La felicità
Ho scelto di approfondire questo tema perché tutti almeno una volta nella vita ci siamo interessati alla questione, chiedendoci se l'uomo possa raggiungere la felicità, e quindi se sia stato mai felice e soprattutto come questo stato d'animo sia stato concepito nel tempo: se come un'aspirazione ascetica, se come la ricerca di una dimensione edonistica, oppure se vissuto come la nostalgia di un eden lontano.
L'etimologia fa derivare il termine felicità dal latino felicitas, la cui radice "fe-" indica abbondanza, ricchezza, prosperità. In questo senso la felicità potrebbe essere considerata lo stato d'animo positivo di chi ritiene soddisfatti tutti i propri desideri.
Definire la felicità però è tutt'altro che facile, anzi direi impossibile dal momento che le visioni variano a seconda delle persone, delle situazioni, delle concezioni della vita, tanto che si è potuto dire che ogni individuo ha la sua idea di felicità.
Oggi o più in generale nei tempi moderni la felicità è diventata un'esigenza sia globale che individuale, per questo un valore esplicitamente sancito in alcune costituzioni e in particolare nella Dichiarazione d'indipendenza degli Stati Uniti d'America.
Scritta dalla cosiddetta Commissione dei Cinque, composta da Thomas Jefferson, John Adams, Benjamin Franklin, Robert R. Livingston e Roger Sherman, questa fu approvata il 4 luglio 1776.
In essa, tredici colonie britanniche della costa atlantica nordamericana dichiararono la propria indipendenza dall'Impero britannico, esponendovi le motivazioni che le avevano indotte a questo atto.
Il testo dice: "Noi riteniamo che sono per se stesse evidenti queste verità: che tutti gli uomini sono creati eguali; che essi sono dal Creatore dotati di certi inalienabili diritti, che tra questi diritti sono la Vita, la Libertà, e il perseguimento della Felicità; che per garantire questi diritti sono istituiti tra gli uomini governi che derivano i loro giusti poteri dal consenso dei governati; che ogni qualvolta una qualsiasi forma di governo tende a negare questi fini, il popolo ha diritto di mutarla o abolirla e di istituire un nuovo governo fondato su tali principi e di organizzarne i poteri nella forma che sembri al popolo meglio atta a procurare la sua Sicurezza e la sua Felicità."
Il diritto alla felicità intesa come "pieno sviluppo della persona umana" è sancito anche dall'articolo 3 della Costituzione Italiana entrata in vigore il 1º gennaio 1948.
Anche in questo articolo quindi è responsabilità dello Stato garantire la tutela della dignità della persona in ogni suo aspetto e dunque garantire la sua felicità.
Gli anni Venti americani
Nell'immaginario collettivo americano si ricordano come epoca felice gli anni Venti o per meglio dire i ruggenti anni Venti.
Con questa denominazione si indica generalmente il periodo compreso tra la fine del primo conflitto mondiale e la grande crisi del 1929.
Il cinema, la musica jazz e alcuni nuovi tipi di ballo divennero i simboli evidenti di questo periodo, quasi di trattasse di una festa perenne, cui tutti gli abitanti dell'America erano invitati.
Una più attenta analisi della realtà americana obbliga però a sfumare notevolmente l'immagine convenzionale degli anni ruggenti, che furono anche un periodo di brutale intolleranza, di xenofobia e di ostilità verso ogni forma di diversità.
Basti pensare al Ku Klux Klan, setta segreta a forte impronta nazionalista, ricostituitasi nel 1915, fu ostile alle minoranze nere ed ebraiche e a tutti gli immigrati che minacciavano la purezza dei "veri americani".
Ci furono eventi eclatanti di accanimento xenofobo e antisindacale, come il caso di due operai anarchici italiani, Nicola Sacco e Bartolomeo Vanzetti, accusati nel 1920 di omicidio a scopo di rapina sulla base di prove inconsistenti e condannati a morte.
Il medesimo clima morale determinò anche la decisione di varare il cosiddetto proibizionismo, cioè il divieto di fabbricazione, importazione e vendita di alcolici.
Il provvedimento però non determinò un miglioramento dei costumi degli americani, al contrario segnò la crescita del contrabbando gestito dalla criminalità organizzata (si diffuse il gangsterismo di cui Al Capone fu il maggior rappresentante).
Negli anni Venti, l'America era lo Stato capitalista più potente al mondo.
L'indiscriminato liberismo economico dei presidenti repubblicani (Harding, Coolidge, Hoover) favorì l'aumento dei profitti industriali e la formazione di grandi fortune.
Mentre gli agricoltori si impoverirono progressivamente, prosperò notevolmente l'industria grazie all'incremento della produzione, all'espandersi dei consumi e al miglioramento dei processi di produzione.
Collegamenti Concetto di felicità, percorso
- Storia - Ruggenti anni 20.
- Italiano - Eugenio Montale "Felicità raggiunta".
- Filosofia - Nietzsche e Freud.
- Latino - Seneca e il "De vita beata".
- Inglese - William Wordsworth con "Daffodils".