Automi e intelligenze artificiali: dalle forme meccaniche alla singolarità
Carlo Fasanotti
5C
A.S. 2013/14
Indice 1
1. Automi nella storia..................................................1
- Al-Jazaari
- Il Turco
- El Ajadrecista
- Passaggio alle intelligenze artificiali
- IBM Deep Blue
Fascino e paura nella creazione........................................2
- “Complesso di Frankenstein”
Un codice etico per l’automa............................................2
- Le 3 leggi della robotica
Realizzazioni pratiche e tecnologie richieste...........................4
- Ibridazione uomo/macchina
- Progetti in corso
- OpenWorm
- Blue Brain
- HBP (Human Brain Project)
- Mind uploading
- Ingegneria inversa
- Struttura informatica necessaria
- Quantità di memoria digitale
- Potenza di calcolo
- Velocità delle connessioni
- Intelligenze artificiali forti
- SOINN (Self Organizing Incremental Neural Network)
Singolarità tecnologica................................................7
- Feedback positivo
- Crescita tecnologica esponenziale
- Singolarità matematica
Automi e intelligenze artificiali: dalle forme meccaniche alla singolarità
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Dopo aver brevemente percorso le tappe principali della progettazione di macchine antropomorfe nel corso della storia, è chiaro come l’attenzione del mondo scientifico si sia concentrata in particolare sulla parte dell’intelligenza: lo sviluppo di intelligenze artificiali perfettamente somiglianti a quelle umane incontra svariati ostacoli, con conseguenze ancora da prevedere. Proprio su questo è incentrata la mia tesina, nell’analizzare una sorta di bilancio tra i primi e le seconde.
1. Automi nella storia
Riferendoci alla definizione dal greco, un “automa” è qualcosa “che agisce di propria volontà”; nel linguaggio comune, in realtà, chiamiamo automa una macchina che esegue un’azione meccanica continua.
L’uomo ha iniziato molti secoli fa a dedicarsi alla costruzione degli automi, macchine antropomorfe che riproducessero almeno qualche caratteristica umana; ovviamente la possibilità di queste caratteristiche riprodotte va di pari passo con l’epoca storica e i mezzi garantiti da essa.
Ad Al-Jazari è attribuito il primo progetto documentato di automa programmabile nel 1206, usato per una serie di automi umanoidi. Il suo automa era una nave con quattro musicisti che galleggiava su un lago per intrattenere gli ospiti alle feste di corte. Il suo meccanismo aveva una batteria di percussioni programmabile con pistoni (camme) che battevano su piccole leve che operavano la percussione.
Celebre è l’automa del Turco, risalente al 1600: la sua abilità sarebbe dovuta consistere nel risultare imbattibile al gioco degli scacchi. Il tutto si rivelò poi un inganno ben congegnato, con un giocatore umano, molto abile, che si nascondeva all’interno della macchina. Lo stupore suscitato all’epoca fu tale che, nonostante fosse un falso, la sua fama sopravvisse negli anni.
Si dovette aspettare 3 secoli prima che il gioco degli scacchi fosse (parzialmente) domato da una macchina: si tratta dell’Ajedrecista, costruito da Leonardo Torres y Quevedo, che mostrò il suo automa al Salone Mondiale di Parigi del 1914.
Usando elettromagneti sotto la scacchiera, giocava un finale con tre pezzi degli scacchi, muovendo un re e una torre contro un avversario umano, che muoveva un re.
Programmato con un algoritmo estremamente semplice, è considerato il primo gioco per computer della storia.
Il vero progresso e punto di svolta nel campo dell’automazione giunse con lo sviluppo dell’Intelligenza Artificiale, definita come la capacità di un computer di eseguire ragionamenti e funzioni tipici della mente umana.
L’ingenuo e impossibile intento di costruire una creatura artificiale simile all’uomo nel suo complesso, fu così sostituito dal tentativo di riprodurne o simularne una sola parte, quella considerata più importante: l’intelligenza astratta e computazionale. 3
Così il gioco degli scacchi, preso spesso come metro di giudizio per un’intelligenza costruita, fu in poco tempo domato completamente.
Gari Kasparov, al tempo campione mondiale in carica di scacchi, fu sconfitto dal computer “Deep Blue”, progettato da IBM, nel 1996.
2. Fascino e paura nella creazione
L’automa dunque non è nient’altro che una macchina, a cui appunto viene data una forma il più simile possibile all’essere umano; più che su una reale funzionalità, quella dell’antropomorfismo è una scelta che si basa su una certa suggestione, ma non ingiustificata come tale.
Risiede infatti, nella creazione di una macchina, prodotto dell’uomo nella sua interezza, un fascino innegabile nel dargli fattezze ad imitazione del suo creatore - l’uomo.
Nella Bibbia della religione cristiana il Dio creatore plasma l’uomo “a propria immagine e somiglianza”.
L’interesse smisurato, in primo luogo, nasce appunto dall’insito e innegabile desiderio di “fare Dio”, di creare qualcosa per nostra volontà e ai nostri ordini; ancora superiore è questo interesse se il nostro prodotto assomiglia proprio a noi stessi.
Il fascino un po’ cupo della creazione di un essere pensante trova radici anche in una paura di fondo: è così certo che, in quanto mia creatura, l’automa vorrà sottostare a ogni mio ordine e non danneggerà in alcun modo me (creatore diretto) o altre persone?
Non è per nulla scontato, infatti, che una macchina, dotata per sua natura di un’intelligenza propria, e che per definizione agisce di propria volontà, faccia esattamente ciò che mi aspetto.
Questa ipotesi è identificata col “complesso di Frankenstein”: nel romanzo di Mary Shelley, il dottor Frankenstein dà vita ad una creatura (probabilmente il primo vero robot in letteratura, anche se totalmente biologico) che, trovandosi rinnegata dal suo stesso creatore e disprezzata dal mondo per le sue fattezze spaventose, inizia a praticare il male. Il dottore, nel dare vita a questo prodotto orribile, gli diede un grande dono: il libero arbitrio, che in qualche modo permise alla creatura di degenerare.
In un modo molto più razionale (tant’è vero che usciamo dall’epoca del Romanticismo) gestisce la faccenda dell’obbedienza e della “ribellione al creatore” Isaac Asimov.
3. Un codice etico per l’automa
Introduzione Automazione, tesina
La seguente tesina di maturità tratta del tema dell'automazione.
Dopo aver brevemente percorso le tappe principali della progettazione di macchine antropomorfe nel corso della storia, è chiaro come l’attenzione del mondo scientifico si sia concentrata in particolare sulla parte dell’intelligenza: lo sviluppo di intelligenze artificiali perfettamente somiglianti a quelle umane incontra svariati ostacoli, con conseguenze ancora da prevedere. Proprio su questo è incentrata la mia tesina, nell’analizzare una sorta di bilancio tra i primi e le seconde.
Collegamenti
Automazione, tesina
- Inglese: Frankenstein - Mary Shelley
- Matematica: Singolarità