Estratto del documento

Scuola Navale Militare “Francesco Morosini”

Viale Piave 30/A – 30132 Venezia

Esami di Stato

Anno scolastico 2011/2012

Candidato: Scipioni Claudia

Classe: III liceo classico

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Eccidio di Cefalonia: fatti e testimonianze di una tragedia caduta nell’oblio

Immagine di copertina

Morte a Cefalonia.

Opera realizzata da Giuliano Marin, in data 31 maggio 2012. L’artista ha voluto rappresentare l’eccidio di Cefalonia. Il teatro in cui si svolge la tragedia è circondato da una moltitudine di libri che esprimono diversi punti di vista e varianti sui fatti accaduti che spesso differiscono anche in maniera significativa.

Sulla scena principale sono posizionati dei punti luce che saranno di ausilio per fare chiarezza su quanto realmente è avvenuto. L’artista ha voluto inoltre evidenziare l’errore di comunicazione che si è verificato nei due schieramenti: il contingente italiano sulle strisce pedonali viene brutalmente investito.

Ovvero gli Italiani vanno incontro alla fazione tedesca con le mani alzate in segno di resa, richiesta che viene disumanamente ignorata dagli uomini di Hitler…

Indice

  • Pagg. 1 - 3 Introduzione storica
  • Pag. 3 Cefalonia
  • Pagg. 4 - 5 Italiani a Cefalonia
  • Pagg. 6 - 9 Rapporti tra Italiani e Greci
  • Pagg. 9 - 10 Inglesi a Cefalonia
  • Pagg. 10 - 12 Tedeschi a Cefalonia
  • Pagg. 12 - 22 Armistizio tra Italiani e Tedeschi
  • Pagg. 22 - 26 Scoppio delle ostilità
  • Pagg. 26 - 31 Battaglia
  • Pagg. 31 - 33 Resa italiana
  • Pagg. 33 - 36 Rappresaglia
  • Pagg. 36 - 37 Dopo l’eccidio: la tragedia continua
  • Pagg. 38 - 40 I numeri della strage
  • Pagg. 40-45 Considerazioni, giudizi, osservazioni postume sulla vicenda di Cefalonia
  • Pagg. 45 - 49 Generale Antonio Gandin: le diverse interpretazioni
  • Pagg. 50 - 52 Documenti
  • Pag. 53 Italiani e Tedeschi a confronto
  • Pag. 54 La conferma tedesca delle atrocità commesse
  • Pagg. 54 - 55 La memoria cinematografica dell’eccidio di Cefalonia
  • Pagg. 56 - 59 La testimonianza dei reduci: Giovanni Grassi, Libero Cosci, Mario Martelli
  • Pag. 59 Considerazioni finali
  • Pag. 60 Foto significativa

In allegato:

DVD con intervista al reduce Giovanni Grassi realizzata in data 4 gennaio 2012.

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Introduzione storica

Il 28 ottobre 1940 ebbe inizio la campagna di aggressione alla Grecia: su ordine di Mussolini, desideroso di combattere una guerra “parallela” a Hitler, le truppe del Regio Esercito italiano lasciarono le basi albanesi per occupare il territorio ellenico.

Il piano di attacco alla Grecia era già stato preparato da tempo: in agosto si valutò di applicarlo, ma venne preso più seriamente in considerazione a settembre, vista la penetrazione tedesca in Romania, non gradita dal governo italiano, dal regime fascista, da Mussolini.

Dimostrazione di ciò è il fatto che l’8 ottobre Mussolini si arrabbiò per il presidio tedesco sulle zone petrolifere rumene.

Quattro giorni dopo, il 12 settembre, egli disse a Ciano, ministro degli Esteri: “Hitler mi mette sempre di fronte al fatto compiuto. Questa volta lo pago della stessa moneta: saprà dai giornali che ho occupato la Grecia”.

Mussolini e Ciano furono concordi nel ritenere che l’occupazione della Grecia non fosse un obiettivo difficilmente realizzabile; giudicarono, inoltre, migliore per i greci un’occupazione italiana piuttosto che tedesca.

A loro avviso, pertanto, l’unico rischio era che Hitler, venuto a conoscenza dell’iniziativa italiana, la bloccasse.

I capi militari non condividevano la convinzione di Mussolini e Ciano per cui l’attacco alla Grecia si sarebbe rivelato un rapido successo: nel corso di una riunione tenutasi a Roma il 17 ottobre, il maresciallo Badoglio e gli altri capi di Stato Maggiore delle diverse armi palesarono il proprio pessimismo, derivante dall’esiguo numero di forze italiane a disposizione.

