Luigi Pirandello
Luigi Pirandello è stato uno scrittore e drammaturgo italiano nato nel 1867, che si formò in una fase segnata da una duplice crisi, vale a dire quella storica e sociale dell’Italia post-risorgimentale e quella della crisi della cultura positivistica, con la caduta dei valori e delle certezze acquisite dall’uomo.
Il crollo dei miti della ragione, della scienza e del progresso, che si esprime nella cultura del Decadentismo, trovò nell’opera di Pirandello una delle sue più importanti espressioni: “l’uomo non è più in grado di conoscere e di padroneggiare il mondo esterno e, soprattutto, non conosce più se stesso e non si appartiene più”. Da queste riflessioni deriva il relativismo di Pirandello.
La crisi generale si accompagna poi alla crisi dell’individuo. L’opera di Pirandello “Uno, Nessuno e Centomila”, infatti, è piena di richiami al mondo dell’inconscio, al sogno e alla follia. Egli, dallo psicologo Alfred Binet, apprese l’idea che la personalità degli uomini non è una ma molteplice, cambia a seconda delle situazioni e delle circostanze, così da diventare altro da noi stessi. Da qui nasce uno dei più caratteristici temi pirandelliani, la follia.
Nella civiltà novecentesca entra in crisi sia l’idea di una realtà oggettiva, definita e ordinata, sia quella di un soggetto forte e coerente. L’io si disgrega, si smarrisce, si perde. La crisi di identità e di persona risente dei grandi processi in atto nella realtà contemporanea, che tendono proprio alla frantumazione dell’individuo.
Infine egli ricavò l’idea che non esistono valori morali certi. Infatti, l’idea del bene, il dovere e gli altri valori sono semplici credenze che Pirandello chiamerà “forme”, forme degli ideali astratti, prive di sostanza perché si oppongono al “flusso della vita”. Questo fenomeno verrà poi chiamato “contrasto vita-forma”. Secondo il suo pensiero, noi tutti finiamo per accettare queste forme e indossiamo la nostra maschera. L’umorista, però, rivela queste falsità e ciò che la maschera nasconde.
Un altro aspetto della poetica di Pirandello fu l’umorismo. Secondo Pirandello, l’umorismo consiste nel sentimento del contrario. L’umorista vede appunto il contrario di tutte le cose, cioè il loro lato nascosto. Ma l’umorista non è lieto di una simile capacità, poiché si trova a convivere con due sentimenti opposti. L’umorismo di Pirandello attribuisce un ruolo di primo piano alla ragione; tuttavia, i personaggi nelle sue vicende dimostrano che è impossibile una qualsiasi conclusione razionale.
L’autore-umorista è il contrario degli autori tradizionali: invece di ragionare “sragiona”, invece di mettere se stesso al centro dell’opera si emargina e, invece di comporre opere “belle”, lascia emergere la “relatività” di ogni cosa.
Il traguardo di quest’arte è il trionfo del caos. Pirandello teorizza quindi un’arte autonoma dal suo autore, senza il suo intervento.
Egli dunque non ha alcuna fiducia nella ragione, che usa per dimostrare che essa non conduce da nessuna parte.
Luigi Pirandello, nell’arco di tutta la sua vita, coltivò il genere della novella, fino a concepire una raccolta chiamata “Novelle per un anno”, che avrebbe dovuto contenere 365 novelle, una per ogni giorno dell’anno, che però Pirandello non riuscì a concludere a causa della sua morte, riuscendo a scriverne solo 246. Le caratteristiche più evidenti delle novelle di Pirandello sono la brevità della narrazione e la concisione. Sono famose anche le aperture improvvise e gli attacchi che tendono a spiazzare il lettore.
Una delle novelle in cui si può notare il contrasto vita-forma e la conseguente crisi dell’io tipica di Pirandello è “Il treno ha fischiato”.
Il protagonista è Belluca, un impiegato mansueto, sottomesso e paziente, sottoposto alle pressioni sia nell’ambito familiare che lavorativo. Al lavoro, infatti, il capoufficio gli dà da svolgere sempre del lavoro in più, che non rientra nelle sue mansioni, e a casa deve mantenere tutti i suoi parenti.
Una notte, dopo aver sentito il fischio di un treno, si ribella alle angherie del capoufficio, facendo discorsi senza senso.
Con queste reazioni, fuori dagli schemi della società, i suoi colleghi lo ritengono pazzo e lo fanno rinchiudere direttamente nell’ospizio. Nella novella l’ordine cronologico è invertito. Non si va dalla normalità alla pazzia, ma dalla pazzia dobbiamo risalire alle cause che l’hanno determinata e che affondano nella probabile normalità.
