Linda Filattiera
Classe 5 B
La mostra al Mart: c’è il mito di Alice
Chi non conosce la storia di Alice e le sue avventure nel Paese delle Meraviglie? Quello che non è altrettanto noto è quanto sia grande il debito di creatività, da parte di artisti, musicisti e registi di numerose generazioni nei confronti del personaggio nato dalla fantasia di Lewis Carroll.
La mostra “Alice in Wonderland” realizzata dal Mart di Rovereto inaugura la stagione espositiva del 2012, ribadendo il prestigio di cui il Mart gode a livello internazionale. Nata dalla collaborazione con la Tate Liverpool e la Kunsthalle di Amburgo, essa rientra in quella fitta rete di scambi e collaborazioni che hanno ormai fatto del Mart e del territorio trentino una vetrina artistica di livello europeo.
Preceduta dal grande successo ottenuto in Inghilterra, la mostra multidisciplinare unisce la curiosità del soggetto al rigore scientifico della ricerca e alla scoperta di un tema inedito e cerca di conferire concretezza e dimensione all’influenza di Carroll sull’arte moderna mediante l’esposizione di taccuini originali contenenti i disegni dell’autore, rivisitazioni surrealiste di Salvador Dalí, René Magritte, Max Ernst, quelle psichedeliche degli anni sessanta, quelle concettuali di Joseph Kosuth, fino alle suggestioni elaborate dalla ricerca artistica contemporanea.
Inevitabile chiedersi perché la vicenda di Alice abbia affascinato centinaia di artisti, dall’Ottocento ai giorni nostri, come l’esposizione dimostra attraverso una grande ricchezza di materiali. Forse una spiegazione risiede nella lettura più semplice della storia e cioè che per diventare adulti è necessario non solo possedere l’immaginazione, ma anche il coraggio che caratterizza il personaggio di Alice la quale, allo stesso tempo dolce e affascinante, unisce l’innocenza al desiderio assoluto di conoscere ed esplorare.
E lo scopo della mostra riguarda esattamente quest’ultima osservazione: se da un lato insegna a comprendere il valore universale dell’arte, dall’altro costituisce lo stimolo a ritrovare la capacità di osservare il mondo con gli occhi puri e attenti dei bambini, una lezione più che mai attuale per i nostri tempi.
I tre filoni della mostra
Un primo filone riguarda la partecipazione di Dodgson alla scena artistica della propria epoca, in cui s’imm erse con assiduità e competenza. Entrato in contatto con la confraternita preraffaellita ancor prima di diventare scrittore, contava tra i suoi amici Dante Gabriel Rossetti e Sir John Everett Millais, e, nei propri diari, commentava con vivido spirito analitico le opere di William Holman Hunt e Arthur Hughes (nomi documentati nel percorso di opere tese tra sogno e innocenza), dimostrando quanto fosse consapevole della pittura dei suoi contemporanei.
Un secondo filone si occupa dell’attività fotografica di Dodgson: la grande quantità delle sue immagini formano un repertorio che, probabilmente, rappresenta la più vasta testimonianza fotografica dell’Inghilterra vittoriana. Il suo stile è caratterizzato da luci oblique, spettacolini onirici animati da piccole modelle travestite, profili che si stagliano su sfondi brumosi, ragazzine assopite, docili, indifese, riverse a terra come mucchietti di stracci e facilmente assaltabili. Naturalmente primeggia, nel repertorio, la fotografia di Alice Pleasance Liddell, ispiratrice del mosaico di avventure dal quale scaturì il miracolo del libro, alla quale Dodgson scatta la prima foto quando ha quattro anni, il 3 giugno 1856, e l’ultima quando è diciottenne, adulta e ormai contaminata e dispersa per il suo devoto ammiratore.
Un terzo filone mostra alcuni campioni delle varie possibilità artistiche connesse, in modo più o meno esplicito, alle sollecitazioni di Alice.
Alice in Wonderland
La mostra con cui il Mart di Rovereto narra l’influsso dilagante che hanno avuto sulle arti visive gli universi suscitati dalle imprese dell’eroina letteraria ottocentesca, è stata organizzata dalla Tate di Liverpool in collaborazione con il Mart e la Kunsthalle di Amburgo sotto la cura di Christoph Benjamin Schulz e Gavin Delahunty e con l’assistenza di Eleanor Clayton.
