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Apparenza e realtà

Di Punturiero Federica Lucia

Liceo Scientifico

“G. Marconi”

Anno scolastico 2007/2008

1) Figura: “Apparenza e realtà”, olio su tela, Milena Crupi, 2007.

Prefazione

La realtà…

È reale?

Ho sviluppato questo trattato interdisciplinare attorno alla tesi “Apparenza e realtà”. “Res”.

Il termine realtà deriva dal latino e indica un oggetto materiale.

Questo tema ha suscitato il mio interesse perché, se pensiamo alla nostra quotidianità, gli oggetti che ci circondano nel primo istante in cui li osserviamo ci appaiono per quello che effettivamente sono; li esaminiamo secondo il bagaglio di idee, cultura, educazione e pensiero che costituiscono il nostro Io e solo in un secondo momento, con un’attenta analisi, possiamo capire l’oggettività della realtà.

Tale contrasto è caratteristica del Novecento, secolo contrassegnato dall’avvento delle ideologie che apparivano come il bene per il popolo ma che celavano la loro reale identità sotto false apparenze.

Sullo sfondo delle due Grandi guerre ritroviamo un frammisto fra realtà e apparenza. In modo approfondito tratterò le cause e lo sviluppo della “Seconda Guerra Mondiale”.

I

Nella letteratura del Novecento, molteplici sono gli autori che nelle diverse correnti hanno sviluppato questo tema.

Ho scelto Giovanni Pascoli, per la letteratura italiana, dal momento che il punto fondamentale della sua poetica è proprio il contrasto tra apparenza e realtà esposto dall’autore nella “poetica del Fanciullino”.

Contemporaneo di Pascoli, nella letteratura inglese, troviamo James Joyce il quale attraverso le sue opere, Ulysses e Dubliners, fa emergere tale contrasto.

In letteratura latina ho deciso di approfondire Apuleio con “le Metamorfosi”, sua opera principale perché in essa si può notare come attraverso il cambiamento, la metamorfosi, l’uomo appare per quello che in realtà non è.

Dal punto di vista scientifico ho trovato interessante il concetto di “magnitudine apparente e magnitudine assoluta”, ovvero come le stelle ci appaiono nel cielo con differente luminosità ma che in realtà posseggono una luminosità intrinseca ben più differente di quella che noi possiamo osservare dalla Terra.

Punturiero Federica Lucia

II

Indice

Letteratura italiana

  • Principali poetiche del ’900 e il Decadentismo........................1
  • Giovanni Pascoli....................................................9

Vita............................................................

* 10

Il Fanciullino..................................................13

Filosofia

  • Arthur Schopenhauer...............................................17

Vita............................................................

* 18

Il mondo come volontà e rappresentazione..........................19

III

Storia dell’arte

  • Espressionismo...................................................23

..........................23

*

Definizione

Caratteristiche e temi............................................

* 23

.................................................................24

*

Stile

  • Vincent Van Gogh..................................................25

.................................................................25

*

Vita

*

I mangiatori di patate

........................29

commento all’opera)

IV

Letteratura latina

  • Apuleio ..........................................................31

Vita

Le Metamorfosi...................................................

* 34

Confronto tra Apuleio e Petronio

.....................................................36

Approfondimento: il romanzo.....................................39

Lucrezio........................................................

