Conoscenza e superamento di sé
E questo segreto mi confidò la vita stessa:
«Vedi» mi disse «io sono quella che sempre deve superare sé stessa».
(Così parlò Zarathustra - Friedrich Nietzsche)
L’uomo, il centro della speculazione filosofica, protagonista di eventi storici, scoperte scientifiche, iniziatore di teorie e postulati destinati a diventare pilastri della cultura mondiale, viene in questa tesi analizzato nel profondo della sua essenza, per scoprire come sia riuscito e riesca a relazionarsi con la realtà di cui fa parte e dove abbia trovato e trovi la capacità di superare ostacoli che lui stesso si è posto.
Filosofia
Il romanticismo tedesco è il periodo filosofico in cui Fichte viene collocato. Alla base del suo filosofare vi è la concezione di un Io assoluto e infinito, in contrapposizione con la precedente teoria kantiana dell’«io penso» che prevedeva un principio supremo di conoscenza limitato, limite costituito dall’intuizione sensibile. L’Io fichtiano è principio formale e materiale a cui si deve non solo la forma della realtà ma la realtà vera e propria. L’opera che esprime al meglio il principio del pensiero di Fichte risale al 1794 ed è la «dottrina della scienza». Ciò che il filosofo romantico espone è la causa del pensiero che vede la dialettica alla base della formazione dell’Io nel Mondo. Viene infatti vista questa teoria come una continua lotta tra Io e non-io, ostacolo che il principio primo del sapere, che è auto-creazione infinita, si pone per realizzarsi come attività nella realtà che ha creato e della quale partecipa.
Infine, dalla lotta, si giunge al momento di sintesi in cui l’Io, consapevole di essere ormai divenuto finito (divisibile), pone a sé una serie di non-io altrettanto divisibili. È così che chiunque entri a contatto con la filosofia fichtiana giunga alla conclusione di una teoria dinamica che rende l’uomo protagonista di un processo dialettico che lui stesso crea e che è a lui necessario per evitare la situazione statica che ha la sua conclusione nella morte, ed entrare a far parte della dinamicità che al contrario consiste nel continuo superamento di un ostacolo che lo porta a sfiorare la libertà, considerandone sì lo sforzo (streben) estremo, ma favolosa e celeste la conquista. È uno sforzo infinito verso la libertà quello dell’uomo, ma è questa volontà di infinito e libertà insieme che portano l’uomo ad agire. È infatti questo che spinge all’azione: nessun essere deve contemplare passivamente la realtà ma agire attivamente per crearla.
L’azione è ciò che più è importante affinché l’uomo possa avvicinarsi alla libertà. L’uomo riesce se conosce nel profondo l’io che lo spinge ad agire, che troverà nel principio della sua essenza. La conoscenza di sé stessi è prerogativa fondamentale per il superamento di qualunque ostacolo. Se non ci si conosce nel profondo come è possibile porsi dei limiti adatti al personale raggiungimento della libertà?
Allo stesso modo Hegel espone una filosofia che nasce dalla attenta analisi sull’«oggettivo corso del mondo», al contrario dei filosofi romantici che narcisisticamente ripiegavano le loro teorie sul proprio io o sulle «leggi del cuore». In realtà Hegel tende ad analizzare attraverso un processo esclusivamente dialettico, triadico e circolare la realizzazione dell’assoluto nella realtà, considerando, alla base di tutto, la crisi del finito e la sua necessaria risoluzione nell’infinito. I tre momenti dell’assoluto sono quindi: idea-natura-spirito.
Il ciclo ha come fase iniziale la tesi in cui l’idea pura esiste in sé stessa a prescindere dalla sua realizzazione nella Natura e nello Spirito. Il momento della tesi è un momento definito astratto o intellettuale in quanto si ferma alle determinazioni rigide e isolate della realtà, considerando per intelletto un modo di pensare statico e astratto. La seconda fase è l’antitesi (filosofia della natura) in cui si presenta l’alienazione dell’idea nelle realtà spazio-temporali del mondo. Viene considerato un momento negativo razionale in quanto nega le determinazioni astratte dell’intelletto, mettendole in rapporto con le determinazioni opposte.
La filosofia hegeliana si basa proprio su questo passaggio: la lotta tra tesi e antitesi è necessaria affinché l’idea si realizzi come Assoluto. Già Spinoza aveva omnis determinatio est negatio anticipato considerando il processo dialettico necessario all’autodeterminazione e affermando quindi la teoria di Hegel secondo la quale grazie a questa negazione della negazione stessa vi è una riaffermazione.
Aufhebung
Vera e propria detta, che esprime al meglio l’idea di un «superamento» che è, al tempo stesso, un togliere (conseguentemente alla dialettica) e un conservare (antitesi della lotta, negazione della negazione).
Anche nel filosofo di Stuttgart quindi l’affermazione di sé è fondamentale, con l’unica differenza però che conoscenza e superamento avvengono immediatamente l’uno dopo l’altro in quanto parte dello stesso momento dialettico. L’aspetto più particolare e interessante di questa filosofia è sicuramente la conservazione della lotta iniziale tra tesi e antitesi che nella vita umana rispecchia il contrasto tra passato e futuro al principio del processo auto-conoscitivo.
Non c’è un metodo preciso o un particolare atteggiamento da assumere nei riguardi del mondo: secondo Nietzsche la piena conoscenza della propria identità segna il passaggio dall’uomo all’oltre-uomo. Ma come è possibile avere piena padronanza di ciò che si è? È necessario secondo il filosofo di Lipsia rompere completamente con il passato.
Ciò che porta l’uomo alla piena affermazione di sé è, secondo Nietzsche, il coraggio, è l’atto di assoluta temerarietà di rompere con ciò che ci ha formati e guardare alla vita come un continuo non-senso e viverla con uno spirito libero e «inventarla al di là del bene e del male».
Nel momento in cui la rottura è avvenuta l’uomo non deve far altro che obbedire a sé stesso per non farsi comandare e plasmare dalla realtà, non essere quindi schiavo di essa. Alla base del superamento umano Nietzsche pone la volontà di potenza che si identifica con la vita stessa che, come scrive in «Così parlò Zarathustra», «Vedi» mi disse «io sono quella che sempre deve superare sé stessa».
Filosofia:
Johann Gottlieb Fichte Fichte; Georg Wilhelm Friedrich Hegel
Greco:
Marco Aurelio (il Prometeo incatenato)
Italiano:
Luigi Pirandello
Storia:
L'animo risorgimentale
Latino:
Seneca