Il viaggio parte dal 1865, anno in cui il matematico Charles Lutwidge Dodgson, scrittore insuperabile nelle sfide del gioco logico e del sovvertimento linguistico, pubblica, con lo pseudonimo di Lewis Carroll, il suo capolavoro, in cui le illustrazioni di John Tenniel integrano il testo determinando un flusso multimediale, calcolatissimo nella provocazione di effetti.
La mostra del Mart, dunque, segue il progetto fin dalle origini, esponendo la prima edizione di Alice e scovando i taccuini degli appunti, le prove di stampa e gli esperimenti tipografici che la accompagnarono. Il successo del volume fu tale da dare vita alla creazione di un ricco apparato di gadget e accessori ludici che contribuirono a radicare i personaggi di Carroll nell’inconscio collettivo: francobolli, figurine, carte da gioco e perfino lanterne magiche sono caratterizzate dal tratto angelicato e ombroso dei disegni di Tenniel.
Ma la parte, per così dire, “storico-filologica” della mostra (che apre la gestione del neodirettore del museo, Cristiana Cullu) rappresenta solo uno dei percorsi indicati da questa mappa della genealogia figurativa di Alice. La parte restante, ricca per eterogeneità e spessore, è organizzata, infatti, in tre filoni principali.
Nella prima metà del Novecento il movimento artistico che più si confrontò con le opere di Carroll fu sicuramente il Surrealismo, nella sua costante ricerca di ponti tesi tra reale e surreale. A partire dagli anni Trenta, infatti, i surrealisti si lasciano attrarre enormemente dal fertile pianeta scaturito dalla fantasia di Lewis Carroll, sposandone l’idea degli arcani celati dietro le apparenze e del lato inatteso e stupefacente che infrange la superficie del reale.
Alice nel paese delle meraviglie, con i suoi nonsense, l’abolizione delle leggi spazio-temporali nonché un forte straniamento degli elementi quotidiani, fu visto da André Breton (poeta, saggista e critico d’arte francese, noto come teorico del surrealismo che favorì, con la stesura dei manifesti e la cura delle riviste, mostre e incontri) come una sorta di “surrealismo ante litteram”. Lo dimostrano, oltre i quadri dei surrealisti inglesi, i cosiddetti “figli di Alice”, alcuni dipinti di Max Ernst, l’artista che più rivisitò la figura di Alice, e le serie di stampe iper-cromatiche di Salvador Dalí che, nel 1946, in collaborazione con Walt Disney, realizzò un film d’animazione dedicato al personaggio completato solo nel 2003.
A proposito di cortometraggi d’animazione, nel percorso della mostra si possono gustare anche la prima pellicola dedicata ad Alice, del 1903, quella di René Magritte del 1957 e quella realizzata in stop motion, nel 1971, da Jan Svankmajer, regista e sceneggiatore ceco ma anche artista surrealista noto soprattutto per le sue opere d’animazione che hanno ispirato artisti come Tim Burton, Terry Gilliam, i fratelli Quay e molti altri; in Italia è poco conosciuto poiché i suoi film non sono distribuiti né in pellicola, né in videocassetta, né in DVD.
Non mancano esempi dell’arte concettuale che, negli anni successivi, vide in Alice una possibile ispirazione per la creazione di lavori focalizzati sulla presenza materiale del linguaggio del libro di Carroll e sull’incoerenza della funzione linguistica come fonte di significati. La sezione comprende anche una delle classiche definizioni del concetto di tempo elaborata da Joseph Kosuth ed esempi della Psychedelic art, testimoniati dalle opere dalle cromie acide di Adrian Piper o di Graham Ovenden.
Ulteriori spunti, non meno suggestivi, emergono dalla ricerca artistica contemporanea che ben dimostrano come l’opera di Carroll sia un evergreen capace di affrontare numerosi temi, dalle mutazioni che conducono dall’infanzia all’età adulta alle diverse e infinite percezioni possibili del reale, vedi le belle addormentate di Anna Gaskell in cui il caratteristico abbigliamento di Alice trasferisce un codice ottocentesco in una straniante fiaba odierna, giocata su abbandoni femminili e facce replicate o gemelle che sondano il senso dell’identità, i disegni onirici di Kiki Smith e le fotografie di gusto neo-preraffaellita di Annelies Strba che ricordano come i sogni possano trasformarsi in incubi, e viceversa.
