Mappa concettuale – la droga
Italiano
Droga: un problema per i giovani, un business per la Mafia.
Letteratura
Leonardo Sciascia - Christiane F.
Storia
Il colonialismo e le guerre dell’Oppio.
Geografia
La Colombia.
Scienze
Il sistema nervoso e i suoi nemici.
Inglese
Violence, Crime and Drug.
Francese
Les pièges à éviter: le cannabis.
Educazione tecnica
Produzione delle droghe.
Educazione artistica
Legami tra arte e droga: l’Impressionismo.
Educazione musicale
Le colpe del Rock nella diffusione della droga.
Scienze motorie
Il doping.
Alessia Cucchiara - classe III° F - anno scolastico 2012/2013.
Istituto comprensivo “Papa Giovanni XXIII” - Terrasini 1 22.
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Mappa concettuale per la sintetizzazione degli argomenti.
La droga
Scienze
Italiano: letteratura
Storia
Ed. tecnica: -Il sistema
-Droga: un problema -Leonardo Sciascia;
-Colonialismo e nervoso e i
-Produzione
per i giovani, un -Christiane F. suoi nemici.
Guerre dell’Oppio.
Business per la Mafia.
delle droghe.
Inglese: Francese:
Geografia: -Violence, Crime -Les pièges
-La Colombia. à éviter:
and Drug. le cannabis.
Ed. musicale
-Le colpe del Rock
nella diffusione
della droga. Ed. artistica:
-Arte e droga: Scienze
Impressionismo. motorie:
-Il doping. 2 22
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Italiano: droga, un problema giovanile, un business per la Mafia
I giovani e la droga
Oggi la droga rappresenta un problema gravissimo proprio perché si è diffusa a livello popolare e soprattutto nel mondo giovanile: è diventata una via di fuga dalla realtà, un modo per stordirsi e non assumere alcuna responsabilità, è il territorio dei deboli e dei falliti. Si incomincia spesso per gioco, perché lo fanno tutti, senza rendersi conto dei terribili effetti.
Una delle conseguenze più gravi delle droghe sta nel fatto che l’organismo, con uno sforzo violento, cerca di abituarsi alla stato di intossicazione in cui lo riduce la sostanza stupefacente e di funzionare normalmente anche sotto il suo influsso.
Questa naturale difesa del corpo va però contro le intenzioni di chi consuma droga, perché vuole invece alterare le proprie percezioni, nella convinzione di godere di chi sa quali paradisi artificiali, cioè di quello stato di euforia provocato dalle alterazioni che la sostanza produce sul cervello.
Inizialmente basta una dose molto piccola per ottenere il risultato previsto, poi però l’organismo impara a difendersi e sarà necessario aumentare ogni volta la dose, per provare qualcosa: si parla allora di assuefazione, cioè di abitudine del corpo, che costringe all’aumento delle dosi. Il consumo frequente di queste sostanze, inoltre, fa sì che l’organismo arrivi ad aver bisogno di quel certo tipo di alterazione per funzionare; in sostanza, incomincia a dipendere dalla droga. La dipendenza è poi fortissima a livello psicologico: il drogato si convince che starà male se non consuma la sua abituale quantità di stupefacenti e questo lo porterà a un progressivo stato di malessere irreversibile.
Ognuno è convinto di poter smettere quando vuole e c’è sempre qualcuno pronto a convincerlo che sta consumando droga leggera, qualcuno sicuro che sono le altre droghe quelle pericolose. Coloro che studiano da anni il problema distinguono i consumatori di stupefacenti in diverse categorie: lo sperimentatore, il consumatore occasionale, il consumatore regolare ed il tossicodipendente.
Lo sperimentatore si accosta alla droga di tanto in tanto, perché è curioso o perché ha un carattere un po’ debole e non sa resistere alle insistenze con cui gli amici la offrono un giro. Il consumatore regolare la consuma non d’abitudine e può dire: “Smetto quando voglio”. Egli è ormai entrato nel meccanismo e ha la necessità di drogarsi per soddisfare un desiderio che però non controlla più. Il tossicodipendente non può restare senza droga e, corroso dalla crisi di astinenza, è disposto a tutto pur di procurarsela.
