Scuola di
Economia e Management
Corso di Laurea in
Sviluppo Sostenibile, Cooperazione e
Gestione dei Conflitti
Il trade-off tra sicurezza
europea e sostenibilità
in relazione al conflitto
russo-ucraino
Relatore
Ugo Biggeri
Candidato
Gabriel Papi
Anno Accademico 2025/2026
Ai miei fratelli, nonché da sempre miei idoli, Manuel e Alex
Indice
INTRODUZIONE 9
CAPITOLO I: MISURE RESTRITTIVE DELL’UE NEI CONFRONTI DELLA
RUSSIA E ANALISI DEL RINCARO ENERGETICO 15
I.1 PACCHETTI DI SANZIONI EUROPEE 15
I.2 ABBANDONO DELL’IMPORT ENERGETICO RUSSO 16
I.3 RIPERCUSSIONI INFLAZIONISTICHE 18
I.3.1: COSTI DALLA RINUNCIA DELLE FONTI FOSSILI RUSSE 18
I.3.2: INFLAZIONE ELEVATA 19
I.4 LA RISPOSTA EUROPEA ALLE PERTURBAZIONI DEL MERCATO
ENERGETICO 20
I.4.1: REPOWEREU 20
I.4.2: LE CRITICHE AL PIANO 22
CAPITOLO II: VALUTAZIONE EUROPEA DEL CONFLITTO E STRATEGIE
EUROPEE PER LA DIFESA 25
II.1 PERCEZIONE GEOPOLITICA DELL’UE 25
II.1.1 LA VISIONE DELLE ISTITUZIONI EUROPEE 25
II.1.2 LA CONFERMA DEGLI STATI MEMBRI 28
II.2 IL RIARMO EUROPEO 32
II.2.1 LA CRESCITA DELLA SPESA IN ARMAMENTI 32
II.2.2 IL PIANO REARM EUROPE / PRONTEZZA PER IL 2030 34
II.2.3 OMNIBUS SULLA PRONTEZZA E FONDO EUROPEO PER LA
DIFESA 38
5
II.2.4 LA TABELLA DI MARCIA 40
II.2.5 ASAP, EDIRPA E EDIP 40
II.3 IL SOSTEGNO MILITARE ALL’UCRAINA 41
II.3.1 OLTRE 75 MILIARDI DI SOSTEGNO ALLE FORZE ARMATE
UCRAINE 41
II.3.2 LO STRUMENTO EUROPEO PER LA PACE 42
II.3.3 SUPPORTO ALL’UCRAINA INTEGRATO AGLI STRUMENTI PER
LA DIFESA DEI PAESI DELL’UE 43
II.3.4 PRESTITO DI 90 MILIARDI DI EURO 43
II.4 QUADRO DI SINTESI 46
CAPITOLO III: LA SOSTENIBILITÀ NELL’UE 51
III.1 INTRODUZIONE ALLA SOSTENIBILITÀ AMBIENTALE IN EUROPA 51
III.2 IL GREEN DEAL EUROPEO 53
III.2.1 GLI OBIETTIVI 53
III.2.2 IL CONTRIBUTO DELL’UE AL CLIMA E IL PACCHETTO “PRONTI
PER IL 55%” 54
III.2.3 MARCIA INDIETRO RISPETTO ALLE PROPOSTE INIZIALI 58
III.3 LA TASSONOMIA SOCIALE 65
III.3.1 THE FINAL REPORT ON SOCIAL TAXONOMY 65
III.3.2 LE SCELTE POLITICHE FINO AL 2026 66
III.3.3 LA CORRELAZIONE CON IL RIARMO EUROPEO 69
CAPITOLO IV: CONCLUSIONI 73
IV.1: ANALISI DEI RISULTATI 73
6
IV.1.1: ENERGIA, RIARMO E SOSTENIBILITÀ IN SINTESI 73
IV.1.2: INTEGRAZIONE DELLE DIVERSE CONCLUSIONI 76
IV.1.3: COSTO OPPORTUNITÀ 79
IV.2: RINUNCIA ALLA SOSTENIBILITÀ PER IL RIARMO 80
IV.2.1: NECESSITÀ O FOLLIA? 80
IV.2.2: L’IMPORTANZA DI UN IMPEGNO MILITARE CONGIUNTO 84
IV.3: ASPETTATIVE FUTURE 86
IV.3.1: INCOSCIENZA CLIMATICA 86
IV.3.2: CORSA AGLI ARMAMENTI SPROPORZIONATA 88
APPENDICE – STIMA DELL’IPOTETICO RISPARMIO DELL’UE 91
BIBLIOGRAFIA E SITOGRAFIA 93
7
8
INTRODUZIONE
La guerra di aggressione della Russia nei confronti dell’Ucraina, cominciata nel febbraio 2022, ha
fortemente indirizzato le priorità dell’Unione Europea degli anni successivi. Lo scopo dell’elaborato
proposto è comprendere quanto l’Ue abbia rinunciato agli obiettivi in ambito di sostenibilità
ambientale e sociale per favorire la spesa in armamenti a causa della guerra.
