Estratto del documento

Noemi Vennarucci

La donna vampiro

Liceo scientifico G. Piazzi

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Via Campagnanese 3 – Morlupo (RM)

Tesina dell’esame di maturità

La donna vampiro

Di

Noemi Vennarucci

Classe 5 sezione B

Anno scolastico 2011-2012

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Sommario

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Mappa concettuale 3

Introduzione 5

Munch: la donna vampiro 8

Apuleio: Lamiae 10

D’Annunzio: La Femme Fatale 12

Elizabeth Bathory: la contessa sanguinaria 14

Coleridge:

Christabel ............................................................................

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Introduzione

“Colei che mi ha preso giorno e notte mi tortura, prosciuga le mie carni, tutto il giorno mi stringe, tutta la notte non mi lascia…” (cit. anonima)

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Fin dall’antichità la figura del vampiro ha suscitato negli animi sentimenti di curiosità, odio, stupore, orrore, una dicotomica attrazione-repulsione, creando una grande confusione negli uomini.

Si può affermare che sentimenti come la paura, il fascino e il terrore, accompagnati da motivi quale la persecuzione, la condanna, la ricerca dell’immortalità e da miti come Eros e Thanatos, rappresentano le radici del vampiresco. Quella del vampiro è una figura che esiste in ogni cultura fin dall’antichità. Il fascino che questa creatura esercita sull’immaginario collettivo è una forza a cui ci è impossibile resistere, per noi rappresenta l’incarnazione del male puro svincolato da ogni ragione; il vampiro, privo di valori morali, “vive” per assecondare i propri impulsi animaleschi: il suo piacere consiste nell’uccidere per uccidere, le sue azioni hanno come unico fine il raggiungimento del piacere personale che si traduce in un piacere carnale.

Il tutto viene esaltato dall’aurea di innocenza e purezza della sua vittima che si arrende al piacere della distruzione di sé. La donna vampiro è stata interpretata nei secoli come il simbolo primordiale della triade: “seduzione-sangue vitale-morte” e attraverso i vari secoli le sono stati attribuiti una vasta gamma di nomi “poteri” e forme.

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Mormos, lamiae, empuse, striges sono demoni o donne vampiro, della mitologia greco-romana, capaci di “transumare” in leggiadre giovani donne che con la seduzione sono in grado di attirare le loro prede per berne il sangue e divorarle. Queste sono le creature che, se trascendono la figura della donna vampiro, ne sono sicuramente l’origine.

Attraverso un’analisi delle caratteristiche peculiari di queste “vampire ante litteram”, appare evidente il legame tra i soggetti vampireschi femminili e l’atto sessuale, infatti “Empusa” e “Lamia” riunivano in loro le caratteristiche del “vampiro” e della succube poiché adescavano giovani uomini nei loro letti per berne il sangue e i fluidi vitali e allo stesso modo le “Striges” erano donne vampiro che, con la loro sensualità catturavano gli uomini nell’antica Roma.

Si potrebbe parlare di “Afrodite vampira”, commistione tra amore e carnalità più crudele. Tuttavia è bene precisare che la donna vampiro è una figura universale, presente non solo nella mitologia greco-latina, ma anche nella cultura babilonese, in cui abbiamo “LAMASHTU” che attira gli uomini per succhiarne il sangue e sottrae il feto dal grembo delle madri, e LILITH, il primo vampiro donna della tradizione.

In India abbiamo la kedipe, demone femminile il cui nome significa “prostituta”, che beve il sangue dalle estremità maschili. Con il passare dei secoli le donne vampiro sono aumentate a dismisura arrivando all’anglosassone MARA da cui deriva il termine night mare e alle italiche SURBILES capaci di introdursi nelle case altrui sotto forma di fumo per succhiare il sangue ai neonati durante la notte.

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Tuttavia nel medioevo la figura della donna vampiro è stata assorbita da quella più generale di strega; ora, la donna vampiro oltre ad attrarre uomini con il proprio corpo per succhiarne i fluidi, è anche in grado di fare magie.

Nonostante ciò, le inquietanti creature ematofaghe del mito sono ben lontane dall’essere scomparse dalla tradizione popolare: la loro presenza, seppur mutata nel tempo, è ravvisabile in ogni angolo della terra: si è passati dall’incorporeo al corporeo, dal demone donna alla donna vampiro/strega, dotata di una fisicità umana ed è mutata anche la concezione del vampiro.

Mentre il vampiro inizialmente veniva considerato come una creatura non “viva”, il cui effetto era focalizzato sulla privazione di sangue come emblema della morte, in epoca più moderna il concetto viene rovesciato: depredare la vittima dei suoi fluidi vitali significa mantenersi in vita, rendersi immortali.

Il vampiro, rispetto alla donna vampiro, è una creatura che risulta quasi banale, monocorde nelle sue caratteristiche di nobiltà decadente, fascino e paura, mentre la donna, appunto, assume aspetti diversificati anche nella letteratura: adolescente languida o dark lady, può essere la vittima, la serva o la protagonista svincolandosi dal personaggio maschile.

La donna vampiro è rimasta nei secoli circondata da una tensione carnale, divenendo il simbolo del doppio, incarnazione di Eros e Thanatos e dell’aspetto più perturbante e trasgressivo della femminilità.

