Liceo Fabrizio De Andrè
Esame di stato 2011/2012
<<La curiosità è dovunque e in nessun luogo>>
La curiosità, che ha sempre spinto l’uomo nel processo di conoscenza, sembra oggi pian piano scomparire. Non vi è più nulla da scoprire o le nuove generazioni sono intimidite ad agire e indagare?
Lazzari Elena
5^D Liceo socio-psico pedagogico 3
Indice
Premessa ..................................................................................................................................... 5-8
1. Curiosità ................................................................................................................................ 9-11
1.1. Studio etimologico del termine
1.2. Sviluppo degli studi sulla curiosità
1.3. Berlyne e la svolta cognitiva
2. Motivazione ........................................................................................................................ 12-14
2.1 Che cos’è la motivazione?
2.2 Sviluppo degli studi sulla motivazione
3. Curiosità al centro del processo di conoscenza ...................................................... 15-17
3.1. Comportamenti esplorativi
3.2. Motivazione scolastica
3.3. Capacità di ricerca
4. Analisi della società contemporanea ........................................................................... 18-22
4.1. La società reprime la curiosità
4.2. Il ruolo riparatore della scuola
5. Approcci educativi ............................................................................................................ 23-26
5.1. Monaldo e Giacomo Leopardi
5.2. Metodi alternativi alle lezioni cattedratiche
Conclusione ............................................................................................................................ 27-30
Bibliografia ...................................................................................................................................31
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Premessa
La curiosità è ciò che da sempre ha motivato l’uomo a progredire, bisognoso di conoscere e gestire ciò che lo circondava.
Infatti, se il cavernicolo non fosse stato curioso di scoprire cosa stava al di fuori della propria caverna oggi vivremmo ancora in quello stato primitivo in cui l’individuo si trovava agli albori dell’esistenza.
Se i Babilonesi non fossero stati incuriositi dal cerchio, oggi non esisterebbero le ruote e tutti i sistemi rotanti.
Se i Fenici non avessero inventato un alfabeto, non esisterebbe un codice linguistico con cui comunicare e se gli Arabi non avessero elaborato un primo sistema numerico i nostri scambi sarebbero ancora basati sul baratto.
Se Pitagora non fosse stato mosso dalla curiosità del ricercare non avremmo avuto lo sviluppo del pensiero geometrico ed Euclide non avrebbe mai scritto gli “elementi” a cui lo studio dell’aritmetica e della geometria ha fatto riferimento fino alla scoperta delle geometrie non euclidee.
Se Galileo, spinto dalla curiosità, non avesse osservato il cielo penseremmo ancora che il Sole giri intorno alla Terra e saremmo fermi al pensiero tomistico.
Se Einstein mosso da curiosità non avesse continuato le sue ricerche non avremmo quella che oggi è definita “fisica moderna” e saremmo fermi alla “fisica newtoniana”.
La spinta propulsiva di molti pensatori ha condotto all’attuale lettura della realtà.
Partendo dalle origini del mondo e del pensiero umano possiamo dire che la curiosità ha portato alla nascita della Filosofia, che a sua volta ha decretato la nascita delle scienze a noi oggi conosciute.
La Filosofia non è altro che la storia del pensiero umano, e della sua evoluzione.
L’uomo ha iniziato a filosofare poiché mosso da curiosità, da sete di conoscenza, e ha continuato a farlo creando con le sue capacità cognitive il mondo in cui viviamo oggi.
A sua volta questa disciplina ha alimentato la ricerca operata dalle altre.
È dal pensiero dell’uomo che nascono le scienze e dal suo amore per il sapere.
La curiosità è quindi il motore che fece muovere l’uomo permettendogli di sviluppare le sue doti.
Teetèto
<<Il filosofare non ha altro inizio se non la meraviglia.>> dice Socrate nel platonico; altresì Aristotele ha sostenuto che:
«Gli uomini hanno cominciato a filosofare, ora come in origine, a causa della meraviglia: mentre da principio restavano meravigliati di fronte alle difficoltà più semplici, in seguito, progredendo a poco a poco, giunsero a porsi problemi sempre maggiori: per esempio i problemi riguardanti i fenomeni della luna e quelli del sole e degli astri, o i problemi riguardanti la generazione dell’intero universo.
