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Master II livello in criminologia clinica

Violenza contro le donne e violenza contro gli uomini: oltre il velo dell’apparenza

Candidato: Enrico Piras

Relatrice: Sara Negrosini

Anno accademico 2023/2024

Indice

  • Capitolo I - La violenza non ha sesso ........................................................... 4
  • 1.1 Caratteristiche, Cause e Chiavi di Lettura della Violenza di Genere e della Violenza Domestica ......................................................................................................................... 4
  • Capitolo II - Violenza tra uomo e donna .................................................. 36
  • 2.1 Violenze e Abusi tra Uomo e Donna .......................................................................... 36
  • 2.2 Violenza nelle Coppie Lesbiche ed Omosessuali ........................................................ 61
  • 2.3 Impostazioni Interpretative sul Fenomeno della Violenza Contro gli Uomini .............. 63
  • 2.4 Uomini Vittime di Violenza ....................................................................................... 65
  • 2.5 Attacchi con Acido e Fuoco: Omicidio di Identità tra Uomo e Donna ......................... 89
  • 2.6 Intervista alla Presidente del Centro Antiviolenza Persone Maltrattate Uomini e Donne Ankyra Patrizia Montalenti .................................................................................................. 94
  • 2.7 Approfondimenti sulle Indagini Campionarie Istat ...................................................... 96
  • Capitolo III - Femminicidio e maschicidio in Italia ........................... 100
  • 3.1 Cosa è il Femminicidio ............................................................................................ 100
  • 3.2 Cosa è il Maschicidio ............................................................................................... 104
  • 3.3 Riflessioni e Dati sul Femminicidio ......................................................................... 106
  • 3.4 Riflessioni e Dati sul Maschicidio ............................................................................ 129
  • Capitolo IV - Approfondimenti giuridici e psicologici riguardo la violenza ............................................................................................................... 143
  • 4.1 Atti Persecutori denominato Stalking ....................................................................... 143
  • 4.2 Legge 19 luglio 2019 n. 69 denominata “Codice Rosso” e la Legge 24 novembre 2023 n.168 denominata “DDL Roccella-Piantedosi-Nordio” ................................................... 151
  • 4.3 Testimonianze di Operatrici del Diritto riguardo le False Denunce di Violenza da parte di Donne verso Uomini ...................................................................................................... 157
  • 4.4 Numero Antiviolenza e Stalking 1522 e Centri Antiviolenza (CAV) ........................ 167
  • 4.5 Convenzione del Consiglio d’Europa sulla Prevenzione e la Lotta Contro la Violenza nei Confronti delle Donne e la Violenza Domestica detta anche Convenzione di Istanbul .. 173
  • Conclusioni .............................................................................................................. 179
  • Bibliografia ............................................................................................................ 183
  • Sitografia ................................................................................................................. 184

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Prefazione

La tesi descrive nel primo capitolo le caratteristiche, le cause, e le chiavi di lettura per valutare con occhio critico la violenza di genere e domestica contro donne e uomini.

Nel secondo capitolo descrivo nel dettaglio la violenza domestica e di genere. Saranno descritte similarità e differenze tra la violenza contro le donne e quella contro gli uomini.

Il terzo capitolo espone il femminicidio, la sua definizione, i dati e le analisi in Italia. La descrizione riguarda anche il maschicidio.

La maggior parte degli omicidi con movente di genere sono subiti dalle donne, quindi “in quanto donna”, e sono i cosiddetti femminicidi.

Il maschicidio è il fenomeno opposto e speculare che avviene con frequenza minore e il movente è “in quanto uomo”.

Per il principio di uguaglianza un essere umano morto non vale più di un altro, la vita è sempre sacra e tutte le persone ingiustamente uccise meritano rispetto, dignità e giustizia a prescindere dalla lingua, dalla religione, dalle opinioni politiche e dalle condizioni personali e sociali senza nessuna vittimizzazione secondaria.

Nel quarto e ultimo capitolo parlerò di aspetti giuridico-psicologici riguardo la violenza per dare un quadro di insieme esauriente, scrupoloso e chiaro.

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Capitolo I - La violenza non ha sesso

1.1 Caratteristiche, cause e chiavi di lettura della violenza di genere e della violenza domestica

“Le vittime maschili non parlano pubblicamente e difficilmente denunciano, perché isolate. I centri di sostegno che si occupano di loro si contano sulle dita di una mano, non hanno visibilità, né sostegno economico.

