La banalità del male
La violenza attraverso lo sguardo dell'arte.
Rossella Maria Gigli
Classe 5^Z
A.S. 2013/2014
Liceo Scientifico "M. Morandi"
Indirizzo Linguistico Progetto "Brocca"
Finale Emilia (MO)
Motivazione
Che cos'è la violenza? E soprattutto, come è considerata all'interno della nostra società?
Queste sono le domande fulcro che stanno alla base della mia tesina pluridisciplinare, il punto di partenza da cui ha preso origine la mia riflessione su questo tema vasto e piuttosto spinoso, anche se purtroppo sempre attuale. Il mio interesse è nato leggendo un libro che di violenza è infarcito, "American Psycho" di Bret Easton Ellis, che mi ha scioccata, disgustata, fatta inorridire ma, con mia estrema sorpresa, anche affascinata.
Nonostante il protagonista sia uno spietato serial killer, non sono riuscita, con mio estremo disappunto, a condannarlo per i suoi crimini né a trovarlo ripugnante, come sarebbe dovuto risultarmi alla fine della lettura. Da ciò è scaturito il leitmotiv del mio lavoro, che non analizza il concetto di violenza in senso lato ma si sofferma su due processi che corrono paralleli: da un lato l'estetizzazione della violenza, dall'altro la banalizzazione di quest'ultima. Ho cercato di chiarire cosa sono questi processi e come avvengono, e per farlo mi sono servita del punto di vista dell'arte nelle sue sfaccettature, dal cinema alla letteratura, al teatro, per giungere infine alle arti visive e alla musica.
Attraverso il cinema, e in particolare il capolavoro di Kubrick Arancia meccanica, possiamo vedere come nella nostra società la violenza faccia tendenza, come tutto ciò che è macabro affascini, tanto che i serial killer trovano diverse analogie con gli artisti.
Nella letteratura i cosiddetti "anti-eroi", che dovrebbero suscitare sdegno, affascinano e vengono ammirati, come nel caso di Patrick Bateman, protagonista di "American Psycho", e del protagonista del racconto "Il cuore rivelatore" di E. A. Poe. Essi incarnano l'ideale del Freigeist, lo spirito libero della filosofia nietzscheana, il trionfo del dionisiaco, dell'irrazionalità.
La violenza è quindi estetizzata e allo stesso tempo banalizzata, diventa semplicemente qualcosa che gli uomini operano senza riflettere, come nel caso dei capi nazisti, la cui superficialità di fronte alla crudeltà è analizzata nel saggio "La banalità del male" della filosofa tedesca Hannah Arendt e nell'opera teatrale di Bertolt Brecht "Terrore e miseria del Terzo Reich".
Il mio percorso si conclude con l'analisi della violenza attraverso le arti visive del Medioevo, del Rinascimento e dei contemporanei Jeff Wall, Adel Abdessemed ed Elio Alfano e attraverso le canzoni incentrate sul tema della guerra di De André, Cranberries e Buffalo Springfield.
Indice
- Introduzione
- Paragrafo 1: L'estetizzazione della violenza nel cinema
- Paragrafo 2: Il Freigeist di Nietzsche
- Paragrafo 3: L'estetizzazione della violenza nella letteratura
- Paragrafo 4: Il modello di anti-eroe: Patrick Bateman
- Paragrafo 5: A fascinating murderer. The tell-tale heart
- Paragrafo 6: La banalizzazione della violenza
- Paragrafo 7: Hannah Arendt: la banalità del male
- Paragrafo 8: La violenza nel nazismo
- Paragrafo 9: La banalizzazione della violenza attraverso il teatro
- Paragrafo 10: Bertolt Brecht: Furcht und Elend des Dritten Reiches
- Paragrafo 11: La violenza nell'arte
- Paragrafo 12: La violenza attraverso il linguaggio musicale
Argomenti e materie
- Inglese: E. A. Poe, Il cuore rivelatore
- Storia: La violenza nel nazismo durante la 2ª Guerra Mondiale
- Filosofia: Il concetto di Freigeist nella filosofia di Nietzsche
- Tedesco: B. Brecht, Terrore e miseria del Terzo Reich
- Collegamenti e approfondimenti
- B. E. Ellis, American Psycho
- H. Arendt, La banalità del male
- S. Kubrick, Arancia meccanica
- La violenza nell'arte
- La violenza nella musica
- Introduzione
Introduzione
Il fulcro della mia tesina pluridisciplinare è la violenza. Essendo un tema astratto e decisamente vasto, ho deciso di soffermarmi sul macrotema della violenza in senso lato, per poi concentrarmi sui particolari aspetti della banalizzazione e dell'estetizzazione di quest'ultima attraverso i campi artistici dell'arte, della letteratura, del cinema, del teatro e della musica.
