Il carisma
Paradigmi di autorevolezza nella storia dell’umanità
Andrea Romanelli — Anno scolastico 2013/2014
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Introduzione
Il carisma denota la capacità di esercitare una forte influenza su altre persone.
Similmente il termine adoperato in senso religioso dal cattolicesimo assume il significato di dono. Il termine carismatico è stato attribuito e viene tuttora attribuito a persone — sovente leader politici o statisti in genere — che abbiano segnato in qualche modo la storia per la loro capacità di radunare attorno a sé una massa critica capace di sconvolgere il corso degli eventi.
Dunque la correlazione attribuita più frequentemente riguarda la leadership.
La scelta del tema è correlata alla volontà di comprendere i meccanismi, propri dell’uomo, che regolano l’abilità carismatica e che ne garantiscono gli effetti. Basti pensare come la figura superomica elaborata da Nietzsche abbia condizionato, nel trentennio seguente alla sua morte, l’ideologia nazista e sia stata in parte causa scatenante di conseguenze storicamente “memorabili”.
L’obiettivo del percorso è analizzare le modalità e le abilità di affermazione dei personaggi scelti, procedendo attraverso collegamenti fondati sulla loro comune “proprietà”, il carisma, che ha permesso eventi storici di notevole consistenza…
Friedrich Nietzsche
“Il primo perfetto nichilista d’Europa”
Dopo un discorso distruttivo nei confronti del Cristianesimo, esposto ne “La Gaia Scienza”, Nietzsche propone un nuovo “credo” descritto ampiamente nel suo “Così parlò Zarathustra”.
Il problema posto inizialmente è incentrato sul valore del Cristianesimo stesso, fenomeno in cui l’intera tradizione filosofica diventa “problema”. Segnato da una pregiudiziale fortissima, non sarebbe un’esperienza di libertà ma di pura sottomissione e omologazione tra gli uomini. Per giunta, poiché è lo strumento attraverso il quale gli uomini mascherano le proprie debolezze e insicurezze, ha rappresentato storicamente uno stratagemma dei più forti sui più deboli.
L’unica soluzione risiede nel “tramonto dell’Io cristiano” con la conseguente fine dell’“Io moderno”. La “Gaia Scienza” risiede proprio nella volontà di abbandonare la fede. E se l’obiettivo fondamentale da raggiungere è eliminare il Cristianesimo, non resta che dichiarare attraverso l’immagine de “l’uomo folle”, la morte di Dio. Assieme a quest’ultima, la morte dell’Io legato agli antichi valori, quelli appena demoliti, corona il progetto di distruzione dei mali della cultura.
In Zarathustra, l’antico profeta persiano vissuto prima di Cristo, risiede il “perfetto Nichilismo” dell’autore. In “Così parlò Zarathustra” è chiaro da subito il progetto dell’“Übermensch” (Oltreuomo), proposto come superamento su basi rigorosamente terrene dell’uomo stesso, proclamando la volontà di superare ogni dimensione ultraterrena.
La peculiarità del superuomo è quella di non acquietarsi mai in nessuna forma o realizzazione ma, anzi, di volere sé stesso aldilà di quello che è.
La cosiddetta “Volontà di potenza” rappresenta il passaggio da uomo a superuomo ed è spiegata da Nietzsche attraverso tre figure (il cammello, il leone e il fanciullo) le quali, avvicendandosi, portano al punto cruciale: la realizzazione della propria libertà.
L’ultima fase del ragionamento, legata all’irreversibilità del tempo, rappresentata dalla visione del serpente nelle fauci del pastore. Zarathustra assiste al morso dato dal pastore alla testa del serpente, il che rappresenta un’inversione del senso del tempo da lineare a ciclico: si compie così la vendetta della volontà di potenza contro il corso lineare del tempo.
Nel corso della storia spesso il superuomo e la sua volontà di potenza sono stati intesi come segni di una superiorità violenta di tipo vitalistico e biologistico, in particolare da parte della razza ariana ai tempi del nazismo. Di certo la teoria di Zarathustra sembra spesso esaltare la grandezza del superuomo ma è altrettanto vero che è profondamente sfiduciata dalle abilità umane, ai limiti del disgusto e del tutto estranee ad un potenziale rapporto con l’infinito. Ciò che è veramente grande nel superuomo è il concetto sul volere che non vuole altro se non il volere stesso, il che conferma la circolarità del pensiero nietzscheano e annulla ogni possibile deformazione.
