Istituto d’istruzione superiore G. Falcone – P. Borsellino
VB Liceo Scientifico (Arzachena)
Esame di Stato:
La caotica ineluttabilità del mutamento
Alunno:
Canu Samuele
Anno scolastico 2012/2013 1
Indice generale
Sviluppo della concezione del cambiamento nel pensiero di
Filosofia:
Eraclito, di Parmenide, di Galilei, di Bergson e Spengler (pagine 3 – 6)
Il vulcanismo come necessaria causa del mutamento nella materia inorganica, del clima e dell’evoluzione degli organismi viventi (da pag. 3 a pag. 6)
Storia:
Lo stalinismo come culmine del processo di mutamento dal precedente assetto liberaldemocratico anglo-francese pag. 7 a pag. 10
English Literature:
Orwell opposer of the Russian totalitarianism (from page 10 to page 12)
Letteratura italiana:
Tommaso Marinetti, ideatore del futurismo ed esaltatore del moderno mutamento tecnologico (pagine 12-13)
Storia dell’arte:
La pittura futurista di Umberto Boccioni (pagine 13 – 14) 2
Dagli albori della civiltà, il concetto di cambiamento è stato utilizzato al fine di interpretare la persistenza e la mutevolezza di tutta la realtà esterna, da quella inanimata a quella animata, all’uomo e ai suoi manufatti.
Nelle varie epoche, il panorama filosofico ha interpretato il divenire del mondo in maniera differente.
Filosofia
Eraclito e Parmenide
1) Nella filosofia greca vi era l’opposizione tra le concezioni di Eraclito e Parmenide.
- Il primo sosteneva che l’armonia del mondo esterno risiedesse nel continuo contrasto tra gli opposti (polemos, guerra) e in un perenne mutamento, un continuo fluire (Panta Rei) nel quale ogni elemento è coinvolto in un moto incessante. Tipico a tal proposito è l’esempio del fiume: Eraclito affermava che fosse impossibile bagnarsi due volte nello stesso fiume, perché dopo la prima volta, sia il fiume nel suo perenne scorrere, sia l’uomo, nel suo perenne divenire, non erano più gli stessi.
- Il secondo, dall’assunto “l’essere è e il non essere non è”, negava la visione eraclitea. Infatti, ponendo quell’assunto come punto di partenza del divenire, Parmenide notava come tale processo non avrebbe potuto avere come origine l’essere, giacché il mutamento avrebbe implicato il passaggio da qualcosa che non esiste ancora a qualcosa che è già presente, dal non essere all’essere; ma neanche dal non-essere, poiché questo è nulla e “dal nulla non deriva nulla”.
La filosofia moderna e il meccanicismo galileiano
2) Nella filosofia moderna regnava imperante il meccanicismo galileiano, basato sulla convinzione che la realtà fosse costituita da materia estesa, soggetta a movimento e matematicamente determinabile.
Tale visione della realtà implicava l’esistenza di una natura oggettiva, dotata di una regolarità intrinseca, i cui meccanismi interagivano causalmente secondo funzioni matematiche determinabili dalla scienza.
La filosofia contemporanea e Bergson
3) Nella filosofia contemporanea si afferma invece la visione evoluzionistica di Bergson.
Nel saggio L’evoluzione creatrice, Bergson partiva dal presupposto che non esistessero da una parte cose create, statiche, poste all’interno di una serie meccanica di semplici interazioni, e dall’altra un loro creatore, ma che tutto provenisse da una medesima realtà in movimento.
Alla base della realtà vi era l’evoluzione, concepita come soggetto e oggetto di se stessa poiché dominata da un processo che aveva un’unica origine e si realizzava in un continuo slancio vitale, perciò veniva intesa come evoluzione creatrice. Uno slancio che si sarebbe espanso a raggiera sviluppandosi in un’infinità di direzioni, anche se non in tutte con la medesima forza e con la medesima abilità creatrice.
In questa maniera veniva spiegata la diversità tra mondo vegetale e animale: all’interno di quest’ultimo una diramazione meno forte dello slancio vitale ha portato alle specie degli echinodermi e dei molluschi, ancora chiusi in una sorta di corazza che limita i loro movimenti e la loro espansione vitale, mentre un’altra più potente ha condotto alla formazione degli artropodi e dei vertebrati, in cui la vita universale si realizza in modo diverso, più articolato e complesso.
