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Introduzione

1929-32; 2008-...

Ho deciso di confrontare la crisi attuale con la grande depressione del '29-'32, poiché credo si tratti di un tema molto attuale, soprattutto in questo periodo di forte depressione. La mia intenzione è quella di effettuare un approfondimento, analizzando queste due crisi spesso accostate ma differenti tra loro.

In entrambe le crisi a monte c'è una sovrapproduzione che non viene assorbita dalla domanda, ma questa è molto più globalizzata. Quella del 29 si è risolta con la Seconda Guerra Mondiale... Questa con la terza? Cento anni fa in Italia eravamo 16 milioni, ora siamo in 60... Non ci sono risorse per tutti.

La crisi del 29 ha molti aspetti simili a quella di oggi: anche in quel caso era la finanza e la borsa a trascinare giù l'economia ed anche in quel caso erano stati gli Usa il centro della crisi che si propagò rapidamente in tutta Europa e nel resto del mondo.

Gli aspetti differenziali però sono:

  • Nelle cause del crollo delle banche. Nel '29 era dovuto al finanziamento delle imprese che andarono in fallimento; oggi invece sono stati i mutui immobiliari, concessi in maniera non controllata ed eccessivamente rischiosa, a creare il putiferio bancario che noi tutti sappiamo.
  • Oggi abbiamo un'Europa economicamente più solida di un tempo e con nazioni, Germania, Italia, Spagna, che una volta erano economicamente parlando quasi paesi del terzo mondo.

Un'altra differenza è che oggi noi non siamo disposti né abituati a fare alcun tipo di sacrificio né di rinuncia. Veniamo da anni in cui abbiamo avuto tutto subito, con offerte che superavano le domande.... Il difficile per questo è tornare indietro.... L'esempio ce l'abbiamo sotto gli occhi tutti i giorni... Ci sono popoli che in confronto a noi non hanno nulla... nemmeno il cibo sufficiente sul tavolo.... ma si accontentano del nulla che hanno e noi andiamo in crisi se non possiamo farci la vacanza e tanta gente richiede il prestito.... appunto per andare in ferie!!

La crisi del 29 è stata una cosa totalmente diversa, è nettamente inferiore rispetto a quella che stiamo vivendo.

La situazione oggi è veramente critica: il bilancio del 2008 è caratterizzato da una continua oscillazione a livello azionario che ha portato gran parte dei titoli verso il basso. Anche le aziende più importanti hanno chiuso in negativo. C'è stato infatti il fallimento di uno dei colossi del Sistema Creditizio, Leman Brothers, definito, fino al 2007, uno dei più saldi sistemi al mondo.

La crisi del 29 venne risolta in un tempo relativamente breve.

La crisi iniziata nel 2008 ha avuto una forza tale che ha travolto veramente tutti i settori, per questo viene definita crisi generalizzata, e inoltre è talmente instabile che non consente di fare previsioni riguardo al futuro.

Sappiamo per certo che è la più grossa crisi mai vissuta dal dopoguerra e che non sarà facile uscirne.

Storia

Il 1929 e la crisi degli Stati liberali

Negli anni '20 gli Stati Uniti conobbero una crescita economica. Tra il 1919 e il 1929 la produzione industriale crebbe del 70%. L'aumento della produzione riguardò in particolar modo i beni di consumo. Fu soprattutto l'automobile a farla da padrona. Le grandi industrie automobilistiche invasero il mercato e molti americani divennero proprietari di un veicolo. Il benessere e la ricchezza sembravano alla portata di tutti.

In molte case fecero la loro comparsa la radio, il frigorifero e la cucina: oggetti che poco prima erano considerati beni di lusso e che stavano divenendo consumi di massa. Le grandi città cominciarono ad assumere l'aspetto che ancora oggi le distingue: grattacieli, grandi reti metropolitane, traffico intenso. Gli Stati Uniti sembravano veramente il Paese del benessere e della ricchezza.

Il mondo degli affari fu lasciato completamente libero dal governo. I presidenti in quegli anni restarono fedeli al non intervento dello Stato nell'economia. Di fatto l'economia degli Stati Uniti era nelle mani dei finanzieri e degli imprenditori.

Lo sviluppo dell'economia statunitense era però compromesso dal rischio della sovrapproduzione: cioè dal pericolo che la produzione fosse eccessiva e che molte merci rimanessero invendute. Questo problema iniziò presto a farsi sentire nell'agricoltura. I coltivatori statunitensi, infatti, incontravano sempre maggiori difficoltà a vendere i loro prodotti.