Con la loro complessità allusiva e le loro inquietanti apparizioni di animali, cinque straordinarie fotografie di Francesca Woodman, scattate tra il 1972 e il 1880, possono essere considerate come l’ennesima testimonianza della polisemia di Dodgson e dei suoi dirottamenti sensoriali.
In conclusione, un’opera densa e stratificata come Alice si dilata oltremisura dentro il tempo, moltiplicando il suo riflesso in nuovi specchi.
Background
The Victorian Age
Charles Lutwidge Dodgson, known as Lewis Carroll, the author of Alice in Wonderland, lived during the Victorian Age. It was an age of progress, great inventions, stability and social reforms but it was also characterized by poverty, injustice and social unrest. Victoria became queen in 1837 and ruled for sixty-four years. The British loved her because she was intelligent, dedicated and responsible: she ruled constitutionally and she never overruled Parliament.
The Victorians promoted a code of values that reflected the world as they wanted it to be, based on personal duty, hard work, respectability and charity. These values were refined by the upper and middle classes but they were equally applicable to all strata of society.
The Victorians were also proud of their empire and regarded the colonial expansion as a mission: the British Empire became the largest empire in the world, covering one fifth of the earth’s land surface, and it created trade and wealth for millions of people, although there were rebellions against British rule in the colonies.
During this period there were scientific and technological developments: communication was transformed with the invention of the telegraph and the telephone; the inventions of the railway revolutionised travel and transportation and sailing ships were gradually replaced by steamships, making ocean travel faster.
These developments were shown in the Great Exhibition of 1851. It was housed in the Crystal Palace built in Hyde Park. It was a prefabricated glasshouse of vast dimension which was dismantled and re-erected in 1852 at Sydenham Hill. It was the first building in iron, steel and glass to be prefabricated. The exhibition attracted a lot of people and the profits were used for the establishment of lots of science and history museums.
By the middle of the century more British people lived in towns and cities than in the countryside. But cities were very crowded, dirty and polluted. The poor lived in small, squalid, dark houses in segregated areas known as slums. They were appalling quarters where there were diseases such as cholera, typhus and tuberculosis. Rich people and the middle classes lived in the suburbs where the air was clean and their houses were spacious and comfortable.
The government promoted a campaign to clean up the towns: services such as water, gas and lighting were introduced, as well as public houses, parks, hospitals, prisons, police stations and schools. Workhouses had been introduced for the poor by the Poor Law Act. Its conditions were terrible, food was poor and the work hard and boring. Many people emigrated to America to find a better life.
Charles Lutwidge Dodgson alias Lewis Carroll
I libri di Charles Lutwidge Dodgson sulla piccola Alice rientrano per molti aspetti nelle pubblicazioni più sorprendenti della storia letteraria. In origine, Alice’s Adventures under Ground (Le avventure di Alice sotto terra), un libricino relativamente breve, era stato concepito come un dono privato, un regalo di Natale che non mirava ad un ampio pubblico.
Nondimeno la versione finale, pubblicata nel 1865 con il titolo di Alice’s Adventures in Wonderland (Le avventure di Alice nel Paese delle Meraviglie), diventò un campione di vendite che avrebbe gettato il suo incantesimo sui bambini come sugli adulti, dagli studiosi letterari ai filosofi, dagli artisti agli esperti dei settori più vari.
La biografia e la genesi del libro Le avventure di Alice nel Paese delle Meraviglie
La genesi di Le avventure di Alice nel Paese delle Meraviglie non è meno interessante del suo contenuto letterario e della sua accoglienza. Il padre spirituale di queste avventure, Charles Lutwidge Dodgson, era nato nel 1832 a Daresbury, nella contea inglese del Cheshire.