Nella realtà contemporanea le donne vampire hanno perso quell’aurea di ambiguità e mistero, anche se la sessualità è ancora il tema dominante, un caso è costituito dalle “vampire” della scrittrice Anne Rice, che vivono nella quotidianità in cui tutto è codificato o dalla vampira del film “Underworld” il cui unico tratto distintivo sono i canini allungati.

Questa regolamentazione della figura vampiresca sembra un tentativo di riportare nei ranghi qualcosa che esula dalla razionalità umana e di esorcizzare gli aspetti perturbanti della personalità femminile. In realtà i vampiri sopravvivono nelle aree d’ombra che la società non può accettare, ma che attirano il nostro lato oscuro.

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Munch: la donna vampiro

“Il morso, l’assoggettamento totale della creatura immortale sull’umano, il prevalere della seduzione e della lussuria sulla razionalità… L’incombente senso di morte che aleggia su tutta l’umanità” (cit. anonima)

La figura della donna vampiro non lasciò indifferenti nemmeno i pittori. Edward Munch (1863-1944) nel 1893-1894 dipinse “Il vampiro”, quadro raffigurante una donna nell’atto di aggredire un giovane uomo con l’intento di berne il sangue.

La bellezza perversa e maledetta e la forza distruttrice della donna vampiro viene raffigurata nel dipinto, in una coppia di amanti, un uomo e una donna,

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ambientati in un luogo chiuso, probabilmente una stanza, stretti in un abbraccio fatale. L’uomo sembra rifugiarsi, cercare un riparo nell’abbraccio confortante della compagna, nei suoi lunghi capelli rossi che lo ricoprono e avvolgono.

Tuttavia l’immagine ha il sapore di una resa, una sottomissione, come se nonostante la grande intimità del gesto, non ci fosse amore, ma solo la triste incapacità dell’uomo a rapportarsi con la figura forte e fiera della donna vampiro che lo depaupera di tutte le sue forze.

Nel dipinto non si riesce a scorgere il volto dell’uomo a causa dell’abbraccio soffocante della donna, probabilmente perché Munch puntava a sottolineare la sottomissione dell’uomo alla creatura femminile, ella lo cattura, lo imprigiona con il suo braccio destro, il tutto rimanda all’immagine della morte, ripresa dai capelli della donna, rossi e fluenti, che rievocano il sangue.

Il pittore per conferire maggior importanza alla figura della donna vampiro, la colpisce con una luce frontale, volta a mettere in risalto il suo incarnato spettrale rispetto a quello dell’uomo, mentre, per accentuare la sua sensualità e l’aspetto passionale/erotico, la rappresenta nella sua nudità carnale.

Lo sfondo inoltre segue il profilo della figura femminile e sottolinea l’idea di soffocamento e oppressione causato dalla donna vampiro.

Tutto il dipinto è incentrato sull’emblema della donna come distruzione, la donna nemica e seduttrice che trova la sua completa realizzazione nell’annientamento dell’uomo: il suo abbraccio non gli lascia via di salvezza, sembra inghiottirlo in un incubo erotico.

Munch vede la donna come l’epicentro di uno sconvolgente mistero sessuale, di cui avverte tutta la profondità e le molteplici stratificazioni, senza però poterlo analizzare perché mancante dei giusti strumenti psicoanalitici. Nasce così l’identificazione tra la donna e l’immagine mostruosa del vampiro: l’uomo è preso da un senso di consunzione ed esce infranto e disfatto dall’incontro con la donna.

Apuleio: Lamiae

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“Non esita a uccidere se ha bisogno di sangue caldo che fuoriesca a fiotti da una gola recisa, e se le funebri mense richiedono visceri palpitanti; così con uno squarcio nel ventre, estrae i feti da porre sulle are ardenti e non per la via che la natura richiede” (cit. Luciano)

Questa fusione nella donna di un aspetto femminile, sensuale caratterizzato da una bellezza sovrumana, e di quello mostruoso del vampiro è un tema che è sempre stato caro agli scrittori greci e latini, ma è in Apuleio (II secolo d.C.) che viene evidenziato «quel viluppo tra erotismo e sangue, che caratterizza la donna vampiro o Lamia (come egli stesso ci dice), unitamente al riemergere del motivo stregonesco.

Nel primo libro dell’“Asino d’oro”, il protagonista Aristomene si accinge a narrare a Lucio, che non ha ancora subito la metamorfosi, un evento alquanto inquietante di cui è stato testimone: costui una notte, si ritrovò coinvolto nella vendetta di due maghe ai danni di un suo amico Socrate, che era stato l’amante e aveva successivamente abbandonato una delle due donne, Meroe.

La scena si svolge di notte, Aristomene spia di sottecchi l’amico Socrate, ormai addormentato, quando vede avvicinarglisi due donne di matura età aventi una lanterna, una spugna e una spada sguainata che si accingono ad effettuare un rituale:

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Sintesi
  • Latino: Apuleio e l'asino d'oro;
  • Italiano: donna vampiro per G. D'Annunzio;
  • Inglese: Christabel (Coleridge);
  • Arte: E. Munch (La donna vampiro);
  • Storia: Elizabeth Bathory.
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