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Tesina

“L’ambiente in

funzione

dell’uomo”

di

Veronica

Cecchetti

VAs

Anno scolastico

2011/2012 0

Indice

  • Introduzione.
  • Italiano - Giuseppe Ungaretti “San Martino del Carso”.
  • Storia - La prima guerra mondiale.
  • Inglese - Ernest Hemingway “A Farewell to Arms”.
  • Arte e territorio - Land art e “Valley Curtain” di Christo e Jeanne-Claude.
  • Discipline turistiche e aziendali - L’agriturismo.
  • Francese - Le tourisme vert.
  • Bibliografia.

Introduzione

Ho scelto di trattare il rapporto dell’uomo con l’ambiente perché esso rappresenta uno dei maggiori temi ricorrenti soprattutto nel XX secolo, sebbene i nativi americani analizzarono questa relazione già attorno al 1500, come emerge da numerosi proverbi dei Navajo. Il più noto di essi recita così:

Non abbiamo ricevuto la Terra dai nostri padri in eredità, ma l’abbiamo solo avuta in prestito per i nostri figli.

Infatti, in passato, il termine “ambiente” indicava il risultato di una serie di processi naturali considerati all’origine di tutto ciò che è intorno a noi, sino al secolo scorso quando, la gestione inadeguata delle risorse e dei territori, ha portato ad un cambiamento radicale del concetto. Esso è ora considerato il

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risultato della continua interazione tra componenti naturali e antropiche poiché in ogni territorio coesistono trasformazioni causate nei brevi tempi dall’uomo e modificazioni determinate in lunghi periodi dalla natura. Questo nuovo modo di intendere l’ambiente ha dato vita, solo da qualche decennio, alla cosiddetta questione ambientale in quanto l’impatto dell’opera dell’uomo sull’ambiente ha determinato un graduale deterioramento delle risorse naturali. Fino agli inizi degli anni Settanta, però, tali problematiche erano discusse solo tra i cultori dell’ecologia (scienza che si occupa delle relazioni fra gli organismi viventi ed il loro ambiente) e dalle associazioni naturaliste, mentre le istituzioni pubbliche e la stragrande maggioranza delle persone mostravano una scarsa attenzione verso i temi ambientali.

La prima presa di coscienza mondiale sulle tematiche ambientali fu la Conferenza delle Nazioni Unite sull’Ambiente Umano tenutasi a Stoccolma nel 1972 in cui venne approvato un piano d’azione che avrebbe dovuto influenzare le politiche ambientali internazionali. L’anno successivo partì anche il Primo piano di azione di protezione dell’ambiente della CEE, con il quale venne avviata la politica ambientale comunitaria. In seguito alla conferenza di Stoccolma aumentarono le convenzioni internazionali concernenti temi ambientali quali la protezione dei mari, l’inquinamento atmosferico e la protezione di varie specie animali e vegetali. Nel 1983 venne istituita la Commissione Brundtland (Commissione mondiale dell’ambiente e dello sviluppo), la quale introdusse il concetto di sviluppo sostenibile: uno sviluppo che, pur venendo incontro alle esigenze umane, non danneggia il delicato equilibrio degli ecosistemi che rendono possibile la vita sulla terra. Inoltre, per l’avvio di un piano globale di sviluppo sostenibile fu istituito uno strumento finanziario, il GEF (Global Environment Facility), con il compito di sostenere progetti di tutela ambientale nei Paesi in via di sviluppo. Nel 1992, a Rio de Janeiro, si tenne la Conferenza delle Nazioni Unite su Ambiente e Sviluppo il cui tema principale era quello di trovare la soluzione alle questioni ambientali più importanti, come l’esaurimento delle risorse, la lotta all’inquinamento, la protezione del patrimonio forestale marino e della biodiversità naturale nonché il surriscaldamento globale. Solo cinque anni dopo, il protocollo di Kyoto, uno dei più importanti strumenti giuridici internazionali volti a combattere i cambiamenti climatici, venne sottoscritto da 184 Paesi, i quali si impegnavano a ridurre le emissioni di alcuni gas ad effetto serra, responsabili del riscaldamento del pianeta. In seguito, furono organizzate diverse conferenze e vertici sull’ambiente che si proponevano di sostenere principi ambientali già identificati dal protocollo come la Conferenza di Bali del 2007, la Conferenza di Copenaghen del 2009, la Conferenza di Cancún del 2010 e quella di Durban (Sud-Africa) del 2011, durante la quale si sarebbe dovuto raggiungere un nuovo accordo tra gli Stati a causa dell’imminente scadenza del protocollo fissata al 2012.