Pertanto, di fronte ai dati rilevati e successivamente elaborati, è stato essenziale tener conto del
contesto geopolitico e di come è stato interpretato dalle istituzioni europee e dai singoli Stati Membri.
Il lavoro di ricerca non intende concentrarsi direttamente sulle azioni belliche dei due fronti (quello
russo e quello ucraino, sostenuto dall’Ue), ma su come l’Europa ha effettivamente valutato l’attacco.
Senza un accompagnamento dell’analisi degli atti e delle dichiarazioni ufficiali alle serie storiche
(rilevate principalmente da dati Eurostat e Commissione europea), non sarebbe stato possibile
comprendere il concreto trade-off.
L’indagine si sofferma sui dati inerenti al settore energetico, essenziale per comprendere lo stato di
crisi del contesto europeo, della difesa, necessario per analizzare la spesa in armamenti, dell’azione
climatica e della sostenibilità sociale, fondamentali per il confronto con l’ambito militare.
Il primo capitolo esamina le misure punitive dell’Ue nei confronti della Russia, che hanno avuto la
conseguenza primaria di un forte rincaro energetico. Oltre all’applicazione di venti pacchetti di
sanzioni (a giugno 2026, numero in costante aggiornamento) che si applicano a quasi tremila persone
ed entità russe, sono state definite tipologie di merci che non possono essere esportate dalla Russia
verso l’Ue, e viceversa. Tra queste figurano normative inerenti alle fonti fossili, e con il regolamento
i
2026/261 c’è la scelta definitiva di vietare le importazioni di gas russo. Per raggiungere questo
obiettivo, vengono impiegate abbondanti risorse in quanto, fino al momento antecedente
all’escalation, le quote dell’import russo di tali prodotti energetici erano estremamente rilevanti.
Il calo di queste importazioni dal 2022 al 2025 ha condizionato drasticamente la spesa degli Stati
ii
Membri, che avrebbero potuto risparmiare solo nel 2025 circa 16mrd € se avessero acquistato dalla
*
Russia le stesse quote di gas allo stato gassoso e di oli di petrolio del 2021 . In aggiunta, sono state
considerate anche le conseguenze della transizione in corso verso il gas naturale liquefatto come
i Regolamento (UE) 2026/261 del Parlamento europeo e del Consiglio dell’Ue (26 gennaio 2026).
https://www.unionalimentari.com/wp-content/uploads/2025/01/OJ_L_202401745_IT_TXT.pdf
ii Cifra espressa in valori nominali.
* Cfr. Appendice – Stima dell’ipotetico risparmio dell’Ue. 9
sostituto del gas naturale allo stato gassoso a causa della mutata offerta di mercato. Il GNL, infatti, è
più costoso dell’altra tipologia e ha costi ambientali smisurati.
Tutto ciò ha condizionato la consistente crisi inflazionistica che accompagna l’Ue da anni,
contribuendo ad aumentare a dismisura i costi alla produzione delle aziende in Area euro causando la
perdita di potere d’acquisto dei cittadini. Infatti, nonostante i salari abbiano esibito una tendenza
rialzista, la crescita non è stata sufficiente a colmare il gap con l'inflazione.