Ora, chi prova un senso di dubbio e di meraviglia riconosce di non sapere; ed è per questo che anche colui che ama il mito è, in un certo qual modo, filosofo: il mito, infatti, è costituito da un insieme di cose che destano meraviglia.
Cosicché, se gli uomini hanno filosofato per liberarsi dall’ignoranza, è evidente che ricercarono il conoscere solo al fine di sapere e non per conseguire qualche utilità pratica.>>
Metafisica,
(Aristotele, I 2, 982b, Milano 2003)
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Ciò che spinge gli animali alla scoperta è senza dubbio la curiosità dell’esplorare.
L’uomo possiede un’anima razionale, che lo induce a tendere naturalmente alla meraviglia ’entelechia
conoscenza. La lo conduce all la massima attuazione della propria essenza.
In questo la curiosità umana si differenzia da quella animale.
<<[...] La specificità dell’uomo consiste nella razionalità, egli tenderà, come a proprio fine, a realizzarsi pienamente come essere razionale […]>>
Gli uomini fin dall’antichità avevano percepito che esisteva una dimensione interiore capace di sospingerli e motivarli alla scoperta.
Lo testimoniano il mito di Ulisse che sfida le intemperie dell’oceano per affrontare nuove avventure, le affermazioni della filosofia Antica, il fatto che in ogni epoca si possano trovare autori che lo attestino.
Seneca nel suo pensiero stoico affermava:
<<Navigano certuni e sopportano le fatiche di un viaggio lontanissimo per la sola ricompensa di conoscere qualche cosa di nascosto e di remoto.
Questa aspirazione raduna masse agli spettacoli, questa costringe a cercare cavando ciò che è stato chiuso e nascosto, ad indagare su ciò che è appartato, a svolgere i rotoli dei fatti antichi, ad ascoltare i racconti sui costumi di genti barbariche.
La natura ci ha dato un carattere curioso e, consapevole della propria sapienza tecnica e della propria bellezza, ha generato noi come spettatori di spettacoli tanto grandi, perché perderebbe il frutto di sé, se fatti tanto grandi, tanto luminosi, con tanta cura elaborati, tanto brillanti e non per un solo aspetto belli, li mostrasse ad un deserto.
A ché tu sappia come la natura ha voluto si assistesse al suo spettacolo, non solo fosse vista, guarda che posto ha dato a noi: ci ha messi nella parte centrale di sé e ci ha dato la possibilità di guardare intorno tutte le cose.
E non solo ha fatto dritto l’uomo, ma volendo, come penso, renderlo adatto anche alla contemplazione, affinché fosse in grado di accompagnare le stelle che scivolano da oriente ad occidente e di girare intorno il suo volto unitamente al tutto, gli ha fatto la testa volta verso l’alto e l’ha posta su di un collo flessibile.
Poi, conducendo il corso di sei costellazioni durante il giorno di sei durante la notte, ogni sua parte ha dispiegato affinché, con queste visioni che aveva offerto ai suoi occhi, provocasse il desiderio anche di altre.>> De Otio, )
(Seneca, Roma 2002
Nel periodo medioevale alcuni autori condannano la curiosità poiché sentita come pericolo, come stimolo capace di portare l’uomo ad interrogarsi sul senso di ciò che lo circondava, compreso il mondo spirituale del modello cristiano che si afferma sempre più.
Venendo condannata ogni forma di libero pensiero che si distacca dalla visione clericale del mondo, si viene quindi a reprimere ciò da cui questo pericolo può generarsi.
<<Ora si può distinguere più chiaramente quale sia la parte del piacere, e quella della curiosità nell’azione dei sensi.
Il piacere cerca la bellezza, l’armonia, la fragranza, il sapore, la levigatezza; la curiosità invece ricerca anche sensazioni opposte a queste, per saggiarle; non per affrontare un fastidio, ma per la bramosia di sperimentare e conoscere.
Cos’ha di piacevole la visione di un cadavere dilaniato, che ti fa inorridire?
Eppure, non appena se ne trova uno in terra, tutti accorrono ad affliggersi, a impallidire, e temono addirittura di rivederlo in sogno, quasi fossero costretti a vederlo da svegli, o fossero indotti dalla promessa di uno spettacolo ameno.
