Introduzione
Alice nel paese delle Meraviglie
La fiaba nasce nel 1865
dalla volontà di Lewis Carroll di intrattenere e divertire Alice Liddell di
dieci anni, figlia di un suo amico. Dalla narrazione orale ed estemporanea
egli ha poi ricavato un racconto scritto, dapprima molto breve, poi ampliato nella forma che
conosciamo oggi. Tale fiaba ha riscosso un enorme successo, tanto che è stata tradotta in quasi tutte
le lingue, e ne sono state tratte anche versioni cinematografiche: l'ultima è quella del 2010, ma la
più celebre per i bambini di tutto il mondo è il cartone animato Disney del 1951. Questo è stato il
mio primo contatto con tale racconto, e l'origine del mio interesse: infatti ha costituito lo stimolo ad
approfondire l'argomento anche attraverso la conoscenza diretta del testo originale. La storia, poi, si
presta a numerose analisi e a numerosi collegamenti, che la rendono ancora più interessante anche
nell'ottica di un lavoro interdisciplinare.
Età vittoriana
Lewis Carroll vive nel pieno dell'età vittoriana: così chiamata per la regina Vittoria, che
regnò dal 1837 al 1901, un'era piena di contraddizioni. Se è vero che fu un periodo di progresso,
stabilità e riforme sociali, è altrettanto innegabile che fu caratterizzato da povertà e ingiustizie. I
valori promossi erano il rispetto, il duro lavoro, la rispettabilità e la carità. Per le donne, era
fondamentale la castità e le ragazze madri erano emarginate e disprezzate; il pudore estremo portava
a condannare anche la nudità dell'arte e ad effettuare una costante censura sul vocabolario. Questi
valori dovevano essere trasmessi a tutte le classi sociali, il modo migliore per farlo era attraverso
l'educazione: infatti nel 1870 venne promulgato l'Education Act, che obbligava i bambini fino ai 10
anni ad andare a scuola. L'educazione si basava su una disciplina ferrea e sull'esaltazione della
virilità, messa in evidenza attraverso l'attività sportiva. Per le donne invece il modello proposto era
quello della "matrona", cioè della donna di casa che si occupava della gestione dell'abitazione
familiare e dei bambini all'interno di una struttura patriarcale. Questo contesto storico è importante
perché si riflette variamente nell'opera: le numerose filastrocche contenute possono essere
considerate una parodia delle rime che venivano fatte memorizzare ai bambini a scuola.
Sei vecchio, pa’ Guglielmo,
Una parodia significativa è contenuta nella filastrocca che riprende una
poesia edificante di Southey in cui il vecchio padre dà una serie di consigli moralistici; qui invece
Guglielmo è più smaliziato e dedito ai piaceri, per esempio al cibo. 1
“Vecchio lo sei, papà - e fiacche hai le mascelle, dovresti masticare - sol calde minestrelle. Pur ti
Or spiegami il mistero.”
mangiasti un'oca - con l'ossa e il becco intero. Soggiunse il giovanotto -
Fonte: “Alice nel paese delle meraviglie” cap V
Con questo tipo di educazione passiva l'opera sembra contrapporre l'intenzione di stimolare la
fantasia dei bambini e di creare un intreccio fiabesco molto utile allo sviluppo del fanciullo.
Bruno Bettelheim, psicoanalista, nel suo libro Il mondo incantato ha dimostrato l'utilità formativa
delle fiabe: esse illustrano la ricerca dell'identità dell'individuo, che passa anche attraverso imprese
rischiose. Così il ragionamento dei bambini viene stimolato, perché essi sono spinti a cercare
soluzioni proprie a situazioni che sono irreali "all'esterno" ma esemplificano conflitti e dissidi
interiori. Infatti, i bambini sperimentano varie sensazioni anche di aggressività e conflitto nel loro
ambiente: gelosia per i fratelli, odio nei confronti del genitore, insicurezza ecc. La fiaba sposta
questi conflitti sugli oggetti simbolici che rappresenta, e così li rimuove. Le fiabe, inoltre, fanno sì
che il bambino si ponga degli interrogativi sulla natura del mondo, sul giusto comportamento da
tenere in determinate situazioni, senza però offrire risposte precise, ma stimolando la capacità
critica infantile. Infatti le immagini fantastiche di cui si servono sono conformi alla forma mentale
del bambino, che percepisce la realtà in modo soggettivo, e dà espressione alle fantasticherie che
queste fiabe hanno stimolato grazie ai suoi giochi. Per questo è molto importante che i genitori
raccontino fiabe ai figli, e possibilmente senza tagliare le parti che a prima vista sembrano eccessive
e spaventose, perché così facendo si rischia di indebolire il messaggio e il processo conoscitivo. 2
La curiositas: Alice e i romanzi latini
Alice è una bambina caratterizzata da una grande curiosità, la quale
costituisce il motore del racconto.
“Alice balzò in piedi, perché le era balenato nella mente che non aveva mai visto prima un coniglio
bruciata dalla febbre
con un panciotto né tanto meno con un orologio dentro al taschino, e,
della curiosità, lo inseguì di corsa attraverso il campo dove fece appena in tempo a vederlo
sparire dentro una grossa tana sotto la siepe.
Un attimo dopo, anche Alice ci si infilava dentro, senza riflettere per un attimo come avrebbe fatto
a uscirne fuori.”
Fonte: “Alice nel paese delle Meraviglie” cap. I
In generale, la curiositas è sempre stata la molla dei romanzi, perché mette in moto l'azione
e crea l'intreccio narrativo. Lo osserviamo già nei
primi esempi di romanzo a nostra disposizione: nel
Satyricon di Petronio essa è importante, ma lo è
molto di più nelle Metamorfosi di Apuleio, nelle
quali il protagonista, Lucio, è sempre guidato da un
desiderio incontenibile di conoscere e sperimentare,
che lo porta anche a cacciarsi nei guai.
Storia
L'età vittoriana.
Pedagogia I
L'importanza delle fiabe nello sviluppo del bambino; Bettelheim, Il mondo incantato.
Latino
La curiositas come "motore" del romanzo; Apuleio, Metamorfosi (riassunto dell'opera, con particolare attenzione per il mito di Amore e Psiche; in italiano).
Storia dell'arte
Il Surrealismo; Dalì, Gli orologi molli.
Italiano
La letteratura fantastica in Italia nel XX secolo; M. Bontempelli, La scacchiera davanti allo specchio.
Filosofia
Il sogno; Freud e la sua interpretazione psicanalitica.
Pedagogia II
I diritti dei bambini; Amnesty International e Il grande libro dei diritti dei bambini; Progetto UNICEF.