La biografia
Roberta Ferrante
Va
Liceo Classico B. Russell
Anno scolastico 2011/2012
1
2, ’,
ὸ Ἀ ὸ ὑ ἐ
Τ ν λεξάνδρου τοῦ βασιλέως βίον καὶ τ ν Καίσαρος φ οὗ κατελύθη Πομπήϊος ν
ῆ ῶ ὑ ὐ ὲ ἄ
τούτῳ τῷ βιβλίῳ γράφοντες διὰ τὸ πλ θος τ ν ποκειμένων πράξεων ο δ ν λλο
, ´
ῦ ἢ ὺ ἀ ἐὰ ἕ
προερο μεν παραιτησόμεθα το ς ναγινώσκοντας ν μὴ πάντα μηδὲ καθ καστον
, ´ ,
ἐ ῶ ἀ ἀ ἐ ῖ
ξειργασμένως τι τ ν περιβοήτων παγγέλλωμεν λλ πιτέμνοντες τὰ πλε στα μὴ
. O, ,
ῖ ὔ ὰ ἱ ἀ ὰ ὔ ῖ ἐ
συκοφαντε ν τε γ ρ στορίας γράφομεν λλ βίους ο τε τα ς πιφανεστάταις
,
ἔ ἀ ῆ ἢ ἀ ὰ ᾶ
πράξεσι πάντως νεστι δήλωσις ρετ ς κακίας λλ πρ γμα βραχὺ πολλάκις καὶ
ῥῆ ἔ ἤ ἐ ᾶ ἢ
μα καὶ παιδιά τις μφασιν θους ποίησε μ λλον μάχαι μυριόνεκροι καὶ παρατάξεις
. Ὣ ὖ ῳ ὰ ὁ ἀ ὸ
αἱ μέγισται καὶ πολιορκίαι πόλεων σπερ ο ν οἱ ζ γράφοι τ ς μοιότητας π τοῦ
,
ῶ ὴ ὄ ἰ ῶ ἷ ἐ ἦ ἀ
προσώπου καὶ τ ν περι τ ν ψιν ε δ ν ο ς μφαίνεται τὸ θος ναλαμβάνουσιν
,
ἐ ῶ ῶ ῶ ὕ ἡ ῖ ἰ ῆ ῆ ῖ
λάχιστα τ ν λοιπ ν μερ ν φροντίζοντες ο τως μ ν δοτέον ε ς &tauὰ τ ς ψυχ ς σημε α
, ,
ᾶ ἐ ἰ ῖ ὸ ἑ ἐ ἑ
μ λλον νδύεσθαι καὶ διὰ τούτων ε δοποιε ν τ ν κάστου βίον άσαντας τέροις τὰ
.
ὺ ἀ ῶ
μεγέθη καὶ το ς γ νας
Nell'accingermi a scrivere in questo libro la vita di Alessandro il Grande e di
Cesare, il vincitore di Pompeo, considerata la massa dei fatti, null'altro dirò a
modo di prefazione se non questo: i lettori non mi diano addosso se non
riferisco tutti i fatti né narro in modo esaustivo quelli presi in esame tra i più
celebrati, ma per lo più in forma riassuntiva. Io non scrivo storia, ma
biografia; e non è che nei fatti più celebrati ci sia sempre una manifestazione
di virtù o di vizio, ma spesso un breve episodio, una parola, un motto di spirito,
dà un'idea del carattere molto meglio che non battaglie con migliaia di morti,
grandi schieramenti d'eserciti, assedi di città. Come dunque i pittori colgono le
somiglianze dei soggetti dal volto e dall'espressione degli occhi, nei quali si
avverte il carattere, e pochissimo si curano delle altre parti, così mi si conceda
di interessarmi di più a quelli che sono i segni dell'anima, e mediante essi
rappresentare la vita di ciascuno, lasciando ad altri la trattazione delle grandi
contese.
Plutarco – Le Vite Parallele, Alessandro Magno.
3
Greco
4
Plutarco
Plutarco nacque a Cheronea, in Beozia, intorno al 50 d.C. Studiò ad Atene,
dove si dedicò alla filosofia guidato da Ammonio, rimanendo fedele al pensiero
di Platone per tutta la vita.