La stessa cosa accade per gli altri sensi, ma sarebbe lunga la rassegna.
Da questa perversione della curiosità derivano le esibizioni di ogni stravaganza negli spettacoli, le sortite per esplorare le opere della natura fuori di noi, la cui conoscenza è per nulla utile, e in cui gli uomini non cercano null’altro che il conoscere; e ancora le indagini per mezzo delle arti magiche, col medesimo fine di una scienza perversa; e ancora, nella stessa religione, l’atto di tentare Dio, quando gli si chiedono segni e prodigi, desiderati non per trarne qualche beneficio, ma soltanto per farne esperienza.>> (Agostino, Le Confessioni, Milano, 1982)
Al termine di quest’epoca e con l’avvento del Rinascimento l’uomo riacquista quella posizione di centralità che gli era stata sottratta e recupera la propria dimensione soggettiva potendosi permettere di tornare a essere curioso.
La Chiesa cerca comunque di limitare il pensiero umano, continuando a opporvisi, testimoni indiscussi Giordano Bruno e poi Galileo Galilei, i quali mossi da curiosità fecero affermazioni scomode che andarono a intaccare il complesso sistema di nozioni che la Chiesa impartiva dogmaticamente facendo riferimento al sistema tomistico e “Ipse dixit”.
all’affermazione dell’
Solo successivamente nel periodo dell’Illuminismo, la situazione culturale che venne a crearsi consentì all’uomo di dare libero sfogo al proprio animo.
È in quest’epoca che si realizzano le principali scoperte in grado di dare una svolta economica e sociale all’Europa ed è in quest’epoca che filosofi e pensatori riescono a trovare un proprio spazio per diffondere “liberamente” il loro pensiero.
La curiosità dell’uomo si spinge su questioni sempre più misteriose e inafferrabili fino a giungere al Romanticismo, dove il sentimento di ricerca muove l’individuo a tal punto da soffrire morbosamente per l’impossibilità di conoscere ciò che va al di là dell’esperibile.
La ricerca è continuata in tutti i campi, ma il problema che più angoscia gli individui con il trascorrere del tempo è la ricerca del senso della vita stessa.
La curiosità quindi è sempre esistita, è un qualcosa d’insito nell’uomo che in seguito agli studi svolti dalla psicologia è stata definita come motivazione intrinseca principale.
L’uomo conosce perché spinto a farlo.
« La curiosità […] non si prende cura di vedere per comprendere ciò che vede, per “essere per” esso, ma si prende cura di vedere.
Essa cerca il nuovo solamente come trampolino verso un altro nuovo.
Ciò che preme a questo tipo di visione non è la comprensione o il rapporto genuino con la verità, ma unicamente le possibilità derivanti dall’abbandono al mondo.
La curiosità è perciò caratterizzata da una tipica incapacità di soffermarsi su ciò che si presenta.
Essa rifugge dalla contemplazione serena, dominata com’è dall’irrequietezza e dall’eccitazione che la spingono verso la novità e il cambiamento.
In questa agitazione permanente la curiosità cerca di continuo la propria distrazione in possibilità sempre nuove.
La curiosità non ha nulla a che fare con la considerazione dell’ente pieno di meraviglia, con il thaumazein; non la interessa lo stupore davanti a ciò che non si comprende, perché essa cerca, sì, di sapere, ma unicamente per poter aver saputo.
I due momenti costitutivi della curiosità, l’incapacità di soffermarsi sul mondo ambientale e la distrazione in possibilità sempre nuove, fondano quel terzo carattere essenziale di questo fenomeno a cui diamo il nome di irrequietezza.
La curiosità è dovunque e in nessun luogo.
Questa modalità dell’essere-nel-mondo svela un nuovo modo di essere dell’Esserci quotidiano nel quale esso si sradica costantemente».
Essere e tempo
(M. Heidegger, , Milano, 2008)
Le scienze che noi oggi studiamo nascono dal pensiero dell’uomo.
A questo proposito si può citare Comte, il quale sosteneva che le scienze fossero nate per rispondere al bisogno che l’uomo ha di conoscere le leggi che regolano la natura.