Non è stato facile superare una visione unidirezionale, figlia della cultura dominante che procede per stereotipi e pregiudizi secondo i quali la donna è sempre docile e incolpevole vittima e l'uomo sempre carnefice e bastardo; la donna che uccide o tenta di uccidere il compagno lo fa sempre solo per difendersi dai soprusi o per liberarsi dall'oppressione violenta, mentre l'uomo che uccide o tenta di uccidere la donna lo fa sempre perché vuole dominarla o possederla fino alla morte.

Cominciamo a eliminare il sempre, che esclude le altre infinite possibilità del reale. Possibilità che credo rappresentino la chiave in grado di liberarci dalle catene che, come per gli uomini chiusi nella caverna di Platone, ci impediscono di guardare oltre le ombre per giungere alla verità. Cominciamo per esempio con il guardare la violenza sulle donne, di cui invece si parla molto, come una delle dimensioni di un fenomeno più grande: la patologia delle relazioni sentimentali” 1( ).

“Ci sono anche donne che non solo possono dominare, maltrattare, distruggere psicologicamente un uomo o uccidere, ma che sanno farlo con estrema crudeltà. È difficile pensare che un maschio possa subire quelle stesse violenze morali, psicologiche e anche fisiche che siamo abituati a vedere compiere sul genere femminile. Si ha quella tentazione di non credergli che porta poi le vittime a non denunciare, a tenere tutto dentro fino a esplodere.

Invece quella violenza esiste. La raccolta delle notizie a supporto di questo discorso «scorretto», tranne che per i fatti mediaticamente «appetibili», non è stata semplice per diversi motivi: il numero oscuro (coloro che non denunciano) è elevatissimo in quanto, non essendo riconosciuto questo tipo di violenza, prevalgono il senso di solitudine e di vergogna” 2( ).

1 Barbara Benedetelli, Il Maschicidio Silenzioso - perché l’amore violento è reciproco e le donne non sono solo vittime, Società Europea di Edizioni Spa il Giornale, Collana: Fuori dal coro, supplemento al numero de Il Giornale, 2017, pagg 11-12.

2 Barbara Benedetelli, Il Maschicidio Silenzioso - perché l’amore violento è reciproco e le donne non sono solo vittime, Società Europea di Edizioni Spa il Giornale, Collana: Fuori dal coro, supplemento al numero de Il Giornale, 2017, pag 16.

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La giornalista, opinionista, scrittrice, saggista e attivista per i diritti delle vittime Barbara Benedetelli riporta ancora che “non tutti i fatti di questo tipo vengono trattati dai media (specie nazionali) e le notizie non sono sempre ben visibili. Inserendo in Internet le diverse chiavi di ricerca utili all'individuazione, trovavo ai primi posti quelle che riguardavano maltrattamenti, omicidi tentati o compiuti dagli uomini verso le donne.

L'algoritmo dei motori di ricerca è influenzato da ciò che digitano gli utenti, che difficilmente immaginano le donne come carnefici, e dalle parole inserite negli articoli. Allora, mentre il linguaggio di genere sta subendo un'evoluzione che tiene conto di tutti gli attori sociali e abbiamo per esempio il sindaco e la sindaca, l'ingegnere e l'ingegnera, per quanto riguarda la parola vittima, compreso l'articolo che la precede, pur essendo volta al femminile, rappresenta sia l'uomo che la donna.

Al contrario, la parola carnefice, che però può subire una diversa declinazione grazie all'articolo che la precede, è maschile. La parola aggressore, che non può in nessun modo neanche aggiungendo l'articolo femminile essere utilizzata per descrivere una donna, ha invece il suo opposto in aggreditrice, ma pochi, anche tra i cronisti, la usano.

Forme linguistiche e mancanze culturali che la dicono lunga su quanto sia universalmente radicato in noi il pensiero secondo il quale solo il maschio fa del male e solo la femmina la subisce” 3( ).

La criminologa Glenda Mancini riporta che “addirittura, mi sento di affermare che questa limitata visione della violenza domestica abbia in realtà generato un messaggio sbagliato perché induce i più a credere che questo genere di reato venga commesso esclusivamente dagli uomini a danno delle donne. Dall'altro lato, anche la maggior parte dei professionisti impegnati nella formazione sulla violenza ha sinora ignorato, o ha comunque posto in secondo piano, la percentuale di denunce formulate da uomini che si dichiarano vittime di violenza psicologica ma talvolta anche fisica da parte delle proprie partner.