Nel corso della sua vita Plutarco viaggiò molto in Grecia e in Italia, e a Roma
strinse rapporti di amicizia con personaggi eminenti quali L. Mestrio Floro
(grazie al quale ricevette la cittadinanza romana) e Q. Sosio Senecione, intimo
di Traiano.
I viaggi tuttavia non lo trattennero mai troppo tempo lontano da Cheronea,
dove si era creata attorno a lui una sorta di “accademia” familiare formata da
amici, parenti e discepoli che seguivano il suo esempio.
Plutarco aveva uno spirito profondamente religioso, e di tutte le piccole cariche
pubbliche che rivestì in Grecia la più significativa fu quella di sacerdote a Delfi,
una volta centro religioso del mondo greco ma allora in fase di declino: impiegò
la maggior parte dei suoi sforzi nel risollevare le sorti del santuario, aiutato
anche dagli importanti amici Romani.
Morì intorno al 120 d.C.
Plutarco è noto per il suo buon senso e la moderazione, che si riversano anche
nei suoi scritti: predilige periodi ampi e complessi, ed è molto attento alla
costruzione ritmica del periodo. Una delle sue caratteristiche più comuni è lo
iato accuratamente evitato, tanto che la presenza o meno dello iato è un
1
criterio utilizzato per stabilire l'autenticità delle sue opere.
Le opere
Nonostante l'opera scritta di Plutarco a noi pervenuta sia tra le più estese della
letteratura greca, ciò che noi possediamo risulta essere meno della metà di
quanto l'autore scrisse.
Catalogo di Lampra,
Secondo il manoscritto in cui c'è un elenco delle opere
dell'autore, Plutarco ha scritto circa 250 opere, che possono essere divise in
Vite Parallele Moralia.
due grandi sezioni: le e i
Moralia
I (Ήθικά) sono una raccolta di scritti di Plutarco, uniti sotto questo
nome verso la fine del XIII secolo dal dotto bizantino Massimo Planude: in realtà
è una denominazione inesatta, poiché solo una parte di questi scritti è di
argomento morale, mentre gli altri trattano di vari temi.
Il gruppo più numeroso è quello degli scritti di contenuto etico-filosofico ed
etico-pedagogico: negli scritti pedagogici Plutarco illustra come avviare i
giovani alla lettura dei poeti guidandoli con giudizio in modo che evitino gli
1 Si chiama iato l'incontro di due vocali (una dolce ed una aspra, oppure entrambe aspre) non formanti un unico suono,
ossia pronunciate separatamente con duplice emissione di voce. Es: Nausicaa
5
scritti immorali, mentre negli scritti filosofici oltre a trattare vari argomenti
tipici della filosofia l'autore commenta alcuni filosofi precedenti.
Un altro gruppo numeroso è costituito dalle opere teologiche, tema molto caro
a Plutarco: i più importanti di questa raccolta sono i “dialoghi pitici”, ambientati
a Delfi e riguardanti il santuario.
Molto simili agli scritti etico-filosofici ed etico-pedagogici sono le opere etico-
politiche: in esse Plutarco riporta le sue riflessioni e considerazioni politiche e
dà istruzioni pratiche a quanti si vogliono avventurare nella carriera politica.
Plutarco si dedicò anche a temi scientifici con scritti di scienze naturali: era
infatti presente in quel tempo la convinzione, di natura Aristotelica, che le
scienze della terra erano parte della filosofia ed erano necessarie per una
maggiore comprensione del divino.
Moralia
Altri scritti dei sono opere di erudizione antiquaria, di critica letteraria e
scritti retorico-epidittici.
Vite Parallele
Le (Βίοι devono il loro titolo al singolare schema
παράλληλοι)
compositivo adottato da Plutarco per quest’opera. Si tratta infatti di una
raccolta di ventidue coppie di biografie (di cui una doppia), in ciascuna delle
quali sono accostati un personaggio della storia greca e uno di quella romana.
Quasi ogni coppia è corredata da una (o giudizio comparativo) che
σύγκρισις
tenta di rendere esplicita la ragione del parallelo.
