Estratto del documento

Sofia Gasperini 3° A 2011/2012: emigrazione italiana

Indice

  • 1. Indice
  • 2. Indice
  • 3. Pagina Mappa concettuale
  • 4. Pagina Premessa
  • 5. Pagina Intervista
  • 6. Pagina Intervista
  • 7. Pagina Storia
  • 8. Pagina Storia
  • 9. Pagina Storia
  • 10. Pagina Tavola cronologica
  • 11. Pagina Brano ‘Lavoratori ospiti’
  • 12. Pagina Riassunto
  • 13. Pagina Esercizi
  • 14. Pagina Film ‘Il nuovo mondo’
  • 15. Pagina Giudizio Nuovo mondo
  • 16. Pagina De Amicis
  • 17. Pagina Gli emigrati
  • 18. Pagina Analisi e Parafrasi
  • 19. Pagina Decadentismo
  • 20. Pagina Decadentismo
  • 21. Storia dell’America
  • 22. Pagina America in Generale
  • 23. Pagina Nord America
  • 24. Pagina Stati Uniti
  • 25. Pagina Sud America
  • 26. Pagina Argentina una terra d’emigrazione
  • 27. Pagina Spagnolo
  • 28. Pagina Sur de America
  • 29. Pagina Argentina un pais de enmigraciòn
  • 30. Pagina Inglese
  • 31. Pagina Victorian Age
  • 32. The children during Victorian Time
  • 33. Pagina Deriva dei Continenti
  • 34. Pagina Vita di Wegner
  • 35. Pagina Maremma Amara
  • 36. Arte
  • 37. Fotografia
  • 38. Tragedie dell’emigrazione italiana
  • 39. L’emigrazione dal 1800 al 2000
  • 40. Progetto i migranti attraverso i giornali
  • 41. Conclusioni finali
  • 42. Bibliografia 1

Mappa concettuale 2

Letteratura

Decadentismo

Inglese Antologia

Victorian Brano’ Lavoratori

Age ospiti ‘

Storia

Spagnolo

II Rivoluzione

Sur de America

industriale

Emigrazione italiana

Poesia

Geografia

Edmondo de Amicis

Americhe

Musica

Arte

Maremma

Fotografia

Amara

Scienze

Deriva dei Continenti

Premessa 3

Ho scelto questo argomento, perché è nostro dovere ricordare quello che è stato il nostro passato e l’importanza che ha avuto l’emigrazione nella storia del nostro paese, per potere capire il presente.

Se intorno all’Ottocento eravamo noi che emigravamo verso le Americhe, l’Australia o il resto dell’Europa, adesso sono gli abitanti del Nord Africa, del Medio Oriente e dell’America Meridionale che cercano adesso nel nostro paese la possibilità di un lavoro ma anche di farsi una nuova vita e di garantire ai loro figli un futuro migliore.

Molti emigranti emigrano, perché adesso nel loro paese sono in corso guerre, dittature e regimi dittatoriali che gli impediscono di vivere e lavorare.

Come gli emigranti del 1800 emigravano in cerca di fortuna, anche quelli del 2000 emigrano per la fortuna e per una vita migliore.

Gli emigranti italiani e gli emigranti nord africani hanno in comune più cose uguali che diverse, perché in fondo l’unica differenza è il colore della pelle, ma le aspettative, le paure e le preoccupazioni sono tutte uguali e non hanno colore della pelle.

Dedico questa tesina a tutte quelle persone che, come gli Italiani che erano emigrati, anche loro possano sentire e vedere i vantaggi dell’emigrazione, perché con questo fenomeno sia noi che loro possiamo imparare gli uni degli altri, perché con il passare degli anni e delle generazioni la situazione tra le persone che rimangono e arrivano sia uguale.

Grazie a tutte quelle persone che mi hanno ispirato questa tesina, perché il mio intento è quello di far capire che l’emigrazione non va vista come un problema, ma come arricchimento della nostra e della loro cultura.

Intervista

Emigrazione anni 50: italiani

Intervista a un ex minatore

1. In che anno è emigrato per andare a lavorare in miniera?

Sono andato a lavorare in miniera nel 1956 a Monte Vecchio in provincia di Cagliari.

2. In quale parte d’Italia o all’estero?

In Sardegna.

3. Anche i suoi genitori erano emigrati per lavoro?

Sì, il papà era già emigrato nel 1948 e poi lo ha seguito l’intera famiglia.

