Premessa Pag. 3
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Introduzione Pag. 4
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Biancaneve e l'estetismo Pag. 5
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Cenerentola e Schopenhauer Pag. 8
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Alice nel paese delle scienze Pag. 11
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Mulan: le donne e le armi Pag. 15
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Bibliografia Pag. 20
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1
L'estetismo
e Gabriele
D'Annunzio
Biancaneve Schopenhauer
e il desiderio
Oltre
Mulan Cenerentola
le fiabe
Le donne
e le armi Alice nel
paese delle
meraviglie La linea del
L'identità cambiamento
di data
di Alice 2
"Ogni favola è un gioco
che finisce se senti
tutti vissero felici e contenti
forse esiste da sempre
non importa l'età
perché è vera soltanto a metà!"
Edoardo Bennato," Ogni favola è un gioco", 1983.
I bambini spesso sognano di volare, di essere degli astronauti o di abitare sull'isola che non c'è. Viaggiano
con la fantasia fino a diventare i protagonisti di una vera e propria favola. Crescendo questa attitudine
svanisce ma credo che in ognuno di noi si nasconda il fanciullo di un tempo, bisogna solo avere il coraggio di
farlo uscire fuori.
Questo lavoro nasce dalla mia passione per i bambini e per il mondo dell'infanzia. Tale interesse è andato
crescendo nel corso degli anni grazie anche all'esperienza di allenatrice di atletica leggera ma soprattutto
grazie al lavoro di responsabile mini-club in un villaggio turistico l'estate scorsa. Ho scoperto che il sorriso di
un bambino o l'abbraccio di un genitore che ringrazia per aver fatto passare una bella giornata al proprio
bambino suscita un'emozione indescrivibile. Partendo quindi dalle rappresentazioni dei classici Disney
interpretati quest'estate, ho deciso di andare più a fondo, oltre le semplici fiabe che tutte le mamme
raccontano ai propri figli e confrontarle, collegarle e relazionarle ad altri aspetti della nostra vita e della
nostra cultura. Esse, infatti, nascondono un significato più profondo, un "significato nascosto" che molto
spesso passa inosservato. L'obiettivo di questo lavoro è dunque quello di riportare alla luce il bambino che
è in ognuno di noi e fargli acquisire una consapevolezza maggiore nell'adulto che siamo diventati.
3
La fiaba può essere usata in psicoterapia come uno strumento per individuare ed elaborare
moltissime tematiche. Si può inventare una fiaba e lasciarla lavorare da sola, confidando nelle capacità
dell’immaginario di produrre e di organizzare le immagini simboliche. Inventare fiabe stimola la funzione
creativa e l’intuizione e spesso produce una migliore comprensione spontanea dei propri accadimenti
interiori.
La fiaba intrattiene il bambino e gli permette di conoscersi perché offre molti livelli di significato.
Il processo di sviluppo del bambino inizia con una fase di resistenza ai genitori e con la paura di crescere e
termina quando il giovane ha realmente trovato se stesso, ha raggiunto l’indipendenza psicologica e la
maturità morale quando non considera più l’altro sesso come minaccioso ed è capace di entrare
positivamente in relazione con esso.
Le fiabe pongono il bambino di fronte ai principali problemi umani (il bisogno di essere
amati, la sensazione di essere inadeguati, l’angoscia della separazione, la paura della morte, ecc…),
esemplificando tutte le situazioni e incarnando il bene e il male in determinati personaggi, rendendo
distinto e chiaro ciò che nella realtà è confuso.
La fiaba, quindi, è adatta a dar volto e voce ai problemi . Ma in che senso le immagini
fiabesche di principi e principesse, di fate, bacchette magiche e animali parlanti possono riguardare una
situazione reale? I personaggi delle fiabe sono rappresentazioni di archetipi, che agiscono, si incontrano si
scontrano e si ricombinano. Nel gioco di alleanze e contrapposizioni tra il protagonista della fiaba, i suoi
nemici e i suoi aiutanti, si rivela il gioco degli archetipi e delle forze interiori che stanno operando
nell’inventore del racconto. A differenza di tutti noi, nella fiaba i personaggi hanno un carattere non
ambivalente: o solo buoni o solo cattivi. Aiutano i più piccoli a superare l’angoscia di essere bambini in un
mondo di grandi: solo affrontando le sfide della vita e superandole, essi potranno arrivare alla propria
indipendenza e realizzazione, così come l’eroe ottiene il suo regno e la felicità dopo aver vinto le battaglie
che si presentano durante il cammino. 4 Biancaneve
La storia ha inizio quando una bimba dalla carnagione così chiara da meritarsi il nome di , si
Grimilde
trova a dover vivere nel castello della sua matrigna , donna tanto bella quando perfida e vanitosa.