Vite Parallele
Le sono dedicate all'amico Sosio Senecione, lo stesso che
probabilmente avvicinò Plutarco all'imperatore Traiano: non si può escludere
che fu proprio Senecione a suggerire allo scrittore l'accostamento nell'opera tra
il mondo greco e quello romano.
Le coppie sono scelte con criterio e perspicacia e alcune di essere presentano
vite a tratti sovrapponibili: si tratta di grandi generali (come Agesilao e
Pompeo) o grandi conquistatori (come Alessandro e Cesare) o fondatori di città
(Teseo e Romolo) o grandi legislatori (Solone e Publicola) o amministratori
pubblici (Aristide e Catone il Censore) oppure famosi oratori (Demostene e
Cicerone). In questi casi l’accostamento è più che plausibile, ma altre volte il
paragone sembra meno calzante: quello tra Pericle e Fabio Massimo ad
esempio si fonda sulla comune propensione per una tattica militare di tipo
difensivo, ma risulta inadeguato e rendere giustizia all’importanza politica e
culturale dello statista ateniese.
Si discute tuttora su quali fossero gli obbiettivi che spinsero Plutarco a
comporre delle biografie così strutturate.
L'ipotesi più accettata vede nell'opera due finalità, una etica e una politica.
Mostrando infatti attraverso gli uomini descritti virtù importanti, e inserendo
anche descrizioni di personaggi chiaramente viziosi, Plutarco cerca di indurre il
lettore all'emulazione di coloro che si comportarono in maniera retta e furono
grandi, e allo stesso tempo vuole insegnare a scansare il più possibile le azioni
più turpi.
Mettendo in relazione invece Greci e Romani, l'autore cerca di fornire in epoca
di pace un modello politico a suo parere vincente, che corrispondeva al
governo parallelo greco-romano dell'impero.
6
Tuttavia alcuni vedono in Plutarco un punto di vista più patriottico: l'intera
opera avrebbe quindi l'intento di dimostrare ai Romani, ormai fortemente
connessi con il mondo greco, che anche questi ultimi avevano grandi uomini, e
anzi erano superiori a loro in tutto, compresa la guerra. Vite Parallele
Non è facile stabilire una teoria sicura, in quanto le su questo
fronte risultano fortemente ambigue: se da una parte infatti le σύγκρισις
risultano quasi sempre a favore dei Greci, dall'altra nel corso delle vite non ci
sono mai elementi che possano far pensare a una presa di posizione a favore
del suo popolo o favoritismi da parte di Plutarco.
Due problemi fondamentali non sono riusciti ancora a risolvere coloro che
hanno analizzato a fondo l'opera: la presenza di quattro vite singole e l'ordine
cronologico in cui furono pensati e scritti i libri.
Le biografie di Arato di Sicione, Artaserse II, Galba e Otone presentano uno
schema diverso rispetto alle altre, poiché mancano proprio del termine di
confronto, caratteristica fondamentale di tutta l'opera. L'ipotesi attualmente
più utilizzata per spiegare queste vite decisamente singolari consiste nel
supporre che Plutarco le scrisse prima di sperimentare il metodo della biografia
su doppio binario e decidere di basare su di esso tutto la sua opera: questi
illustri personaggi quindi a quanto pare sarebbero stati i primi ad essere trattati
dall'autore.
Tuttavia sono presenti, almeno nella vita di Galba e Otone, forti influenze delle
Storie di Tacito, che indicano una composizione piuttosto tarda: come afferma
Croiset però non avrebbe senso pensare che queste vite siano state scritte per
ultime, in quanto non si capisce per quale motivo Plutarco avrebbe dovuto
abbandonare lo schema felicemente riuscito in tutti i libri precedenti.
Vite,
Per quanto riguarda l'ordine cronologico delle è purtroppo quasi
impossibile venirne a capo: Plutarco infatti ci dà informazioni solo nelle vite di
Demostene e Cicerone, che costituivano il quinto libro, di Pericle e Fabio
Massimo, che costituivano il decimo, e di Dione e Bruto, che costituivano il
dodicesimo libro. Per il resto non abbiamo alcuna notizia, e il fatto che ogni vita
sia piena di riferimenti, accenni, richiami ad altre fa ipotizzare che l'autore
lavorò su più vite contemporaneamente.