È logico che mentre si combatte per convincere le donne a denunciare la violenza subita e mentre si tenta di far comprendere agli uomini-carnefici che non sono più liberi di fare delle proprie partner e dei propri figli ciò che desiderano, parlare dei casi in cui le donne stesse delinquono in ugual maniera ridurrebbe l'efficacia del messaggio che si vuol trasmettere.

Eppure, noi che abbiamo deciso di occuparci di violenza domestica nel senso più profondo del termine sappiamo che parlare delle sue vittime a prescindere dal loro sesso non può né deve svilire nessuno.

3 Barbara Benedetelli, Il Maschicidio Silenzioso - perché l’amore violento è reciproco e le donne non sono solo vittime, Società Europea di Edizioni Spa il Giornale, Collana: Fuori dal coro, supplemento al numero de Il Giornale, 2017, pag 17.

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La violenza all'interno di una famiglia è un fatto vergognoso a prescindere dal sesso del carnefice e delle sue vittime e, nonostante sia doveroso sottolineare che sinora la donna si è rivelata in assoluto la vittima più frequente, è altrettanto doveroso, in una società e in rapporti di coppia in continua evoluzione, non dimenticarsi di quegli uomini che hanno sofferto allo stesso modo e che hanno dovuto farlo in solitudine.

Raccontare di carnefici-donne non significa dimenticare o sminuire i vergognosi casi di femminicidio che ancora si verificano nel nostro Paese e nel mondo: raccontare di queste carnefici significa semplicemente onorare ciascuna vittima a prescindere dal suo sesso di appartenenza.

È innegabile: per sua natura la donna corre più rischi accanto ad un uomo violento perché non possiede i requisiti fisici necessari a difendersi; eppure, sempre più pagine di cronaca nera si riempiono dei racconti di donne che aggrediscono i propri uomini (ed anche i loro figli) usando armi da fuoco, armi da taglio od armi improprie. Quegli uomini, anche per il senso di civiltà che contraddistingue l'essere umano da qualunque altra specie vivente, non possono né devono essere dimenticati.

Certo, ci sono voluti anni di estenuanti battaglie contro tutto e contro tutti per restituire alla donna riconoscimento e dignità anche all'interno della famiglia, tutelandola in caso di violenza e spingendola a denunciare i soprusi subiti.

Ma parlare di donne che sanno e che possono maltrattare, è un obbligo morale, qualcosa da cui non si può prescindere se si vuol raccontare la violenza domestica per quello che oggi realmente è e non per ciò che, talvolta, ci farebbe comodo che fosse” 4( ).

“Le motivazioni e le origini della violenza domestica sono da tempo oggetto di studio e le diverse linee di pensiero hanno tentato via via di trovare delle spiegazioni al fenomeno in questione” 5( ).

Di seguito elenco diverse chiavi di lettura per analizzare il fenomeno della violenza.

“È sicuramente grazie all'encomiabile ed estenuante attività dei Movimenti Femministi che è stato possibile ridefinire il modo in cui si concepisce e si approccia il fenomeno della violenza in famiglia. Infatti, quello che sino a un certo momento era stato relegato alla condizione di problema privato, è stato finalmente reso res publica consentendo, in tal modo, di tutelare le persone che non avrebbero altrimenti potuto difendersi” 6( ).

Onore ai movimenti femministi per aver dato rilevanza pubblica al fenomeno della violenza in famiglia.

4 Glenda Mancini, Veronica Cardin, Io - Donna Carnefice, StreetLib Write, 2017, pagg 11-15.

5 Glenda Mancini, Anche le donne uccidono, quando è l’uomo a subire, 2018, supplemento al numero di Libero, Gruppo Persiani Editore Srls, pag 43.

6 Glenda Mancini, Anche le donne uccidono, quando è l’uomo a subire, 2018, supplemento al numero di Libero, Gruppo Persiani Editore Srls, pag 22.

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Ma purtroppo questo fenomeno è stato declinato dalle femministe in modo unilaterale come sola violenza degli uomini contro le donne nel contesto familiare e non solo.

“Quando il termine 'Femminismo' compare per la prima volta, nel 1895, il movimento per la rivendicazione dei diritti delle donne ha già qualche decennio di vita.