Per far fronte alla crisi energetica, l’Ue ha puntato sulla diversificazione degli approvvigionamenti e
dei fornitori, e ha mirato a ridurre l’uso delle fonti fossili cercando di accelerare il passaggio a
iii
un’energia più pulita attraverso il piano REPowerEU . Nonostante alcuni miglioramenti raggiunti, il
progetto non ha convinto sotto plurimi aspetti, tra cui quello finanziario, di efficienza, ecologico e di
integrità morale.
Il secondo capitolo si apre evidenziando la percezione geopolitica dell’Ue grazie alle dichiarazioni di
molteplici esponenti europei, ovvero la Presidente del Parlamento europeo Metsola, l’ex
Vicepresidente della Commissione Europea e Alto Rappresentante PESC Borrell (e l’odierna
Vicepresidente Kallas) e la Presidente della Commissione europea von der Leyen. Essi hanno
associato l'attacco all'Ucraina a un attacco all'Europa stessa fin dai primi giorni del conflitto,
collegando la resistenza locale a una battaglia per la salvaguardia della sicurezza e dei valori europei.
Tale visione è stata confermata dai rappresentanti dei Paesi dell’Ue, come dimostrano le affermazioni
dei capi di governo dei cinque Stati Membri che investono la più alta quota dell’Ue in spese militari.
Comprendere qual è il punto di vista condiviso è stato proficuo per identificare le cause della crescita
smisurata della spesa dell’Ue nel settore della difesa tra il 2021 e il 2025. Per la prima volta è stata
superata la soglia del 2% del PIL, con un aumento da undici anni consecutivi che ha condotto a quota
381 miliardi di euro. Ciò è stato trainato dagli investimenti nella ricerca, nello sviluppo e
nell'acquisizione di equipaggiamenti per la difesa, caratterizzati da un aumento degli ultimi cinque
anni pari al 150%.
Sebbene la sicurezza e la difesa rimangano di competenza nazionale, l'Ue ha deciso di integrare e
amplificare gli sforzi individuali degli Stati Membri consentendo l'aumento della spesa e utilizzando
le risorse del bilancio dell'Ue. Nel 2022, poche settimane dopo l'avvio dell'invasione russa, tali misure
iv
sono state stabilite nella dichiarazione di Versailles , e nei giorni successivi è stata definita una
iii Comunicazione della Commissione europea sul Piano REPowerEU (18 maggio 2022).
https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/HTML/?uri=CELEX:52022DC0230
iv Documento UE n.28 sulla Riunione dei capi di Stato o di governo a Versailles (10-11 marzo 2022).
https://www.senato.it/service/PDF/PDFServer/BGT/01341457.pdf
10
visione strategica comune per rafforzare la politica di sicurezza e di difesa dell'Ue entro il 2030
v
(Bussola strategica ). Come ulteriore conferma, è stato presentato il piano ReArm Europe/Prontezza
vi
per il 2030 , che delinea mezzi giuridici e finanziari per sostenere il rafforzamento della deterrenza
e della mobilità militare. L’obiettivo è quello di stimolare gli investimenti nel settore della difesa e di
gettare le basi per una spesa supplementare.
Per semplificare il quadro giuridico e amministrativo nel settore militare, è stato approvato l'omnibus
vii
sulla prontezza alla difesa , volto a eliminare i ritardi in materia di appalti, autorizzazioni,
comunicazione e cooperazione transfrontaliera. Un contributo finanziario fondamentale arriva dal
Fondo europeo per la difesa (EDF), avviato nel 2021 per sostenere la ricerca e lo sviluppo nel
viii
medesimo settore . Esso ha subito due incrementi di svariati miliardi di euro, confermando la
volontà dell’Ue di ricorrere alla corsa agli armamenti come soluzione alla minaccia russa.
I programmi sopracitati sono soltanto alcuni tra quelli proposti dall’Ue con lo scopo di incrementare
il riarmo europeo. Con l’affermazione: “Le minacce recenti hanno dimostrato che l'Europa è a rischio.