Per quanto riguarda il metodo seguito nell’opera, può considerarsi
Vite di Alessandro e Cesare
programmatica la prefazione alle in cui Plutarco si
preoccupa di precisare che egli scrive biografie e non storie: pertanto tratterà
delle grandi azioni velocemente e in modo poco approfondito, in quanto a suo
parere il vero carattere di un uomo, l’ si manifesta in “un breve episodio,
ηθος,
una parola, un motto di spirito” più che in battaglie con migliaia di morti,
schieramenti di eserciti e assedi di città. I grandi eventi propri della
storiografia vengono dunque lasciati sullo sfondo dal biografo, che porta invece
in primo piano l’uomo: egli dichiara di lasciare ad altri la trattazione delle
grandi contese per dedicarsi piuttosto a cogliere “i segni dell’anima” (τα της
, come fanno i pittori che rappresentano soprattutto i tratti del viso
ψυχης σημεια)
– che denotano il carattere – tralasciando le altre parti.
Il racconto plutarcheo è infatti impreziosito da numerosi aneddoti, battute motti
di spirito che, pur risultando a volte poco comprensibili a noi oggi, mostrano
perfettamente il carattere del personaggio trattato: per Plutarco un uomo è
7
fatto di azioni, e ciascuna di essa rappresenta una parte del suo carattere, un
modo particolare di concepire la vita, una strategia per uscirne vincitore.
Il gesto nascosto, il dettaglio, il particolare rivelano l'anima, più delle azioni
ufficiali che anzi soffocano la vera natura dell'uomo in quanto la imprigionano
nelle sovrastrutture imposte dal rango e dall'opinione comune.
Prendiamo come esempio Cicerone e Cesare: il primo è visto storicamente
mos
come un grandissimo oratore, campione di virtù e difensore accanito del
maiorum, mentre il secondo è visto come un fiero ma spietato conquistatore.
Plutarco nei passi seguenti ci racconta comportamenti tenuti in occasioni
particolari dai due uomini che mostrano veramente il loro carattere,
stravolgendo l'opinione pubblica che grava su di loro.
Così di Cicerone Plutarco non esita a mettere in mostra l’eccessivo
compiacimento di sé:
“Di ritorno a Roma dopo la questura in Sicilia, in Campania incontrò un uomo
che credeva suo amico e gli chiese cosa dicevano i Romani delle sue azioni e
cosa ne pensavano, immaginando che tutta la città fosse pervasa dal suo
nome e dalla sua fama; ma costui rispose: “Dove sei stato, Cicerone, in tutto
questo tempo?”. Fu davvero una grande delusione… Tuttavia, dopo averci
riflettuto a mente fredda, si scrollò di dosso tutta la sua presunzione, e decise
di tendere a un tipo di gloria che non fosse di breve durata: anzi, a una che
fosse praticamente irraggiungibile. In realtà, nonostante i buoni propositi, lo
accompagnarono tutta la vita la smania di diventare qualcuno e l'eccessivo
compiacimento che provava al sentirsi lodare, sensazioni, queste, capaci in più
occasioni di sconvolgere i suoi retti intendimenti.” [Cicerone,
Vi
Vita di Cesare,
Nella al contrario, da un piccolo aneddoto poco noto, emerge a
sorpresa la grande umanità del fiero conquistatore:
“Una volta durante un viaggio, costretto dalla tempesta a rifugiarsi nella
capanna di un uomo povero, non trovando altro che una stanzetta che poteva
ospitare a stento una sola persona, disse che quando si trattava di onore
bisognava privilegiare i più deboli: quindi ordinò che lì riposasse Oppio: con gli
altri egli passò la notte sotto il tettuccio della porta.” [Cesare, XVII, 11]
Da piccoli episodi, sconosciuti alla grande storiografia, il biografo riesce così a
cogliere i veri “segni dell’anima” del personaggio ritratto.
Vite,
Per quanto riguarda l’impostazione generale delle lo schema seguito da
Plutarco nella redazione dell'opera.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
- Greco: Plutarco;
- Latino: Gaio Svetonio Tranquillo;
- Italiano: Gabriele D'Annunzio;
- Inglese: Oscar Wilde;
- Storia: Adolf Hitler.