Estratto del documento

I diritti umani

Pensando ai diritti dell’uomo la prima cosa che mi viene in mente è la Costituzione che, in parole semplici, è l’insieme dei principi fondamentali che regolano la nostra vita, che stabiliscono ciò che ciascuno di noi può fare senza limitare la libertà degli altri.

Il primo documento che riconosceva alcuni diritti dei cittadini, anche se confermava i privilegi del clero e dei feudatari, diminuendo la forza del Re, fu emanato dal re inglese Giovanni Senza Terra, nel 1215, con la Magna Charta Libertatum.

Le regole di una Costituzione non hanno valore universale perché essa difende principi e interessi validi non per tutte le nazioni e le regole devono mediare fra le esigenze e i desideri.

Ma potremmo chiederci: l’umanità è nata con le regole? No, anzi, vigeva la regola del più forte, che era quello che comandava.

Poi comandò chi era più ricco e poteva permettersi di mantenere un esercito, quindi le regole venivano dettate da un signorotto perché ancora non esistevano leggi che tutelassero i più deboli.

Io ritengo che noi siamo fortunati a vivere in un Paese in cui la Costituzione riconosce e garantisce la libertà e i diritti fondamentali di tutti i cittadini.

La storia dell’“uomo” comincia poche migliaia di anni fa ma è solo dal ‘700 che, con la Rivoluzione Francese, lo schiavo prima e il suddito dopo, fu sostituito dal “cittadino”, cioè un uomo che ha oltre ai doveri anche dei diritti.

Ma fare delle leggi che consentissero la sopravvivenza pacifica fra persone che, pur appartenendo allo stesso popolo, hanno interessi economici, culturali e religiosi diversi, non fu assolutamente facile.

Lo dimostra il fatto che anche le popolazioni che hanno avuto una storia culturale e politica più evoluta, tutt’oggi sono divise in svariate correnti di pensiero.

A tener unite le tante correnti politiche, ci sono le leggi che dovrebbero mediare desideri e interessi dei cittadini.

Dopo la seconda guerra mondiale, con le decine di milioni di morti, anche per gli atti di barbarie avvenuti, in particolare nei lager nazisti, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, attraverso la “Dichiarazione Universale dei diritti dell’Uomo” stabiliva i diritti e i doveri di ogni individuo (10 dicembre 1948). Allora i diritti umani erano violati in qualsiasi parte del mondo: uomini torturati in 88 paesi, giudicati con processi ingiusti in 54 paesi e limitati nella loro libertà in 77 paesi.

Parallelamente, sempre nel 1948, in Italia, nasce la Costituzione Italiana ad opera di un gruppo di Padri Fondatori, rappresentanti delle diverse correnti politiche. È basata su 139 Articoli.

I primi dodici sono i Principi Fondamentali che hanno validità assoluta nel tempo, gli altri possono essere, eccezionalmente, variati in funzione dei cambiamenti sociali, economici e culturali.

È una delle Costituzioni più avanzate e socialmente equilibrate tra quelle esistenti. La nostra Costituzione stabilisce che tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e non possono essere discriminati per motivi di razza, lingua, sesso e religione, opinioni politiche e condizioni sociali.

La storia passata e purtroppo anche quella più recente ci parlano invece di guerre e di sopraffazioni; tuttora assistiamo a sbarchi di immigrati in condizioni drammatiche (se riescono ad arrivare vivi), con il loro sacco di plastica pieno solo di sogni e del desiderio di far valere i propri diritti.

Il biglietto per la traversata di queste povere persone è salatissimo ma “la dignità umana non è compresa nel prezzo”.

Storia

Mohandas Gandhi

Mohandas Gandhi, detto il Mahatma (soprannome datogli dal poeta indiano R. Tagore che in sanscrito significa “Grande Anima”), è il fondatore della nonviolenza e il padre dell’indipendenza indiana.

Nasce a Portbandar in India il 2 ottobre 1869.

Dopo aver studiato nelle università di Ahmrdabad e Londra ed essersi laureato in giurisprudenza, esercita brevemente l’avvocatura a Bombay.