Il mondo delle banche e della finanza sembrava non avere questi problemi. In particolare la Borsa conobbe una straordinaria crescita. Addirittura tra il 1927 e il 1929 il valore delle azioni si quadruplicò. Ma si trattava di valori gonfiati ed esagerati, resi possibili dal fatto che il governo non faceva nessun controllo.

Il miraggio di facili guadagni convinse anche i piccoli risparmiatori a investire i loro soldi. Molti comprarono azioni per poi rivenderle a un prezzo più alto. Più crescevano gli investimenti, più il valore delle azioni aumentava. Ma era evidente che una crescita così rapida non poteva durare.

Nel 1929 cominciarono i primi segnali della crisi. Le industrie si ritrovarono con una quantità crescente di merce invenduta. Oramai producevano più di quanto i consumatori potessero comprare. Cominciò a farsi strada un clima di incertezza e di paura. Le azioni fermarono bruscamente la loro salita; questo fu il primo segnale di una serie di reazioni negative a catena.

Le banche, temendo il fallimento, cominciarono a chiedere la restituzione del denaro prestato a persone o industrie. Il terrore e il panico si diffusero sempre di più.

Tra il 24 e il 28 ottobre 1929, migliaia di Americani videro i loro risparmi andare in fumo nella Borsa di Wall Street a New York. Al crollo in Borsa seguì presto una grande depressione economica. Ogni settore venne toccato dalla crisi.

Le banche in difficoltà non concessero più prestiti. Le industrie, non potendo vendere la loro produzione perché pochi potevano permettersi di comprarla, furono costrette a chiudere e a licenziare. La crisi fu ancora più presente per gli agricoltori. I prezzi agricoli, infatti, si abbassarono più di quelli industriali. I piccoli proprietari non riuscirono più a far fronte ai debiti che avevano con le banche e persero la terra.

Fame e povertà si diffusero ovunque. Milioni di lavoratori si ritrovarono disoccupati. Ma se la disoccupazione aumentava, diminuiva la capacità di acquisto. Altre imprese, quindi, furono trascinate a un inevitabile fallimento.

File di uomini e donne senza lavoro si allungavano davanti ai centri di assistenza per avere un posto caldo. Nel 1932 i disoccupati raggiunsero la spaventosa cifra di 12,5 milioni. 5.000 banche erano fallite e più di 30.000 aziende avevano chiuso i battenti: la produzione, infatti, risultava calata del 47%.

La disoccupazione non accennava a diminuire. La fiducia nell'economia che in passato aveva portato ricchezza sembrava oramai perduta per sempre. In questo clima si svolsero le elezioni presidenziali del 1932. Fu eletto un esponente del partito democratico: Franklin Delano Roosevelt.

Roosevelt seppe ridare fiducia e speranza a milioni di Americani. Ebbe con loro un rapporto diretto, quasi “familiare”. Grazie alla radio, infatti, i discorsi del presidente entrarono in ogni casa.

Roosevelt propose al Paese un piano di risanamento, cioè un programma per risollevare l'economia Americana e uscire dal buio della crisi. Questo piano, chiamato New Deal, cioè nuovo corso, aveva tra i suoi obiettivi più importanti il superamento della disoccupazione e il miglioramento delle condizioni di vita dei cittadini americani.

Egli chiese a un gruppo di tecnici ed economisti di indicare le misure necessarie a risollevare l'economia. Roosevelt, infatti, era convinto che l'economia non si sarebbe risanata da sola. Pensava spettasse al Governo intervenire; in un primo tempo per guidare l'uscita della crisi; poi per impedire che un crollo come quello del 1929 si ripetesse. Occorreva uno sforzo collettivo e il coraggio di intraprendere nuove strade.

Per superare la crisi furono assunti dei principali provvedimenti:

  • Fu svalutato il dollaro per rendere più facile l'esportazione di merci statunitensi.
  • Fu istituito un sistema di controllo sulle banche e sull'attività dei finanzieri, per evitare che si riproponessero le operazioni che avevano portato al crollo di Wall Street.
  • Si concessero prestiti ai contadini.
  • Si garantì alla maggior parte dei lavoratori la pensione di vecchiaia.
  • Lo Stato doveva sia assumere disoccupati, sia finanziare la costruzione di opere di pubblico interesse.

La volontà di cambiamento proposta da Roosevelt ottenne il consenso e la simpatia degli Americani di molte classi sociali. L'intervento dello Stato nell'economia, infatti, garantì a Roosevelt il consenso della maggioranza degli Americani. Egli stravinse le elezioni del 1936 e poté procedere nella sua politica.

Dal punto di vista economico, il New Deal non fu un successo completo. La produzione tornò ai livelli precedenti la crisi ma la disoccupazione restò alta: nel 1940, infatti, i disoccupati erano ancora 8 milioni. Tutto finì solo dopo la Seconda Guerra Mondiale.