<<[…] per sentire quanto questo bisogno sia profondo ed imperioso, basti pensare per un istante agli effetti psicologici della meraviglia e considerare che la sensazione più terribile che possiamo provare è quella che si produce tutte le volte che un fenomeno sembra verificarsi in contraddizione con le leggi naturali che ci sono famigliari […]>>.
Secondo Popper, inoltre, la scienza inizia con i problemi, problemi che sono dati dalla contraddizione che l’uomo scorge tra ciò che ritiene proprio sapere e ciò che osserva nei fatti.
La meraviglia conduce allo stimolo della conoscenza che ha portato l’uomo al progresso e all’innovazione.
La psicologia ha cercato di capire per quale motivo l’uomo sia spinto da questa forza e la mia analisi verte su come sia possibile che con il passare degli anni essa sembri essersi affievolita.
Il progresso si sta avviando all’essere statico perché non c’è più nulla da scoprire o perché l’animo delle nuove generazioni sembra aver perso questa motivazione intrinseca che sta alla base del processo conoscitivo?
E come mai questa motivazione sembrerebbe farsi sentire sempre meno?
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1. La curiosità
1.1. Studio etimologico del termine
curioso Curiosus
Il termine deriva dal latino “ ” intendendo “colui che si prende cura di qualche cosa” (da cura).
Con il termine “curiosità” si intende il desiderio del curioso di conoscere.
In termini più tecnici la curiosità si può definire come l’esigenza di mantenere la mente in funzione procurandosi attivamente lavoro mentale.
1.2. Sviluppo degli studi sulla curiosità
Il tema della curiosità ha iniziato a interessare la psicologia nel ‘900, soprattutto negli anni 50-60 quando nasce una nuova corrente di pensiero che modifica la visione dell’individuo.
Da questo momento in poi, infatti, l’individuo non è più considerato un soggetto passivo, ma attivo: questa corrente, il cognitivismo, è la prima a tener conto dei processi cognitivi della mente umana.
I primi ad interessarsi di questo tema furono gli etologi, la curiosità era più visibile nei comportamenti esplorativi degli animali piuttosto che in quelli umani, pertanto, prima (nell’800) Darwin e poi (nel ‘900) Lorenz affermarono che la curiosità, intesa come disponibilità a nuove esperienze, fosse una caratteristica degli animali “non specializzati”, i quali devono adattarsi rapidamente ai differenti ambienti in cui si muovono.
Lo sviluppo della curiosità, notarono, è direttamente proporzionale al numero di stimoli che l’animale riceve dall’esterno.
Se un animale è costretto a dover cambiare frequentemente è normale che la sua curiosità sia maggiore rispetto a uno che vive nello stesso ambiente l’intera vita, poiché l’ambiente ha potuto stimolarla.
Oltre all’etologia, altri studi sono stati fatti dalla psicoanalisi, che nasceva in quei tempi.
Secondo Freud la curiosità umana consisteva nello sviluppo di quella sessuale infantile: l’adulto poco curioso è colui che in giovane età ha represso i suoi desideri di conoscenza sessuale, chi invece li ha assecondati possiede un animo curioso.
Avendo evitato il fenomeno della fissazione, per la quale un individuo si ferma sul soddisfacimento di un desiderio sessuale, l’uomo curioso sarà in grado di trasformare in curiosità, verso altri temi e altri luoghi, la stessa che lo portò a scoprire la propria identità sessuale.
Successivamente si occupò di questo tema il Comportamentismo.
Questa corrente sostiene che l’unico modo per studiare l’individuo sia osservare il suo comportamento, come unica manifestazione del suo pensiero.
Durante gli esperimenti con i box e i labirinti, grazie ai quali i comportamentisti studiavano l’apprendimento e la teoria del rinforzo elaborata da Skinner, ci si rese conto che non tutti i comportamenti degli animali in analisi erano legati al rinforzo: alcuni venivano effettuati per ottenere una semplice esplorazione dell’ambiente dettata da
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un’altra forza differente da quella suscitata dal premio che sapevano spettasse loro al termine del loro compito.
La svolta, in questi studi, si ha però negli anni ‘50-’60 con il Cognitivismo.
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Pedagogia: Berlyne
Metodologia della ricerca: Motivazione
Letteratura: Leopardi