Estratto del documento

Liceo Scientifico Statale “Rosario Livatino”

Napoli

Esame di maturità - anno scolastico 2011/2012

Lavoro di approfondimento per l’esame di maturità:

Il Dio Denaro

di Nappo Geremia

Classe V C

Introduzione

Non solo l’arte ha sempre accolto aspetti diversi del mondo dell’economia, in quanto causa di dinamiche sociali, ma anche scrittori e filosofi hanno dato spazio, nella loro produzione, a considerazioni riguardo alla natura del denaro. Il denaro rientra in speculazioni più o meno sistematiche già da Socrate, e con lo scandalo della sofistica si fa ancora più evidente.

In economia le diverse scuole di pensiero sono espressione di culture, gli agenti economici vivono e prendono decisioni all’interno di un ambiente culturale e la cultura ha un ruolo importante sul corso della storia economica. Ma è anche vero il contrario: le relazioni e i processi culturali esistono all’interno di un ambiente economico e possono essere interpretati in termini economici. Esiste dunque una profonda relazione tra economia e cultura che si fonda sul concetto di valore: le due nozioni parallele di valore economico e valore culturale diventano così i principi sottostanti l’integrazione di due campi di studio apparentemente distanti.

Nella società di massa la logica economica è diventata la mentalità che orienta i rapporti sociali, uniforma il senso comune, emargina la morale e ogni forma di solidarietà.

Ultima scena del Paradiso di Dante rivisitata in chiave contemporanea

Compito del mio lavoro di approfondimento è dimostrare come, già dall’antichità ma soprattutto in età contemporanea, il denaro muove il mondo. Credo sia triste, per non dire “tragico”, che molti aspetti della cultura siano vittima di una così grande influenza del Dio Denaro, soffocando una creazione più libera e genuina, indirizzata a valori più semplici e, per questo, autentici.

La lotta di

Quando il denaro Quintiliano

corrompe la contro la

cultura corruzione

dell’eloquenza

Quando il denaro

influenza le forze Il materialismo

motrici della storico di Marx

storia Il mito del

denaro e del

Quando il denaro successo nel

penetra le menti ciclo de “I Vinti”

di Verga

Quando il denaro L’Art Nouveau e

Il Dio Denaro si fa arte e Gustave Klimt

viceversa

Quando il denaro La critica di

crea divisioni Dickens

irreparabili all’educazione

Quando il denaro

origina tragedie e I Terremoti

viceversa I Roaring

Quando il denaro Twenties la

e

manca e spiana la grande crisi del

strada alla guerra ’29

Quando il denaro corrompe la cultura

1.

La lotta di Quintiliano contro la corruzione dell’eloquenza

Non è difficile trovare nell’antichità un caso eclatante di corruzione. Fin dalle strutture sociali più antiche, alcune pratiche ricattatorie o nepotistiche hanno sempre avuto largo uso e sono entrate di diritto nel costume di un popolo. Non si esime da questo triste primato il popolo romano, di cui numerosissimi autori hanno declamato l’ignavia e l’asservimento, nonché l’attaccamento ai beni materiali.

I Romani non potevano contare su altro che sull’educazione, unica via di salvezza ed elevazione secondo Marco Fabio Quintiliano, nato in Spanga nel 35 d.C., avvocato e primo insegnante finanziato dallo Stato per iniziativa di Vespasiano, che va ricordato per la sua opera di denuncia e, al tempo stesso, di impegno diretto: l’Institutio Oratoria.

Questa è un trattato didascalico in dodici libri, dedicato a Vitorio Marcello, personaggio eminente alla corte di Domiziano, in cui l’autore delinea la formazione dell’oratore a partire dall’infanzia e tratta di tutti i problemi e gli argomenti riguardanti la retorica e l’oratoria.

Come Cicerone, egli considera la retorica una scienza che non si limita a fornire competenze tecniche, ma mira a formare il cittadino e l’uomo moralmente esemplare.

Quintiliano affronta il problema del rapporto tra retorica e filosofia: polemizza l’ambizione dei filosofi di riservare a sé l’educazione dei giovani e afferma che la filosofia non è altro che una delle tante scienze che contribuiscono alla cultura enciclopedica dell’oratore.

Ben poco ciceroniana è l’ostilità di Quintiliano verso i filosofi contemporanei, sui quali egli esprime giudizi molto severi, ed è da inquadrare nell’appoggio alla politica degli imperatori flavi, specialmente di Domiziano, promotore di ben due espulsioni consecutive di filosofi da Roma.

Il I libro contiene svariati precetti pedagogici, la convinzione che si debbano assecondare le inclinazioni dei fanciulli, evitare le punizioni corporali e che la scuola pubblica sia nettamente superiore a quella privata, poiché suscita nei piccoli l’attitudine alla vita sociale e crea competizione e amicizie.

Marco Fabio Quintiliano (35/95)

Nel II libro è discusso lo studio della grammatica e gli autori e gli esercizi da proporre ai principianti. Dal III al XI libro troviamo le cinque parti fondamentali della retorica ovvero il reperimento degli argomenti, l’inventio, l’ordine da assegnare agli argomenti all’interno del discorso, la dispositio, lo stile oratorio e l’utilizzo di figure retoriche, l’elocutio, l’insieme delle tecniche per memorizzare ciò che si deve dire, la memoria, la dizione e gesti, l’actio; i tre generi di discorsi: deliberativo, epidittico, giudiziario; i tre compiti dell’oratore: docére, movére, delectare.

Nel XII libro l’autore delinea infine la figura del perfetto oratore, le cui doti fondamentali sono l’onestà e l’incorruttibilità, con l’espressione ciceroniana “vir bonus dicendi peritus”, cioè colui che è libero dai vizi e sa anteporre sempre il bene pubblico a quello privato, preoccupandosi dell’utilità comune, e che sa essere un fedele collaboratore del principe: una figura, quindi, che deve essere nota per la sua integrità.

