Donna, fuoco che sale nell'ombra
La differenza della donna sono millenni di assenza dalla storia.
Approfittiamo della differenza Carla Lonzi
Introduzione
Ripercorrendo gli studi, dal primo anno all'ultimo, e guardando ai personaggi che, per merito e grandezza, primi tornano alla memoria, è facile notare come la schiacciante maggioranza sia composta di uomini. Allora ci si chiede il motivo di tale supremazia, e una delle spiegazioni di ciò è che le donne hanno conquistato dignità pari a quella dell'uomo veramente tardi, sarebbe infatti sconvolgente trovare un corrispettivo femminile, per esempio, di Leonardo da Vinci in epoca medioevale, non per intelligenza certo, ma per considerazione sociale e storica.
Questa spiegazione potrebbe essere confutata mettendo in mostra alcune personalità e nomi, femminili, di fondamentale importanza, uno tra tutti, Saffo. Ma la contestazione all'antitesi, la contestazione quindi all'idea che non ci siano donne la cui figura splende sulle altre, trova la sua ragion d'essere nel fatto che non si parla d'importanza o di spessore del personaggio, prendendo sempre Saffo come esempio, ma piuttosto di presenza, di memoria e di materialità, cioè di valore concreto del personaggio che soccombe alla miriade di altri nomi e personalità, maschili, rimanendone sommersa.
Perché la femminilità è un fattore da mettere in risalto, specialmente quando si fa riferimento a epoche così lontane e alla cultura antropologica e sociale altrettanto distante propria delle singole epoche, perché serve far vedere cosa vuol dire essere donna reale, per esempio, dietro alla poesia, ancora, non idealmente ma materialmente donna, Alda Merini insomma. So che il paragone è anacronistico e di discutibile pertinenza ma è indicativo per capire la differenza fra l'essere donna e il sentirsi tale, perché un conto è nascere a Lesbo e un conto è conquistarla Lesbo.
Si continua, fantasia e realtà si confondono, Giovanna d'Arco, un simbolo nient'altro. Scorrono i secoli, fino a raggiungere quello che è la chiave di volta, l'Ottocento, passando indisturbati (forse troppo), per i primi grandi nomi, Emily Bronte, per citarne uno, si arriva finalmente ad un'altra inglese, la prima donna che riesce ad occupare nei ricordi tanto spazio quanto un uomo, è Virginia Woolf.
Questo è un momento nevralgico del mio flusso di coscienza (stream of consciousness, appunto) perché vedendo quanto diversamente, una donna affronti la vita, e i problemi che essa contiene, rispetto a uomo, quanto descriva e percepisca in modo diverso la società e i problemi che essa affliggono, quanto profondamente riesca a entrare nella psicologia dei personaggi che essa descrive, il pensiero di come la concezione del mondo cambierebbe se si potessero vedere alcuni dei più importanti avvenimenti storici, alcune tra le correnti artistiche più importanti, le filosofie che hanno creato il nostro tempo, dal punto di vista femminile, attraverso gli occhi di grandi donne, risulta estremamente interessante.
Allora comincio ad analizzare alcuni momenti della cultura umana degli ultimi secoli in chiave diversa, le donne continuano a mancare, ma ho come la sensazione che ci siano, nascoste bene, ma ci siano, basta cercarle. Le cerco, le trovo, e con loro trovo un mondo diverso, parallelo, quasi, a quello che avevo incontrato negli studi “canonici”.
Il progetto che segue questa introduzione è un viaggio alla rivisitazione di ciò che c'era già, solidamente radicato nella cultura di ognuno e anzi costituente di essa. Far sentire voci troppo spesso taciute ma irresistibilmente belle, senza divinizzarle e mitizzarle, senza un forzato femminismo, con la stessa facilità con cui sono state dimenticate, io le ricordo.
Filosofia, Luce Irigaray
Sono in rotta con il femminismo
Che ancora parla di uguaglianza,
Mentre è la disuguaglianza che importa.
Adriana Zarri
Parlare di essere umano oggi implica il sottintendere e l'avere concretamente in mente la concezione dell'uomo in toto, cioè la consistenza dell'uomo che non è solo materia, non solo spirito, non solo essere sociale, non solo animale, è quello che non sa di essere (ES), quello che sa di essere (IO), quello che gli è detto di dover essere (SUPER-IO), sottendere Freud.
Ma se avesse sbagliato, in difetto, nel considerare l'essere umano attraverso la dicotomia naturale, Uomo-Donna, facendola diventare Presenza-Assenza, Completezza-Mancanza, Forza-Debolezza? Perché la dicotomia c'è in natura, nella fisicità c'è la differenza, l'opposto, ma perché nell'analisi freudiana prevale l'uomo? Perché Freud era un uomo, e allora perché non provare a cambiare prospettiva?
La psicanalisi, rivoluzione di importanza pari a quella galileiana, vista dall'altra parte, da una donna, da Luce Irigaray.
La filosofa francese, nella sua opera Speculum, parte dall'analisi di uno degli elementi portanti della teoria freudiana sui cui egli basa la sostanziale differenza tra uomo e donna, cioè l'invidia del pene da parte della donna rispetto al “complesso di castrazione” dell'uomo.
Questa si forma nell'ultima delle fasi in cui Freud divide lo sviluppo di un essere umano, la fase genitale.
Il maschio durante tale fase sviluppa il cosiddetto “complesso di castrazione”.
Parallelamente la donna sviluppa l'invidia del pene.
Entrambi i complessi derivano dal superamento di un precedente complesso, il complesso di Edipo che porta il bambino ad aver timore di essere castrato dall'autorità (il padre) per un amore (verso la madre) che non è accettato dalla società e dai costumi, il bambino sposta così l'attenzione sulle altre donne.
Per le donne l'invidia del pene non è successiva al superamento del complesso di Elettra, definizione junghiana non freudiana, poiché l'amore rivolto verso il padre non provoca nessun complesso, provoca solo il voler sostituirsi alla madre, e da una prima fase di odio per essa si passa alla concezione che ciò che si vuole non è il padre in quanto tale ma si vuole ciò che il padre possiede e che manca alla bambina, il pene.
L'invidia del pene è, in ultima analisi, ciò che porta la donna ad avvicinarsi all'uomo, semplicemente quindi, per avere qualcosa che essa non possiede.
Basta fare qualche passo in avanti per vedere come il bisogno di avere qualcosa che non si ha porta colui che possiede “l'oggetto del desiderio” a comandare e chi invece è soggetto del desiderio, colei che desidera, a sottomettersi a esso.
- Italiano - Alda Merini
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- Storia dell'arte - Da Artemisia Gentileschi a Frida Kahlo