A quanto risulta dal diario di Ciano, Badoglio chiese che l’attacco alla Grecia non iniziasse il 26 ottobre, ma il 28.

Fu così che all’alba del 28 gli italiani iniziarono la loro marcia, peraltro in presenza di condizioni meteorologiche avverse.

I combattimenti si protrassero per una settimana, al termine della quale le truppe italiane, bloccate dal sistema difensivo greco, furono costrette a retrocedere, per non perdere posizioni in Albania.

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Secondo altre fonti, l’offensiva italiana si protrasse sino al 1° o ancora fino al 13 novembre 1940.

A partire dal 1°, dal 14 novembre o dal mese di dicembre, a seconda delle varie ricostruzioni storiche, le forze greche contrattaccarono e riuscirono a conquistare circa un terzo del territorio albanese.

L’offensiva greca continuò fino all’8 marzo 1941.

La campagna di Grecia si rivelava un fallimento per le truppe italiane: questo portò alle dimissioni del generale Pietro Badoglio, capo di stato maggiore.

Dal 9 marzo 1941, le sorti del conflitto mutarono e portarono ad un successo italo-tedesco.

Il 21 aprile 1941 la Grecia firmò l’armistizio con Germania ed Italia.

Esistono varie versioni su come le potenze dell’Asse riuscirono ad ottenere la vittoria.

Alcune fonti riportano che Mussolini fu costretto a chiedere aiuto alla Germania che, nell’aprile 1941, penetrò in Grecia dal confine bulgaro, mentre l’esercito italiano avanzava nel territorio ellenico dal fronte albanese.

Un’altra versione dei fatti riporta che la fazione germanica soccorse l’alleato italiano, che altrimenti sarebbe stato sopraffatto.

Secondo una terza versione, le truppe italiane, una volta giunte in Epiro, trovarono la Grecia già occupata dalle forze tedesche, partite dalla Romania poche settimane prima.

L’armistizio del 21 aprile non è l’unica testimonianza dell’elevata portata della vittoria raggiunta: il 3 maggio italiani e tedeschi fecero un’imponente parata ad Atene, decisamente indisturbati dai greci.

Inoltre, nella medesima città fu instaurato un governo militare greco, alla guida del Generale Tsolakoglu, posto sotto il controllo delle potenze dell’Asse.

Il territorio greco venne, inoltre, suddiviso tra Bulgaria, Germania, Italia.

La prima acquisì il controllo della Tracia; la seconda occupò militarmente Atene, le isole dell’Egeo settentrionale e parte di Creta, nonché la Macedonia centro-orientale; l’Italia ottenne il controllo della Grecia continentale, delle isole di Cefalonia, Corfù, Zante,

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della parte orientale di Creta, oltre ai territori del Dodecaneso di cui era già in possesso.

Il 25 luglio 1943 Badoglio, con il passo “…la guerra continua”, fece percepire al Comando Marina la sua intenzione, il suo tentativo di evitare reazioni dei tedeschi.

Il Comandante Mastrangelo disse al suo vice Barone: ”…certo la guerra continuerà ma a fianco degli Alleati, contro i tedeschi!”.

Diede l’ordine di non uscire dai reparti, di tenere in efficienza le armi, di non accettare provocazioni né intimidazioni dai tedeschi, ma di rispondere con tutte le armi disponibili in caso di aggressione o tentativo di disarmo da parte tedesca.

Con i greci bisognava mantenere rapporti corretti. Ogni loro richiesta doveva essere segnalata al comando, evitando di trattarla sul posto.

Articolo di Kinnas Nikos, pubblicato dal giornale greco “To Bima” in data 3 novembre 2011, in occasione della festa nazionale del 28 ottobre, momento in cui la Grecia ricorda il “no” detto agli italiani di Mussolini quando chiesero la consegna delle armi.

Durante i sei mesi di dure battaglie la Grecia

“restò fortemente unita e così riuscì a tramandare alla Storia una brillante vittoria.

Molti sono gli eroi di questa piccola nazione che contribuirono ad ottenere il miracolo ed a sconfiggere i due milioni di soldati del Duce.

L’artefice di questa vittoria fu unicamente il combattente greco che, non solo sconfisse gli italiani, ma si imbatté in un nemico ancora più feroce senza regole e senza pietà quale era la famigerata “Armata della Wehrmacht”.

Hitler disse: “I soli che hanno combattuto con eroismo sono stati i soldati greci”.

Cefalonia

Cefalonia è l’isola più grande delle Ionie, chiamate dai greci “Eftaneso”, sette isole.