* .42

.................................................................42

I sogni

V

Geografia astronomica

  • L’evoluzione dei corpi celesti

Magnitudine apparente e assoluta

.................................................................44

Fisica

  • Albert Einstein

*Teoria della relatività........................................51

Inglese

  • Modernism

* James Joyce.....................................................56

.................................................................57

*Vita ............................................................57

VI

Dubliners

Storia

  • La II Guerra mondiale

Cause e sviluppo della guerra

.................................................................59

VII

Principali poetiche del ’900 e il Decadentismo

Mentre la narrativa resiste alla caduta delle ideologie del 900 e alle modificazioni socio-culturali che avvennero gradualmente, la poesia per il pubblico limitato che la segue ha minori possibilità di diffusione e di incidenza nell’ambito della cultura, soprattutto in una società in cui iniziano a predominare i mezzi di informazione di massa e in cui la diffusione di determinate opere appartiene a pochi studiosi o amatori. Ciò non significa tanto che la fine della poesia sia già segnata, ma che sia sempre più difficile per i poeti trovare forme e stili nuovi e diversi per rispondere al travolgente sviluppo della tecnologia e della scienza che condizionano sempre di più la vita degli uomini. I primi 40 anni del 900 sono caratterizzati dal sorgere di diverse poetiche, che pur soggette alle medesime condizioni storiche (le 2 guerre mondiali e l’ascesa del fascismo) espressero ciascuna una propria visione della solitudine, dell’infelicità umana, dell’incombenza della morte, della precarietà della vita e del rifiuto della violenza attraverso l’uso di differenti modi espressivi. 1

Tra la fine dell’800 e l’inizio del 900 si afferma una nuova corrente letteraria, il Decadentismo. Il termine deriva da decadent, usato in Francia con significato dispregiativo nella seconda metà dell’Ottocento contro i poeti maledetti (Verlaine, Rimbaud, Mallarmé) che con la novità della loro arte e la loro vita disordinata apparivano alla gente comune dei decadenti, cioè corrotti e dissoluti.

Per molti aspetti dolorosi e sconvolgenti della vita dei nostri tempi siamo portati ad assegnare al decadentismo solo un significato negativo, un momento di decadenza nella storia dello spirito umano e della civiltà moderna. Esso, però, non è follia, aberrazione e decadenza, ma è travaglio umano e mistero che utilizza la poesia come strumento di conoscenza nel mondo che ci circonda.

Tutto ciò sorge come reazione alla crisi del pensiero scientifico e soprattutto del positivismo che con la sfiducia nella ragione aveva determinato nel campo morale la crisi dei valori tradizionali, generando insicurezza e un senso di angoscia esistenziale, che mentre prima era lenita dalla fede in Dio, ora l’uomo si trova privo di una guida spirituale e di conseguenza si ha uno smarrimento del senso dell’infinito. 2

I temi fondamentali sono: l’angoscia esistenziale, senza consolazione poiché non è sorretta da nessuna fede; il senso del mistero; il senso della solitudine; la noia (tema affrontato nella filosofia di Schopenhauer); il senso della morte.

Il decadentismo in Italia si sviluppa molto più lentamente rispetto a quello Europeo a causa della tenacia della tradizione culturale italiana, all’opposizione implacabile del Croce, il quale riteneva che questa poetica era un’espressione d’irrazionalità e disumanità (considerata come una fabbrica del vuoto).

I più importanti rappresentanti della poesia italiana di questo periodo sono, oltre a Pascoli, Gabriele D’Annunzio, Giuseppe Ungaretti, Eugenio Montale, Salvatore Quasimodo, ma anche i crepuscolari, i futuristi e gli ermetici.

Analizzando la poesia di D’Annunzio notiamo che con lui si conclude quel ciclo di poesia in cui il poeta è definito vate, cioè guida degli uomini. Le sue composizioni poetiche sono un picco per la poesia italiana, delle vere e proprie celebrazioni in cui si esaltano temi come l’amore, la bellezza, la superiorità di esseri speciali, i cosiddetti “Superuomini”, e dove si esalta anche la natura in tutte le sue forme. A tal fine D’Annunzio utilizza il Panismo, cioè l’identificazione tra gli esseri viventi e tutti gli aspetti della natura in una cosmica unione. 3

La poesia più celebre di D’Annunzio: “La Pioggia nel pineto” ha come tema fondamentale proprio la trasfigurazione dell’uomo nella natura.