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Adolf Hitler
“I mezzi capaci di riportare la più facile vittoria sulla ragione sono il terrore e la forza.”
Citando il superuomo come non pensare al dittatore per eccellenza, Adolf Hitler. Il sociologo Max Weber lo ha definito, assieme a Mussolini, un leader carismatico.
Tuttavia, a differenza di quest’ultimo, attraverso coincidenze storiche, riuscì a stabilire in un tempo sorprendente un totalitarismo “perfetto”. La sfiducia nella democrazia in via di affermazione, la pressione dovuta all’immenso debito di guerra da saldare, la “polverizzazione” della moneta in pieno corso, l’affermazione del fascismo italiano, il coinvolgimento delle masse e del ceto medio ma anche della grande industria: tutti elementi che condussero assolutamente in maniera lecita il dittatore a presiedere il governo tedesco il 30 gennaio 1933. Inizialmente sconosciuto, si sapeva della sua origine austriaca, della sua partecipazione alla Grande Guerra a fianco della Germania e del suo hobby di pittore fallito. Presidente del NSDAP (Partito Nazionalsocialista dei lavoratori tedeschi), con un programma accesamente nazionalista e necessariamente demagogico, fondava la sua forza su un’organizzazione armata chiamata SA, capeggiata da Ernst Röhm. Tutto ebbe inizio con l’elaborazione del Mein Kampf (La mia battaglia) durante il periodo di reclusione a seguito del fallito Putsch di Monaco, con cui Hitler pensò di dare un volto più rispettabile al partito. Il programma nazista prevedeva:
- Ricostruzione dell’unità di Stato attraverso l’eliminazione delle minoranze, in particolare quella ebrea, considerata “popolo senza patria”, responsabile del disastro finanziario, provocatrice del bolscevismo e simbolo della decadenza della civiltà europea.
- Rifiuto delle condizioni imposte da Versailles con recupero dello spazio vitale a oriente, di modo che l’idea di espansione potesse coincidere, nella mentalità popolare, con la crociata ideologica nei confronti del comunismo.
Inizialmente senza consensi, soltanto attraverso l’apice della crisi raggiunto nel 1932 emersero attraverso continui comizi, cortei e manifestazioni, trasformando così le città in teatri di guerra tra nazisti e comunisti. L’ultimo tentativo del governo fu rieleggere nel ’32 l’ormai ottantacinquenne maresciallo Von Hindenburg, il quale congedò il primo ministro Brüning e chiamò alla guida del governo due ministri della destra conservatrice. Dato l’imminente fallimento di entrambi, il Presidente fu costretto a chiamare Hitler al governo credendo, data la sua minoranza parlamentare di neutralizzarlo in breve tempo… come, del resto, il Governo italiano fece con Mussolini. A differenza di quest’ultimo però, come già detto inizialmente, la sorprendente rapidità con cui si affermò il totalitarismo perfetto hitleriano fu favorita da eventi compresenti proprio all’avvento di Hitler al governo. L’occasione iniziale gli fu fornita dall’incendio dei Reichstag nella notte del 27 febbraio 1933. Accusando un
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comunista olandese, semi squilibrato mentale, di tale reato non solo fornì al governo il pretesto per perseguitare i comunisti ma anche per l’abolizione del Parlamento stesso. “Furbamente” il Reichstag appena ricomposto a seguito dell’incendio, approvò i pieni poteri al governo compreso quello di legiferare e di modificare la Costituzione (Art. 48). In poco tempo tutti i partiti, anche quelli che avevano favorito l’affermazione del nazismo, furono sciolti. In luglio il Partito Nazista divenne l’unico consentito in Germania. Rimanevano i due ostacoli rappresentanti dall’esercito tedesco e dalle SA che pressavano Hitler per diventare organismo ufficiale di difesa dello Stato. Nella famosa “notte dei lunghi coltelli”, Hitler fece assassinare in accordo con Hindenburg e l’esercito dalle sue SS (Schutz-Staffeln — “Squadre di difesa”) Röhm e le SA. Così, in seguito all’imminente morte di Hindenburg, Hitler si trovò a cumulare entrambi i poteri, assumendo così il titolo di Führer.