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Al concetto di sviluppo sostenibile, si affianca quello del turismo sostenibile riguardante la possibilità di progettare e gestire attività turistiche che non comportino una minaccia ma un’occasione per la conservazione del patrimonio ambientale e culturale di un dato territorio. Strettamente collegata è anche la nozione di turismo responsabile, conosciuto anche come consapevole, etico o critico, che nasce negli anni Ottanta in seguito ad una crescente sensibilità e attenzione critica, sostenuta dai movimenti ambientalisti, verso gli effetti distruttivi dell’attività turistica sull’ambiente. Ma il turismo responsabile si distingue dal turismo sostenibile in quanto pone maggiore attenzione all’uomo e agli effetti socio-culturali del fenomeno con l’obiettivo di valorizzare il rapporto con le comunità locali nell’ottica di una condivisione dell’esperienza e di una più equa ripartizione degli utili, mentre il secondo privilegia la valutazione dell’impatto ambientale a seguito dell’attività turistica.

San Martino del Carso

(Giuseppe Ungaretti)

Di queste case

non è rimasto

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che qualche

brandello di muro

Di tanti

che mi corrispondevano

non è rimasto

neppure tanto

Ma nel cuore

nessuna croce manca

È il mio cuore

il paese più straziato

Valloncello dell’Albero Isolato il 27 Agosto 1916

Vita d’un uomo. Tutte le poesie,

G. Ungaretti, cit.

L’Allegria

La poesia è tratta dalla raccolta del 1931 che costituisce la terza ed ultima fase delle vicende editoriali che hanno caratterizzato quest’opera.

Il porto

Infatti, un primo gruppo di poesie fu pubblicato nel 1916 con il titolo sepolto ed alludeva a “ciò che segreto rimane in noi, indecifrabile”. Esso ha una fonte precisa nel racconto di due amici francesi, i quali sostenevano che Alessandria fosse un porto già prima d’Alessandro ma non vi erano prove, ad eccezione di un porto custodito in fondo al mare. Quindi il “porto sepolto” equivale al segreto della poesia, nascosto nel fondo di un “abisso” nel quale deve immergersi il poeta per scorgerlo ed offrirlo ai lettori. Questi versi

Allegria di

vennero poi ripubblicati nel 1919 insieme con altri nella raccolta naufragi che è considerata un’espressione ossimorica. Difatti, il primo termine, come afferma Ungaretti stesso, si riferisce all’«esultanza di un attimo», di un’«allegria che, quale fonte, non avrà mai se non il sentimento della presenza della morte da scongiurare»; mentre il secondo indica l’effetto distruttivo della morte e come tutto sia «travolto, soffocato, consumato dal tempo». La decisione, nell’edizione definitiva, di eliminare il secondo termine è motivata dalla volontà di esaltare l’elemento positivo.

A partire dal 1942 sino all’edizione definitiva del 1969, Ungaretti decise di

Vita di un uomo

riordinare le poesie dando loro il nome per sottolinearne il carattere autobiografico. Quest’ultimo doveva essere inteso come una stretta corrispondenza esistente tra il poeta e la letteratura poiché quest’ultima ha la funzione di svelare il senso nascosto delle cose, ovvero di “illuminare”

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l’essenza stessa della vita mentre il poeta viene considerato come un “sacerdote” della parola, un essere privilegiato che sa cogliere i nessi segreti delle cose esprimendoli sotto forma di analogia. È necessario, però, sottolineare che tale procedimento si distingue nettamente dai simboli e dalle metafore utilizzati dalla letteratura precedente poiché Ungaretti crea un nuovo modo di fare poesia, rapido e sintetico, che sa mettere in contatto immagini lontane, apparentemente senza alcun rapporto tra loro che, in ogni caso, non esprimono un senso immediato ed evidente. Ciò è reso possibile dalla rivoluzione futurista delle parole in libertà, nonché dai simbolisti, e soprattutto da Mallarmé, in cui l’analogia si proponeva di cogliere il valore evocativo della parola, isolandola nella sua purezza assoluta.

San Martino del Carso riprende un’esperienza realmente vissuta da Ungaretti (Alessandria d’Egitto 1888 – Milano 1970) che, nel 1914, si recò in Italia per partecipare con entusiasmo alla guerra. Egli si arruolò come volontario in un reggimento di fanteria e rifiutò qualsiasi privilegio l’avesse distinto in qualche modo dagli altri fanti poiché sosteneva che sarebbe risultato un gesto offensivo nei confronti del popolo verso il quale aveva mostrato dedizione ed interesse.

La guerra gli permise di avvertire la consapevolezza di una ritrovata identità ma, d’altra parte, lo costrinse a vivere nel precario confine tra vita e morte, dove ogni cosa può rovesciarsi nel suo opposto e scomparire per sempre all’improvviso; dando vita così alla “poetica dell’attimo” che costituisce il fondamento della prima ricerca di Ungaretti.