Rispetto a questa visione la materia sarebbe stata intesa come il momento in cui lo slancio vitale si affievolisce, la creatività si tramuta in ripetizione. La materia è da lui concepita come ripetizione meccanica, abitudine. È il ripiegarsi dello slancio su se stesso.
- Karl Popper “The self and its brain”
Avrebbe poi espresso nel saggio il principio secondo il quale “The universe now appears to be not a collection of things, but an interacting set of events or processes”.
Scienze della Terra: il mutamento nel mondo inorganico
Una prova tangibile dell’incessante e necessaria evoluzione della natura è possibile riscontrarla nella materia inorganica terrestre, rispetto alla presenza dei
Vulcani
Esse si presentano generalmente come strutture di forma conica, caratterizzate da una parte esterna (la sola visibile) comunemente indicata con il nome di monte vulcanico; un serbatoio magmatico, situato in genere a qualche km di profondità e in cui è presente il magma che risale dall’astenosfera; un condotto vulcanico, attraverso il quale il magma risale in superficie e che termina con il cratere, l’apertura dalla quale fuoriesce il magma. L’importanza di queste strutture nell’evoluzione delle forme biologiche terrestri è stata ulteriormente avvalorata in relazione a due fenomeni:
- L’eruzione del vulcano islandese Laki, cominciata l’8 giugno 1783;
- La glaciazione Sturtiana del Neoproterozoico.
Laki
1) L’eruzione del sistema di Laki, cominciata l’8 giugno 1783, fu uno degli eventi più tragici degli ultimi secoli. Il vento portò con sé le nubi dense di cenere che inquinarono il clima, portando alla morte di più di trenta mila islandesi, e all’annientamento di gran parte della flora e della fauna locale.
L’eruzione del vulcano, influendo in particolare sul clima europeo, sarebbe stata uno dei fattori che avrebbe contribuito a un evento decisivo della storia globale: lo scoppio della Rivoluzione Francese. Infatti, la Gran Bretagna, la Germania e la Francia furono teatro di abbondanti nevicate, disastrose inondazioni, che determinarono ingenti danni ai raccolti, con conseguenti gravi carestie, le quali andarono protraendosi sino al 1789, preparando i prodromi dell’imminente rivoluzione.
La glaciazione Sturtiana
2) Un’altra testimonianza del ruolo centrale dei vulcani nello sviluppo delle varie forme biologiche, può essere trovata nei dati raccolti nel 2003 dal ricercatore Brian Harland, dell’università di Cambridge, relativi alla glaciazione Sturtiana, avvenuta nel Neoproterozoico (circa 770 milioni di anni fa) in seguito a un eccessivo aumento dell’effetto serra. Le prove di questo evento sono state riscontrate nella presenza in Namibia di enormi massi, definiti “dropstones”, dalla composizione del tutto diversa da quella degli altri materiali sedimentati, trovati a migliaia di chilometri di distanza dai più vicini depositi di roccia-madre. Riprendendo gli studi dell’ingegnere svizzero Ignaz Venetz (1821), il ricercatore considerò quei blocchi di pietra come resti di antiche morene, in altre parole delle lingue di detriti trasportate dai ghiacciai; in seguito alla scomparsa del ghiacciaio alcuni dei massi più grossi erano rimasti a testimonianza della sua presenza.
L’ipotesi di ghiacciai ben al di sotto all’equatore fece presupporre che in quel periodo l’intero orbe terracqueo, costituito dall’unico supercontinente Rodinia, sarebbe apparso come un globo congelato, con un paesaggio di un candore abbacinante caratterizzato al suolo da una temperatura compresa tra i venti e i cinquanta gradi sotto zero e da una coltre gelata, spessa più di 1 km, che avrebbe inghiottito mari e terre.
Quasi la totalità delle forme viventi fu spazzata via dal ghiaccio imperante; sopravvissero soltanto, in profondità nel mare, alcune forme di batteri e alghe molto semplici attorno ai camini vulcanici, dove la temperatura elevata, la presenza di nutrienti chimici e l’adattamento alla mancanza di luce solare concessero all’evoluzione di non ripartire da zero.
Sul globo congelato le precipitazioni erano ormai inesistenti. L’acqua allo stato liquido rimaneva solo nelle profondità marine, coperte dalla banchisa, e dunque incapace di evaporare e formare nuove nubi.
La glaciazione globale, data l’assenza di zone calde o temperate da cui le calotte potessero cominciare a ritirarsi, sembrava eterna.