La droga è un concreto pericolo per la salute, non soltanto per i danni che procura direttamente, minando le parti più importanti del corpo, il cervello, il cuore, il fegato, ma anche per quegli effetti che derivano indirettamente dal suo uso: per l’alterazione della vista mentre si è al volante o per le malattie che non sono provocate dalle sostanze chimiche, ma dalle pratiche necessarie ad assumerle.
Un fattore di rischi fortissimo è poi l’abitudine, soprattutto tra i consumatori di eroina, di scambiarsi la siringa che serve loro per iniettarsi droga nelle vene. Molti pensano che per combattere questo problema la cosa più ovvia è intensificare i controlli sulle strade, evitare i rave-party, controllare le discoteche; ma in realtà, secondo me, il problema va affrontato alla base e la migliore soluzione sarebbe evitare che si produca droga e che si spacci così velocemente.
Mafia e droga
Il traffico di droga è ormai il perno delle attività della malavita organizzata ed ha stabilmente preso il posto di altri reati un tempo più diffusi come rapimenti di persone, rapine in appartamento e scippi, in netta e costante diminuzione come attestano gli ultimi dati del Ministero dell’Interno.
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L’ultima relazione della Direzione Centrale Servizi Antidroga (DCSA) è chiara: “Le stime effettuate annualmente dagli organismi specializzati mostrano in modo univoco che quello della droga, grazie agli enormi e veloci profitti che è capace di generare, è la principale fonte di finanziamento delle organizzazioni criminali, in quanto è un mercato in perenne crescita, con un immediato e continuo approvvigionamento e distribuzione.”
Il rapporto droga e criminalità ha ormai una nuova faccia. Per “reati correlati agli stupefacenti” una volta si intendeva una chiara tipologia di portata limitata e relativa principalmente ai reati legati al consumo personale di sostanze psicoattive. Oggi le droghe sembrano essere il motore primo di quella illegalità che minaccia il benessere e la stabilità del tessuto sociale nazionale, come un tumore virulento.
Della criminalità organizzata del Sud Italia, dedita al traffico di droga, ne ha dato uno spaccato lo scrittore Saviano con il romanzo (divenuto poi film) “Gomorra”, che ha effettivi riscontri nei sequestri: l’81% di requisizioni delle piantagioni di canapa indiana avviene al Sud. La cannabis, dalla quale si producono marijuana ed hashish, sta diventando, per Cosa Nostra l’“oro verde” del Meridione. Proprio recentemente un collaboratore di giustizia ha dichiarato che dietro il proliferare delle piantagioni di canapa indiana c’è la lunga mano della Mafia, che ha cominciato a produrre in proprio la droga: parecchie tonnellate di marijuana, in quanto la coltivazione diretta offre indubbiamente maggiori guadagni e meno rischi per il trasporto.
Un gruppo di caseggiati di edilizia popolare controllato “militarmente” dai malavitosi, con bambini fra gli otto e i dieci anni a far da sentinelle nei confronti delle Forze dell’Ordine, a protezione dei depositi di droga custodita sotto il letto da famiglie incensurate per quattrocento euro alla settimana. Non siamo però a Scampia, ma ai Palazzi Ater di Milano. Dimenticate la Scala, la moda e la Borsa, il nuovo fiore all’occhiello della “capitale economica” d’Italia è la cocaina. La delinquenza del capoluogo lombardo si è infatti convertita e investe in cocaina, comprata direttamente dai narcotrafficanti sudamericani, smerciata in città dove 150mila persone ne consumano in un anno più di sei tonnellate.
E tante altre situazioni analoghe si stanno radicando nella periferia milanese come nelle altre maggiori città italiane, centri storici compresi. Nei vicoli del centro di Roma lo spaccio è parte integrante della vita notturna, al punto tale che quando lo scorso agosto una pattuglia di carabinieri è intervenuta nella centrale Campo de’ Fiori, il “popolo della notte” ha subito reagito tentando un linciaggio dei militari che avevano osato disturbare una prassi consolidata da tempo in quei vicoli.