Dobbiamo proteggere ogni cittadino e ogni centimetro quadrato del nostro territorio, rispondendo alle
minacce”, Ursula von der Leyen ha, inoltre, presentato la Tabella di marcia sulla prontezza alla difesa
ix
per il 2030 . La Presidente della Commissione ha rassicurato che tale piano rafforzerà le nostre
x
industrie della difesa, accelererà la produzione e contribuirà a mantenere il sostegno all'Ucraina . A
tal proposito, il capitolo prosegue con l’analisi del sostegno militare al popolo ucraino, garantito da
finanziamenti pari a 75,2 miliardi di euro e in costante aumento. Questi avvengono sia grazie a
strumenti dedicati in maniera precisa, sia tramite strumenti concepiti inizialmente per i soli Paesi
membri dell’Ue.
I dati aggregati sono elaborati nella parte conclusiva del capitolo, dove verrà dimostrato che senza un
riarmo sproporzionato sarebbe stato possibile per gli Stati Membri risparmiare un’ingente somma di
denaro derivante dalla spesa nel settore della difesa.
v Allegato 7371/22 del Segretario generale del Consiglio dell’Ue (21 marzo 2022).
https://data.consilium.europa.eu/doc/document/ST-7371-2022-INIT/it/pdf
vi Comunicato stampa della Commissione europea: Commission unveils the White Paper for European Defence and the
ReArm Europe Plan/Readiness 2030 (19 marzo 2025).
https://ec.europa.eu/commission/presscorner/detail/en/ip_25_793
vii Comunicazione COM(2025) 820 final/2 della Commissione europea del 17 giugno 2025.
https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/PDF/?uri=CELEX:52025DC0820(01)
viii Regolamento (EU) 2021/697 del Parlamento europeo e del Consiglio (29 aprile 2021).
https://eur-lex.europa.eu/eli/reg/2021/697/oj/eng
ix Comunicazione JOIN(2025) 27 final della Commissione europea del 16 ottobre 2025.
https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/HTML/?uri=CELEX:52025JC0027
x Comunicato stampa sulla Tabella di marcia sulla prontezza alla difesa per il 2030 della Commissione (16 ottobre 2025).
https://ec.europa.eu/commission/presscorner/detail/it/ip_25_2396
11
Il terzo capitolo comincia con l’introduzione dell’approccio europeo alla sostenibilità ambientale,
ripercorrendo le tappe fondamentali dalla conferenza al vertice nell’ottobre del 1972 a Parigi (dove
venne posta l’idea di migliorare l’ecosistema e la qualità delle condizioni di vita dei popoli) agli
obiettivi inerenti all’azione climatica per il periodo 2014-2020 che la Commissione sostiene di aver
raggiunto. Tuttavia, è stato sottolineato che la spesa minima del 20% del quadro finanziario
pluriennale a progetti a favore del clima non è stata, in realtà, rispettata, attestandosi a meno del 13%
della dotazione di bilancio dell’Ue. xi
Successivamente viene trattato il tema del Green Deal europeo, elaborato nel 2019 . Esso riguarda
l’odierna strategia di crescita dell'Ue e consiste in un pacchetto di iniziative strategiche guidate
dalla transizione energetica con l'obiettivo ultimo di raggiungere la neutralità climatica entro il 2050.
Ciò è risultato necessario a causa delle attività antropiche che stanno provocando un cambiamento
della temperatura media globale, e il conseguente incremento di eventi meteorologici estremi. Questi
hanno impatti devastanti sulla natura, sulla vita delle persone e sull'economia, mostrando che i nostri
attuali modelli economici e di consumo non corrispondono a ciò che il pianeta può offrire.
Secondo la visione europea, le azioni fondamentali del Green Deal devono riguardare l’efficienza
energetica, la diffusione di energie rinnovabili, l’espansione di mobilità sostenibile, lo sviluppo di
industrie competitive e il contenimento delle emissioni. Tali interventi, compresi nel pacchetto "Pronti
per il 55%", permetterebbero di ridurre entro il 2030 le emissioni del 55% rispetto al 1990. In effetti,
dagli anni ’90 le emissioni sono diminuite per quasi tutti i settori (tranne quello dei trasporti). Nel
xii
marzo 2026 il Consiglio ha adottato la normativa europea sul clima modificata , introducendo un
ulteriore traguardo intermedio rispetto al 2050: ridurre entro il 2040 le emissioni nette di gas
inquinanti del 90% rispetto ai livelli del 1990.