La crisi degli Stati liberali

Le gravi difficoltà del dopoguerra e la paura che scoppiassero delle rivoluzioni indebolirono la democrazia. Molti credevano che lo Stato liberale non fosse sufficientemente forte per garantire l'ordine. Pensavano che una dittatura potesse meglio affrontare la situazione.

Nel corso degli anni Venti regimi simili a quello fascista si affermarono in molti altri Paesi europei: Ungheria, Polonia, Spagna e Portogallo. La crisi della democrazia si fece ancora più grave dopo il crollo economico del 1929, che ben presto fece sentire i suoi effetti anche in Europa. Nel 1932, infatti, ben 15 milioni di Europei erano disoccupati. Sempre nel 1932, la produzione mondiale risultava diminuita del 38%.

La Germania subì le conseguenze maggiori della crisi del 1929. Il Paese precipitò in una drammatica crisi finanziaria. Nel 1933 i tedeschi disoccupati erano 6 milioni. Questa situazione favorì Adolf Hitler, che nel 1933 conquistò il potere.

L'affermazione di Hitler diede nuova forza alle tendenze antidemocratiche: si formarono movimenti che si ispiravano al nazismo. Ciò determinò un rafforzamento delle dittature già esistenti e un'ulteriore diffusione di regimi autoritari.

Alla fine degli anni Trenta, l'Europa è quasi completamente sottoposta ai regimi dittatoriali. Anche la Gran Bretagna e la Francia dovettero affrontare la crisi economica determinata dal grande crollo del 1929.

La Gran Bretagna fu il Paese europeo che seppe fronteggiare meglio le difficoltà. La crisi venne superata in tempi brevi. Più difficile fu la situazione della Francia. Qui la crisi economica si accompagnò a una forte instabilità politica. Tra il 1929 e il 1936, infatti, vi furono circa 20 governi diversi.

I partiti di sinistra sfruttarono il malcontento popolare per organizzare scioperi e proteste; l'estrema destra reagì con durezza. La minaccia dei movimenti fascisti indusse i socialisti e i comunisti francesi a unirsi. Nacque così il fronte popolare, cioè l'unione di tutte le forze di sinistra.

Il fronte popolare vinse le elezioni nel 1936 e andò al governo: ma la situazione economica rimase critica. I primi segni di ripresa si ebbero solo nel 1938. In Gran Bretagna e in Francia, dunque, la democrazia riuscì a sconfiggere le tendenze autoritarie.

Ma le difficoltà interne impedirono a questi Paesi di impegnarsi nella politica estera. In particolare, Gran Bretagna e Francia non riuscirono a fermare la diffusione dei regimi autoritari e a contrastare le iniziative di Hitler.

La Spagna fu dominata negli anni Venti dal regime autoritario del generale de Rivera. Il suo governo però non riuscì ad affrontare la crisi del 1929. Essa si abbatté con forza sulla fragile industria spagnola e provocò un rapido abbassamento dei prezzi dei prodotti agricoli.

Alla crisi economica seguì una grave crisi politica che si concluse del 1931 con la proclamazione della repubblica e la fine della monarchia. Seguirono anni di scontro molto violenti tra le forze della sinistra e i conservatori.

Tra questi ultimi emerse il movimento della Falange che si ispirava agli ideali del fascismo di Mussolini. In vista delle elezioni del 1936, i partiti di sinistra si riunirono in un Fronte popolare. Dal Fronte facevano parte i socialisti e i comunisti.

Il Fronte popolare vinse le elezioni e introdusse alcune riforme sociali ed economiche. Ma questa politica scatenò la dura opposizione dei conservatori, appoggiati dai militari.

Fu proprio tra i militari che nel 1936 scoppiò una rivolta contro il fronte popolare. Il Governo repubblicano cercò di contrastare la ribellione; ma non riuscì a evitare lo scoppio di una vera e propria guerra civile, cioè una guerra tra cittadini di una stessa nazione.

La guerra civile sconvolse la Spagna per tre anni. Da una parte c'era l'esercito repubblicano, dall'altra c'erano le truppe della Falange, guidate da Franco. In aiuto della Spagna repubblicana corsero migliaia di combattenti, provenienti dall'Europa e persino dagli Stati Uniti.

Tra di essi c'erano anche scrittori famosi, come George Orwell. Dall'Italia giunsero molti antifascisti convinti che la lotta contro Franco potesse essere l'inizio di una lotta contro il fascismo: Carlo Rossellini, Pietro Nenni, Giuseppe Di Vittorio partirono per la Spagna credendo che presto anche in Italia si sarebbe combattuto contro Mussolini.

