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Borderline

Giulia Lanzoni

Classe 5^I

Anno scolastico 2012/2013

Borderline

Introduzione

  • Giovanni Pascoli
  • Digitale Purpurea

Il Gelsomino Notturno

Edvard Munch

  • Il Grido

La Voce

Golgota

Vampiro

Amore come malattia

  • Verlaine et Rimbaud
  • Bibliografia
  • Introduzione

Introduzione

«La follia è il primo sintomo della genialità, così come la creatività è generalmente figlia di una sottile nevrosi»

(Elio Gioanola, “Psicanalisi e interpretazione letteraria”)

In questa tesina ho affrontato l’argomento più volte dibattuto del legame esistente tra la malattia e la creatività artistica, poetica e letteraria. Tuttavia ho scelto di discostarmi dalla comune e automatica correlazione tra l’arte e la patologia invalidante, come ad esempio l’esperienza di Van Gogh, per trattare la malattia intesa come “stadio di vita borderline” (da qui il titolo): non malattia mentale riconosciuta e citata nei libri come tale, ma sofferenza psicologica conseguente a particolari avvenimenti che hanno segnato indelebilmente la vita dell’artista. Ho avuto modo di constatare, attraverso lo studio, come la condotta di vita e la produzione artistica degli autori (Pascoli e Munch) che ho analizzato risultino fortemente, se non esclusivamente, influenzate dai traumi e dalle esperienze negative che hanno vissuto.

Ho poi voluto approfondire il tema dell’amore come malattia o psicopatologia, ossia l’amore che diventa distruzione di sé e dell’altro, portando come esempio il rapporto tra i due poeti maledetti Verlaine e Rimbaud.

Oltre alla “malattia” come punto di partenza della libera espressione artistica, è possibile riscontrare altri punti comuni tra gli artisti proposti: la sofferenza provocata dal rapporto col prossimo, che in Pascoli e in Munch si traduce in relazioni disturbate soprattutto con la donna, mentre per “le couple maudit” nell’incapacità di stabilire un rapporto equilibrato e, soprattutto da parte di Verlaine, privo di ossessione e violenza; la presenza, nelle opere di Munch e di Pascoli, di una forte simbologia e di una natura che incarna, nelle sue manifestazioni, i sentimenti che caratterizzano lo stato d’animo degli autori.

Ho scelto questo argomento perché trovo affascinante l’idea che dietro l’apparente perfezione ed equilibrio di un’opera d’arte, possa celarsi una soggettività tormentata e visionaria; è inoltre interessante vedere come l’arte, in questi casi, abbia anche una funzione consolatrice, di rifugio e di riscatto dalle esperienze negative che hanno segnato la nostra vita.

Giovanni Pascoli e “il sentimento della propria inadeguatezza al fluire vorticoso della vita”

Giovanni Pascoli (1855-1912), tanto nel suo ruolo di intellettuale quanto nella sua vita quotidiana, è l’esatto contrario del “poeta maledetto”, ossia colui che si erge al di sopra delle masse e vive secondo i valori da egli stesso creati.

Pascoli incarna in tutto e per tutto l’immagine del piccolo borghese, appagato della sua vita mediocre e dei limiti imposti dalla famiglia e dalla società; allo stesso modo la sua poesia si presenta come celebrazione di tale realtà, mostrando Pascoli come poeta delle piccole cose e cantore del mondo rurale.

Vi è, tuttavia, un altro aspetto dell’autore, che si discosta da quello solito e gode di minor credito: dietro l’apparenza dell’innocenza e del candore fanciulleschi, si cela un Pascoli inquieto, tormentato, morboso, visionario, perfettamente inserito nel clima culturale del Decadentismo.

Caricando le sue “piccole cose” di significati simbolici e allusivi, Pascoli è in grado di rendere la dimensione misteriosa e inquietante che si cela al di là dell’usuale; la precisione botanica e ornitologica, pur avendo le sue radici nella scienza positivistica, è la formula magica che permette al poeta di attingere all’essenza segreta delle cose e di fondere insieme la sfera dell’io e del mondo esterno.

Attraverso la poesia, Pascoli porta alla luce le sue ossessioni profonde: il trauma della perdita del padre, della madre, della sorella maggiore Margherita e dei fratelli Giacomo e Luigi, interiorizzato e poi scoperto durante il periodo di detenzione in carcere, si traduce in alcune delle tematiche fondamentali della poetica pascoliana.

Per tutta la vita Pascoli si sente un orfano, tormentato dalla nostalgia per la famiglia perduta; la sua poesia simboleggia, nell’immagine ricorrente del “nido”, il luogo dove è possibile proteggersi dal mondo esterno, minaccioso e irto di insidie.

Avendo molto sofferto il disfacimento del “nido familiare”, il poeta desidera costruirne uno nuovo, sulla base del primo andato perduto, investendosi poi del ruolo di padre; ciò gli è tuttavia impossibile, poiché la continua presenza e rievocazione dei suoi “morti” all’interno del nido stesso gli impedisce ogni rapporto con la realtà esterna, privandolo quindi anche della possibilità di creare legami con altre persone.

Un esempio è “Il gelsomino notturno”, dai Canti di Castelvecchio (1904): dedicata al matrimonio dell’amico Gabriele Briganti, la lirica evoca, in termini simbolici, la prima notte di nozze, in cui è stato concepito il figlio della coppia.

All’imbrunire, nell’ora in cui il poeta ripensa ai suoi defunti, i gelsomini aprono la loro corolla in un’offerta d’amore. Amore da cui il poeta, “ape tardiva”, è escluso; il legame adulto e maturo con la donna è sentito da Pascoli come un tradimento al vincolo sacro e inviolabile del nido, quindi egli si limita a contemplarlo da lontano, col turbamento e la curiosità del “fanciullino”.

Il rapporto di Pascoli con la sessualità è complesso e osteggiato tanto dalla ripugnanza che prova nei confronti di essa, quanto dalla relazione morbosa che ha con le sorelle, viste come reincarnazione della madre morta. Questa ipotesi è stata avanzata da alcuni critici, i quali sostengono addirittura che Pascoli, nell’infanzia, soffrisse del complesso di Edipo.

Si mormora anche di un possibile amplesso avvenuto tra il poeta e la sorella Ida, argomento ampiamente trattato dallo psichiatra e scrittore Andreoli in uno dei suoi libri (“I segreti di casa Pascoli”): in seguito alla morte del padre, il giovane Pascoli ne prende il posto all’interno del nido, legandosi alla madre in una simbiosi totale; quando anche quest’ultima muore, al poeta non restano che le due sorelle.

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Sintesi
  • Italiano - Giovanni Pascoli
  • Storia dell'arte - Munch
  • Francese - Verlaine et Rimbaud
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