Un vero stato autoritario è costruito da forze “fresche”.
L’obiettivo primario del Führer fu l’istituzione della Hitlerjugend, responsabile dell’indottrinamento nazista dei giovani e della loro formazione culturale e militare. Il consenso al regime e la debolezza delle minoranze fu sempre garantita dal sistema dei campi di concentramento (Lager) dove gli oppositori venivano reclusi e condotti a un lento annientamento. A questo si aggiungevano feste e cerimonie pubbliche in occasione delle più significative ricorrenze del regime. La propaganda era controllata dal Ministero della Propaganda appositamente istituito per il controllo della stampa che fu addirittura inglobata nello stesso.
Ben presto la vita per le minoranze divenne insostenibile. Prima attraverso comune propaganda poi ufficialmente con le Leggi di Norimberga nel settembre del 1935, fu sancita la discriminazione. La parità dei diritti conquistata dagli ebrei nel ’48 tornò ad essere un sogno e nella altrettanto famosa “notte dei cristalli” gran parte delle vetrine di negozi di proprietà ebrea furono infrante. A questo si aggiunse la distruzione di diverse sinagoghe, abitazioni e decine di morti e arrestati. Si arriverà poi, nel corso della Seconda Guerra Mondiale, alla mostruosa “soluzione finale”, che prevedeva la deportazione in massa e il progressivo sterminio del popolo ebraico.
Le altre minoranze interessate dallo sterminio furono oggetto di pratiche eugenetiche, che erano prova della adesione hitleriana al darwinismo sociale. La difesa dell’integrità del “popolo eletto” fu la giustificazione posta nei confronti della Chiesa a tal proposito. Eppure il Santo Padre Pio XI intervenne con un’enciclica definendo tali pratiche fin troppo vicine al paganesimo. A questa non seguì nessuna denuncia o scomunica del nazismo e l’enciclica fu letteralmente ignorata dalla Germania.
Tutto questo successo affonda però le sue radici nella forza dell’ideologia, discussa dalla nota filosofa Hannah Arendt: la capacità del nazismo di imporre formule e miti capaci di toccare le corde profonde dell’anima popolare, risvegliando il sentimento nazionale e ricercando l’orgoglio perso a seguito della sconfitta in guerra.
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Elettromagnetismo
I fenomeni magnetici sono stati osservati sin dall’antichità. Già ai tempi di Talete di Mileto (VI secolo a.C.) era noto che un minerale di ferro, la magnetite, avesse la proprietà di attrarre oggetti di ferro. La magnetite è un magnete naturale che deriva il suo nome dalla città di Magnesia, nell’Asia Minore, nota, appunto, per l’estrazione di magnetite.
Si definiscono sostanze ferromagnetiche i materiali che possono essere magnetizzati.
- La direzione del campo magnetico è data dalla retta che unisce i poli nord e sud del magnete di prova.
- Il verso del campo magnetico va dal polo sud al polo nord del magnete di prova.
Un campo magnetico è descritto da linee di campo che godono di tre proprietà:
- Tangenti in ogni punto alla direzione del campo magnetico;
- Escono dai poli Nord ed entrano nei poli Sud;
- La loro densità è direttamente proporzionale all'intensità del campo.
Campo magnetico — campo elettrico
Campo di forza — campo di forza
Linee di campo — linee di campo
Poli magnetici — cariche elettriche
Poli uguali si respingono — cariche simili si respingono
Somiglianze
Poli opposti si attraggono — cariche opposte si attraggono
Conduttori — scarichi
Metallo può essere — possono essere
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- Filosofia - Friedrich Nietzsche - "Il primo perfetto nichilista d'Europa"
- Storia - Adolf Hitler - “I mezzi capaci di riportare la più facile vittoria sulla ragione sono il terrore e la forza.”
- Fisica - Elettromagnetismo
- Scienze della Terra - La Luna e il sistema Terra - Luna
- Inglese - Oscar Wilde - "My life is like a work of art"
- Italiano - Italo Svevo - "La coscienza di Zeno"
- Storia dell'Arte - Andy Warhol
- Latino - Publio Cornelio Tacito