Il comportamento animale
Giacomo Piccardi VB
L’evoluzione del comportamento
Spesso quando si parla di evoluzione si ha in mente uno di quegli schemi che si trovano frequentemente nei libri di scienze, dove si trova illustrata la sequenza di specie evolutesi da altre specie, limitando la nostra concezione di evoluzione al solo aspetto esteriore dell’animale. Eppure l’analisi dell’evoluzione non è derivata solo dall’osservazione delle tipologie di squame, piume, livree o quant’altro, essa comprende un aspetto molto importante e spesso trascurato che però è estremamente influente: il comportamento.
Brevemente: l’evoluzione è determinata dalla casuale mutazione dell’individuo rispetto agli altri della sua specie, mutazione che, se risulta vantaggiosa, gli permette di avere una fitness — numero di figli rispetto alla media — più elevata, quindi di procreare maggiormente trasmettendo a sua volta il carattere mutato alla prole, in un circolo virtuoso che ne corona l’ascesa, a patto che l’ambiente si mantenga costante.
I vantaggi di una mutazione possono essere fisici o comportamentali: una mutazione fisica può permettere di fuggire meglio dai predatori o cacciare più rapidamente ottenendo un miglioramento della ‘qualità di vita’, se vogliamo.
Una mutazione comportamentale può però determinare un vantaggio altrettanto buono, un semplice esempio: i gabbiani hanno una colorazione delle uova mimetica, e questo non ci sorprende poiché è una caratteristica diffusa in molte specie, sennonché quando si schiudono esse mostrano il loro interno, bianco, molto ben visibile da qualche predatore.
Per questo è risultato vantaggioso, nel corso dell’evoluzione, sviluppare l’istinto di portare via dal nido le uova appena schiuse.
Si deve sempre ricordare di non antropomorfizzare gli animali, quella che a noi sembra una soluzione ragionevole, raggiunta tramite un processo intellettuale si traduce in realtà in semplice selezione naturale: ci sarà stato nella storia un gabbiano che per errore aveva l’istinto di gettar via i gusci dal nido, istinto che è stato tramandato alla prole, sopravvissuta meglio appunto per il presentarsi di questo istinto nel genitore, e che quindi si è riprodotta meglio, tramandando la novità.
Per altro è curioso l’ulteriore adattamento che hanno avuto questi uccelli: poiché essi nidificano in colonie vastissime non di rado accadono atti di cannibalismo che hanno come vittima i pulcini appena nati.
È stato osservato che i genitori non portano via subito i gusci ma sorvegliano i piccoli per un periodo: i pulcini risvegliano l’appetito dei vicini solo finché sono bagnati dall’albume, che li rende facilmente inghiottibili, appena asciutti rimarrebbero di traverso al vorace vicino.
I rituali di corteggiamento e il loro significato
Molta parte del comportamento animale è volto a comunicare con gli altri, sia della stessa specie che di diversa, per dare informazioni sul proprio umore, sulle fonti di cibo, sulla propria salute, su eventuali predatori nelle vicinanze o sulla propria pericolosità.
È quindi molto importante saper riconoscere i segnali giusti, capire il linguaggio degli altri.
Un aspetto molto interessante è quello dei rituali di corteggiamento. Com’è che si sono evoluti questi caratteri che ragionevolmente paiono così sconvenienti? Bramiti, canti, gracidii rumorosissimi, piume sgargianti e ingombranti, parate vistose… tutto porterebbe a pensare che qualunque essere vivente intraprenda anche uno solo di questi comportamenti finirebbe ben presto vittima di qualche predatore.
Invece non solo si riscontrano questi caratteri singolarmente ma anche sommati assieme e in tantissime specie.
Innanzi tutto si deve osservare che quasi nella totalità dei casi sono i maschi di una specie ad essere più colorati, vistosi o a fare le parate per contendersi le femmine.
Questo deriva da un fatto puramente biologico: il maschio può fecondare molte femmine, anche perché la produzione di spermatozoi è molto meno costosa a livello energetico di quella delle uova, mentre le femmine hanno una possibilità di trasmissione genetica relativamente bassa, poiché una volta fecondate possono generare solo la prole che hanno concepito.
In questo sistema le femmine diventano una risorsa limitata: se un maschio può, potenzialmente, fecondare 10 femmine ma in un gruppo vi sono 5 maschi e 20 femmine è inevitabile che i maschi tendano a combattere per conquistare la risorsa.
Da qui la cosiddetta selezione sessuale.
Poiché le femmine sono una risorsa limitata e investono molte energie con risultati modesti, relativamente ai maschi, per procreare è logico che si scelgano il partner migliore, ovvero il più sano, forte e resistente.
Tenete a mente che la cosiddetta ‘scelta’ è in realtà un processo dell’evoluzione.
Dunque sono le specie a scegliere, ma in base a cosa, a quali criteri compiono questa scelta?
Introduzione comportamento animale, percorso
Classificata sotto scienze, questo percorso non tratta materie classiche del quinto anno. L'argomento che tale percorso prende in riferimento è il comportamento animale. Gli argomenti trattati sono:
- L'evoluzione del comportamento
- La simbiosi e altre interazioni tra specie
- L'eusocialità
- La cultura tra gli animali