Grimilde, per paura che la bellezza della fanciulla oscuri la propria, la fa vestire di stracci per svolgere tutti i
lavori più umili al castello. La matrigna, nel frattempo, consulta regolarmente uno specchio magico al quale
chiede chi sia la donna più bella del reame, ricevendo sempre la conferma di essere lei. Un bel giorno però
specchio
lo sentenzia che la donna più bella del regno è ora Biancaneve. Grimilde, non vedendoci più
cacciatore
dall’invidia, incarica il suo fidato di condurre la ragazza nel bosco e di ucciderla, ma l’uomo, non
volendo ubbidire agli ordini, alla fine la fa scappare.
Biancaneve si incammina tra gli alberi fino a trovare una casetta; dopo aver bussato, decide di entrare e la
trova in assoluto disordine; con l’aiuto dei suoi amici animaletti conosciuti nel bosco, pulisce e riordina
sette nani
tutto, poi, sfinita, si mette a dormire. La casetta appartiene a : Dotto, Mammolo, Pisolo,
Gongolo, Eolo, Brontolo e Cucciolo, minatori di diamanti. Una volta tornati a casa e dopo i primi momenti di
paura e perplessità, i sette nani accolgono Biancaneve e la invitano a restare con loro.
Consultando lo specchio magico, Grimilde viene però a sapere che Biancaneve è ancora viva e decide di
trovarla e ucciderla da sola; con un incantesimo di trasforma in una vecchina e porta con sé un cesto di
mele avvelenate ; giunta alla case di Biancaneve le offre una mela che fa cadere la ragazza in un sonno
mortale.
Nel frattempo, i sette nani avvisati dagli animaletti del bosco, corrono in soccorso di Biancaneve e
inseguono la strega che, nel tentativo di lanciare loro addosso un masso, cade in un burrone. Credendo che
Biancaneve sia ormai morta, i nanetti la pongono in una bara di vetro nel bosco per il funerale; proprio in
principe
quel momento passa di lì un che si ferma a darle un bacio. Biancaneve allora si sveglia e vissero
insieme felici e contenti. 5
La bellezza: il cardine dell'estetismo
L'ossessione di bellezza e perfezione della matrigna si può ritrovare nel movimento artistico e letterario
denominato Estetismo. L'estetismo si sviluppa in Europa nella seconda metà dell’Ottocento, come effetto e
implicazione del Decadentismo.
Con l’Estetismo assume un'importanza fondamentale la forma esteriore: l’arte e l’esperienza del Bello
costituiscono il valore supremo della vita, o meglio, l’unico valore autentico, proprio come per la matrigna.
Aspirazione dell’esteta, del dandy, è:
“fare la propria vita, come si fa un’opera d’arte”
(G. D’Annunzio, Il Piacere)
L'esteta mostra un marcato disprezzo verso il mondo, involgarito
dallo sviluppo industriale, dalla democrazia e dal ruolo crescente
delle masse urbane, e si rifugia in un sogno di bellezza; l’unico
modo per combattere la volgarità consiste cioè nel trasformare
ogni esperienza in un’esperienza estetica, in una vissuta
partecipazione al Bello, in una subalternità della vita rispetto
all’arte. A rebours
Il primo modello romanzesco dell’Estetismo, “ ”, di Karl
Huysmans, viene pubblicato nel 1884. Il protagonista è il trentenne
duca Jean Des Esseintes, ultimo discendente di una ricca e nobile
famiglia avviata a un’inesorabile decadenza. Disgustato dalla
volgarità di un mondo sempre più dominato dal denaro, Des
Esseintes ha cercato di rendere sopportabile la vita dedicando tutte
le proprie energie a “una sola passione, la donna”, ma ne ricava Figura 1. Tipico abbigliamento
una nuova delusione. Decide allora di vivere il resto della sua da Dandy di fine Ottocento
vita in solitudine, dedito al culto della bellezza, in una casa che
risponda ai suoi gusti raffinatissimi. Tuttavia, questa ricerca di perfezione estetica non farà che
peggiorare la nevrosi e il medico gli consiglierà di tornare fra la gente.
Gabriele D'Annunzio
In Italia, l'Estetismo è rappresentato al meglio da .
Il percorso poetico di D'Annunzio comincia precocemente con "Primo ver