Tra il 1903 e il 1909 un gruppo di poeti amici tra loro, in opposizione al positivismo e all’estetismo, soprattutto a quello di D’Annunzio, scelgono di esprimere contenuti quotidiani e provinciali in uno stile dimesso e apparentemente banale. Per la modestia dei temi tratti dall’umile realtà quotidiana e il tono sommesso e prosastico della lingua e dello stile sono definiti poeti crepuscolari dal critico Borghese, perché con loro la poesia italiana andava a spegnersi completamente. Il poeta crepuscolare ha un senso della vita stanco e sfiduciato, privo di ideali da proporre e di miti da celebrare perché non ha più fede in nulla, perciò rinuncia ad ogni impegno civile, politico e sociale, fino a rinunciare, o meglio, a vergognarsi di essere un poeta, come fa chiaramente Guido Gozzano in una delle sue poesie in cui dice: «Io mi vergogno, sì…, mi vergogno di essere un poeta» o a cantare sommessamente come Sergio Corazzini in “Desolazione del povero poeta sentimentale”: «Perché tu mi dici poeta? / Io non sono un poeta. / Io non sono che un piccolo fanciullo che piange.» 4

I crepuscolari avvertono il disagio di vivere in una società troppo moderna e cercano di superare la loro angoscia con l’attaccamento alle piccole cose che danno loro il senso della concretezza. Su certi aspetti ritroviamo nella loro poetica similitudini con la poetica del fanciullino di Pascoli, ma a differenza di quest’ultimo che sovraccarica le cose che contemplava di illusioni simboliche, loro contemplavano cose, persone e situazioni nella loro realtà nuda e misera. Per questi motivi di tutti gli aspetti della vita quotidiana i poeti crepuscolari adottano quelli più tristi e modesti, come le strade deserte, le stazioni abbandonate, gli ospedali, i conventi…

Dalla crisi degli ideali dell’800 vennero fuori anche i futuristi che si pongono in piena rottura con la tradizione e operano nella poesia un profondo cambiamento di contenuti e di forme. I futuristi proclamano la rottura con il passato, esaltano il dinamismo, la velocità, l’evoluzione della tecnologia; per loro nella poesia bisogna liberare la parola dalla prigione del periodo latino, che è lento, razionale, incapace di stare al passo con il dinamismo simultaneo della vita contemporanea. Occorre, perciò, distruggere la sintassi tradizionale, disponendo i sostantivi a caso, come nascono; bisogna usare il verbo all’infinito per dare l’idea della continuità della vita, abolire l’aggettivo, l’avverbio e la punteggiatura che rallentano il discorso, abolire la metrica ed usare, quindi, il verso libero; in sostituzione alla metafora, che crea rapporti fra cose simili, bisogna usare l’analogia, che consiste nel collegare cose apparentemente lontanissime fra loro, ma che sono avvicinate dall’intuizione. 5

La poesia deve cantare l’amore per il pericolo, il coraggio, l’audacia, la ribellione e rappresentare la velocità, il movimento, anche attraverso la descrizione di luoghi affollati, come ad esempio possono essere le città nei luoghi industriali.

Per quanto riguarda Ungaretti e Montale mettiamo a confronto due poeti che vivono sulla loro pelle l’orrore delle guerre mondiali, ma se in uno sopravvive l’ottimismo che lascia spazio alla voglia di vivere, nell’altro troviamo l’indifferenza verso ciò che lo circonda.

Motivi fondamentali delle composizioni di Ungaretti sono il riuscire a tradurre in versi le sensazioni di cui la vita può essere fonte: gioia, dolore, malinconia… Queste meditazioni si accompagnano con la convinzione di non arrendersi mai anche se la vita lo mette a dura prova. Tutta la sua poesia ha come cardini la dialettica tra la vita e la morte, il dolore e l’allegria. Compone selezionando le parole, isolandole, abolendo la metrica 6

tradizionale e la punteggiatura. I versi diventano brevissimi, la sintassi elementare.

Questa voglia di sopravvivere è del tutto assente in Montale; egli attribuisce alla poesia un compito di verifica, di testimonianza, anche se non può offrire alcun aiuto agli uomini. Il motivo di fondo della sua poesia è la visione pessimistica e desolante della vita del suo tempo, in cui tutto appare senza senso, oscuro e misterioso. La poesia per Montale può solo trascrivere attraverso qualche storta sillaba l’angoscia prodotta dal male di vivere di fronte al quale non c’è altro che l’indifferenza e, cioè, il distacco dignitoso dalla realtà.