Il mercato delle droghe negli ultimi decenni è diventato sempre più complesso per il proliferare delle sostanze psicoattive e per l’incremento dei soggetti criminali che producono e commercializzano le varie droghe. Ai gruppi storici che operavano da tempo sul mercato delle droghe (oltre alla mafia siciliana e alle altre mafie italiane, la mafia turca, le Triadi cinesi e la Yakuza giapponese) si sono aggiunti gruppi di formazione più o meno recente, come i cartelli colombiani, le mafie albanese, russa, nigeriana etc. 4 22
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Il passo successivo è stato che gruppi locali, prima impiegati come bassa manovalanza criminale, hanno via via acquistato autonomia e si sono messi in proprio in una produzione che sembra non conoscere confini, grazie alle potenzialità del prodotto droga attorno a cui gira il mondo criminale.
Per gli analisti della DCSA, “il traffico di sostanze stupefacenti è stato ed è il fattore chiave nel processo di trasformazione e di rinnovamento del crimine organizzato, basato sull’ampliamento del proprio raggio d’azione, con una organizzazione criminale-finanziaria che ha collegamenti in tutto il mondo.
Del fatto che il traffico di stupefacenti è ormai da tempo il settore più redditizio delle principali organizzazioni criminali, l’Italia è l’esempio più eclatante grazie anche alla sua peculiare posizione che ne fanno uno snodo strategico per le rotte del narcotraffico internazionale, nonché uno dei principali mercati di destinazione e di consumo dell’intera Unione Europea, documentato dalle enormi quantità di sostanze stupefacenti, sequestrate dalle Forze di Polizia, in Lombardia, Lazio e Sicilia.
Dopo il maxi sequestro effettuato lo scorso anno nella Valle dello Jato, in provincia di Palermo, della più grande piantagione di cannabis indica (oltre 1.400.000 di piante) mai effettuato in Europa, sono state scoperte vaste coltivazioni che avrebbero fruttato al dettaglio, alle associazioni criminali, parecchi milioni di euro.
A questo si aggiunge un fatto inedito e cioè sinergie e saldature tra i più disparati gruppi criminali superando ogni genere di divisione, anche etnica.
Ormai da tempo si è instaurato in tale settore un regime di criminal-agreement: le organizzazioni criminali, dal punto di vista del narcotraffico, ricercano forme di cooperazione e di mutua assistenza. Sono in grado di legarsi ad altri gruppi criminali, anche stranieri, al fine di formare alleanze in grado di meglio rispondere a particolari esigenze del traffico illecito e del conseguente riciclaggio dei narco-proventi.
Con quali misure sarà mai possibile fermare questo trend? Chi pensa a nuove norme o leggi più dure, legga cosa ha messo a verbale uno degli ultimissimi collaboratori di giustizia di Cosa Nostra palermitana: “Sono più le richieste che le scorte che abbiamo di cocaina”. Pertanto il cuore del problema era e resta sempre lo stesso: la domanda di droga.
Letteratura: Leonardo Sciascia e Christiane F.
Leonardo Sciascia
È nato a Racalmuto, in provincia di Agrigento, l’8 gennaio del 1921, da famiglia di educazione laica ed aperta. Durante le Magistrali a Caltanissetta si avvicina all’anti-fascismo. Nel 1943 lavora come impiegato negli Uffici per l’Ammasso Obbligatorio del Grano, attività che lo porta ad avere contatti con la realtà del mondo contadino; poi inizia ad insegnare alla Scuola Elementare di Racalmuto.
Durante il suo lavoro di maestro elementare, Sciascia comincia a scrivere libri di poesie: “Favole della Dittatura” (1950) e “La Sicilia, il suo Cuore” (1952), per dedicarsi poi alla saggistica in forma di racconto. Nel 1957 abbandona l’insegnamento per dedicarsi, a tempo pieno, come scrittore e come promotore culturale; notevoli i suoi studi su Pirandello che si concretizzano, prima con “Pirandello e la Sicilia” (1961) e poi con “La corda pazza” (1970). 5 22
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Le sue opere principali sono: “Le Parrocchie di Regalpetra” che vengono pubblicate nel 1956 (cronache su un immaginario paese della Sicilia), quattro racconti de “Gli Zii di Sicilia” del 1958, “Il Consiglio d’Egitto” e “Morte dell’inquisitore” del 1964 (storia di un frate finito sul rogo nel Seicento), “I pugnalatori” del 1976 (rievocazione di un complotto contro lo Stato, ordito a Palermo nel 1862), “A ciascuno il Suo” nel 1966 (romanzo centrato sulla mafia e sui suoi delitti).