Mio padre faceva il minatore a Perticara vicino a Pesaro Urbino (miniera zolfo della Montecatini) e poi in Belgio. Mio padre è andato a fare il minatore tra 1934 1940 e poi nel 1940 è andato a lavorare come muratore vicino a Berlino, dal 1940 al 1945. Dopo la guerra non sono stati più assunti, perché vi era la in crisi economica. Successivamente sono stati assunti dal commissario del lavoro che li aveva adibiti alla costruzione di un ponte. Ha lavorato per 6 mesi, dopo sei mesi non c’era più lavoro, quindi è andato a lavorare in Belgio in miniera. Qui c’era un patto tra Italia e Belgio riguardanti le miniere del carbone. Così l’Italia poteva avere il carbone e energia. Mio padre è andato in Belgio nel 1946 per 3 mesi nel 1948 partì per la Sardegna per Monte Vecchio (piombo e zinco, metalli pesanti che provocavano la silicosi).

4. Se nel periodo in cui è emigrato lei altre persone sono emigrate?

Sì, emigravano molte persone perché se andavano lavoravate, non dovevano andare a combattere e non erano arruolati per la guerra. Hitler e Mussolini hanno stretto un patto per non mandare in guerra le persone che non lavoravano, perché in Germania c’era bisogno di lavoro, questo è stato un patto tra l’Italia e la Germina. Loro hanno avuto i soldi fino al 1943.

Nel 1945 quando i Russi e gli Americani bombardavano Berlino ha dovuto attraversare Berlino a piedi e mangiavano le bacche e le rose.

Sono arrivati al confine con l’Austria. Le autorità austriache gli hanno dato la possibilità di prendere il treno per raggiungere l’Italia con un treno che era ai confini con la Baviera, sono entrati in Italia dal Brennero e poi da Bologna a Rimini, da Rimini con la corriera sono arrivati a Sant’Agata Feltria, intorno al 1945.

A Sant’Agata c’erano gli Americani che ricostruivano le strade, finito di lavorare se ne andarono. Ed è dovuto emigrare in una miniera di carbone in Belgio, la località era poco distante da Marcinelle, dove poi c’è stata la tragedia: nel 1956 intorno a 2500 operai sono morti in questa tragedia della miniera.

Mia madre aveva capito il pericolo delle miniere e scrisse una lettera, cercando di farlo tornare a casa, il papà.

La mamma, sul consiglio del segretario comunale, inviò ai responsabili della miniera, dove attestava che la mamma era in pericolo di vita. In questa maniera i responsabili diedero il consenso, perché mio padre potesse tornare in Italia, però non c’era lavoro, era il tempo in cui si cercava il personale, soprattutto i minatori per andare a cercare piombo e zinco e mio papà con altro persona di Sant’Agata Feltria andarono in Sardegna a Montevecchio, la zona delle miniere di piombo e zinco.

Questo nel 1948. Nel 1951, precisamente nel novembre, io, la mamma e Tonino (il fratello più piccolo) andammo in Sardegna e si riunificò la famiglia. Partimmo da Sant’Agata Feltria con un pulmino portandoci dietro le varie valigie, prendemmo il treno a Rimini per arrivare a Roma e poi a Civitavecchia, dove c’era l’imbarco delle navi per la Sardegna. Fu un viaggio disastroso, orribile: ci dettero i posti nella stiva, dove c’erano panche, non dei letti, con uomini e donne mischiate.

Il mare era molto mosso e c’erano delle persone venete ubriache che vomitavano continuamente. La mamma allora ci portò allo scoperto al centro della nave (parapetto), dove con le coperte abbiamo dormito sdraiati sul ponte vicino al parapetto della nave.

Eravamo partiti alle nove di sera ed arrivammo a Olbia alle undici della mattina. Il mare era molto mosso, con le onde arrivava sul parapetto, noi eravamo tutti bagnati. Ad Olbia prendemmo il treno, il cui percorso era Olbia-Cagliari. La stazione in cui noi scendemmo si chiamava San Gavino, dove c’era il papà che ci attendeva con un camioncino sul quale caricare le poche valigie che avevamo.

Arrivammo a Monte Vecchio, la cui distanza da San Gavino era circa 15 km, ed entrammo in una casa che era tanto diversa da quella che era a Sant’Agata, tanto diversa al punto che la mamma si mise a piangere. Comunque, piano piano, il papà e la mamma arredarono questo appartamento, il quale era in una posizione infelice, poiché era poco distante dalla flottazione, cioè dagli scarichi dal lavaggio del piombo e dello zinco, per cui dopo alcuni anni provocando asma.