L’isola è montuosa e ricca di boschi, divisa in due parti dalla Baia di Livadi; è famosa per le grotte

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Drakena e per le Katavothres, dei canali sotterranei situati nei pressi di Argostoli.

Baia di Argostoli. Foto scattata dall’aereo della Guardia Costiera in data 1 ottobre 2011, nel corso del tragitto Cefalonia – Kos.

Italiani a Cefalonia

La Marina

Cefalonia fu occupata dagli italiani il 30 aprile 1941, quando un aereo da trasporto S.M. 82 lanciò una compagnia di paracadutisti che entrò nell’entroterra della baia di Argostoli, in località Krania.

Gli abitanti rimasti erano pochi dal momento che la quasi totalità dei greci mobilitati era stata inviata sul continente a combattere l’invasione italo-tedesca.

A Cefalonia erano rimasti solo qualche soldato ed i gendarmi per mantenere l’ordine pubblico e gestire la prigione di Argostoli.

La reazione degli abitanti all’arrivo dei paracadutisti italiani fu, dunque, quasi nulla.

Il 4 maggio 1941 sbarcarono le truppe di occupazione, trasportate dall’incrociatore “Taranto”.

Lo sbarco venne preparato e diretto dal comando del Capitano di Fregata Pesce, a cui appartenevano il Sottotenente di Vascello Pirandello, tre sottufficiali e un capo RT.

Questi, inoltre, costituirono il Comando Marina ed effettuarono i primi collegamenti radio col materiale paracadutato.

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A metà maggio 1941 giunse nel porto di Argostoli una batteria che venne sistemata sulla cresta della collina soprastante l’Argostoli, capoluogo dell’isola: ubicazione eccellente dal punto di vista strategico.

Verso la fine del maggio 1941 la Marina di Cefalonia ricevette in dotazione una stazione radio che fu sistemata in un edificio privato nei pressi della batteria E 208.

Assunse la sigla “Tavola” e contava sette operatori con a capo un sottufficiale RT.

Nell’agosto 1942 vennero iniziati i lavori per l’installazione di una batteria su tre pezzi da 152/40 a Mignes, nella zona Sud-Ovest di Cefalonia, che furono terminati molto rapidamente ed equipaggiati con personale di Marina al comando di ufficiali d’artiglieria del R.E., circa 60 uomini in tutto.

Questa installazione faceva parte di un complesso piano di rafforzamento della difesa costiera della Grecia continentale ed insulare, affidata alla Marina, da Corfù a Navarino (Pylos).

La batteria fu siglata SP-33.

Questo provvedimento- basato sul rafforzamento difensivo della costa occidentale greca- venne promosso dal Comando Supremo delle Forze Armate germaniche e messo in atto anche tramite i comandi italiani di pertinenza.

Furono infatti inviate istruzioni inerenti al potenziamento della difesa di Cefalonia da parte della Marina in seguito allo sbarco e al successivo rapido ritiro del contingente anglo-canadese a Dieppe, sulla costa nord-orientale della Francia.

La propaganda nazista esaltò questo fatto sostenendo che la “fortezza europea” fosse imprendibile perché in mano alle forze dell’Asse guidate dalla Germania.

Nel novembre 1942 il Capitano di Fregata Mario Mastrangelo assunse il comando di Marina Argostoli.

In questo momento la base di Cefalonia aveva ormai completato tutti i suoi organici, sia di terra che di mare.

Nell’aprile 1943, fu assegnata alla Marina un’altra batteria di origine tedesca da 120/50, che però l’8 settembre 1943 era ancora in via di allestimento.

I reparti della Marina che si trovavano a Cefalonia presero parte alla resistenza armata condotta dall’Esercito.

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Il fatto che affliggeva il personale di Marina era la quasi impossibilità di recarsi in licenza, la censura delle lettere che non permetteva di sapere qualcosa di più di ciò che trasmettevano i bollettini giornalieri di guerra, le lettere che non arrivavano da casa e anche il vitto, che non era né buono né sufficiente.

La Divisione Fanteria da Montagna “Acqui”

Erano della Divisione “Acqui” le prime truppe italiane che occuparono l’isola di Cefalonia.

Dalla Divisione “Acqui” dipendevano anche il Comando Marina Argostoli, un reparto di Carabinieri ed uno di Guardia di Finanza: in totale circa 12000 uomini.

Secondo l’Associazione Nazionale Divisione “Acqui”, gli effetti complessivi della Divisione “Acqui”, con i reparti aggregati, superavano il numero di 13000 uomini.

Oltre alle truppe stanziate a Cefalonia, ve ne erano 800 a Corfù, 400 a Zante, 70 a Itaca.