Nel 1893 si reca in Sud Africa con l’incarico di consulente legale per una ditta indiana e vi rimane per ventuno anni. Qui si scontra con una realtà terribile, in cui migliaia d’immigrati indiani sono vittime della segregazione razziale. L’indignazione per le discriminazioni razziali subite dai suoi connazionali (e da lui stesso) da parte delle autorità britanniche, lo spingono alla lotta politica. Il Mahatma si batte per il riconoscimento dei diritti dei suoi compatrioti e dal 1906 lancia, a livello di massa, il suo metodo di lotta basato sulla resistenza nonviolenta: “Satyagraha”, una forma di non-collaborazione radicale con il governo britannico, concepita come mezzo di pressione di massa. Gandhi giunge all’uguaglianza sociale e politica tramite le ribellioni pacifiche e le marce. Alla fine, infatti, il governo sudafricano attua importanti riforme a favore dei lavoratori indiani (eliminazione di parte delle vecchie leggi discriminatorie, riconoscimento ai nuovi immigrati della parità dei diritti e validità dei matrimoni religiosi).

Nel 1915 Gandhi torna in India, dove circolano già da tempo fermenti di ribellione contro l’arroganza del dominio britannico (in particolare per la nuova legislazione agraria, che prevedeva il sequestro delle terre ai contadini in caso di scarso o mancato raccolto, e per la crisi dell’artigianato). Egli diventa il leader del Partito del Congresso, partito che si batte per la liberazione dal colonialismo britannico.

  • 1919: Prima grande campagna Satyagraha di disobbedienza civile, che prevede il boicottaggio delle merci inglesi e il non-pagamento delle imposte. Il Mahatma subisce un processo ed è arrestato.
  • 1921: Seconda grande campagna Satyagraha di disobbedienza civile per rivendicare il diritto all’indipendenza. Incarcerato, rilasciato, Gandhi partecipa alla Conferenza di Londra sul problema indiano, chiedendo l’indipendenza del suo paese.
  • 1930: Terza campagna di resistenza. La marcia del sale: disobbedienza contro la tassa sul sale (la più iniqua perché colpiva soprattutto le classi povere). La campagna si allarga con il boicottaggio dei tessuti provenienti dall’estero. Gli inglesi arrestano Gandhi, sua moglie e altre 50.000 persone.

Spesso incarcerato negli anni successivi, la “Grande Anima” risponde agli arresti con lunghissimi scioperi della fame (importante è quello che egli intraprende per richiamare l’attenzione sul problema della condizione degli intoccabili, la casta più bassa della società indiana).

All’inizio della Seconda Guerra Mondiale, Gandhi decide di non sostenere l’Inghilterra se questa non garantisce all’India l’indipendenza. Il governo britannico reagisce con l’arresto di oltre 60.000 oppositori e dello stesso Mahatma, che è rilasciato dopo due anni.

Il 15 agosto 1947 l’India conquista l’indipendenza. Gandhi, però, vive questo momento con dolore, pregando e digiunando. Il subcontinente indiano è diviso in due stati, India e Pakistan, la cui creazione sancisce la separazione fra indù e musulmani e culmina in una violenta guerra civile che costa, alla fine del 1947, quasi un milione di morti e sei milioni di profughi.

L’atteggiamento moderato di Gandhi sul problema della divisione del paese suscita l’odio di Nathuram Godse, un fanatico indù, che lo uccide il 30 gennaio 1948, durante un incontro di preghiera.

Il pensiero di Gandhi

Il pensiero di Gandhi si basa su tre punti fondamentali:

  • Autodeterminazione dei popoli: Gandhi riteneva fondamentale il fatto che gli indiani potessero decidere come governare il loro paese, perché la miseria nella quale si trovava dipendeva dallo sfruttamento delle risorse da parte dei colonizzatori britannici.
  • Nonviolenza: è necessario precisare che tale precetto non si ferma a una posizione negativa (non essere causa di male agli altri) ma possiede in sé la carica positiva della benevolenza universale e diventa l’“amore puro” comandato dai sacri testi dell’Induismo, dai Vangeli e dal Corano. La nonviolenza è quindi un imperativo religioso prima che un principio dell’azione politico-sociale.