Con il termine «violenza» si intende, in generale, l'aspetto disintegrativo di un rapporto tra due sistemi. L'incontro tra due corpi è violento se mette in pericolo o lede l'integrità di uno di essi o di entrambi.
La violenza può essere sia fisica, dalle percosse fino alla morte, sia psicologica, quando condiziona la struttura psichica e i contenuti della coscienza. Nella società attuale un ruolo particolarmente importante in questo ambito è ricoperto dai mass media, che danno risalto ai simboli della violenza e contribuiscono al propagarsi di comportamenti aggressivi, giustificandoli e operando un processo definito banalizzazione ed estetizzazione della violenza.
Con estetizzazione della violenza, in campo artistico o televisivo e cinematografico, si intende una “messa in scena” della violenza prolungata e rilevante.
Il mondo dell'arte e in particolare le arti visive e la letteratura hanno estetizzato la violenza al punto da renderla una forma d'arte autonoma. Nel 1991, Joel Black, professore di letteratura dell'Università della Georgia, ha affermato che: «Se, tra tutte le azioni umane possibili, ce n'è una che evoca l'esperienza estetica del sublime, di certo si tratta dell'omicidio». Black notò che «Se l'omicidio può essere una forma d'arte, allora l'omicida è una sorta di artista la cui arte si manifesta quale “performance” e la cui specificità non consiste nel “creare”, ma nel “distruggere”». L'idea dell'omicidio quale manifestazione di elementi estetici è di vecchia data, e risale al 1890, quando il poeta romantico inglese Thomas De Quincey scrisse: «Qualunque cosa può essere considerata da due punti di vista. L'omicidio, per esempio, potrebbe essere valutato sul piano morale […], tuttavia – lo confesso – questo è il lato più debole; viceversa potrebbe essere valutato da un punto di vista estetico, in relazione cioè a ciò che i tedeschi chiamano il “buon gusto”». Risulta perciò possibile individuare numerose analogie schematiche tra le fasi dell'omicidio seriale e quelle del processo creativo.
(Tabella 1)
Tabella 1: Fasi dell'omicidio seriale e della creazione artistica
| Fase | Omicidio seriale | Creazione artistica |
|---|---|---|
| Aurorale | Intensa vita fantastica incentrata sull'omicidio. Isolamento sociale del serial killer | Intensa vita fantastica incentrata sulla creazione artistica. Isolamento sociale dell'artista |
| Puntamento/eccitamento di vittima | Fissazione compulsiva su un tipo di vittima | Fissazione compulsiva su un soggetto artistico |
| Seduzione | Il serial killer si propone in modo seduttivo alla vittima | L'artista si propone in modo seduttivo al pubblico |
| Cattura/preparazione | Cattura della vittima, scelta di armi e riti per l'omicidio | Cattura dell'ispirazione, scelta dei materiali per la creazione |
| Omicidiaria/creativa | Realizzazione delle fantasie attraverso l'omicidio | Realizzazione delle fantasie attraverso la creazione artistica |
| Totemica | Rielaborazione dell'omicidio tramite feticci | Rielaborazione dell'opera d'arte attraverso la sua contemplazione |
| Depressiva | Bisogno compulsivo di trovare una nuova vittima | Bisogno compulsivo di realizzare una nuova opera |
La cultura di massa, ovvero giornali, televisione, riviste, reportage, ha fortemente contribuito a estetizzare la violenza, grazie, per esempio, ai resoconti sensazionalistici di molti crimini o addirittura di certe azioni di guerra.
