Istituto Tecnico-Professionale Regionale
“Corrado Gex” di Aosta
Tecnico Gestione Aziendale
A
5 A
Candidata: Vanzetto Denise. Anno scolastico 2013/2014
Indice
Introduzione............................................pag. 3
Le origini.................................................pag. 4
Il caffè in Europa.....................................pag. 5
Il Caffè: rivista letteraria.........................pag. 6
Les cafés littéraires..................................pag. 9
Starbucks.................................................pag. 13
Business Plan..........................................pag. 14
Sitografia e bibliografia...........................pag. 23
Introduzione
Ho scelto questo tema perché al giorno d’oggi bere una tazza di caffè è diventato un gesto comune, ma pochissima gente conosce l’origine della bevanda, la sua storia e il significato sociale che aveva nel passato.
Parlerò quindi brevemente dell’origine del caffè, mi soffermerò sull’arrivo di questa bevanda in Europa e sul diffondersi delle prime botteghe del caffè come luoghi di aggregazione informale, pubblico, letterario e intellettuale. Molte delle abitudini che furono stabilite allora in quelle prime sale da caffè sono ancora caratteristiche dei nostri odierni caffè.
Dato che il caffè, bevanda eccitante per eccellenza, veniva associato alle idee progressiste, parlerò del primo periodico italiano “Il Caffè”, fondato da un illustre gruppo di illuministi lombardi, come i fratelli Pietro e Alessandro Verri e Cesare Beccaria.
In francese parlerò dei cafés littéraires e in inglese di STARBUCKS, una società di capitali, che attualmente ha punti vendita in tutto il mondo.
Inoltre ho preparato un business plan di un bar in fase di avviamento. 3
Le origini del caffè
Sono in molti a vantarsi di aver scoperto il caffè, con la conseguenza che oggi è considerato bevanda nazionale in molti Paesi, dal Brasile all’Italia.
In realtà, poco si sa storicamente dell’origine di questa bevanda e molte sono, invece, le leggende legate alla sua scoperta più o meno casuale. Un aiuto per chiarire la sua genesi può venire dall’origine della pianta e dall’analisi del suo nome: la Coffea arabica è infatti originaria dell’Etiopia e il suo nome deriverebbe dalla regione di Kaffa in cui il caffè sarebbe stato originariamente scoperto.
Tuttavia, secondo Pellegrino Artusi (1820–1911), autore del celeberrimo trattato “La scienza in cucina e l’arte del mangiar bene” (1891), il miglior caffè è quello proveniente dalla città yemenita di Moka e ciò potrebbe fornire la chiave per individuarne il luogo d’origine. Per Artusi il caffè sarebbe nato casualmente dall’osservazione, fatta da alcuni monaci, altri vogliono da un pastore di nome Kaldi, le cui capre, dopo aver mangiato le bacche rosse di un certo arbusto, diventavano più vivaci e irrequiete.
Così, per combattere i colpi di sonno, principale nemico delle preghiere notturne, i monaci avrebbero provato a rendere commestibili anche per l’uomo le bacche di quella pianta, abbrustolendole, macinandole e facendone un infuso. Un’altra leggenda vuole, invece, che le bacche bollite dell’arbusto abbiano salvato la vita ad un arabo di nome Omar e ai suoi compagni, condannati a morire di fame nel deserto vicino alla città di Moka. 4
Il caffè in Europa
Il 1615 è considerato la data in cui il caffè fece la sua comparsa in Europa grazie ai commercianti veneziani, seguendo le rotte marittime che univano l’Oriente con Venezia e Napoli, e il merito di averlo introdotto spetta al botanico Prospero Alpini, che era stato medico del console di Venezia in Egitto, e a molti altri italiani.
Venezia fu la prima città italiana che conobbe l’aroma del caffè, che si sarebbe poi diffuso in tutta la Penisola e divenne punto di riferimento per mercanti non solo italiani, ma anche provenienti da altri Paesi, specialmente del centro-nord Europa.
Prima di essere consumato come semplice bevanda, il caffè veniva anche bevuto per sfruttare alcune sue proprietà medicamentose e digestive e, per questo motivo, il suo prezzo era piuttosto elevato.
Nel momento in cui si capì che la diffusione del caffè era tale da poter riempire le casse dello Stato nacquero le prime “Botteghe del Caffè”. La più antica d’Europa, il Caffè Florian, si trova tuttora sotto i portici di Piazza San Marco a Venezia.
Per battere la concorrenza, un caffettiere fece pubblicare e distribuire un libretto che descriveva ed esaltava le proprietà di questo elisir d’oriente.
