DOWN THE RABBIT-HOLE
Chiavi interpretative del romanzo di Lewis carroll.
“«non credere mai di essere altro che ciò che potreb-
be sembrare ad altri che ciò che eri o che avresti
potuto essere non fosse altro che ciò che sei stata
1
che sarebbe sembrato loro essere altro! »” .
“L
e Avventure di Alice nel Paese delle Meraviglie”, scritto nel 1865 dal reve-
rendo Charles Lutwidge Dodgson, sotto lo pseudonimo di Lewis Carroll, ci
trasporta un caotico e bizzarro mondo, popolato da altrettanto bizzarre crea-
ture, assieme alla piccola protagonista: Alice, una bambina inglese di sette anni, ap-
partenente alla classe borghese, vissuta nel periodo dell’età vittoriana.
Sappiamo che nel creare il personaggio centrale del suo romanzo, Carroll s’ispirò al-
la figlia del direttore del Christ Church College di Oxford (dove Dodgson stesso inse-
gnò matematica per 26 anni) Alice Liddell che, assieme alle sue sorelle, accompa-
gnava spesso in gite e pic-nic. Alla richiesta di una storia da raccontare alle ragazze,
nacque uno dei più grandi capolavori senza tempo della letteratura mondiale.
Sia che lo si legga da bambini, adolescenti o da adulti, se ne rimane sempre affasci-
nati, ogni volta in modo nuovo e stupefacente, grazie alla moltitudine di livelli sui
quali è possibile collocare le avventure della piccola Alice.
Ogni situazione che vive, ogni dialogo che si trova ad affrontare con gli strani abitanti
del Paese delle meraviglie, può essere letto con ottiche diverse, facendo riferimenti a
diversi ambiti. Ed è proprio questa la forza del romanzo, rimarrà sempre un qualcosa
da scoprire, una parte “oscura” che non aspetta altro che essere messa in luce.
Per la stesura della mia tesina, farò riferimento al romanzo originale di Carroll, al suo
seguito “Attraverso lo specchio e quel che Alice vi trovò” (1871) e al celebre film Di-
sney “Alice in Wonderland” (1951) in quanto, anche se non frutto dell’ immaginazio-
ne di Carroll stesso, alcune delle frasi e dei dialoghi contenuti nel film sono piena-
mente fedeli agli schemi linguistici e logici utilizzati nel romanzo e quindi particolar-
mente significativi ai fini della spiegazione dell’opera.
Dividerò la mia trattazione in cinque Macro sezioni, ognuna contenente una diversa
chiave di interpretazione utile per analizzare gli aspetti che più mi hanno colpito del
romanzo. Partirò in primo luogo da un ragionamento sul linguaggio (tipico del filosofo
austriaco Wittgenstein), sviluppando riflessioni su quello del Paese delle Meraviglie,
passando poi ad un’ analisi psicoanalitica dei simboli presenti in questo caotico
mondo e della piccola Alice. Successivamente mi concentrerò sull’immaginazione
dell’eroina e sulla sua voglia di “evadere” dalla società (leggendo il romanzo secondo
un’ottica Pirandelliana) e sulla scenografia del Paese delle Meraviglie (spiccatamen-
te Surrealista).
Per concludere mi avvarrò di una chiave di interpretazione storica, facendo riferimen-
to al background del romanzo: l’età vittoriana in Inghilterra.
1 L. C , Alice nel Paese delle Meraviglie, trad.it. a cura dell’editore, Crescere Edizioni, Varese, 2012,
ARROLL
pag. 68.
1
“La chiave di Wittgenstein”
Linguaggio del paese delle meraviglie
“«Oh, mi dispiace, sei troppo grossa, proprio impas-
sabile»
disse la serratura
«Vuoi dire impossibile»
Rispose alice 2
«No, impassabile. Nulla è impossibile»” .
Q uesta è la prima vera occasione in cui Alice sperimenta il contrasto tra il pro-
prio linguaggio abitudinario e quello tipico di un mondo che ha come propria
regola, una non-regola, il rovescio della logica del mondo reale. Ma cosa in-
tendiamo noi per realtà? Già dai tempi di Platone si teorizzava l’esistenza di due
realtà, anche se non paragonabili; in questo caso, è il linguaggio a dare dignità alla
realtà, anche se immaginata. Questo, per gran parte della sua straordinaria avventu-
ra, sfugge ad Alice e finche sarà così, resterà intrappolata nel Paese delle Meravi-
glie. “…«Allora dovresti dire quello a cui credi»”
riprese la Lepre Marzolina.
«È quello che faccio»,
rispose subito Alice;
«almeno credo a quello che dico. che poi è la stessa
cosa»
«Non è affatto la stessa cosa!»
disse il Cappellaio.
«Scusa, è come se tu dicessi che vedo quello che man-
3
gio è la stessa cosa di mangio quello che vedo!»” .
Come si diceva, il contrasto che vive Alice non è esattamente con i personaggi, al-
quanto strani, ma con il loro linguaggio, specchio di quella realtà che è il rovescio di
quello che vive normalmente la piccola bambina. La non comunicazione dipende
proprio dal fatto che non si accorge della logica inversa verso cui si imbatte e giu-
stamente, considera strani quegli esseri ed assurde le loro affermazioni.
Lungo il suo viaggio, Alice s’imbatterà in diverse situazioni che possiamo definire
come livelli di un videogioco: per superare livello, dovrà capire la logica alla sua ba-
se.
Giunta alla fine del romanzo, riuscirà a comprendere che gli abitanti del Paese delle
Meraviglie esistono per quello specifico contesto, il loro linguaggio è proprio di quel
contesto e darà la giusta dignità di esistenza agli esseri stessi senza pretendere che
essi assomiglino a quelli del suo mondo. La prova di tutto questo viene dal fatto che
poco prima di essere travolta dalla prepotenza della regina di cuori, Alice reagisce:
2 Cfr., film, Alice nel Paese delle Meraviglie (Alice in Wonderland), (1951), di C. G , H. L , W.
ERONIMI USKE
J .
ACKSON
3 L. C , op. cit., pag. 51.
ARROLL
2
“«tagliatele la testa!»
urlò la regina con quanta voce aveva.
Ma nessuno si mosse.
«chi si cura di te?»
disse alice.
[…] 4
«tu non sei che la regina di un mazzo di carte!».”
A queste parole, tutto il mazzo si sollevò in aria vorticosamente e poi si rovesciò sul-
la fanciulla. Con quest’ultima risposta che porta a termine le sue avventure, Alice di-
mostra di aver capito il meccanismo alla base del Paese delle Meraviglie e della ti-
rannia della Regina di Cuori: non è altro che la regina di un mazzo di carte.
La chiave interpretativa di Wittgenstein si evince proprio nell’applicazione della logi-
ca della situazione del linguaggio. Il filosofo infatti ritiene che ogni contesto, storico,
politico o sociale, sia riferito ai tempi, sia agli spazi, consegni al “visitatore” uno stru-
mento che è il linguaggio, che varia appunto sulla situazione dando una dignità ai
contesti stessi che non necessariamente la ricevono dai sensi.
“La totalità dei pensieri veri è un’immagine del mon-
5
do” .
Materie e argomenti
- Italiano – Pirandello
- Filosofia – Freud, Wittgenstein
- Inglese – Lewis Carroll, Victorian Age
- Storia – Età vittoriana
- Storia dell'arte – Surrealismo
- Risolvere un problema di matematica
- Riassumere un testo
- Tradurre una frase
- E molto altro ancora...
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