioni di coordinazione e controllo delle attività nervose superiori.
Le endorfine, oltre ad intervenire nella percezione del dolore, esercitano un’importante influenza in molti dei meccanismi che interessano il nostro benessere, quali:
- La regolazione del ciclo mestruale.
- La secrezione di altri ormoni come GH, ACTH, prolattina, catecolamine e cortisolo.
- La modulazione del comportamento affettivo, nella regolazione del desiderio sessuale, nel senso di benessere ed appagatezza che insorge al termine di un rapporto sessuale, nel primo periodo dell’innamoramento.
- La termoregolazione.
3
- Il controllo dell’appetito e dell’attività gastrointestinale (secrezioni digestive e pancreatiche, motilità intestinale ecc.).
- La regolazione del sonno.
Si è ampiamente dimostrato che, durante l’attività fisica, avviene il rilascio delle endorfine in circolo, generando un miglioramento del tono dell’umore, una riduzione della sensazione di ansia e di stress (fenomeno definito come runner’s high – euforia del runner), che perdura anche alcune ore dopo il termine dell’attività. Si spiega perché dopo una seduta sportiva ci si sente bene con se stessi e con il mondo che ci circonda.
Un aumento della concentrazione plasmatica di queste sostanze si verifica anche durante terapie analgesiche, l’agopuntura, l’elettrostimolazione e il massaggio sportivo.
Ma l’aspetto più affascinante ed interessante delle endorfine risiede nella loro capacità di regolare l’umore. Durante situazioni particolarmente stressanti il nostro organismo cerca di difendersi rilasciando endorfine che da un lato aiutano a sopportare meglio il dolore e dall’altro influiscono positivamente sullo stato d’animo.
Svolgono un ruolo antidepressivo: danno benessere fisico e mentale, energia, ottimismo, allegria ed euforia, potenziano le motivazioni. Favoriscono un senso di soddisfazione, la concentrazione e l’apprendimento, aiutano il relax. Hanno la capacità di regalarci piacere, gratificazione e felicità aiutandoci a sopportare meglio lo stress.
Questi stessi effetti si possono riscontrare in conclusione di un rapporto sessuale da cui deriva probabilmente la tipica condizione fisica ad esso correlata. Carezze, baci e abbracci stimolano la produzione di endorfine e di feromoni. La combinazione di questi due ormoni produce una sensazione di intenso piacere, durante e dopo la relazione sessuale.
L’interazione di queste sostanze con altri ormoni e neurotrasmettitori, secondo le più recenti scoperte, sarebbe alla base di numerosi aspetti della sfera psicologica e sessuale dell’uomo.
Studiando le concentrazioni plasmatiche di queste sostanze in particolari situazioni (tradimenti, maternità, amore, sesso, infatuazione ecc.) si è infatti scoperto che esiste una forte correlazione.
Anche il cioccolato ha la capacità di elevare il livello di endorfine nel sangue, perché quando lo si mangia, le papille gustative (in ecstasy) inviano al cervello il segnale di produrre endorfine.
Il cioccolato non è solo un peccato di gola... alza i livelli di serotonina e di endorfina ed appaga quel senso di insoddisfazione che ci affligge… insomma ci rende un po’ più felici.
Molecola
A tutt’oggi sono state identificate circa venti tipi di endorfine, divise in quattro distinte classi: “alfa”, “beta”, “gamma” e “delta”.
Chimicamente sono polipeptidi di lunghezza variabile. Ne sono stati isolati tre tipi: la α-endorfina, formata da 11 amminoacidi, la β-endorfina, formata da 31 amminoacidi.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Morfologia/biochimica: le endorfine
Letteratura: D'Annunzio (biografia), l'analisi dei personaggi del romanzo "Il piacere": Andrea Sperelli e le due donne fatali
Filosofia: Nietzsche e il mito del superuomo