Insieme alla mamma riuscimmo a trasferirci a 4 km di distanza, nel centro del paese di Monte Vecchio. Qui trascorremmo mesi e anni felici finché uno dei figli, Renato, decise di non rimanere in Sardegna, ma di tornare nel cosiddetto “Continente”, come i Sardi chiamano l’Italia non insulare.

Dopo alcuni anni Renato convinse suo fratello a seguirlo per trovare un impiego, dato che era diplomato in perito meccanico. Dopo alcuni annunci sul Corriere della Sera, Tonino venne convocato da un’azienda svizzera che lavorava a Novara per un colloquio, fu assunto immediatamente e dopo un anno, nel 1964, convincemmo il papà ad andare in pensione e con la mamma a trasferirsi a Novara vicino a Tonino.

Il papà e la mamma volevano tornare nei loro luoghi d’origine.

Poiché nel frattempo Tonino si era sposato, Renato, che era ancora celibe, si trasferì in Romagna dove trovò un impiego da ragioniere e successivamente, dopo alcuni mesi, fece venire il papà e la mamma assieme a lui in Romagna.

Abitarono per alcuni anni a Cesena, poi si trasferirono nel 1973 a Rimini. Nel 1979 acquistarono una villetta a 7 kilometri da Rimini (Cerasolo), dove si trasferì anche Tonino, il quale nel frattempo aveva trovato un’occupazione da dirigente in un’azienda a San Mauro Pascoli.

È partito da solo o con tutta la famiglia?

Da solo.

Come erano organizzati i turni?

Si lavorava dalle 7,00 di mattina alle 18,00, perché non si mangiava alla mensa, ma mangiavano nel posto di lavoro.

4. Quanti anni ha lavorato in miniera?

Ha lavorato in miniera 22 anni.

5. Quali erano i suoi compiti?

Nel 1948 è andato a lavorare. Nel 1951 tutta la famiglia.

6. Quanto era la sua retribuzione mensile?

Era un lavoro ben pagato anche se era pericoloso. Visto che era riuscito a far studiare due figli.

7. Se erano presenti sistemi di sicurezza?

Molto limitati, eravamo intorno agli anni 50.

8. Sa di persone che sono emigrate all’estero?

Sì, anche numerosi miei parenti sono emigrati all’estero, per esempio Belgio.

9. Quali malattie professionali diventavano portatori i minatori?

Silicosi.

Immagini della miniera di Montevecchio 6

Conclusioni finali

Con questa intervista ho capito ancora di più che per alcune persone l’immigrazione rimaneva l’ultima via per poter condurre una buona vita e per poter mandare i figli a scuola e istruirli bene, perché potessero studiare e diventare qualcuno di importante nella loro vita.

Nella seconda metà dell’Ottocento i paesi industrializzati non dovevano più temere le annate di scarsi raccolti, perché si stava sviluppando l’economia. Nonostante lo sviluppo economico erano presenti in questi paesi numerose crisi economiche che erano dovute alla sovrapproduzione e le industrie furono costrette a chiudere e a licenziare numerosi operai e lasciarli senza lavoro.

In Europa, per esempio, nel 1873 ebbe inizio una forte crisi economica.

Dovuta alla sovrapproduzione, si riversavano numerosi prodotti che rimanevano invenduti, soprattutto cereali provenienti dall’America.

Un’altra causa di questa emigrazione fu la concorrenza dell’America.

I grandi proprietari terrieri non furono toccati dalla grande crisi, ma ne facevano le spese le persone più povere. Per alcune persone che vivevano in posti in cui non era presente la seconda rivoluzione industriale, la scelta migliore era quella di emigrare.

Per esempio gli Italiani emigravano in America, perché in Italia non c’era la stessa possibilità di lavoro. Molti capi di governo, per fermare questa crisi, introdussero delle leggi protezionistiche per evitare che ci fossero altre crisi.

Per mantenere alti i profitti nascono in questo periodo i trust delle concentrazioni di fabbriche per evitare di farsi concorrenza.

Dopo questo periodo di grande crisi ebbe inizio la seconda rivoluzione industriale.

A differenza della prima rivoluzione, la seconda si basa sull’elettricità e il petrolio.

I settori più importanti della seconda rivoluzione industriale furono: l’industria siderurgica che lavorava la ghisa e l’acciaio.

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Sintesi

Letteratura

Decadentismo

Poesia

Vita e opere di De Amicis

Storia

II Rivoluzione industriale

Spagnolo

Sur de América y Argentina un país de emigración

Inglese

Victorian age, più de Children during Victorian Time

Scienze

Deriva dei continenti

Musica

Maremma Amara

Arte

Fotografia

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