Verso la metà dell'Ottocento, infatti, le donne dei paesi occidentali più avanzati (Gran Bretagna, Francia) cominciano ad organizzarsi e a lottare.

Dalla ricostruzione di Luciano Verdone (L. Verdone, "Emergenza educativa", Paoline, Milano, 2009), l'evoluzione della consapevolezza femminile è passata, sostanzialmente, attraverso tre fasi:

  • 1. Il Primo Femminismo (Suffragette). Avvenuto a cavallo fra Ottocento e Novecento (1848-1918), si è battuto per la parità dei diritti (di voto, di trattamento sul lavoro, di servizi per la custodia dei bambini, etc.). Era molto centrato sul fare la donna una "fotocopia dell'uomo" ha rischiato di perdere di vista lo specifico femminile;
  • 2. Il Secondo Femminismo. Si sviluppa a partire dal 1968, negli Stati Uniti e si diffonde rapidamente negli altri paesi occidentali. Ha mirato al modo specifico della donna di essere persona ed aveva come parola d'ordine: "parità nella diversità";
  • 3. Il Femminismo Attuale (era attuale, ora è la Terza Ondata). Iniziato negli anni novanta, ha come concetto chiave la reciprocità: l'uomo e la donna realizzano la persona umana solo all'interno di una relazione frontale, senza subordinazioni o astratte omologazioni” ( 7 ).

L’ultima e Quarta Ondata Femminista è il Movimento Me Too o #MeToo (trad. Anche Io).

Il Movimento Me Too è un movimento femminista che si schiera contro le molestie sessuali e contro la violenza nei confronti delle donne e si è diffuso in modo virale da ottobre 2017 con l’hashtag usato sui social network per sottolineare la diffusione della violenza sessuale e delle molestie subite dalle donne soprattutto sul posto di lavoro. Ha avuto inizio, e prosegue tutt’oggi, dopo le rivelazioni pubbliche di accuse di violenza sessuale contro il produttore cinematografico Harvey Weinstein.

L’Ondata #MeToo è l’ultima evoluzione del Femminismo e risulta la corrente femminista più diffusa e radicale al giorno d’oggi.

Il Movimento ha avuto l’accortezza e il merito di sottolineare il grande problema della violenza contro le donne e della questione della violenza sommersa su di loro, ma ha sottolineato questi fenomeni nei modi più sbagliati.

7 Antonella Baiocchi, La violenza non ha sesso - alle radici della relazione malata, Gorgonzola (MI), Alpes Italia srl, 2019, pag 151

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Secondo i membri del Movimento #MeToo qualsiasi uomo accusato di violenza da parte di una donna è un violentatore a prescindere e si passa dalla presunzione di innocenza facente parte del sistema democratico alla presunzione di colpevolezza facente parte del sistema dei totalitarismi. Il movimento ribalta lo Stato di Diritto e non prende in considerazione le migliorie delle leggi e dell’attuazione delle stesse contro i veri violenti ed ignora e omette il fenomeno delle false denunce di violenza di donne verso uomini.

Senza alcun dubbio esiste il fenomeno della violenza sommersa sulle donne ma non si risolve, non affiora in superficie se il Movimento Me Too sottolinea e perpetua il binomio stereotipato uomo-colpevole e donna-vittima in cui risulta palese che secondo loro un uomo può solo agire violenza e mai subirla da una donna e una donna può solo subire violenza da parte di un uomo e mai agirla.

“Ma ridurre una battaglia culturale, sociale e normativa a una categoria che, ancora una volta, inserisce la donna in un «cassetto» a parte segregandola (invocando un intervento paternalista in virtù della sua vulnerabilità), appare come un deciso autogol.

Immagine pericolosa per svariate ragioni. La prima è che, come dimostrano le ricerche del sociologo Phillips, «i soggetti stereotipati condividono le credenze dello stereotipo che le riguarda». Le vittime del pregiudizio, dunque, lo condividono. Ciò conduce a una percezione di sé che non facilita il cammino verso l'emancipazione” ( 8 ).

Riguardo la presunzione di colpevolezza mi trovo costretto a citare la Dichiarazi

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Scienze politiche e sociali SPS/12 Sociologia giuridica, della devianza e mutamento sociale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher enricopiras995 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Criminologia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università telematica Niccolò Cusano di Roma o del prof Rossi Mario.
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