Al momento dell’occupazione delle isole Jonie dell’Eptaneso, la Divisione “Acqui” era al comando del Generale Luigi Mazzini.

Il presidio dell’Eptaneso- posto a ridosso della costa greco-albanese e a poche miglia dalle coste italiane- aveva lo scopo di controllare il canale di Otranto e il porto di Patrasso, per evitare che i tedeschi potessero attaccare quella zona, aprendosi un varco per arrivare al cuore della Germania, attraverso Yugoslavia e Austria.

Il 20 giugno 1943 il Comando della Divisione “Acqui” passò al Generale Antonio Gandin, uomo di estrema rilevanza per le vicende di Cefalonia, personaggio del quale sarà in seguito fornito un resoconto.

Rapporti tra Italiani e Greci

Oppressione o “Es, Mia, En”?

Sui rapporti che intercorrevano tra italiani e greci a Cefalonia versioni, interpretazioni, fonti storiografiche e ricordi si dividono fortemente.

Secondo una versione dei fatti, l’occupazione delle isole ioniche fu molto pacifica: la popolazione greca smise presto di considerare come nemici i soldati

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italiani e iniziò a instaurare legami di amicizia con essi, che spesso condividevano ciò che avevano da mangiare con le famiglie greche, soprattutto con i bambini.

Prova dei buoni rapporti che intercorrevano tra italiani e greci sono gli oltre duecento matrimoni che si celebrarono tra i soldati e le donne isolane.

All’interno dell’interpretazione basata su rapporti pacifici, si aprono due strade date da due diverse posizioni a proposito della possibile reazione italiana nei confronti della resistenza greca.

Secondo una versione gli italiani controllarono la resistenza greca giungendo talvolta all’arresto e alla carcerazione di alcuni ribelli che appartenevano al movimento partigiano delle isole.

L’altra opinione, invece, prevede che molti italiani erano a conoscenza del fatto che a Cefalonia operava nella clandestinità il Movimento di Liberazione Nazionale Ellenico, ma questo non turbò in nessun modo quella sorta di convivenza forzata.

Un’altra versione dei fatti sostiene che gli italiani non occuparono semplicemente Cefalonia, ma le isole ioniche divennero territori annessi al Regno d’Italia; ci furono bombardamenti, diverse case vennero requisite, il cibo fu sequestrato, gli uomini furono perseguitati e arrestati, interi patrimoni vennero incendiati e andarono perduti per sempre.

Vi furono, inoltre, forme di imposizione: l’insegnamento dell’italiano nelle scuole, la “dracma ionica”.

Inventata da Mussolini, questa moneta portò all’isolamento economico dell’isola, poiché circolava solamente nelle isole Ionie: nella Grecia continentale si utilizzava la “dracma greca”.

Sembra, inoltre, che gli italiani imposero l’uso del passaporto per circolare in Grecia.

Il reduce Giovanni Grassi risponde in questo modo alla domanda “La popolazione delle isole vi ha aiutato?” (la domanda- riportata negli opuscoli redatti dall’Associazione Nazionale Combattenti e Reduci- è stata effettuata dagli alunni delle Scuole

Sì, molto!

Medie di Cazzaniga, classe 2° B e 3° A): “

Siamo stati aiutati perché ci consideravano loro amici e rischiavano la loro vita per aiutarci, infatti intere famiglie sono state uccise per avere nascosto in casa loro, qualche italiano.

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Anch’io avevo una famiglia che mi aiutava mandando in giro per le campagne un loro ragazzino di nome Venizelos che mi cercava per informarmi sui movimenti dei tedeschi che cercavano gli italiani in modo che io potevo allontanarmi in tempo da quei luoghi.

Per quattro o cinque volte mi mandarono anche qualcosa da mangiare. Poveretti! Non ne avevano nemmeno per loro”.

Brevi memorie del combattente Caporal Maggiore Giovanni Grassi superstite dall’isola di Cefalonia

Il Giovanni Grassi racconta: “I rapporti con la popolazione, inizialmente difficili, erano nel frattempo migliorati; noi avevamo capito di essere in casa loro, ed essi non ci consideravano più come acerrimi nemici, avendo capito che eravamo lì perché ci era stato comandato”.

Per sempre

Il reduce Mario Martelli nel suo libro “Acquino” – Un piombinese a Cefalonia nel settembre 1943 scrive, a proposito del suo ritorno a Cefalonia dopo sessant’anni:

“Gli abitanti di Argostoli, quando hanno saputo che ero un superstite della “Acqui”, mi hanno abbracciato affettuosamente e colmato di gentilezze, come un amico ritrovato”.

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Sintesi
Storia: l'eccidio di Cefalonia.
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