Institutio Oratoria

In sintesi nell’Institutio oratoria Quintiliano, citando numerose fonti greche e latine, indica le cause della decadenza dell’oratoria in fattori tecnici, come la carenza di buoni insegnanti e l’eccessivo spazio dato nella scuola ad argomenti fittizi e lontani dalla vita reale (le Controversiae Suasoriae), capaci di rimbecillire la gioventù, e morali, la degenerazione dei costumi, e individua in Cicerone il culmine dell’oratoria romana e il modello insuperato, a cui si deve far ritorno, mentre fortemente negativo è il giudizio espresso su Seneca, visto come il principale esempio del corrotto stile moderno, il cui difetto principale consiste nella mancanza del senso della misura, dovuta alla ricerca sfrenata del consenso da parte del pubblico.

Vi è inoltre in Quintiliano l’assoluta mancanza di prospettiva storica, che lo induce a riproporre modelli di eloquenza dell’età repubblicana come se fossero ancora attuali e nulla fosse cambiato dai tempi di Cicerone. Per quanto riguarda lo stile vi è un abbondante uso di figure retoriche, le differenze rispetto a Cicerone si notano nella sintassi meno ampia e più variata e nella ricerca di una maggiore incisività.

Quando il denaro influenza le forze motrici della storia

2.

Il materialismo storico di Marx

Per meglio contestualizzare alcune prove fondamentali della mia tesi, si fa ora un gran salto temporale. Arriviamo all’età contemporanea che, a mio parere, supporta la mia tesi con avvenimenti e ideologie che non possono sottrarsi all’interpretazione economica.

Fondamentale, senza ombra di dubbio, è la speculazione di Karl Marx, che si pone come un’analisi globale della società e della storia.

Nella prefazione a “Per la critica dell’economia politica” (1859) e in “Salario, prezzo e profitto” (1865) Marx espone la sua lettura in chiave materialistica della storia, questo poiché, secondo il filosofo, gli ordinamenti statali e i vincoli legali non possono essere spiegati soltanto con lo sviluppo generale dello spirito umano, ma bisogna piuttosto risalire alle condizioni materiali di vita e di produzione.

In sostanza nella produzione gli uomini costruiscono un insieme di relazioni che sono la vera struttura della società. La storia, per chi la sappia guardare con occhi sgombri da ideologie (cioè falsi sistemi di pensiero), non è che l’evoluzione di queste strutture economiche.

Marx distingue in pratica mezzi di produzione e rapporti di produzione. I mezzi di produzione sono le forze produttive, ossia i lavoratori e tutto l’apparato di conoscenze scientifiche e tecnologiche che muovono il mondo del lavoro.

I rapporti di produzione sono i rapporti giuridici, quelli che regolano la proprietà delle forze produttive e la distribuzione di ciò che viene prodotto.

Karl Marx (1818/1883)

Insieme originano i modi di produzione ed ogni epoca storica è caratterizzata da un particolare modo di produzione: è questa quindi quella che Marx chiama la vera struttura della storia.

Tutto il resto (diritto, religione, cultura, arte ecc.) non sono altro che sovrastrutture. L’economia è il vero motore della storia, tutto parte da essa.

Questo è anche un materialismo dialettico, poiché la storia è mossa dalla dialettica bisogno-soddisfacimento del bisogno, e riconosce ad Hegel il merito di aver riconosciuto che la dialettica è la legge stessa della storia, tuttavia Marx rovescia la dialettica hegeliana in quanto ritiene che il primo momento di questo processo è il momento reale, che nella dialettica hegeliana è invece il secondo.

La storia è sempre storia del conflitto di classe, poiché si crea un conflitto tra le forze di produzione e rapporti di produzione dove le forze di produzione non riconoscono più i rapporti di produzione, portando al superamento di quella determinata epoca storica.

Quando il denaro penetra le menti

3.

Il mito del denaro e del successo nel ciclo de “I Vinti” di Verga

Non molti anni dopo la pubblicazione delle opere di Marx a sostegno della mia tesi, anche nella letteratura nostrana si affaccia la componente economica.

Giovanni Verga vive in un’Italia che deve fare i conti con i gravi problemi economici e politici della neonata nazione. Ciò si riversa prima nel suo pensiero ma, ancor più esplicitamente, nell’intenzione di scrivere il celeberrimo ciclo de “I Vinti”.

Nella prefazione a “I Malavoglia”, primo romanzo del ciclo, chiarisce il movente della narrazione ed i presupposti ideologici, culturali ed artistici che lo spingono a questo tipo di creazione.

Non risulta difficile cogliere che lo scopo del narratore è quello di far conoscere le condizioni sociali di un’intera comunità, studiando appunto come, in determinati contesti socio-economici, la vita dei singoli e dei gruppi sociali sia rigidamente condizionata dal mito del denaro e del successo.

Verga ci presenta tipici casi di vita, che nella prefazione all’Amante di Gramigna (una delle novelle di “Vita dei campi”) aveva definito documento umano.

Egli intende studiare come, in un’epoca di generale progresso, in cui il miraggio del benessere è più pressante, agisca una dirompente aspirazione al cambiamento.

Giovanni Verga (1840/1893)

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Sintesi
  • Latino: Quintiliano;
  • Filosofia: Karl Marx (il materialismo storico);
  • Italiano: Giovanni Verga (ciclo dei vinti);
  • Storia dell'arte: Art Nouveau, Gustave Klimt;
  • Inglese: Charles Dickens (Hard Times);
  • Geografia astronomica: i terremoti;
  • Storia: I Roaring Twenties, la grande crisi del '29.
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