L’importanza delle botteghe come luogo di vita culturale e politica crebbe enormemente e la visita quotidiana al caffè preferito divenne un must, ma in questi locali pubblici, accanto ai pettegolezzi quotidiani, trovarono origine anche molte idee politiche e rivoluzionarie.
Sì, perché il caffè, bevanda eccitante per eccellenza, veniva associato alle idee progressiste.
I caffè volevano distinguersi dalle chiassose locande e osterie ereditate dal Medioevo, frequentate dalle classi popolari: si desiderava realizzare un ambiente sobrio, tranquillo, dove poter conversare e studiare con serenità.
Non erano solo luoghi in cui era possibile assaggiare i prodotti provenienti dai possedimenti coloniali dei Paesi europei, come il caffè, appunto, ma anche il tè o la cioccolata, bensì soprattutto uno dei simboli più forti della vivacità culturale del Settecento. 5
Il Caffè: rivista letteraria
All’inizio del Settecento il caffè veniva bevuto in pubblico, in locali destinati a questo scopo.
I Caffè erano in realtà dei luoghi di incontro e di comunicazione; infatti, ci si incontrava lì per discutere di affari, politica, arte, letteratura e giornalismo, quindi non stupisce che un gruppo di illuministi milanesi, riunitosi intorno ai fratelli Verri, scelse di chiamare “Il Caffè” il foglio a cui diede vita per diffondere le idee illuministe nel Regno.
Questa rivista fu pubblicata dal giugno 1764 al maggio 1766 per iniziativa di Pietro Verri. Il giornale è il portavoce della cosiddetta Società dei Pugni, il circolo di intellettuali per lo più appartenenti socialmente al ceto aristocratico, ma di idee fondamentalmente borghesi e tra i membri più importanti troviamo Pietro Verri, suo fratello Alessandro Verri e Cesare Beccaria.
La rivista usciva ogni 10 giorni e già il titolo metteva in evidenza la sua pluralità di argomenti; essa non era vincolata a settori ed ambiti privilegiati: nel “Caffè” si immagina infatti di trascrivere o di sviluppare conversazioni che si tenevano in un caffè gestito da un greco di nome Demetrio.
Il programma della rivista si fonda sulla pluralità di argomenti e sulla partecipazione di un pubblico di lettori molto vario, che riesce, nello spazio del caffè, a realizzare una nuova forma di socialità che nasce dall’incontro di uomini di ceti diversi, che trattano questioni legate all’utile sociale e intervengono su questioni dirette.
La redazione aveva di mira due cose:
- Una politica di riforme illuminate, liberali, progressiste, in direzione dello sviluppo capitalistico;
- Un uso intelligente, a tale scopo, della scienza e della tecnica.
Nonostante la sua breve durata, “Il Caffè” riesce ad affermarsi quale principale foglio del riformismo illuministico.
All’attività di pensiero e di azione degli autori del Caffè e di altri studi innovativi in materia soprattutto giuridico-economica, corrisposero le riforme di tipo capitalistico introdotte nel Ducato di Milano dal governo illuminato di Maria Teresa e Giuseppe II, che investirono ogni campo: 6
- Si cercò di sottoporre la nobiltà fondiaria, laica ed ecclesiastica, agli stessi obblighi retributivi cui erano soggetti gli altri possessori di terre;
- Si ridusse la manomorta ecclesiastica, al fine di permettere al ceto borghese di acquistare terre e allestire aziende agrarie capitalistiche;
- Si abolirono le corporazioni di mestiere, specie nell’attività tessile e serica, onde liberalizzare le attività produttive;
- Vennero soppressi numerosi conventi e posti all’asta i loro beni, furono aboliti l’Inquisizione, la censura preventiva sui libri e il diritto di asilo a favore di chiese e conventi;
- L’insegnamento cessò di essere monopolio del clero e passò nelle mani dello Stato, che cercò d’impartire una cultura meno accademica e meno letteraria, poiché i gesuiti si opposero a questi provvedimenti e furono espulsi dal Ducato.
La rivista letteraria, fondata da Giambattista Vicari e da lui diretta fino al 1977, riprese il nome della rivista di Pietro Verri.
All’inizio fu un periodico di attualità, costume e letteratura. Vicari si firmava con lo pseudonimo R. G. Giardini e si rivelò solo nel 1955.
Dal 1957 “il Caffè” scelse come campo d’azione la letteratura satirica, eccentrica, grottesca, pubblicando i capisaldi storici, Rabelais, Carroll e Swift, e i contemporanei d’ogni parte del mondo, coltivando però un rapporto privilegiato con la letteratura francese, Cros, Michaux, Roussel, Perec, Queneau e Tardieu.
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