Questa poesia rappresenta parallelamente la distruzione ambientale del paese e quella psicologica del poeta. Essa contiene immagini di desolazione e di morte legate alla guerra e mostra gli effetti della distruzione nella descrizione di uno squallido paesaggio di macerie e di rovine su cui si è abbattuta la furia degli eventi. L’evidenza dell’immagine viene fatta risaltare in primo piano dall’aggettivo dimostrativo “queste”, mentre la sofferenza raccolta nello sguardo è esaltata dall’utilizzo, quasi umanizzato, del sostantivo “brandello” in riferimento ad un “muro” sebbene esso sia tradizionalmente attinente alla carne, alle stoffe o ai vestiti. Dal paesaggio il pensiero si sposta, per una spontanea associazione, sui molti compagni caduti dei quali, a differenza delle “case”, non è rimasto più nulla. La loro totale scomparsa è il segno di una distruzione più dolorosa e profonda, in quanto non ammette risarcimento o rinascita. A impedire che vengano dimenticati non resta che la pietosa memoria di chi è sopravvissuto: un ricordo fatto di tante croci, che trasformano il cuore in una sorta di cimitero. Di qui nasce una folgorante analogia fra il «paese» ed il «cuore», che appare come «il paese più straziato».

La prima stesura della poesia era caratterizzata dalla presenza di rilevanti determinazioni di luogo che vennero poi sottratti da Ungaretti in quanto rendevano troppo trasparente il contrasto tra il brandello di muro «esposto all’aria» ed i compagni decaduti dei quali non vi è traccia «nei cimiteri».

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Inoltre, quest’ultimo complemento materializzava in termini troppo crudi un’immagine che resta invece implicita nel testo definitivo, affidata unicamente alle croci che richiamano anche al sacrificio e alla morte di Cristo. Degli ultimi versi, che introducevano elementi dispersivi, Ungaretti utilizzerà solo il nesso «cuore»/«straziato paese».

Tutta la poesia utilizza un linguaggio piano e lineare, fatto di parole comuni. La compattezza che la caratterizza è dovuta alla capacità di collocare le parole secondo calibrate simmetrie grazie anche all’impiego di una sintassi elementare ed essenziale, tipica di Ungaretti, che prevede che la strofa sia formata dalla sola frase principale. Il sentimento della “corrispondenza” trova espressione, sul piano formale, nei parallelismi e nelle iterazioni: «Di queste case / non è rimasto» (vv. 1-2) - «Di tanti / … / non è rimasto» (vv. 5 e 7); «Di tanti» - «neppure tanto» (v. 8); «Ma nel cuore» (v. 9) - «È il mio cuore» (v. 11). Rilevante è la metafora “brandello di muro” con la quale si designa il paese. Si noti infine l’antitesi a distanza fra «qualche» (v. 3) e «nessuna» (v. 10). La simmetria riguarda anche la misura delle strofe, composte due a due da un uniforme numero di versi. Ognuna di esse è introdotta da una lettera maiuscola ma, a causa della mancanza di punteggiatura, è difficile stabilire se si tratti dell’inizio di un nuovo periodo o della continuazione del precedente. Infatti, le maiuscole costituiscono solo simboli grafici e non sono indicatori di sintassi.

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La prima guerra mondiale

Dietro la facciata della Belle Époque, in Europa si nascondevano inquietanti tensioni: i “Venti di Guerra”. Essi furono i precedenti nascosti per i quali l’attentato del 1914 causò lo scoppio della Grande Guerra. Infatti, nel primo decennio del XX secolo, l’Europa era caratterizzata da una situazione diplomatica molto delicata:

  • La Germania di Guglielmo II, creandosi una flotta più potente di quella britannica, mise in stato d’allarme l’Inghilterra (fino ad allora incontrastata “Regina dei Mari”);
  • La Francia viveva nel mito della revanche: lo spirito di rivalsa nei confronti della Germania per averle sottratto le regioni dell’Alsazia e della Lorena a causa della sconfitta subita durante la guerra franco-prussiana (1870 - 1871);

Inoltre, la Germania aveva creato un forte impero d’oltremare, interferendo con gli interessi strategici e commerciali britannici e francesi. La rivalità coloniale in Asia ed in Africa fu causa, ad esempio, delle due “crisi marocchine” (1905 e 1911) nel corso delle quali Germania e Francia giunsero a un passo dallo scontro armato a causa delle loro pretese nell’area. Ciò si risolse con un compromesso secondo il quale la Francia aveva diritto d’azione in Marocco se avesse ceduto una parte del Congo francese alla Germania.

  • L’Impero austro-ungarico era un mosaico di popoli diversi tenuto faticosamente insieme dal vecchio imperatore Francesco Giuseppe;
  • L’Impero turco-ottomano perdeva sempre più importanza e, contro di esso,
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Sintesi
tesina di maturità sul rapporto uomo-ambiente

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