Così la guerra civile spagnola divenne uno scontro europeo tra fascisti e antifascisti. La repubblica spagnola chiese l'aiuto del Governo francese, ma egli si limitò a promuovere un patto di non intervento: le potenze europee cioè si impegnarono a non interferire nella guerra spagnola.

Questo patto fu appoggiato dalla Gran Bretagna e ufficialmente dalla Germania e dall'Italia. Ma Hitler e Mussolini inviarono a Franco truppe e mezzi militari di ogni tipo. L'Unione Sovietica, invece, intervenne in aiuto della repubblica. Ma si trattò di un appoggio debole.

Proprio per questo le forze repubblicane subirono pesanti sconfitte. Franco sfruttò ampiamente i potenti mezzi tedeschi, anche ricorrendo ai bombardamenti aerei. Ci furono molti morti. Più di un milione di uomini persero la vita. Molte città furono distrutte.

La repubblica spagnola fu schiacciata dalle forze del generale Franco. Il 28 marzo 1939 Madrid cadde nelle mani di Franco. Al posto della repubblica venne instaurata una dittatura fascista che rimase al potere per quasi quaranta anni.

Geografia

L'America meridionale

Il difficile sviluppo economico

Questa grande regione fu in gran parte colonizzata dalla Spagna e dal Portogallo, che vi introdussero le loro lingue neolatine e la religione cattolica.

Rispetto allo sviluppo dell'America anglosassone, quello dell'America latina soffre di un evidente ritardo. L'economia resta fortemente ancorata al settore primario, di rado viene gestita con criteri moderni. Infatti, sopravvive un'agricoltura di sussistenza e nelle piantagioni lavorano i braccianti che hanno dei salari molto bassi.

Rispetto all'Africa, tuttavia, l'industria sta decollando in alcuni paesi. Il tasso di fecondità è circa metà di quello africano, come pure la mortalità infantile; i tassi di scolarizzazione risultano migliori e la speranza di vita si è allungata, superando ovunque i 60-65 anni.

L'America latina sta attraversando un periodo favorevole anche nel settore del turismo: nelle spiagge caraibiche e nei siti archeologici delle antiche civiltà precolombiane.

La grande ricchezza etnica

La regione latinoamericana si distingue anche per l'incredibile varietà etnica, che deriva dalla facilità con cui le popolazioni autoctone si mescolano con i nuovi arrivati, fossero essi schiavi neri o europei; quindi ci sono molti meticci, frutto degli incroci.

Nell'ultimo secolo e mezzo è stata una vasta regione molto colonizzata e circa 12 milioni di europei sono emigrati in Sudamerica: indios, africani ed europei sono così venuti costituendo il tessuto etnico della regione.

Il quadro politico

L'America latina comprende 33 stati, venti dei quali collocati nell'America centrale composta dall'istmo di terra e dalle isole Antille.

Morfologia e idrografia

Verso la costa del Pacifico troviamo la regione della Cordigliera delle Ande che continua nell'America centrale fino a quella settentrionale. Sulla costa atlantica troviamo invece il massiccio della Guyana e l'altopiano del Brasile.

L'America meridionale conta un solo lago di rilievo, il Titicaca, il lago più alto del mondo, a 3.800 m di altitudine, e diversi fiumi maestosi, fra cui il Rio delle Amazzoni, 6.280 km, dotato del maggior bacino idrografico del mondo.

Clima e ambienti

L'America centrale ha un clima tropicale mentre quella meridionale presenta climi caldi e molto piovosi, che hanno favorito la formazione dell'immensa foresta amazzonica. Verso sud compare la Savana, ma dopo una stretta fascia temperata, il clima si fa più freddo, fino a diventare subpolare nella Terra del Fuoco.

Brasile

Il Brasile è il paese più esteso dell'America meridionale e uno tra i più grandi del mondo. La Borsa di San Paolo è la maggiore dell'America Latina e le banche brasiliane sono fra le più importanti del continente. Ciò sta a testimoniare la modernizzazione dell'economia e il ruolo di potenza economica. Anche a livello politico è stata avviata una serie di riforme.

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Sintesi
  • Storia: Il 1929 e la crisi degli stati liberali
  • Geografia: L’America meridionale: Il Brasile
  • Scienze: La Terra vista dallo Spazio
  • Letteratura: Ermetismo: Eugenio Montale
  • Tecnologia: Il lavoro
  • Arte: L’Età delle Avanguardie
  • Musica: Gli anni ’30: L’era dello swing
  • Inglese: Up with peace, George Orwell, The I World War, Winston Churchill, The II World War
  • Francese: La politique française
  • Ed. motoria: L’apparato locomotore
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