Bricks in the Wall
Schiavi del sistema
“Philosophiae servias oportet ut tibi contingat vera libertas”.
Seneca. 1
Una discussione in famiglia mi ha portata alla stesura di questo documento, in cui mi propongo di trattare, attingendo a conoscenze acquisite grazie a esperienze personali e scolastiche, un argomento a me molto caro: quanto l’uomo sia influenzato dalle norme imposte dal sistema, inteso come società nella totalità di tutte le sue numerose caratteristiche.
L’uomo del XX secolo, per quanto si definisca libero e svincolato dalla società, non lo è completamente: deve rendere costantemente conto di tutto ciò che fa o pensa di fare al sistema da cui è circondato; non può pensare di staccarsene completamente, poiché ai giorni nostri questa ha assunto un significato e un’importanza speciale, che con il passare degli anni diventa sempre più forte. L’uomo può resistere alla società che tenta di conformare ogni individuo, ma è una resistenza ideale che può esistere solo mentalmente, poiché siamo stati programmati, ancor prima che nascessimo, all’essere schiavi del sistema da un codice di leggi elaborato nel corso di milioni di anni e che tuttora è in evoluzione progressiva.
Ci sono uomini che lottano contro il conformismo, contro la manipolazione delle menti, ma non si rendono conto che protestare non serve a niente: il sistema ci sovrasta come se fosse un’immensa costruzione, dalla quale non possiamo fuggire. Non siamo nient’altro che un mattone, in questo enorme muro che è il mondo: siamo quadrati, spigolosi, tutti uguali, stretti l’uno all’altro e senza possibilità di espansione: solo se il muro crollasse riusciremmo a liberarci. Purtroppo il muro è troppo alto e solido.
Come studentessa che si accinge a terminare un percorso durato 5 anni, non ho potuto fare a meno di andare a ricercare degli argomenti che avvalorassero la mia tesi nel percorso scolastico svolto durante questo anno, sui quali ho riflettuto e nei quali mi sono ritrovata. 2
È possibile trovare una rappresentazione del sistema che soffoca ogni uomo nell’atto dell’Adelchi, V (scene VIII-X), tragedia composta dal grande scrittore ottocentesco Alessandro Manzoni, nel quale il giovane Adelchi, figlio di Desiderio, re dei Longobardi, muore in una battaglia che neanche avrebbe voluto combattere solo per difendere la sua Patria.
Adelchi si fa portavoce della visione manzoniana, secondo cui nel mondo esistono solo la violenza e l’ingiustizia, giustificate da una forza crudele che regola la storia e che gli uomini chiamano “diritto”; di conseguenza l’uomo non può compiere il bene, può essere solo oppressore o vittima.
Gli uomini dunque non sono liberi, ma oppressi da un ideale dannosissimo e ingannevole: per sopravvivere sono portati a fare del male, o a riceverlo dagli altri. L’unica vera possibilità di salvezza e libertà in questo contesto è Dio, la dimensione dell’eternità: “Vengo alla pace tua” sono le ultime parole pronunziate da Adelchi, il cui sacrificio viene presentato dal Manzoni come doloroso ma fecondo nella dimensione dell’eternità.
Secondo la visione pessimistica della storia dello scrittore, non c’è possibilità affinché l’uomo riesca a vivere libero e felice, ma è una visione non condivisa da tutti.
Ognuno di noi deve seguire il proprio percorso tenendo presenti gli insegnamenti che ci sono stati donati, in modo da trovare la strada verso l’autorealizzazione e verso il successo, in totale libertà. Alla base della libertà c’è l’autocoscienza, ovvero la completa conoscenza di se stessi e la consapevolezza dei propri limiti, senza la quale il nostro operato sarebbe stabile quanto un castello di carte.
Utile esempio a questo proposito è la figura di Penteo nelle Baccanti del tragediografo Euripide: un uomo che ragiona secondo schemi tradizionali e troppo ovvi per gli Ateniesi del suo tempo. Egli non si rende conto che la crisi provocata da Dioniso nella città è più profonda e tale da stravolgere non solo la tradizionale divisione tra i sessi, ma anche lo stesso principio di identità individuale.
Penteo si oppone alla novità poiché troppo legato alla tradizione, è imprigionato in un sistema di norme e leggi di cui egli stesso è sovrano: crede di essere libero, ma non lo è poiché non è consapevole dei suoi limiti e di chi sia realmente. Crede di essere a capo del sistema ma è in realtà suo schiavo, concepisce solo una delle migliaia di sfumature della realtà e per questo motivo non può evolversi, poiché gli manca l’introspezione, manca la capacità di vedere oltre gli schemi.
È posto agli antipodi rispetto al suo nemico Dioniso, il quale conosce la limitatezza del pensiero di Penteo e lo mette in difficoltà sottoponendolo a delle prove che è consapevole non riuscirà a superare, pagando la sua credulità con l’umiliazione pubblica ed infine con la morte per mano della sua stessa madre.
Dunque Penteo, non avendo preso coscienza della sua vera essenza e della sua fallacità, divenne oggetto di scherno, perdendo per sempre la personalità vuota e profondamente omologata al codice di norme imposto che tanto lo contraddistinse.
Introduzione Bricks in the Wall, schiavi del sistema tesina
Una discussione in famiglia mi ha portata alla stesura di questa tesina, in cui mi propongo di trattare, attingendo a conoscenze acquisite grazie a esperienze personali e scolastiche, un argomento a me molto caro: quanto l’uomo sia influenzato dalle norme imposte dal sistema, inteso come società nella totalità di tutte le sue numerose caratteristiche.
- Italiano - Il dissidio interiore di Adelchi, Alessandro Manzoni
- Latino - Il Satyricon di Petronio
- Greco - Le Baccanti di Euripide
- Arte - Sera nel corso Karl Johann - Edvard Munch
- Storia - La propaganda allo scoppio delle guerre mondiali
- Filosofia - Sigmund Freud e la teoria della differenziazione della psiche
- Inglese - The strange case of Dr Jekyll and Mr Hyde di R.L. Stevenson