Ed è proprio la Mafia l’argomento cardine di diverse sue opere, come il suo capolavoro per eccellenza “il Giorno della Civetta” pubblicato nel 1961, un racconto incentrato sulla Mafia degli anni ’50, fatta di “Uomini d’Onore”, “Ruffiani” e “Quaquaraqua”, dove, tra l’antagonismo di Don Mariano (capo-mafia di un paesino) e di Bellodi (Capitano dei Carabinieri), compaiono figure caratteristiche e singolari come: Pizzuco (presunto mandante degli omicidi), Marchica detto “Zicchinetta” (presunto esecutore degli stessi) e “U Parrinieddu” (informatore dei Carabinieri, in gergo siciliano “cunfirienti, muffutu, cascittuni”).
Negli anni Settanta Sciascia si impone all’attenzione per il vivace dibattito politico seguito alla pubblicazione di ognuna delle sue opere: “Il Contesto” (1971), “Todo modo” (1975), “L’Affaire Moro” (1978), “Dalle parti degli Infedeli” (1979) e “Relazione sul caso Moro” (1982); romanzi che si distinguono sempre per lucidità intellettuale e anticonformismo.
A questa letteratura di impegno civile e politico, Sciascia affianca i romanzi polizieschi: “La scomparsa di Majorana” (1975), “Nero su nero” (1979) e “Il teatro della memoria” (1981). Con “Occhio di capra” del 1985 torna nel mondo siciliano per registrare, attraverso un dizionario dei «modi di dire», gli aspetti evocativi della sua terra.
Leonardo Sciascia scrive la sua ultima opera “Una Storia Semplice” poco prima di morire a Palermo il 20 novembre 1989; il titolo inganna perché narra di una “storia complicatissima”: un giallo siciliano dove un commissario dei carabinieri, un capo-stazione ed un prete fanno parte di un’organizzazione criminale che si occupa della ricettazione di opere d’arte rubate e del traffico di droga, chiamata volgarmente “roba”. Accanto alla figura del coraggioso brigadiere dei carabinieri, che vuole andare a fondo per scoprire tutta la verità e riesce a salvarsi dal corrotto commissario uccidendolo, troviamo di contro la figura omertosa dell’unico testimone dei delitti: il conducente della Volvo, il quale, pur riconoscendo nel prete il killer del capo-stazione, decide di farsi i fatti suoi per non “cacciarsi nei guai” e la figura del questore insabbiatore, il quale, per non “buttare fango sull’arma dei carabinieri”, dà alla stampa la versione che il commissario è morto per un colpo di pistola partito accidentalmente.
Christiane F. - Noi, i ragazzi dello zoo di Berlino
“Christiane F. - Noi, I Ragazzi dello Zoo di Berlino” è uno dei più grandi best-seller, nonché cult, della letteratura tedesca e mondiale. Un romanzo-capolavoro incentrato su una storia vera, tratta dal mondo della droga tra i giovani, dalla quale è stato preso lo spunto per l’omonimo film, campione di incassi. Gli autori del libro sono Hermann e Rieck, due giornalisti del settimanale tedesco “Stern”, i quali sostennero, per due mesi nel corso del 1978, una serie di interviste con Christiane Felscherinow, imputata e testimone in un processo conclusosi con la sua condanna per detenzione di droga e ricettazione.
La denuncia in realtà era partita a carico di un maturo rappresentante di commercio, frequentatore di giovanissime prostitute, tra le quali appunto la 6 22
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Felscherinow ed una sua amica, la quattordicenne Babette Doege. Al termine del dibattimento la condanna a carico di Christiane fu sospesa con la condizionale, perché gli avvenimenti si riferivano ad un periodo nel quale l’imputata era ancora minorenne. Dalle bobine registrate delle interviste a Christiane è nato questo libro.
Il racconto autobiografico descrive, con particolare realismo, il trasloco di Christiane all’età di sei anni dalla campagna di Amburgo al sobborgo berlinese di Gropiusstadt, l’infanzia difficile, il padre violento, la separazione dei genitori e l’iniziazione alle droghe, dapprima in un oratorio protestante, poi nella discoteca berlinese Sound. Seguono le prime amicizie, i primi innamoramenti e la caduta nel tunnel della tossicodipendenza e della prostituzione.
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Droga: un problema per i giovani, un business per la mafia
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