Nel periodo 2021-2027, il bilancio a lungo termine (per essere coerente con gli obiettivi UE) si
impegna a dedicare un minimo del 30% della spesa totale a interventi inerenti all’azione climatica.
Sebbene apparentemente l’Ue stia perseguendo i suoi obiettivi, sussistono molteplici problematiche
e incongruenze, tra cui la scarsa attendibilità del resoconto della spesa climatica, affermazioni
ambigue da parte di Ursula von der Leyen sulle reali priorità europee e innumerevoli passi indietro
sui temi ecosistemici. Questi riguardano importanti categorie che ormai sembravano avere una
xi Comunicazione della Commissione europea COM(2019) 640 final (11 dicembre 2019).
https://eur-lex.europa.eu/resource.html?uri=cellar:b828d165-1c22-11ea-8c1f-
01aa75ed71a1.0006.02/DOC_1&format=PDF
xii Anteprima della sessione plenaria del Parlamento europeo del 9-12 febbraio 2026, Strasburgo (Briefing pubblicato il 5
febbraio 2026).
https://www.europarl.europa.eu/news/it/agenda/plenary-news/2026-02-09/6/normativa-climatica-dell-ue-riduzione-
delle-emissioni-del-90-entro-il-2040 12
centralità negli obiettivi europei ma che adesso vengono messe in discussione, come la
deforestazione, la protezione di animali selvatici, la Politica Agricola Comune, i pesticidi, le regole
su trasparenza e responsabilità delle imprese.
Inoltre, nonostante sia previsto che il contributo del bilancio UE 2021-2027 all’azione per il clima
manterrà l’obiettivo prefissato del 30%, l’aumento dal 33% del 2021 al 37% del 2022 e la decrescita
costante fino a circa il 29% prevista nel 2027 mostrano che presumibilmente l’Ue aveva inizialmente
intenzioni diverse. L’idea è che la Commissione riconoscesse che sarebbe stato necessario convenire
per standard di impegno più elevati, ma per evitare di dover ammettere fallimenti futuri a causa di
eventuali imprevisti e cambi di priorità (la guerra tra Russia e Ucraina in questo caso) ha deciso di
proporre target facilmente raggiungibili.
Il quadro è chiaro. Se l’Ue non avesse accresciuto a dismisura i suoi finanziamenti per la sicurezza
dall’inizio del conflitto russo-ucraino, l’impegno climatico e ambientale sarebbe stato altamente
superiore. Nell’elaborato, sono visualizzate nel dettaglio le cifre, calcolate tenendo in considerazione
tutti i fattori di interesse principali.
Nell’ambito della sostenibilità sociale, lavoro dignitoso e comunità inclusive, nella conclusione del
terzo capitolo è dibattuto il tema della tassonomia sociale. Essa riguarda un ambito dell’Ue che ancora
non ha trovato il giusto spazio: la realizzazione di un sistema di classificazione comune per definire
quali attività economiche possono essere considerate socialmente sostenibili. Nonostante le difficoltà
nell’implementazione già evidenti precedentemente all’escalation del conflitto (esaminate
accuratamente), è lecito tenere in considerazione l’ipotesi che in assenza della corsa al riarmo si
sarebbe realizzata una tassonomia sociale europea. Questa deriva dal fatto che fino all’inizio del 2022
il processo di formazione era in corso (seppur lentamente) dal momento che la Strategia rinnovata
xiii
per il Finanziamento della Transizione verso un'Economia Sostenibile identificava aree d'azione
strettamente compatibili con la tassonomia sociale e il successivo Rapporto Finale sulla Tassonomia
xiv
Sociale era un documento tecnicamente maturo e approvato da esperti indipendenti di alto profilo.
Questa tassonomia, oltre a tutti i benefici inerenti a lavoro dignitoso, diritti umani e non-
discriminazione, avrebbe permesso di azzerare l’allocazione paradossale del budget EU identificato
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