Il Mahatma rifiuta la violenza come strategia di lotta in quanto la violenza suscita solamente altra violenza. Di fronte ai violenti e agli oppressori, però, non è passivo, anzi. Egli propone una strategia che consiste nella resistenza passiva, il non reagire, in altre parole, alle provocazioni dei violenti, e nella disobbedienza civile, vale a dire il rifiuto di sottoporsi a leggi ingiuste.

“La mia non-cooperazione non nuoce a nessuno; è non-cooperazione con il male,… portato Gandhi Parla di Stesso a sistema, non con chi fa il male” (Gandhi, ).

  • Tolleranza religiosa: ”… il mio più intimo desiderio” dice Gandhi “… è di realizzare la fratellanza … tra tutti gli uomini, indù, musulmani, cristiani, parsi ed ebrei” (M. Gandhi Parla di Se Stesso Gandhi, ). Gandhi sognava la convivenza pacifica e rispettosa dei tantissimi gruppi etnici e delle diverse professioni religiose presenti in India.

Queste erano delle ricchezze che dovevano convivere e non dividere politicamente la nazione. Purtroppo, gli eventi non andarono come sperava Gandhi.

Il messaggio che il Mahatma ci lascia è molto attuale e la storia contemporanea, purtroppo, continua a essere macchiata dalla guerra e dalla violenza.

Gandhi, “piccolo grande uomo”, riesce con le sue sole forze, a sconfiggere il potente Impero britannico e a realizzare il suo grande sogno dell’indipendenza per il suo paese. Come? Con la forza sbalorditiva della nonviolenza, del boicottaggio pacifico, della resistenza passiva e della ricerca della Verità (Dio).

Come possiamo rendere attuale Gandhi? Come possiamo essere anche noi portatori di pace?

Gandhi dimostra che la forza di un singolo uomo può diventare la forza di un popolo intero.

Non dobbiamo quindi disperare se ci sembra che poteri superiori vogliano decidere per noi e armarci la mano. Gandhi stesso, con le sue parole, ci incoraggia a “cercare … la propria strada e … seguirla senza esitazioni” e a “non avere paura”. Rivolgendosi a ciascuno di noi aggiunge: “…affidati alla piccola voce interiore che abita il tuo cuore e che ti esorta ad abbandonare …, tutto, per dare la tua testimonianza di ciò per cui hai vissuto e di ciò per cui The Bombay Chronicle cui sei pronto a morire” ( , 9 agosto 1942).

La violazione dei diritti umani

Pensiamo anche alle persecuzioni religiose e, come si è detto, alle leggi razziali, ai lager, ai campi di sterminio tedeschi e all’estrema violazione dei diritti umani.

Ma l’esempio più grande di violazione dei diritti umani sono i campi di sterminio di Auschwitz, fondati e voluti da Hitler nel 1940, dove venivano deportati e fatti lavorare (sopra il cancello d’ingresso era scritto “Arbeit macht frei”, “il lavoro rende liberi”…) come schiavi, ebrei, polacchi, zingari, russi, prostitute: gli abili lavoravano, i deboli o i malati erano mandati nelle camere a gas. Venivano considerati razza inferiore, da eliminare; lo dimostra l’enorme numero delle vittime nei tanti campi di sterminio, si parla di cinque milioni. E si facevano orribili esperimenti sul corpo umano usando i prigionieri come cavie.

Storia dell’arte

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Sintesi

Collegamenti: diritti dell'uomo, tesina

  • Storia – Gandhi
  • Storia dell'arte – Guernica (cubismo)
  • Scienze – Clonazione e genetica
  • Italiano – Primo Levi e Isabel Allende
  • Educazione fisica – Balli sudamericani
  • Geografia – Sudamerica
  • Francese – Guyane
  • Inglese – Notting Hill Carnival
  • Tecnologia – Basi spaziali e centrali biogas
  • Musica – Inti-Illimani
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