«L'angoscia è una
faccenda pericolosa
per gli smidollati»
«Søren
Kierkegaard»
L’ANGOSCIA
INDICE
FILOSOFIA: Søren Kierkegaard – «Il
concetto di angoscia».
LATINO: Petronio e l’angoscia interiore;
passo tratto da «La cena di
Trimalchione».
ARTE: Edward Munch – «Il grido».
ITALIANO: Giuseppe Ungaretti.
STORIA: La guerra di trincea.
INGLESE: T. S. Eliot – «The Waste
Land».
SCIENZE: Le ipotesi scientifiche di una
catastrofe imminente.
S. Kierkegaard: «Il
concetto di
angoscia»
Dopo aver delineato gli stati fondamentali della
vita, Kierkegaard procede con la sua ricerca nel
ricondurre l’intera esistenza umana alla
categoria della possibilità. Nella sua opera «Il
concetto dell’angoscia» egli analizza la
situazione di radicale incertezza e dubbio:
esamina i rapporti dell’uomo con il mondo.
L’angoscia è la condizione naturale dell’uomo,
generata dal possibile che lo costituisce: è
connessa con il peccato. L’uomo sa di poter
scegliere, di avere davanti a sé la possibilità
assoluta: ma è proprio l’indeterminatezza di
questa situazione che lo angoscia. Adamo è
‛innocente’ finché resta ’ignorante‛, finché non
conosce le proprie infinite possibilità; ma tale
ignoranza contiene già in sé l’elemento che
determinerà la caduta. L’angoscia non si
riferisce a nulla di preciso, è il puro sentimento
della possibilità.
La connessione dell’angoscia con il possibile si
rivela nella connessione del possibile con
l’avvenire.
Il passato genera angoscia solo nel caso in cui si
presenti come possibile futuro, cioè come
possibilità di ripetizione: una colpa passata
genera angoscia solo se non è veramente
passata.
L’angoscia è dunque legata alla condizione
umana: se l’uomo fosse angelo, o bestia, non la
conoscerebbe: essa manca nelle condizioni di
eccessiva felicità o in certi soggetti privi di
spirito.
Se è vero che la povertà spirituale sottrae
l’uomo all’angoscia, non bisogna dimenticare
che l’uomo sottratto ad essa è schiavo delle
circostanze.
«Nel possibile, tutto è possibile». Con questa
espressione Kierkegaard vuole collegare
l’angoscia al principio dell’infinità del possibile,
che la rende insuperabile e la condizione
fondamentale dell’uomo nel mondo.
«La cena di
Trimalchione»,
Petronio.
La
maggior parte dei partecipanti al banchetto
offerto da Trimalchione
è costituita da liberti,
cioè persone che avevano
conosciuto la schiavitù
e che ben sapevano
che cosa fosse
l'incombere della morte.
Assai furbescamente, Trimalchione pensa alla
morte anche per migliorare la propria
esistenza: morire bene gli servirà per essere
accettato, amato e stimato. Ma, per rendere
possibile tutto questo, essa non deve
giungere inaspettata, deve invece essere
qualcosa di lungamente atteso. Ed è proprio
da questa angoscia preparatoria che
Encolpio, protagonista e voce narrante del
romanzo, viene curiosamente colpito nella
prima descrizione del ricco liberto.
Fin dall'inizio, quindi, Trimalchione appare con
le sue più evidenti caratteristiche:
l'angoscia della vita
e l'ossessione
della morte.
L'episodio anticipa di fatto l'atmosfera dell'intera
vicenda, che si snoda attraverso una sorta di
ciclicità fra il tema della morte e quello della
ricchezza o dell'abbondanza: il pensiero della
morte inevitabile stimola infatti, enormemente,
quello della ricchezza, causa prima di ogni
godimento. Ecco perché si è parlato al riguardo
di esorcismo contro l'angoscia del trascorrere del
Filosofia
S. Kierkegaard, "Il concetto dell'angoscia"
Latino
Petronio, il "Satyricon"
Storia dell'arte
E. Munch, "Il grido"
Storia
La condizione delle trincee
Italiano
G. Ungaretti (+ "Soldati")
Inglese
T. S. Eliot, "The Waste Land" - "The Burial of the Dead"
Scienze
Le ipotesi scientifiche di una catastrofe imminente