Nella società odierna la violenza è glamour, è strumentalizzata a fini pubblicitari e promozionali, il pallore cadaverico delle modelle e schizzi di sangue splatter popolano le pagine patinate delle riviste. (Figure 1-2-3-4-5)
Figure 1-2-3-4-5
L'estetizzazione della violenza nel cinema
Il mezzo artistico in cui l'estetizzazione della violenza raggiunge l'apice è il cinema. Da sempre scene violente popolano cortometraggi e lungometraggi, tanto da costituire un filone a sé stante, un vero e proprio genere cinematografico, denominato splatter e caratterizzato da un'esasperazione della violenza, dell'aggressività e di tutto ciò che è macabro e che proprio per questo genera nello spettatore un atavico, morboso interesse.
I registi del XX secolo che hanno fatto ricorso al registro espressivo dell'estetizzazione della violenza sono molti. Ad esempio, il personaggio di Hannibal Lecter (Figura 1), interpretato da Anthony Hopkins, è un ex medico dedito al cannibalismo e circondato da un'aura particolare che lo rende affascinante, attraente e, insieme, spaventoso. È una scelta estetica ben precisa, tipica del concetto di sublime di epoca romantica, quella dei registi Jonathan Demme e Ridley Scott che in entrambi i film che vedono come protagonista il Dr. Lecter – Il silenzio degli innocenti (1991) e Hannibal (2001) – usano intenzionalmente un codice espressivo che mira a sollecitare l'eccitazione, l'entusiasmo romanticamente inteso, proprio nel momento in cui Hannibal sta per uccidere e mangiare la propria vittima. Allo stesso modo, in Velluto blu di David Lynch, Frank Booth è un uomo violento fino all'eccesso, ossessionato a dismisura da piccoli feticci, come appunto il “velluto blu” del titolo, che assumono un ruolo da protagonisti proprio durante l'aggressione delle vittime.
Re indiscusso del genere splatter è il regista Quentin Tarantino che nella celebre saga Kill Bill mette in scena la sanguinosa vendetta della Sposa, interpretata da Uma Thurman. (Figura 2)
Figura 1 Figura 2
Oltre agli esempi sopracitati è d'obbligo menzionare la pellicola che può essere considerata il manifesto dell'estetizzazione cinematografica della violenza, Arancia Meccanica di Stanley Kubrick (Figura 3).
Si tratta di un film del 1971, tratto dal romanzo del 1962 "A clockwork orange" di Anthony Burgess.
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Introduzione violenza, tesina
Con il termine «violenza» si intende, in generale, l’aspetto disintegrativo di un rapporto tra due sistemi. L’incontro tra due corpi è violento se mette in pericolo o lede l’integrità di uno di essi o di entrambi.
La violenza può essere sia fisica (dalle percosse fino alla morte), sia psicologica (quando condiziona la struttura psichica e i contenuti della coscienza). Nella società attuale un ruolo particolarmente importante in questo ambito è ricoperto dai mass media, che danno risalto ai simboli della violenza e contribuiscono al propagarsi di comportamenti aggressivi, giustificandoli e operando un processo definito banalizzazione ed estetizzazione della violenza.
Collegamenti
Violenza, tesina
- Inglese - "Il cuore rivelatore" E.A. Poe, "American Psycho" B.E. Ellis
- Storia - La violenza nel regime nazista, "La banalità del male" H. Arendt
- Filosofia - Il concetto di FREIGEIST nella filosofia di Nietzsche
- Tedesco - "Terrore e miseria del Terzo Reich" B. Brecht