Negli anni ’30 e ’40, sulla scorta delle esperienze di Ungaretti e di Montale degli anni ’20 e con una base letteraria che si riallaccia ai simbolisti e ai surrealisti francesi, ritroviamo un gruppo di poeti che vivono e operano a Firenze e che in seguito saranno definiti ermetici. Il termine ermetico è usato dalla critica fin dagli inizi per indicare la poesia “chiusa”, cioè difficilmente comprensibile per la volontà dei poeti di non comunicare chiaramente i propri messaggi e per la complessità dei contenuti espressi.

Escludendo dall’Ermetismo Ungaretti e Montale, che possono essere considerati solo dei precursori, fanno parte del gruppo 7

Salvatore Quasimodo, soprattutto per le prime raccolte, Alfonso Gatto, Mario Luzi, Carlo Betocchi, Leonardo Sinisgalli. La poesia ermetica trova spazi di diffusione sulle riviste del tempo (Solaria, Letteratura) in quanto molti di questi poeti collaborarono assiduamente con i giornali dell’epoca.

Caratteristica dell’Ermetismo è innanzitutto l’affermazione dell’identità tra poesia e vita, nel senso che la poesia è “vissuta” come valore filosofico, come unica possibilità di conoscenza dell’uomo, considerato al di fuori della storia per la sua essenza spirituale e capace come poeta di giungere all’assoluto in una condizione pura e innocente. Da ciò deriva la convinzione che la poesia nasca dall’intuizione e non da eventi storici e vicende personali. 8

Giovanni Pascoli

Il Pascoli è il punto di incontro tra la poesia Ottocentesca e quella del Novecento; colui che conclude il secolo romantico e apre il secolo decadente.

È creatura del decadentismo per la tempra della sua sensibilità e per la sua poetica, per il senso dell’inconscio che incombe su tutta la sua opera, per l’incapacità di crearsi una fede, per il senso smarrito dell’infinito, per la tendenza della sua poesia a vanificarsi nel frammento lirico e musicale, per la missione evocativa e illuminatrice attribuita alla parola. 9

La vita

Giovanni Pascoli nasce il 31 dicembre 1855 a San Mauro di Romagna dove il padre amministra una tenuta dei principi Torlonia. Il ricordo felice dei primi anni di vita in campagna resterà indelebile nella memoria del poeta, qui gli anni trascorrono lietamente anche grazie alla buona condizione economica della famiglia. Nel 1862 il giovane inizia a frequentare il collegio degli Scolopi di Urbino e grazie ad insegnanti di ottimo livello viene attratto dalla poesia iniziando anche a comporre alcuni testi occasionali.

Il 10 agosto 1867 si verifica la tragedia che segnerà per sempre la sua vita: il padre è assassinato mentre ritorna a casa portando due bambole in dono alle figlie. L’anno successivo alla scomparsa del padre muoiono la sorella Margherita, la madre e in seguito il fratello Luigi e Giacomo. La responsabilità di capofamiglia venne così a gravare sulle spalle di Giovanni, mentre peggiorano le già precarie condizioni economiche.

Il giovane prosegue comunque gli studi a Urbino, ma deve poi interromperli per difficoltà economiche; li riprende a Rimini grazie all’aiuto di uno dei suoi docenti di Urbino, e si diploma a 10

Cesena nel 1872. Vinta una borsa di studio, inizia a frequentare la facoltà di lettere dell’Università di Bologna; qui si dedica ad uno studio appassionato dei classici greci e latini e dei maggiori scrittori italiani. Nel corso degli anni universitari il Pascoli si avvicina alle idee socialiste rivoluzionarie, che successivamente rivendicherà dopo aver scontato tre mesi di carcere per aver partecipato ad una manifestazione in favore dell’attentatore del re Umberto I.

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