A garantire una netta inversione di tendenza, proiettando il globo terrestre verso l’era del Cambriano, fu l’intensa attività vulcanica lungo le faglie tettoniche, che garantì l’enorme emissione nell’atmosfera di anidride carbonica e metano, i principali responsabili dell’effetto serra. Nel giro di qualche milione di anni i vulcani condussero a un processo di disgelo, con temperature medie di cinquanta gradi sopra lo zero, che garantirono la rinascita delle varie forme biologiche.
Vulcanismo primario e secondario
0 decadimento radioattivo legato al di elementi quali uranio e torio che trasformandosi in elementi di numero atomico inferiore, emettono grandi quantità d’energia.
Meccanismo propulsore della continua evoluzione sul globo terrestre si è sempre rivelato il vulcanismo, da intendersi come l’insieme dei modi in cui il calore e il materiale magmatico, derivanti dalla parte interna della Terra, si trasferiscono all’esterno.
Vi sono due tipi di vulcanismo: primario e secondario.
- Del vulcanismo primario fanno parte le emissioni di magma che possono essere di tipo effusivo ed esplosivo, secondo la composizione chimica del magma, della sua temperatura e della quantità di gas in esso disciolti: fattori che influenzano la viscosità (l’attrito fra le diverse molecole di un liquido o di un gas) e dunque la mobilità del magma stesso.
Si ha un’eruzione di tipo effusivo basico, da un magma con un’alta temperatura (intorno ai 1200 °C) e una percentuale in silice inferiore al 52%, caratterizzato dalla presenza di silicati femici o mafici, che conferiscono un’elevata fluidità consentendogli di risalire facilmente nel condotto vulcanico verso la superficie; i gas in esso dispersi si separano gradualmente, favorendo una serie continua e relativamente tranquilla di colate laviche, che scorrono lungo i pendii del vulcano allontanandosi rapidamente.
Si ha un’eruzione di tipo esplosivo da un magma acido alla temperatura di 600-800 °C, con una percentuale di silice totale superiore al 65% insieme alla presenza di feldspati di potassio e plagioclasi sodici, che conferiscono un’elevata viscosità impedendogli di risalire con facilità verso la superficie. I gas in esso contenuti (vapore acqueo, idrogeno, diossido di carbonio, acido cloridrico e diossido di zolfo, detti anche agenti mineralizzatori) si liberano violentemente, superando in modo esplosivo la resistenza del materiale sovrastante: i gas strappano roccia sbriciolata dalla parte alta del condotto e lava polverizzata in goccioline, che vengono poi lanciate in aria.
Talvolta, il magma è tanto viscoso da non riuscire a traboccare dal cratere, ma si solidifica al suo interno, formando una sorta di “tappo” di materiale solido che, alla fine, la pressione esercitata dai gas farà saltare.
Al termine della fase di più intensa attività eruttiva subentra una fase di emanazione, che consiste nella fuoriuscita dal cratere di vapori e gas caldi; a questa segue una fase di riposo o quiescenza, durante la quale si ha un’estinzione dell’attività, spesso solo apparente.
- Del vulcanismo secondario fanno parte le emissioni di gas e di vapori acque calde che caratterizzano in genere le fasi finali dell’attività di un vulcano.
Le emissioni di gas comprendono molte manifestazioni, che si distinguono in base al gas che contengono in:
- Fumarole calde, ne sono esempi le solfatare, getti di acido solfidrico.
Vapore surriscaldato (130-165 °C) contenente acido solfidrico. Quest’ultimo viene ossidato dall’ossigeno atmosferico ad acido solforico e zolfo elementare che cristallizza incrostando le superfici circostanti. Famosa è la solfatara di Pozzuoli (nel complesso dei Campi Flegrei, in Campania). All’attività fumarolica vanno associati anche i soffioni boraciferi di Larderello in Toscana. Si tratta di getti di vapore con acido borico ad alta temperatura (120 – 210 °C) che, sospinti da pressioni elevate (1 – 6 atm), possono innalzarsi fino a 15 – 20 metri dal suolo;
- Fumarole fredde (con temperature che di rado superano i 100 °C), ne sono esempi le putizze, emissioni fredde di solfuro di idrogeno (H2S) e le mofete, fumarole fredde ricche di anidride carbonica che, essendo più pesante dell’aria, ristagna al suolo 5.
Le emissioni di acque calde sono generate dalle acque situate in profondità, a contatto con il fuso magmatico, che possono riscaldarsi e risalire in superficie formando geyser o sorgenti termali.