Dopo aver frequentato la scuola di Richmond e poi a Rugby, nel 1850 si stabilì a Oxford per studiare matematica al Christ Church College, dove insegnerà la stessa materia in qualità di lecturer e sarà ordinato diacono nel 1861.
Nel 1856, anno in cui intraprese l’insegnamento, adottò per la prima volta lo pseudonimo di Lewis Carroll, quando pubblicò il componimento poetico Solitude (Solitudine) sulla rivista The Train. In quell’anno comprò anche la sua prima macchina fotografica, una pieghevole a cassetta Ottewill, e divenne un appassionato fotografo scattando fotografie di Oxford e dintorni, architetture, parchi, giardini, curiosità naturali e scene comiche o artistiche allestite da lui stesso, talvolta sperimentando trucchi tecnici.
In generale, Dodgson era noto principalmente per i suoi ritratti di amici, conoscenti e, soprattutto, bambini. Nel 1858 espose quattro stampe (ritratti e scene con bambini) alla mostra annuale della Photographic Society di Londra allestita al South Kensington Museum.
Terminata l’attività di fotografo amatoriale nel 1856, Dodgson lasciò una produzione di circa tremila immagini che costituisce forse una delle più vaste testimonianze fotografiche dell’Inghilterra vittoriana.
Tornando al 1856, l’evento che più caratterizzò quell’anno fu indubbiamente l’incontro con una bambina, Alice Pleasance Liddell, figlia di Henry George Liddell, decano della Christ Church, e di sua moglie Lorina Hannah. Alice posò a più riprese per Dodgson, che non si stancava mai di fotografarla nei diversi scenari allestiti appositamente per lei.
La prima fotografia di Alice fu scattata il 3 giugno 1856, quando la bambina aveva solo quattro anni, e l’ultima la ritrae all’età di diciotto anni.
L’amicizia di Dodgson con le figlie di Liddell, in particolare con Alice, durò diversi anni. Un giorno, il 4 luglio 1862, durante una gita in barca da Oxford a Godstow con le tre sorelline Alice, Edith e Lorina, Dodgson inventò dal nulla la storia di una bambina dal nome Alice che sogna di esplorare un mondo fantastico in cui vede il proprio corpo ingrandirsi e rimpicciolire, quasi annega in un mare creato dalle proprie lacrime, incontra un coniglio bianco, un bruco su un fungo e una collerica Regina di Cuori.
Alice era così attratta dalla storia del suo alter ego che, quando la giornata si concluse, pregò Dodgson di scriverla per lei. Nel febbraio 1863 Dodgson annotò nel suo diario di aver terminato un libriccino dal titolo Alice’s Adventures under Ground. Tuttavia, passarono settimane e poi mesi prima che egli aggiungesse le illustrazioni al testo.
Infine, nel novembre 1864, donò il libro ad Alice con la dedica: “Un dono di Natale a una cara bambina in ricordo di un pomeriggio d’estate”.
Da umile dono a libro straordinario
Quando decise di pubblicare il racconto, Dodgson scelse di rivedere il manoscritto originale in maniera sostanziale. Eliminò alcune allusioni alla vita domestica della famiglia Liddell e ampliò il testo in misura significativa, aggiungendo due nuovi capitoli, Pig and Pepper (Porco e Pepe) e A Mad Tea-Party (Un tè di matti).
Così, il testo raddoppiò di lunghezza rispetto alla versione precedente. Non essendo soddisfatto delle proprie capacità di illustratore, Dodgson si rivolse a John Tenniel, noto per le vignette che disegnava per la rivista Punch e per le sue illustrazioni di libri.
Quando gli stampatori approntarono le prime copie nel luglio 1865, Tenniel notò la scarsa qualità della stampa e Dodgson decise che l’intera tiratura di circa duemila esemplari doveva essere immediatamente ritirata dal mercato; di conseguenza, fu stampata una nuova edizione distribuita nel novembre dello stesso anno.
La decisione provocò l’aumento, in misura considerevole, del carico finanziario che gravava su Dodgson, il quale copriva i costi di produzione del libro. Nel 1869, anno in cui l’autore iniziò a lavorare al Through the Looking-Glass.
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Storia dell'arte: preraffaelliti, surrealismo, arte concettuale e contemporanea;
Inglese: The Victorian Age;