Il fascismo
Il fascismo nacque in Italia in una situazione di grave crisi economica causata dalla Grande Guerra e in una situazione politica particolare. Il paese si ritrovava distrutto dalla guerra e sommerso dai debiti, gli agricoltori trovarono i campi incolti e molti operai rimasero senza lavoro perché la maggior parte delle fabbriche erano chiuse per mancanza di materie prime.
In questo clima di crisi e malcontento generale, si fece avanti Benito Mussolini, un giornalista poi entrato in politica, che formò a Milano un’associazione chiamata Fasci di Combattimento. In poco tempo vi aderirono numerose persone, convinte che solo l’ordine, l’autorità e la forza avrebbero potuto porre rimedio alla crisi del momento. I componenti dei Fasci di Combattimento erano anche chiamati Camicie Nere, perché era proprio il colore della loro divisa.
Il programma iniziale dei Fasci, chiamato programma di San Sepolcro, fondato il 23 marzo 1919, era inizialmente repubblicano e anticlericale, con richieste democratiche, vale a dire:
- Suffragio elettorale esteso anche alle donne.
- Abbassamento dell’età pensionabile.
- Riduzione dell’orario di lavoro (8 ore).
Si trattava però di un programma falso, basato solo sul tentativo di ottenere il consenso dei cittadini attraverso facili promesse, impossibili da mantenere.
Il movimento fascista inizialmente mantenne un ruolo marginale nella politica italiana, ma in breve tempo assunse un carattere sempre più aggressivo. Sorsero così “le squadre d’azione” fasciste, contrarie al socialismo. Le squadre erano composte soprattutto da giovani che si muovevano di notte, distruggendo case, circoli, cooperative e intimidendo sindacalisti e politici.
In breve tempo il fascismo salì al potere, favorito soprattutto:
- Dall’appoggio della borghesia.
- Dalla crisi del sistema liberale.
- Dalle debolezze dentro il movimento socialista.
Inoltre, dalla fine della guerra, nei successivi quattro anni si erano susseguiti sei diversi governi, in quanto nessuno era stato in grado di governare con maggioranze stabili. Mussolini si inserì facilmente in questo contesto, trasformando il movimento dei Fasci in Partito nazionale fascista, con un programma che esaltava la nazione e la competizione tra gli Stati. Infatti, proponeva la privatizzazione di molti settori gestiti dallo Stato e il divieto di sciopero negli esercizi pubblici.
Intanto il movimento socialista si indeboliva, dividendosi in due blocchi:
- Il Partito Comunista d’Italia.
- Il Partito Socialista Unitario, con segretario Matteotti.
Marcia su Roma
Nell’ottobre 1922 i fascisti organizzavano la Marcia su Roma per assumere il potere con la forza. Di conseguenza, il sovrano Vittorio Emanuele III si piegò di fronte alle armi e convocò Mussolini, affidandogli l’incarico di formare il nuovo governo. Così, il 16 novembre, Mussolini presentò il suo governo al Parlamento.
I primi provvedimenti furono volti a consolidare il suo potere. Infatti, fu approvata una legge che consentiva al governo di legiferare attraverso decreti, sottraendo autorità al Parlamento, e limitò la libertà di stampa. La stabilità del suo governo era però sempre minacciata.
Decise quindi di guadagnare consensi nel mondo cattolico con alcuni provvedimenti contenuti nella riforma Gentile, cioè l’istruzione obbligatoria della religione nelle scuole elementari. Infine fece approvare la legge Acerbo, basata sul principio “maggioritario”: quindi, chi avesse ottenuto la maggioranza dei voti avrebbe avuto i 2/3 dei seggi alla Camera.
Alle elezioni del 1924 il Partito Fascista presentò una lista nazionale, il listone, di cui facevano parte fascisti, nazionalisti, cattolici e liberali. Gli antifascisti si presentarono molto divisi, andando inevitabilmente incontro alla sconfitta. Il 6 aprile 1924, infatti, la vittoria del listone fu clamorosa. Dopo le elezioni, il 30 maggio 1924, quando Matteotti esordì con un discorso in cui denunciava i brogli e le violenze elettorali, egli fu rapito da una squadra fascista e ucciso.
La dittatura fascista
Dopo le elezioni, nel 1925 il regime fascista assunse la posizione di regime totalitario a partito unico perché i partiti furono dichiarati illegali.
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